Generalità sulla farmacologia: concetti base e classificazione dei farmaci

Documento sulla farmacologia che esplora i fondamenti della materia, definendo concetti chiave come farmacodinamica e farmacocinetica. Il Pdf, utile per l'Università in Biologia, illustra la classificazione dei farmaci, il meccanismo di interazione farmaco-recettore e le curve dose-risposta.

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21 pagine

GENERALITÀ
1.1 CONCETTI E DEFINIZIONI DI BASE
DEFINIZIONE DI FARMACOLOGIA: è la scienza che ha per oggetto di studio la composizione dei farmaci e l’effetto
che hanno sull’organismo.
farmacodinamica (PD): si occupa dello studio del meccanismo d’azione dei farmaci sull’organismo e studia il
legame recettoriale, gli effetti post recettoriali e le interazioni chimiche;
farmacocinetica (PK): studia l’effetto che l’organismo ha sui farmaci, ossia descrive il destino del farmaco
dall'ingresso fino all'espulsione dall'organismo: andamento temporale del suo assorbimento, biodisponibilità,
distribuzione, metabolismo ed escrezione. La farmacocinetica determina la comparsa, la durata e l'intensità
dell'effetto del farmaco stesso.
La farmacocinetica è descrivibile tramite la matematica avanzata che p predire le concentrazioni del farmaco e il
suo effetto. La grande parte dei farmaci agisce tramite un meccanismo di tipo chiave/serratura, la chiave è il farmaco
e la serratura è il recettore nell’organismo o unaltra proteina come un enzima: la loro interazione innesca dei
meccanismi biochimici che portano successivamente all’effetto. Ci sono anche altri meccanismi più complessi.
Un farmaco deve essere utilizzato se e quando necessario, un uso inadeguato può anche determinare l’insorgenza di
altre patologie meno si usano i farmaci, inoltre, un uso prolungato di farmaci pdeterminare danni molto gravi
per l’organismo, anche dal punto di vista anatomopatologico. La terapia farmacologica è soggetta a frequente
personalizzazione: è necessario tenere a mente il principio attivo, la dose e, a volte, persino il periodo dell’anno più
adeguato. Il farmaco deve essere somministrato anche nella dose e nei tempi corretti.
Effetti collaterali e avversi dei farmaci (ADRs - Adverse drug reactions): dopo l’assunzione di un farmaco si
verificano sempre degli effetti collaterali, che però sono solitamente sopportabili, a meno che non si tratti di effetti
avversi, più gravi;
Interazioni fra i diversi farmaci: possono aumentare il metabolismo, aumentando la velocità di eliminazione del
farmaco oppure diminuirlo, portando ad un accumulo di sostanze;
Farmacoeconomia: si occupa di studiare come utilizzare correttamente il farmaco ai fini di ridurre le spese
sanitarie, soprattutto se questo rientra in classe A (fornito dal SSN). Con la farmacoeconomia c’è stata
l’introduzione dei cosiddetti farmaci generici, dopo la scadenza dei brevetti di chi fabbrica il farmaco solitamente
i costi si abbassano molto;
Farmacovigilanza: è un settore che fa parte della quarta fase di sperimentazione di un farmaco. Ogni stato ha un
organismo che fa riferimento al ministero della salute che p valutare i casi di effetti avversi e quindi disporre il
ritiro del farmaco dal commercio;
Farmacogenetica e la farmacogenomica sono le branche p moderne della farmacologia e mettono in
correlazione la genetica/ genomica con i farmaci;
Farmacia: è la scienza che studia i farmaci e come devono essere usati, preparati e conservati;
Farmacognosia studia l’effetto delle droghe come farmaci ed è una branca in cui si studiano i principi attivi
contenuti nelle piante curative;
Farmacoterapia o farmacologia clinica applica le conoscenze sui farmaci a fini terapeutici.
DEFINIZIONE DI FARMACO: ogni sostanza o anche associazione di sostanze che ha prevalentemente delle proprietà
curative (es. antibiotici, antinfiammatori, analgesici) e che permette di curare un sintomo oppure una patologia. I
farmaci possono avere delle indicazioni profilattiche, permettendo di non incorrere in determinate malattie umane
(es. vaccini), cocome possono essere utilizzati sull’uomo, allo scopo di ripristinare, correggere o modificare quelle
che sono le normali funzioni fisiologiche che normalmente l’uomo possiede (alcuni esempi: inotropi, diuretici, ormoni
tiroidei). Un farmaco può infine avere un’azione immunologica, metabolica, così come non ha solo il fine di curare una
patologia o un sintomo ma può anche essere usato ai fini diagnostici (mezzo di contrasto).
La farmacologia p essere divisa in:
CURATIVA;
PREVENTIVA, a sua volta pessere divisa in:
o primaria: riduce l’incidenza di una malattia (es. antibiotici o farmaci per abbassare il colesterolo);
o secondaria: riduce il rischio che la malattia si ripresenti e la prevalenza (es. antidepressivi, ansiolitici,
antiepilettici);
o terziaria: concerne la riabilitazione.
Gli stessi principi attivi possono essere utilizzati in prevenzione primaria ma anche secondaria.
Il regime di rimborsabili dei farmaci dipende dalla classe: in particolare:
i farmaci di classe A sono a carico del SSN;
i farmaci di classe H sono a carico del SSN solo in ambito ospedaliero;
i farmaci di classe C sono a carico del cittadino.
Scadenza del brevetto di un farmaco: ogni farmaco nasce con un nome, da una specifica casa farmaceutica, ed è
marchiato dal brevetto tramite la legge 149 del 26 luglio 2005. Tale legge parla anche dei farmaci equivalenti, che
possiedono la stessa efficacia, sicurezza e qualità dei corrispondenti farmaci “di marca (il principio attivo è il
medesimo), ma hanno un costo inferiore almeno del 20% perché è scaduto il brevetto stesso. La differenza tra
farmaco, principio attivo ed eccipienti la si p riassumere nella seguente immagine, che mostra come ogni farmaco
sia costituito da:
PRINCIPIO ATTIVO: sostanza farmacologicamente attiva responsabile del suo
effetto terapeutico, è la componente principale di un farmaco e si può ricavare
in laboratorio, tramite un prodotto sintetico, o può essere estratta da una pianta
o da un animale;
ECCIPIENTE: sostanza farmacologicamente inerte e di scarsa reattività chimica,
non ha effetti farmacologici e serve solo a garantire che il principio attivo duri un
certo tempo e non si denaturi. Tale processo chimico serve a mantenere il farmaco in una certa forma farmaceutica
(compressa, la capsula, la soluzione liquida, ecc.), a mantenere consistenza, diluizione e gli altri caratteri chimico-
fisici necessari, fungendo soprattutto da veicolo per le sostanze attive.
1.2 CLASSIFICAZIONE DEI FARMACI IN BASE AL TIPO E SEDE DI AZIONE
I farmaci, classificati in base al tipo di azione, possono essere:
SINTOMATICI: agiscono sui sintomi della malattia (e.g. la febbre: antipiretici);
CAUSALI o EZIOLOGICI, agiscono sulle cause della malattia (e.g. antibiotici);
PATOGENETICI, agiscono sui meccanismi della malattia (e.g. antipertensivi, antiaritmici);
SOSTITUTIVI, ripristinano le funzioni dell’organismo alterate dalla malattia (e.g. insulina).
La sede di azione dei farmaci si divide in:
LOCALE: si manifesta unicamente nella zona di applicazione del farmaco (e.g. anestetici locali);
REGIONALE: si manifesta su un’intera regione, in connessione nervosa o vascolare con la zona di applicazione del
farmaco (e.g. antisettici delle vie urinarie);
GENERALE/SISTEMICA: si manifesta su tutto o sulla maggior parte dell’organismo, in seguito al passaggio del
farmaco nel circolo sistemico (e.g. antimuscarinici).
VELENO: farmaco che non presenta effetti benefici sull’organismo, ma solo effetti dannosi. Presenta pertanto un
indice terapeutico molto basso e può essere nocivo anche a bassissimo dosaggio (mg o μg). I veleni possono essere:
veleni inorganici (es. piombo o arsenico);
tossine (veleni di origine biologica, sintetizzati da piante o animali).
Medicamento: farmaco che, a determinate dosi, induce variazioni funzionali benefiche (curative, profilattiche o
diagnostiche) nell’organismo. A concentrazioni elevate tuttavia il farmaco può portare a variazioni funzionali inutili o
dannose nell'organismo divenendo pertanto un veleno.
#THM: è la dose della sostanza che fa il veleno; quindi, la posologia di un farmaco ha un ruolo fondamentale, in quanto
tutti i farmaci possono essere velenosi e non è detto che i veleni non possano curare (a dosaggi molto limitati possono
anche avere proprietà curative).
1.3 REGIME POSOLOGICO
È un piano per la somministrazione di un farmaco che definisce la quantità di farmaco che deve essere somministrata
nell’arco di una giornata. Deve essere basato sulla conoscenza delle:
CONCENTRAZIONE MINIMA EFFICACE: concentrazione minima del farmaco presente nel sangue o nei tessuti che
garantisce l’efficacia del farmaco, definita come outcome clinico, stabiliti sulla base di studi clinici, al di sotto della

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GENERALITÀ

CONCETTI E DEFINIZIONI DI BASE

DEFINIZIONE DI FARMACOLOGIA: è la scienza che ha per oggetto di studio la composizione dei farmaci e l'effetto che hanno sull'organismo.

  • farmacodinamica (PD): si occupa dello studio del meccanismo d'azione dei farmaci sull'organismo e studia il legame recettoriale, gli effetti post recettoriali e le interazioni chimiche;
  • farmacocinetica (PK): studia l'effetto che l'organismo ha sui farmaci, ossia descrive il destino del farmaco dall'ingresso fino all'espulsione dall'organismo: andamento temporale del suo assorbimento, biodisponibilità, distribuzione, metabolismo ed escrezione. La farmacocinetica determina la comparsa, la durata e l'intensità dell'effetto del farmaco stesso.

La farmacocinetica è descrivibile tramite la matematica avanzata che può predire le concentrazioni del farmaco e il suo effetto. La grande parte dei farmaci agisce tramite un meccanismo di tipo chiave/serratura, la chiave è il farmaco e la serratura è il recettore nell'organismo o un'altra proteina come un enzima: la loro interazione innesca dei meccanismi biochimici che portano successivamente all'effetto. Ci sono anche altri meccanismi più complessi. Un farmaco deve essere utilizzato se e quando necessario, un uso inadeguato può anche determinare l'insorgenza di altre patologie -> meno si usano i farmaci, inoltre, un uso prolungato di farmaci può determinare danni molto gravi per l'organismo, anche dal punto di vista anatomopatologico. La terapia farmacologica è soggetta a frequente personalizzazione: è necessario tenere a mente il principio attivo, la dose e, a volte, persino il periodo dell'anno più adeguato. Il farmaco deve essere somministrato anche nella dose e nei tempi corretti.

  • Effetti collaterali e avversi dei farmaci (ADRs - Adverse drug reactions): dopo l'assunzione di un farmaco si verificano sempre degli effetti collaterali, che però sono solitamente sopportabili, a meno che non si tratti di effetti avversi, più gravi;
  • Interazioni fra i diversi farmaci: possono aumentare il metabolismo, aumentando la velocità di eliminazione del farmaco oppure diminuirlo, portando ad un accumulo di sostanze;
  • Farmacoeconomia: si occupa di studiare come utilizzare correttamente il farmaco ai fini di ridurre le spese sanitarie, soprattutto se questo rientra in classe A (fornito dal SSN). Con la farmacoeconomia c'è stata l'introduzione dei cosiddetti farmaci generici, dopo la scadenza dei brevetti di chi fabbrica il farmaco solitamente i costi si abbassano molto;
  • Farmacovigilanza: è un settore che fa parte della quarta fase di sperimentazione di un farmaco. Ogni stato ha un organismo che fa riferimento al ministero della salute che può valutare i casi di effetti avversi e quindi disporre il ritiro del farmaco dal commercio;
  • Farmacogenetica e la farmacogenomica sono le branche più moderne della farmacologia e mettono in correlazione la genetica/ genomica con i farmaci;
  • Farmacia: è la scienza che studia i farmaci e come devono essere usati, preparati e conservati;
  • Farmacognosia studia l'effetto delle droghe come farmaci ed è una branca in cui si studiano i principi attivi contenuti nelle piante curative;
  • Farmacoterapia o farmacologia clinica applica le conoscenze sui farmaci a fini terapeutici.

DEFINIZIONE DI FARMACO: ogni sostanza o anche associazione di sostanze che ha prevalentemente delle proprietà curative (es. antibiotici, antinfiammatori, analgesici) e che permette di curare un sintomo oppure una patologia. I farmaci possono avere delle indicazioni profilattiche, permettendo di non incorrere in determinate malattie umane (es. vaccini), così come possono essere utilizzati sull'uomo, allo scopo di ripristinare, correggere o modificare quelle che sono le normali funzioni fisiologiche che normalmente l'uomo possiede (alcuni esempi: inotropi, diuretici, ormoni tiroidei). Un farmaco può infine avere un'azione immunologica, metabolica, così come non ha solo il fine di curare una patologia o un sintomo ma può anche essere usato ai fini diagnostici (mezzo di contrasto). La farmacologia può essere divisa in:

  • CURATIVA;
  • PREVENTIVA, a sua volta può essere divisa in:
    1. primaria: riduce l'incidenza di una malattia (es. antibiotici o farmaci per abbassare il colesterolo);
    2. secondaria: riduce il rischio che la malattia si ripresenti e la prevalenza (es. antidepressivi, ansiolitici, antiepilettici);
    3. terziaria: concerne la riabilitazione.

> Gli stessi principi attivi possono essere utilizzati in prevenzione primaria ma anche secondaria. Il regime di rimborsabilità dei farmaci dipende dalla classe: in particolare:

  • i farmaci di classe A sono a carico del SSN;
  • i farmaci di classe H sono a carico del SSN solo in ambito ospedaliero;
  • i farmaci di classe C sono a carico del cittadino.

Scadenza del brevetto di un farmaco: ogni farmaco nasce con un nome, da una specifica casa farmaceutica, ed è marchiato dal brevetto tramite la legge 149 del 26 luglio 2005. Tale legge parla anche dei farmaci equivalenti, che possiedono la stessa efficacia, sicurezza e qualità dei corrispondenti farmaci "di marca" (il principio attivo è il medesimo), ma hanno un costo inferiore almeno del 20% perché è scaduto il brevetto stesso. La differenza tra farmaco, principio attivo ed eccipienti la si può riassumere nella seguente immagine, che mostra come ogni farmaco sia costituito da:

  • PRINCIPIO ATTIVO: sostanza farmacologicamente attiva responsabile del suo effetto terapeutico, è la componente principale di un farmaco e si può ricavare in laboratorio, tramite un prodotto sintetico, o può essere estratta da una pianta o da un animale;

FARMACO PRINCIPIO ATTIVO ECCIPIENTI

  • ECCIPIENTE: sostanza farmacologicamente inerte e di scarsa reattività chimica, non ha effetti farmacologici e serve solo a garantire che il principio attivo duri un certo tempo e non si denaturi. Tale processo chimico serve a mantenere il farmaco in una certa forma farmaceutica (compressa, la capsula, la soluzione liquida, ecc.), a mantenere consistenza, diluizione e gli altri caratteri chimico- fisici necessari, fungendo soprattutto da veicolo per le sostanze attive.

CLASSIFICAZIONE DEI FARMACI IN BASE AL TIPO E SEDE DI AZIONE

I farmaci, classificati in base al tipo di azione, possono essere:

  • SINTOMATICI: agiscono sui sintomi della malattia (e.g. la febbre: antipiretici);
  • CAUSALI o EZIOLOGICI, agiscono sulle cause della malattia (e.g. antibiotici);
  • PATOGENETICI, agiscono sui meccanismi della malattia (e.g. antipertensivi, antiaritmici);
  • SOSTITUTIVI, ripristinano le funzioni dell'organismo alterate dalla malattia (e.g. insulina).

La sede di azione dei farmaci si divide in:

  • LOCALE: si manifesta unicamente nella zona di applicazione del farmaco (e.g. anestetici locali);
  • REGIONALE: si manifesta su un'intera regione, in connessione nervosa o vascolare con la zona di applicazione del farmaco (e.g. antisettici delle vie urinarie);
  • GENERALE/SISTEMICA: si manifesta su tutto o sulla maggior parte dell'organismo, in seguito al passaggio del farmaco nel circolo sistemico (e.g. antimuscarinici).

VELENO: farmaco che non presenta effetti benefici sull'organismo, ma solo effetti dannosi. Presenta pertanto un indice terapeutico molto basso e può essere nocivo anche a bassissimo dosaggio (mg o ug). I veleni possono essere:

  • veleni inorganici (es. piombo o arsenico);
  • tossine (veleni di origine biologica, sintetizzate da piante o animali).

Medicamento: farmaco che, a determinate dosi, induce variazioni funzionali benefiche (curative, profilattiche o diagnostiche) nell'organismo. A concentrazioni elevate tuttavia il farmaco può portare a variazioni funzionali inutili o dannose nell'organismo divenendo pertanto un veleno. #THM: è la dose della sostanza che fa il veleno; quindi, la posologia di un farmaco ha un ruolo fondamentale, in quanto tutti i farmaci possono essere velenosi e non è detto che i veleni non possano curare (a dosaggi molto limitati possono anche avere proprietà curative).

REGIME POSOLOGICO

È un piano per la somministrazione di un farmaco che definisce la quantità di farmaco che deve essere somministrata nell'arco di una giornata. Deve essere basato sulla conoscenza delle:

  • CONCENTRAZIONE MINIMA EFFICACE: concentrazione minima del farmaco presente nel sangue o nei tessuti che garantisce l'efficacia del farmaco, definita come outcome clinico, stabiliti sulla base di studi clinici, al di sotto dellaquale il farmaco non ha effetto. Aumentando la concentrazione il farmaco continuerà ad avere effetto fino a quando quest'ultimo non raggiungerà la concentrazione minima tossica;
  • CONCENTRAZIONE MINIMA TOSSICA: concentrazione oltre la quale esso determinerà un effetto avverso, con creazione di un danno;
  • CLEARANCE DEL FARMACO: il volume di plasma completamente epurato dal farmaco per unità di tempo, esprimendo l'efficienza con cui l'organismo elimina il farmaco attraverso organi come fegato e reni;
  • VOLUME DI DISTRIBUZIONE: parametro farmacocinetico che indica il volume teorico nel quale un farmaco si distribuisce all'interno dell'organismo per raggiungere la stessa concentrazione plasmatica misurata. È espresso in litri (L) o litri per chilogrammo (L/kg) e dipende dalla capacità del farmaco di legarsi ai tessuti o alle proteine plasmatiche.

Si viene così a creare la FINESTRA TERAPEUTICA o range terapeutico, ovvero l'intervallo tra la concentrazione minima efficace e la concentrazione minima tossica di un farmaco, entro cui si ottiene l'effetto terapeutico senza effetti tossici. La definizione del range terapeutico viene stabilita in base a studi sperimentali e deve essere descritta per ogni principio attivo. Esempi di regime posologico (dose/die):

  1. Esempio: 3000 mg/die, 1500 mg/die, 6 mg/die; La dose può essere somministrata come:
    1. singola dose: il farmaco viene somministrato in una singola dose al giorno (da stabilire quando in relazione ai pasti, in base al farmaco);
    2. dose frazionata (x1, x2, x3, x4, x5; ecc.).
  2. Esempio: 3000 mg/die può essere frazionata a due, con somministrazione di 1500 mg al mattino e 1500 mg la sera; la stessa dose/die di farmaco potrebbe essere somministrata anche con 1000 mg alla mattina e 2000 mg la sera oppure viceversa 2000 mg la mattina e 1000 mg la sera. Non sempre vi è una ragione nella scelta della tipologia del frazionamento.
  3. Esempio, per quanto riguarda la somministrazione di un immunosoppressore è meglio una dose serale più alta rispetto a quella della mattina per un motivo immunologico.
    1. Es: 3000 mg/ die frazionato a 1500 mg/12 ore
    2. Es. 3000 mg/die frazionato a 1000 mg/8 ore (frazionamento a 3 volte al giorno)

Se il paziente è preciso e segue ciò che gli ha indicato il medico, la concentrazione del farmaco rimarrà sempre stabile. Ci sono però pazienti che non assumono in maniera così precisa i farmaci. L'ideale è la presenza di un farmaco associato ai pasti: in questo modo un farmaco frazionato a 3 volte al giorno può essere associato alla colazione, al pranzo e alla cena; tuttavia, anche in tal caso non è detto che passino esattamente 8 ore tra una somministrazione e l'altra; dunque, la curva che descrive la cinetica del farmaco potrebbe non essere stabile ma avere dei picchi e dei punti più bassi.

ACRONIMI

  • QD: quo die, ossia una volta al giorno: 100 mg una volta al giorno oppure 100 mg/24 ore = 100 mg/die oppure QD;
  • BID: due volte al giorno (bis in die): 100 mg due volte al giorno oppure 100 mg/12 ore = 200 mg/die oppure BID;
  • TID: tre volte al giorno: 100 mg tre volte al giorno oppure 100 mg/8 ore = 300 mg/die oppure TID.

REGIME POSOLOGICO DI UN FARMACO: si intende un piano per la somministrazione di un farmaco in un determinato periodo di tempo. Il regime posologico deve essere basato sulla conoscenza sia della concentrazione minima efficace sia della concentrazione tossica minima del farmaco, nonché della sua clearance e del suo volume di distribuzione. Concentrazione tossica minima 20 Finestra terapeutica Cp (mg/L) 10 Concentrazione minima efficace RANGE TERAPEUTICO: è l'intervallo compreso tra la concentrazione minima efficace e la concentrazione tossica minima del farmaco, può essere modificato 0 0 5 10 15 in base a diversi parametri individuali di ciascun paziente (età, sesso, funzione Tempo (ore) renale, funzione epatica, BMI, interazioni con altri farmaci). Per ottenere l'effetto terapeutico del farmaco, l'obiettivo è mantenere sempre la concentrazione del farmaco all'interno del range di valori identificato dalla finestra terapeutica. Facendo ciò non si ha la certezza pari al 100% che questo sia efficace, ma si aumenta notevolmente la probabilità che lo sia. Esistono diversi tipi di formulazione di farmaco, ciascuno con un diverso comportamento quanto a concentrazione ematica (os, ev, im, ... ); l'unico modo per ottenere una "linea continua" nel grafico è tramite un'infusione continua.

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