Cassetti: L'evoluzione del rapporto tra media e arte nel Novecento

Documento universitario sull'evoluzione del rapporto tra media e arte nel Novecento. Il Pdf analizza il contrasto iniziale e la successiva integrazione, trattando concetti come rimediazione e innovazioni tecnologiche, con riferimenti a figure come Warhol e Deleuze, utile per lo studio di Arte.

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23 pagine

CASSETTI
MEDIA E ARTE
Nel corso del 900, in ambito occidentale, arte e media sono stati pensati in termini conflittuali.
L’arte era vista come una forma di espressione da parte di un autore
I media erano strumenti di diffusione di messaggi destinati alle masse: mezzo di comunicazione.
Da qui il contrasto tra la pittura e la cartellonistica
tra la letteratura e il libro; tra la musica e la produzione e riproduzione sonora
ma anche il contrasto tra certi media a cui sembrava possibile chiedere di essere arte, come il
cinema e altri più indirizzati alla semplice circolazione di immagini e discorsi, come la televisione.
Nella seconda metà del 900 questo contrasto si è progressivamente attutito, sia per l'allargamento
dei confini dell'arte al di là delle forme di espressione sia per una riconsiderazione dei media al di là
della loro strumentalità e soprattutto al di là della loro dimensione comunicativa.
CONTRASTO TRA ARTE E MEDIA
Gills Deleuze, nel suo testo “Che cos'è l'atto di creazione?”, sintetizza le ragioni del contrasto.
“L'opera d'arte non è uno strumento di comunicazione, non ha niente a che fare con la
comunicazione; C'è invece un'affinità fondamentale tra opera d'arte e l'atto di resistenza".
Sulla stessa linea Jean Luc Godard ha fatto della propria arte un'occasione per rimarcare lo scarto
con il sistema della comunicazione mediatica. Come recita in “Je Vous salue Sarajevo”
”La cultura è la regola e l'arte è l'eccezione, che parlano la regola: sigaretta, computer, tshirt,
televisione, turismo, guerra.
Nessuno parla l'eccezione; questa non si parla ma si scrive: Flaubert, Dostoevskij.
Si compone: Gershwin, Mozart; Si dipinge: Cezanne, Vermeer.
Si filma: Antonioni, Vigo.
Oppure si vive, allora è l'arte di vivere: Srebrenica, Mostar, Sarajevo.”
Tanto le parole di Deleuze quanto quelle di Godard devono essere concepite in opposizione agli
annunci della morte del cinema e dell'arte di fronte all'invasione del comunicativo che hanno
caratterizzato gli ultimi decenni del 900.
Come dire che l'arte è ciò che resiste e persiste, instaurando un continuo stato di eccezione nelle
forme estetiche, culturali e sociali.
MEDIUM E LINGUAGGIO
Il rapporto tra arte e media non è sempre stato così conflittuale.
Due esempi, a metà del 900:
-Clement Greenberg, nel suo saggio “Towards a newer Laocoön”, formulava l'idea di identificare
ogni disciplina artistica con uno specifico supporto tecnico, da cui la ricerca della specificità
mediale di ogni singola arte, del suo medium.
-Dall'altro lato Roman Jakobson, in “Saggi di linguistica generale”, sulle funzioni del linguaggio, in
cui il comunicativo e l'espressivo sono fatti convivere.
Ogni enunciato rimanda inevitabilmente al canale attraverso cui esso è trasmesso, ma anche al suo
emittente e a sé stesso.
Le linee di ricerca indicate da Greenberg e da Jakobson hanno largamente contributo a muovere i
loro rispettivi campi di studio.
La loro influenza, si fa sentire anche oggi: Jakobson continua a ispirare la ricerca semiotica e
l'estetica, Greenberg torna centrale nel dibattito neomaterialista sulle arti e sui media.
MEDIAZIONE E RIMEDIAZIONE
L'affermarsi dell'idea di mediazione costituisce un punto di svolta.
Traendo ispirazione dalle principali intuizioni già presenti nella teoria di Marshall McLuhan, Jay
David Bolter e Richard Grusin in “Remediation, Understanding new media”, si sono concentrati sul
carattere dinamico dei media.
Con RIMEDIAZIONE, hanno dato un nome al processo di trasformazione e aggiornamento delle
tecnologie e delle tecniche espressive mediante le quali si è cercato di elaborare suoni, immagini,
testi verbali, installazioni multimediali ecc. che siano in grado di favorire la conoscenza e
l'orientamento nel mondo.
Assegnando alla mediazione un valore positivo e creativo, è nell'imprevedibilità delle continue
rimediazioni che ricomincia, ogni volta, la storia dei media.
Ricollocando l’arte nel campo dei media e nella cultura visuale si rendono possibili operazioni di
rinnovamento delle narrazioni tradizionali della storia delle arti, come la costruzione di nuove serie
di oggetti, originariamente concepite come irrealizzabili.
I media e il problema teorico della mediazione costituiscono un tema centrale nella sperimentazione
artistica contemporanea.
Una 'tendenza intermediale', come la definisce Pietro Montani, si rinviene per es. nelle opere di
cineasti come Werner Herzog, Alejandro Inárritu e Pietro Marcello, ma anche in quelle di artisti
come Bill Morrison e Arthur Jafa, interessati a sviluppare una riflessione sul funzionamento e
sull'invasività dei discorsi e delle immagini mediatiche nelle società contemporanee.
Qui l’arte trova un'occasione di rilancio, proprio attraverso un paradossale diventare-arte dei media.
!
INNOVAZIONI TECONOLGICHE
Si affermano forme creative che trovano ispirazione nelle tecnologie e nella componente mediatica
dell'esperienza percettiva.
-Rosa Menkman da forma a opere multimediali che esaltano il glitch (errori della tecnologia).
-Paul De Marinis si focalizza su innovazioni dimenticate e tecnologie dismesse, concependo
l’archeologia dei media' come metodo artistico.
-I più recenti esperimenti (Cultural analytics, 2020) condotti da Lev Manovich aprono la storia del
cinema e delle arti a un confronto con le pratiche interattive che caratterizzano l'esperienza di
qualsiasi utente dei nuovi media.
RAPPORTO TRA ARTE E MEDIA
All'interno del dibattito pubblico, il punto di massimo contatto tra media e arte coincide con la
nomina di un centro di ricerca scientifica come “Forensic Architecture” al Turner prize 2018.
Alla base dei progetti del centro si trova l'idea di utilizzare i software ed editing video per indagare
casi di violazioni dei diritti umani, con e per conto di comunità colpite da violenza politica, ONG,
procuratori internazionali, gruppi di giustizia ambientale e operatori mediatici.
Per quale motivo gli oggetti visivi e audiovisivi prodotti da questo centro in sé privo di finalità
artistiche sono stati nominati tra i finalisti del premio?
È possibile considerare le elaborazioni grafiche e i video del centro come opere artistiche e
cinematografiche?
Per rispondere a queste domande, è necessario riconoscere il lavoro di Harun Farocki: un cineasta,
artista, critico e teorico che, fin dagli anni 60, ha focalizzato l'attenzione sul carattere operazionale
delle immagini, considerando media e arte come due facce della stessa medaglia e mettendone in
risalto le implicazioni etiche e politiche.
Focalizza la perdita di importanza dei media, a vantaggio della loro capacità di eseguire
autonomamente azioni; la ricerca di Hito Steyerl e Trevor Paglen radicalizza l'intuizione di Farocki.
In un'epoca in cui i media non prevedono più la presenza di una figura umana come mittente o
destinatario, l'arte cerca di indagare e di rendere visibile il funzionamento del machine vision'

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MEDIA E ARTE

Nel corso del 900, in ambito occidentale, arte e media sono stati pensati in termini conflittuali. L'arte era vista come una forma di espressione da parte di un autore I media erano strumenti di diffusione di messaggi destinati alle masse: mezzo di comunicazione. Da qui il contrasto tra la pittura e la cartellonistica tra la letteratura e il libro; tra la musica e la produzione e riproduzione sonora ma anche il contrasto tra certi media a cui sembrava possibile chiedere di essere arte, come il cinema e altri più indirizzati alla semplice circolazione di immagini e discorsi, come la televisione. Nella seconda metà del 900 questo contrasto si è progressivamente attutito, sia per l'allargamento dei confini dell'arte al di là delle forme di espressione sia per una riconsiderazione dei media al di là della loro strumentalità e soprattutto al di là della loro dimensione comunicativa.

CONTRASTO TRA ARTE E MEDIA

Gills Deleuze, nel suo testo "Che cos'è l'atto di creazione?", sintetizza le ragioni del contrasto. "L'opera d'arte non è uno strumento di comunicazione, non ha niente a che fare con la comunicazione; C'è invece un'affinità fondamentale tra opera d'arte e l'atto di resistenza". Sulla stessa linea Jean Luc Godard ha fatto della propria arte un'occasione per rimarcare lo scarto con il sistema della comunicazione mediatica. Come recita in "Je Vous salue Sarajevo" "La cultura è la regola e l'arte è l'eccezione, che parlano la regola: sigaretta, computer, tshirt, televisione, turismo, guerra. Nessuno parla l'eccezione; questa non si parla ma si scrive: Flaubert, Dostoevskij. Si compone: Gershwin, Mozart; Si dipinge: Cezanne, Vermeer. Si filma: Antonioni, Vigo. Oppure si vive, allora è l'arte di vivere: Srebrenica, Mostar, Sarajevo." Tanto le parole di Deleuze quanto quelle di Godard devono essere concepite in opposizione agli annunci della morte del cinema e dell'arte di fronte all'invasione del comunicativo che hanno caratterizzato gli ultimi decenni del 900. Come dire che l'arte è ciò che resiste e persiste, instaurando un continuo stato di eccezione nelle forme estetiche, culturali e sociali.

MEDIUM E LINGUAGGIO

Il rapporto tra arte e media non è sempre stato così conflittuale. Due esempi, a metà del 900:

  • Clement Greenberg, nel suo saggio "Towards a newer Laocoön", formulava l'idea di identificare ogni disciplina artistica con uno specifico supporto tecnico, da cui la ricerca della specificità mediale di ogni singola arte, del suo medium.
  • Dall'altro lato Roman Jakobson, in "Saggi di linguistica generale", sulle funzioni del linguaggio, in cui il comunicativo e l'espressivo sono fatti convivere. Ogni enunciato rimanda inevitabilmente al canale attraverso cui esso è trasmesso, ma anche al suo emittente e a sé stesso. Le linee di ricerca indicate da Greenberg e da Jakobson hanno largamente contributo a muovere i loro rispettivi campi di studio. La loro influenza, si fa sentire anche oggi: Jakobson continua a ispirare la ricerca semiotica e l'estetica, Greenberg torna centrale nel dibattito neomaterialista sulle arti e sui media.

MEDIAZIONE E RIMEDIAZIONE

L'affermarsi dell'idea di mediazione costituisce un punto di svolta. Traendo ispirazione dalle principali intuizioni già presenti nella teoria di Marshall Mcluhan, Jay David Bolter e Richard Grusin in "Remediation, Understanding new media", si sono concentrati sul carattere dinamico dei media. Con RIMEDIAZIONE, hanno dato un nome al processo di trasformazione e aggiornamento delle tecnologie e delle tecniche espressive mediante le quali si è cercato di elaborare suoni, immagini, testi verbali, installazioni multimediali ecc. che siano in grado di favorire la conoscenza e l'orientamento nel mondo. Assegnando alla mediazione un valore positivo e creativo, è nell'imprevedibilità delle continue rimediazioni che ricomincia, ogni volta, la storia dei media. Ricollocando l'arte nel campo dei media e nella cultura visuale si rendono possibili operazioni di rinnovamento delle narrazioni tradizionali della storia delle arti, come la costruzione di nuove serie di oggetti, originariamente concepite come irrealizzabili. I media e il problema teorico della mediazione costituiscono un tema centrale nella sperimentazione artistica contemporanea. Una 'tendenza intermediale', come la definisce Pietro Montani, si rinviene per es. nelle opere di cineasti come Werner Herzog, Alejandro Inárritu e Pietro Marcello, ma anche in quelle di artisti come Bill Morrison e Arthur Jafa, interessati a sviluppare una riflessione sul funzionamento e sull'invasività dei discorsi e delle immagini mediatiche nelle società contemporanee. Qui l'arte trova un'occasione di rilancio, proprio attraverso un paradossale diventare-arte dei media.

INNOVAZIONI TECNOLOGICHE

Si affermano forme creative che trovano ispirazione nelle tecnologie e nella componente mediatica dell'esperienza percettiva.

  • Rosa Menkman da forma a opere multimediali che esaltano il glitch (errori della tecnologia).
  • Paul De Marinis si focalizza su innovazioni dimenticate e tecnologie dismesse, concependo l'archeologia dei media' come metodo artistico.
  • I più recenti esperimenti (Cultural analytics, 2020) condotti da Lev Manovich aprono la storia del cinema e delle arti a un confronto con le pratiche interattive che caratterizzano l'esperienza di qualsiasi utente dei nuovi media.

RAPPORTO TRA ARTE E MEDIA

All'interno del dibattito pubblico, il punto di massimo contatto tra media e arte coincide con la nomina di un centro di ricerca scientifica come "Forensic Architecture" al Turner prize 2018. Alla base dei progetti del centro si trova l'idea di utilizzare i software ed editing video per indagare casi di violazioni dei diritti umani, con e per conto di comunità colpite da violenza politica, ONG, procuratori internazionali, gruppi di giustizia ambientale e operatori mediatici. Per quale motivo gli oggetti visivi e audiovisivi prodotti da questo centro in sé privo di finalità artistiche sono stati nominati tra i finalisti del premio? È possibile considerare le elaborazioni grafiche e i video del centro come opere artistiche e cinematografiche? Per rispondere a queste domande, è necessario riconoscere il lavoro di Harun Farocki: un cineasta, artista, critico e teorico che, fin dagli anni 60, ha focalizzato l'attenzione sul carattere operazionale delle immagini, considerando media e arte come due facce della stessa medaglia e mettendone in risalto le implicazioni etiche e politiche. Focalizza la perdita di importanza dei media, a vantaggio della loro capacità di eseguire autonomamente azioni; la ricerca di Hito Steyerl e Trevor Paglen radicalizza l'intuizione di Farocki. In un'epoca in cui i media non prevedono più la presenza di una figura umana come mittente o destinatario, l'arte cerca di indagare e di rendere visibile il funzionamento del machine vision'

PRIMI ESPERIMENTI

Da subito destò l'interesse della comunità artistica A differenza del cinema, la tv permetteva di far acquisire e trasmettere, in maniera simultanea, luci, colori, immagini: suoni a distanza e in sincrono. Come la radio era in grado di veicolare messaggi artistici, culturali, informativi a domicilio. La tv attinse a linguaggi e contenuti provenienti dall'universo delle arti In questi esercizi di "avanguardia di massa" della tv venne assunta la presenza FISICA (dispositivo tecnologico o arredo domestico) o quella MEDIATICA (nel senso di meccanismo di diffusione).

GLI ARTISTI E LA TV

I primi a misurarsi con l'idea di televisione furono i futuristi: la loro conoscenza era già stata espressa nel manifesto La Radia, 1933 di Marinetti, anticiparono in concetto di evento auspicando un'arte capace di far crollare spazio e tempo in nome della simultaneità. Tra anni 50 -60 (grazie al new dada e alla pop art, in quadri e fotografie comparve il teleschermo). Happening televisivi: vero tentativo degli artisti di fare ingresso nella media sfera John Cage: trasformò lo spettacolo live in un evento di vita eseguendo movimenti musicali con radioline e recipienti d'acqua che riflettevano le azioni del pubblico a casa Dopo il 2000 molti artisti si sono misurati con la scrittura televisiva.

ARTE IN TV

Accostare arte a tv sembra un azzardo; -Da un lato il campo degli oggetti culturali è definito dalle teoria del bello o dell'estetica; -Dall'altro il più popolare dei mezzi di comunicazione di massa, osservato con tutti i filtri eccetto quello del 'bello', come ricettacolo delle peggiori intenzioni ed esiti espressivi, addirittura del trash. Tra differenze e incomprensioni, la tv ha costruito con l'arte un rapporto lungo e duraturo.

LA TELEVISIONE

Non tutti gli artisti vedono la televisione in modo positivo. Le prime trasmissioni televisive avvengono in Europa, la vera diffusione invece negli Stati Uniti 1950: tra le prime trasmissioni c'è l'educazione artistica, il limite è quello di una popolazione che non ha una formazione di livello medio alto e che non è istruita nel linguaggio televisivo. Jackson Pollock e Jasper Jones vengono invitati a raccontare il proprio lavoro La conseguenza è la banalizzazione (il "lo posso fare anche io "), le opere vengono quasi derise La televisione portava ad un meccanismo di derealizzazione tra la realtà e la realtà televisiva, la televisione è una cornice che annulla la presenza stessa dello schermo, un continuum reale sulla quale mi affaccio come se mi affacciassi sulla realtà. La televisione però non mostrava la realtà ma un'idealizzazione di essa Ad esempio con le Sitcom, venivano definiti i modelli di famiglia ideali e mostrati per far vedere come doveva essere la realtà, per influenzare le persone.

"IL BELLO DELLA DIRETTA"

Veniva detto quando succedeva qualcosa di imprevisto, talvolta però era fatto apposta, consentiva alle persone di entrare nella dimensione della televisione ancora di più La diretta era lo specifico della televisione, non erano mai davvero in diretta, erano preregistrate, c'era quindi una falsificazione del reale. Il linguaggio televisivo era ben studiato, la comunicazione e l'inquadrata nello schermo Misura Estetica: idea che la televisione crei un rimpicciolimento del tutto innaturale Persone in miniatura, corpi a metà, sono aspetti che portano il pubblico ad essere manipolato

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