Documento sulla relazione educativa. Il Pdf esplora i concetti di cura, ricettività e responsività, analizzando i modelli di scuola tradizionale, democratica e neoliberista, con un focus sull'educazione nella prima infanzia, per la materia di Psicologia a livello universitario.
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La relazione educativa è da intendersi come principio che riguarda l'istruzione, l'educazione e la formazione dei soggetti. È l'insieme dei rapporti che si stabiliscono tra l'educatore e l'educando, il genitore e il figlio, per dirigersi verso determinati obbiettivi educativi.
La relazione educativa è mutata durante il XX secolo, attraverso un passaggio tra due epoche che ha segnato la fine della relazione educativa tradizionale. A contribuire a questo passaggio è stata la cultura del 68 la quale si oppone all'autorità e si apre a un nuovo modo di affrontare l'educazione.
Adesso viene valorizzata l'eta infantile e vengono denunciate le forme perverse di insegnamento a favore di una relazione educativa basata sul piacere.
Lo sviluppo di questa pedagogia è stato reso possibile dalle scienze umane (pedagogia, psicologia, filosofia, sociologia, antropologia) che hanno promosso una pedagogia che non è più oggettiva bensì in continua ricostruzione in quanto capace di mettersi in continua discussione.
Questa pedagogia da centralità all'ascolto, al dialogo, all'empatia unendo pratica e teoria in modo da regolare intenzionalità educative e l'agire, in vista di una formazione del soggetto interpretata in modo critico, dinamico e utopico con lo scopo di rendere il soggetto libero, responsabile e cooperativo.
La problematicità della relazione educativa oggi risiede nel fatto che si colloca tra teoria e pratica. Essa è un obbiettivo (perché rappresenta un modello educativo ideale) ed un agire (che interviene sul soggetto).
La pedagogia attuale si concentra su un'educazione che mira alla formazione del se arricchito di relazioni interpersonali. Quando studiamo la relazione educativa, dobbiamo sempre considerare la dimensione antropologico-culturale.
L'attuale relazione educativa si basa sulla comunicazione verbale e non verbale tra soggetti coinvolti, essa inoltre è sempre pubblica e mai privata perché gli effetti si riversano sempre su un campo pubblico.
L'educatore deve fornirsi di supporto per l'elaborazione psicologica e relazionale del soggetto al fine di sviluppare in lui nuove capacità.
La relazione educativa si basa sull'accompagnamento educativo cioè l'educatore deve accompagnare l'educando verso l'emancipazione per poi separarsi da lui.
Per quanto riguarda la relazione interiore l'educazione deve comprendere i fenomeni che conducono alle chiusure mentali. Dopo di che bisogna individuare i meccanismi che gli possono permettere di sfuggire da queste condizioni di dipendenza. Affinché l'individuo possa autorizzare deve poter sperimentare.
Prendersi cura di sé significa entrare in una prospettiva in cui ogni situazione apre molteplici possibilità e opportunità, ma significa anche fare delle scelte, la scelta è un atto di libertà che ci permette di realizzare noi stessi a patto che ci sia impegno. La formazione è dunque il prodotto di ciò che fa il soggetto.
1Attraverso la relazione educativa si superano i limiti che impediscono lo sviluppo cognitivo, sociale etico- morale del soggetto, si cerca di mettere in atto le sue potenzialità per permettere lo sviluppo di un percorso di crescita personale.
La pedagogia spiega il comportamento di un individuo interrogandosi sulle risorse dell'ambiente e sugli avvenimenti, a cui i singoli soggetti attribuiscono una propria interpretazione. È dunque necessario considerare sempre la realtà propria dell'alunno.
Tutti noi esseri umani abbiamo la necessità universale di ricevere e dare cura perché non siamo sempre in grado di soddisfare da soli tutte le condizioni necessaria alla vita.
Siamo dunque dipendenti dagli altri; la cura e la fabbrica dell'essere, nel senso che noi siamo il prodotto dei gesti di cura ricevuti e dei gesti di cura mancati e diventiamo quello che siamo in relazione a quello di cui abbiamo cura. Esiste inoltre un imprescindibile legame tra cura di sé e cura dell'altro, che definisce l'amore come un esser-ci. Perché solo se si ha cura di sé è possibile prendersi cura dell'altro, al contempo nessuna relazione di cura si può dare se non si è disposti a far sì cambiare dall'altro.
Heidegger distingue i due modi di intendere la pratica di cura:
Avere una giusta cura significa non solo preoccuparsi di sé, ma anche degli altri, Della natura, Del mondo che costruiamo e del possibile che ancora non c'è Poiché. Poiché la cura è una pratica, bisogna capire quali sono i modi con cui l'educatore può realizzare l'educazione come cura dell'altro.
Chi ha cura sa modulare il suo esserci, la sua presenza nella ricettività e nella responsività.
L'attenzione consiste nel dimostrare che siamo disponibili ad ascoltare, a comprendere il modo di essere dell'altro. Mayeroff Parla della conoscenza dell'altro come fondamentale nella pratica di cura, per attivare un agire funzionale dell'altro occorre prima conoscerlo nelle sue potenzialità e fragilità. Questa concentrazione sull'altro è possibile solo se si riesce a mettere da parte noi stessi, le proprie aspettative e i propri desideri, in modo da liberare il nostro pensiero e renderlo disponibile all'altro.
L'ascolto ha il grande pregio di permetterci di comprendere come l'altro elabora l'esperienza. Inoltre, l'altro, sentendosi ascoltato, riesce a supportare il proprio dolore, mentre quando pensa in solitudine il dolore resta lì con tutta la sua pesantezza. Parlare con gli altri lo aiuta a renderlo più sopportabile.
2Heidegger distingue:
L'educatore che ha una giusta cura dell'altro e quello che lo lascia essere, cioè gli permette di essere chi vuole, senza sostituirsi a lui, senza imporre esso il proprio modo di dare senso alla vita.
Non essere intrusivi significa anche saper attendere, cioè dare all'altro il tempo di sviluppare il proprio essere. Avere pazienza.
Il modo della presenza discreta ricorda il Maestro Agostiniano il maestro come presenza discreta, nell'orientare l'allievo a scoprire il proprio maestro interiore. Una volta che questo maestro interiore si Sveglia l'educatore, si fa Da parte in quanto ha portato a termine il suo compito.
Il contrario di attendere e pretendere che l'essere del soggetto informazione si sviluppi secondo le attese di chi ha la responsabilità della relazione.
Inoltre, è richiesto da parte dell'educatore:
Per una buona azione di cura sono importanti anche:
Affinché noi possiamo prenderci realmente cura di qualcun altro, dobbiamo prenderci cura di noi stessi.
La moderna teoria della formazione si è modellata su una concezione di tipo aziendale, l'essere realizzerebbe, la sua forma migliore e la misura in cui acquisisce delle competenze che lo rendono competitivo nel mondo (Individuo visto come un prodotto).
Tuttavia, questa teoria della formazione non è adeguata al paradigma della cura, la cura è piuttosto un atto che promuove la crescita della persona a livello fisico e psichico, non solo economico e spirituale e avviene attuando le pratiche spirituali della filosofia.
Le possibili pratiche spirituali sono:
Per dare corpo a questi principi vengono descritte le posture cognitive da coltivare:
A. "prestare attenzione alla vita della mente": comprendere i vissuti pensieri e inesperienze prestando attenzione a questa dimensione che implica un processo di concentrazione interiore. affinché ci si possa concentrare sulla vita della mente bisogna essere presenti nel momento presente, monitorando i pensieri mentre accadono. la capacità di concentrazione sul presente ha due effetti: -Etico: perché concentrare lo sguardo sul presente permette di liberarsi dalle catene del passato o dalle preoccupazioni del futuro in modo da vivere con pienezza il presente. -Epistemologico: l'attenzione sul presente permette di acquisire una nuova conoscenza profonda dei suoi cambiamenti.
B. "Fare silenzio interiore": Bisogna trovare nei momenti di cura mettendo da parte l'agire ordinario. questo consente alla mente di esperire il massimo di vitalità.
C. : Dedicarci a quel riflettere che sembra inutile perché improduttivo ma è importante perché ci permette di curare la nostra anima.
D. "togliere via": togliere via ciò che non aiuta ad aprire nuove opportunità, a partire da rimuovere da dentro di sé quelle rigidità metodologiche che impediscono di raggiungere l'essenza dell'oggetto.
E. "cercare l'essenziale": alleggerire la mente da ciò che è la appesantisce come il pensare comune, chi vuole andare in profondità della propria anima deve accostarsi a un pensiero fuori dall'ordine.
F. "Coltivare l'energia vitale": la forza vitale indica il grado di benessere interiore, quando questa non è sufficiente le buone idee e i sentimenti positivi difficilmente sono capaci di generare movimento. a incrementare la forza vitale sono le emozioni positive, i sentimenti e le passioni.
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