La relazione educativa: evoluzione e modelli pedagogici in psicologia

Documento sulla relazione educativa. Il Pdf esplora i concetti di cura, ricettività e responsività, analizzando i modelli di scuola tradizionale, democratica e neoliberista, con un focus sull'educazione nella prima infanzia, per la materia di Psicologia a livello universitario.

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23 pagine

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LA RELAZIONE EDUCATIVA
INTRODUZIONE:
Con e dopo la decostruzione
La relazione educativa è da intendersi come principio che riguarda l’istruzione, l’educazione e la formazione
dei soggetti. È l’insieme dei rapporti che si stabiliscono tra l’educatore e l’educando, il genitore e il figlio,
per dirigersi verso determinati obbiettivi educativi.
La relazione educativa è mutata durante il XX secolo, attraverso un passaggio tra due epoche che ha segnato
la fine della relazione educativa tradizionale. A contribuire a questo passaggio è stata la cultura del 68 la
quale si oppone all’autorità e si apre a un nuovo modo di affrontare l’educazione.
Adesso viene valorizzata l’eta infantile e vengono denunciate le forme perverse di insegnamento a favore di
una relazione educativa basata sul piacere.
Lo sviluppo di questa pedagogia è stato reso possibile dalle scienze umane (pedagogia, psicologia, filosofia,
sociologia, antropologia) che hanno promosso una pedagogia che non è più oggettiva bensì in continua
ricostruzione in quanto capace di mettersi in continua discussione.
Questa pedagogia da centralità all’ascolto, al dialogo, all’empatia unendo pratica e teoria in modo da
regolare intenzionalità educative e l’agire, in vista di una formazione del soggetto interpretata in modo
critico, dinamico e utopico con lo scopo di rendere il soggetto libero, responsabile e cooperativo.
La relazione educativa oggi
La problematicità della relazione educativa oggi risiede nel fatto che si colloca tra teoria e pratica. Essa è un
obbiettivo (perché rappresenta un modello educativo ideale) ed un agire (che interviene sul soggetto).
La pedagogia attuale si concentra su un’educazione che mira alla formazione del se arricchito di relazioni
interpersonali. Quando studiamo la relazione educativa, dobbiamo sempre considerare la dimensione
antropologico-culturale.
L'attuale relazione educativa si basa sulla comunicazione verbale e non verbale tra soggetti coinvolti, essa
inoltre è sempre pubblica e mai privata perché gli effetti si riversano sempre su un campo pubblico.
L'educatore deve fornirsi di supporto per l’elaborazione psicologica e relazionale del soggetto al fine di
sviluppare in lui nuove capacità.
Accompagnare a farsi da sé
La relazione educativa si basa sull’accompagnamento educativo cioè l’educatore deve accompagnare
l’educando verso l’emancipazione per poi separarsi da lui.
Per quanto riguarda la relazione interiore l’educazione deve comprendere i fenomeni che conducono alle
chiusure mentali. Dopo di che bisogna individuare i meccanismi che gli possono permettere di sfuggire da
queste condizioni di dipendenza. Affinché l’individuo possa autorizzare deve poter sperimentare.
Prendersi cura di significa entrare in una prospettiva in cui ogni situazione apre molteplici possibilità e
opportunità, ma significa anche fare delle scelte, la scelta è un atto di libertà che ci permette di realizzare noi
stessi a patto che ci sia impegno. La formazione è dunque il prodotto di ciò che fa il soggetto.
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Attraverso la relazione educativa si superano i limiti che impediscono lo sviluppo cognitivo, sociale etico-
morale del soggetto, si cerca di mettere in atto le sue potenzialità per permettere lo sviluppo di un percorso
di crescita personale.
La pedagogia spiega il comportamento di un individuo interrogandosi sulle risorse dell’ambiente e sugli
avvenimenti, a cui i singoli soggetti attribuiscono una propria interpretazione. È dunque necessario
considerare sempre la realtà propria dell’alunno.
PRIMA PARTE:
I modi della cura educativa
Tutti noi esseri umani abbiamo la necessità universale di ricevere e dare cura perché non siamo sempre in
grado di soddisfare da soli tutte le condizioni necessaria alla vita.
Siamo dunque dipendenti dagli altri; la cura e la fabbrica dell'essere, nel senso che noi siamo il prodotto dei
gesti di cura ricevuti e dei gesti di cura mancati e diventiamo quello che siamo in relazione a quello di cui
abbiamo cura. Esiste inoltre un imprescindibile legame tra cura di sé e cura dell'altro, che definisce l'amore
come un esser-ci. Perché solo se si ha cura di sé è possibile prendersi cura dell'altro, al contempo nessuna
relazione di cura si può dare se non si è disposti a far sì cambiare dall'altro.
Heidegger distingue i due modi di intendere la pratica di cura:
1. Cura, come occuparsi e preoccuparsi: Occuparsi e preoccuparsi della nostra vita consiste nel
prendersi cura del proprio corpo e Delle relazioni con gli altri.
2. Cura come premura e devozione: E la verdura dell'esistenza che scaturisce dal desiderio di
trascendenza, Cioè avere premura nel dare compimento al proprio divenire possibile.
Avere una giusta cura significa non solo preoccuparsi di sé, ma anche degli altri, Della natura, Del mondo
che costruiamo e del possibile che ancora non c'è Poiché. Poiché la cura è una pratica, bisogna capire quali
sono i modi con cui l'educatore può realizzare l'educazione come cura dell'altro.
I modi di esserci della cura
Chi ha cura sa modulare il suo esserci, la sua presenza nella ricettività e nella responsività.
Ricettività: Significa essere capaci di passività e fare spazio all'altro in modo da permettergli di
interpellarci. Si esprime dunque nella capacità di attenzione e di ascolto.
L'attenzione consiste nel dimostrare che siamo disponibili ad ascoltare, a comprendere il modo di essere
dell'altro. Mayeroff Parla della conoscenza dell'altro come fondamentale nella pratica di cura, per attivare
un agire funzionale dell'altro occorre prima conoscerlo nelle sue potenzialità e fragilità. Questa
concentrazione sull'altro è possibile solo se si riesce a mettere da parte noi stessi, le proprie aspettative e i
propri desideri, in modo da liberare il nostro pensiero e renderlo disponibile all'altro.
L'ascolto ha il grande pregio di permetterci di comprendere come l'altro elabora l'esperienza. Inoltre, l'altro,
sentendosi ascoltato, riesce a supportare il proprio dolore, mentre quando pensa in solitudine il dolore resta lì
con tutta la sua pesantezza. Parlare con gli altri lo aiuta a renderlo più sopportabile.
Responsivi: Significa rispondere in modo adeguato e pronto agli appelli dell'altro e implica
prontezza nel rispondere al bisogno dell'altro. Essere responsivi significa proporsi come una presenza
discreta e non intrusiva e preoccuparsi dell'altro salvaguardando il suo futuro.

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INTRODUZIONE

Con e dopo la decostruzione

La relazione educativa è da intendersi come principio che riguarda l'istruzione, l'educazione e la formazione dei soggetti. È l'insieme dei rapporti che si stabiliscono tra l'educatore e l'educando, il genitore e il figlio, per dirigersi verso determinati obbiettivi educativi.

La relazione educativa è mutata durante il XX secolo, attraverso un passaggio tra due epoche che ha segnato la fine della relazione educativa tradizionale. A contribuire a questo passaggio è stata la cultura del 68 la quale si oppone all'autorità e si apre a un nuovo modo di affrontare l'educazione.

Adesso viene valorizzata l'eta infantile e vengono denunciate le forme perverse di insegnamento a favore di una relazione educativa basata sul piacere.

Lo sviluppo di questa pedagogia è stato reso possibile dalle scienze umane (pedagogia, psicologia, filosofia, sociologia, antropologia) che hanno promosso una pedagogia che non è più oggettiva bensì in continua ricostruzione in quanto capace di mettersi in continua discussione.

Questa pedagogia da centralità all'ascolto, al dialogo, all'empatia unendo pratica e teoria in modo da regolare intenzionalità educative e l'agire, in vista di una formazione del soggetto interpretata in modo critico, dinamico e utopico con lo scopo di rendere il soggetto libero, responsabile e cooperativo.

La relazione educativa oggi

La problematicità della relazione educativa oggi risiede nel fatto che si colloca tra teoria e pratica. Essa è un obbiettivo (perché rappresenta un modello educativo ideale) ed un agire (che interviene sul soggetto).

La pedagogia attuale si concentra su un'educazione che mira alla formazione del se arricchito di relazioni interpersonali. Quando studiamo la relazione educativa, dobbiamo sempre considerare la dimensione antropologico-culturale.

L'attuale relazione educativa si basa sulla comunicazione verbale e non verbale tra soggetti coinvolti, essa inoltre è sempre pubblica e mai privata perché gli effetti si riversano sempre su un campo pubblico.

L'educatore deve fornirsi di supporto per l'elaborazione psicologica e relazionale del soggetto al fine di sviluppare in lui nuove capacità.

Accompagnare a farsi da sé

La relazione educativa si basa sull'accompagnamento educativo cioè l'educatore deve accompagnare l'educando verso l'emancipazione per poi separarsi da lui.

Per quanto riguarda la relazione interiore l'educazione deve comprendere i fenomeni che conducono alle chiusure mentali. Dopo di che bisogna individuare i meccanismi che gli possono permettere di sfuggire da queste condizioni di dipendenza. Affinché l'individuo possa autorizzare deve poter sperimentare.

Prendersi cura di sé significa entrare in una prospettiva in cui ogni situazione apre molteplici possibilità e opportunità, ma significa anche fare delle scelte, la scelta è un atto di libertà che ci permette di realizzare noi stessi a patto che ci sia impegno. La formazione è dunque il prodotto di ciò che fa il soggetto.

1Attraverso la relazione educativa si superano i limiti che impediscono lo sviluppo cognitivo, sociale etico- morale del soggetto, si cerca di mettere in atto le sue potenzialità per permettere lo sviluppo di un percorso di crescita personale.

La pedagogia spiega il comportamento di un individuo interrogandosi sulle risorse dell'ambiente e sugli avvenimenti, a cui i singoli soggetti attribuiscono una propria interpretazione. È dunque necessario considerare sempre la realtà propria dell'alunno.

PRIMA PARTE

I modi della cura educativa

Tutti noi esseri umani abbiamo la necessità universale di ricevere e dare cura perché non siamo sempre in grado di soddisfare da soli tutte le condizioni necessaria alla vita.

Siamo dunque dipendenti dagli altri; la cura e la fabbrica dell'essere, nel senso che noi siamo il prodotto dei gesti di cura ricevuti e dei gesti di cura mancati e diventiamo quello che siamo in relazione a quello di cui abbiamo cura. Esiste inoltre un imprescindibile legame tra cura di sé e cura dell'altro, che definisce l'amore come un esser-ci. Perché solo se si ha cura di sé è possibile prendersi cura dell'altro, al contempo nessuna relazione di cura si può dare se non si è disposti a far sì cambiare dall'altro.

Heidegger distingue i due modi di intendere la pratica di cura:

  1. Cura, come occuparsi e preoccuparsi: Occuparsi e preoccuparsi della nostra vita consiste nel prendersi cura del proprio corpo e Delle relazioni con gli altri.
  2. Cura come premura e devozione: E la verdura dell'esistenza che scaturisce dal desiderio di trascendenza, Cioè avere premura nel dare compimento al proprio divenire possibile.

Avere una giusta cura significa non solo preoccuparsi di sé, ma anche degli altri, Della natura, Del mondo che costruiamo e del possibile che ancora non c'è Poiché. Poiché la cura è una pratica, bisogna capire quali sono i modi con cui l'educatore può realizzare l'educazione come cura dell'altro.

I modi di esserci della cura

Chi ha cura sa modulare il suo esserci, la sua presenza nella ricettività e nella responsività.

  • Ricettività: Significa essere capaci di passività e fare spazio all'altro in modo da permettergli di interpellarci. Si esprime dunque nella capacità di attenzione e di ascolto.

L'attenzione consiste nel dimostrare che siamo disponibili ad ascoltare, a comprendere il modo di essere dell'altro. Mayeroff Parla della conoscenza dell'altro come fondamentale nella pratica di cura, per attivare un agire funzionale dell'altro occorre prima conoscerlo nelle sue potenzialità e fragilità. Questa concentrazione sull'altro è possibile solo se si riesce a mettere da parte noi stessi, le proprie aspettative e i propri desideri, in modo da liberare il nostro pensiero e renderlo disponibile all'altro.

L'ascolto ha il grande pregio di permetterci di comprendere come l'altro elabora l'esperienza. Inoltre, l'altro, sentendosi ascoltato, riesce a supportare il proprio dolore, mentre quando pensa in solitudine il dolore resta lì con tutta la sua pesantezza. Parlare con gli altri lo aiuta a renderlo più sopportabile.

  • Responsività: Significa rispondere in modo adeguato e pronto agli appelli dell'altro e implica prontezza nel rispondere al bisogno dell'altro. Essere responsivi significa proporsi come una presenza discreta e non intrusiva e preoccuparsi dell'altro salvaguardando il suo futuro.

2Heidegger distingue:

  • Cura autentica: In cui la nostra presenza e non intrusiva e discreta, il che permette all'altro la libertà.
  • Cura inautentica: In cui un soggetto si sostituisce all'altro, assumendo su di sé il prendersi cura che appartiene all'altro, con la conseguenza di renderlo dipendente.

L'educatore che ha una giusta cura dell'altro e quello che lo lascia essere, cioè gli permette di essere chi vuole, senza sostituirsi a lui, senza imporre esso il proprio modo di dare senso alla vita.

Non essere intrusivi significa anche saper attendere, cioè dare all'altro il tempo di sviluppare il proprio essere. Avere pazienza.

Il modo della presenza discreta ricorda il Maestro Agostiniano il maestro come presenza discreta, nell'orientare l'allievo a scoprire il proprio maestro interiore. Una volta che questo maestro interiore si Sveglia l'educatore, si fa Da parte in quanto ha portato a termine il suo compito.

Il contrario di attendere e pretendere che l'essere del soggetto informazione si sviluppi secondo le attese di chi ha la responsabilità della relazione.

Inoltre, è richiesto da parte dell'educatore:

  • Impegno cognitivo: La pratica di cura è un'azione molto complessa, per capire come facilitare un futuro nelle sue forme migliori è necessario pensare e osservare il reale e la cura, al fine di favorire il benessere dell'altro. Il pensare della cura è un pensare sensibile e situazionale, cioè si concentra nella situazione vissuta da quella specifica persona in quel preciso momento. Inoltre, ogni persona è unica e singolare, così come la sua esperienza, non è disponibile alcuna teoria o regola predefinita che consente una soluzione automatica ai problemi che si presentano nelle pratiche di cura, mentre, al contrario, sono necessarie la capacità decisionale, l'intelligenza dell'agire (che si esprime nella valutazione contestuale della situazione) e la riflessività (Che si esplica nel riflettere sul proprio agire in modo da migliorarlo).
  • Presenzialista affettiva: innanzitutto è indispensabile nutrire fiducia in noi stessi affinché si possa poi avere fiducia nell'altro. Questa fiducia rende capaci di saper attendere e di dare tempo all'altro. Bisogna anche mettere l'altro nelle condizioni di affidarsi, quando ci si affida a qualcuno, si allentano le strutture difensive, si diventa più vulnerabili e di conseguenza chi ha cura deve gestire anche questa grande responsabilità. Connesso alla fiducia e il saper accettare la realtà che si ha davanti, con le sue risorse e i suoi limiti.

Per una buona azione di cura sono importanti anche:

  • La speranza che ci spinge a trovare soluzioni e a problemi che non possono essere risolti attraverso modalità abituali.
  • La tenerezza, cioè la capacità di andare incontro all'altro.
  • L'empatia, capacità di sentire la realtà dall'altro, al punto che la sua esperienza diventi la nostra fino a trasformare il nostro essere Senza Però identificarsi in maniera confusiva con l'altro.
  • Competenza tecnica: Non si può attuare la pratica della cura senza una competenza tecnica, Tra le quali:
    • Padronanza degli aspetti culturali.
    • Pratiche didattiche consentono di facilitare un apprendimento significativo.

Avere cura di sé per avere cura dell'altro

Affinché noi possiamo prenderci realmente cura di qualcun altro, dobbiamo prenderci cura di noi stessi.

La moderna teoria della formazione si è modellata su una concezione di tipo aziendale, l'essere realizzerebbe, la sua forma migliore e la misura in cui acquisisce delle competenze che lo rendono competitivo nel mondo (Individuo visto come un prodotto).

Tuttavia, questa teoria della formazione non è adeguata al paradigma della cura, la cura è piuttosto un atto che promuove la crescita della persona a livello fisico e psichico, non solo economico e spirituale e avviene attuando le pratiche spirituali della filosofia.

Le possibili pratiche spirituali sono:

  • tecniche di concentrazione della mente: tenere la mente concentrata sulla ricerca della varietà dell'esistenza e l'esperienza.
  • tecniche di alleggerimento: hanno lo scopo di togliere via dalla mente ciò che ingombra, ciò che non è essenziale, per riservare lo spazio a ciò che è irrinunciabile.
  • tecniche di sottrazione: trovare il tempo del pensare quieto.
  • tecniche di distensione: depotenziare la forza di cui pensieri che mettono a soqquadro l'anima impedendoci di vivere serenamente.
  • tecniche di rammemorazione: portare alla mente vissuti passati in modo da comprenderli e tenerci conciliati con ciò che è stato

Per dare corpo a questi principi vengono descritte le posture cognitive da coltivare:

A. "prestare attenzione alla vita della mente": comprendere i vissuti pensieri e inesperienze prestando attenzione a questa dimensione che implica un processo di concentrazione interiore. affinché ci si possa concentrare sulla vita della mente bisogna essere presenti nel momento presente, monitorando i pensieri mentre accadono. la capacità di concentrazione sul presente ha due effetti: -Etico: perché concentrare lo sguardo sul presente permette di liberarsi dalle catene del passato o dalle preoccupazioni del futuro in modo da vivere con pienezza il presente. -Epistemologico: l'attenzione sul presente permette di acquisire una nuova conoscenza profonda dei suoi cambiamenti.

B. "Fare silenzio interiore": Bisogna trovare nei momenti di cura mettendo da parte l'agire ordinario. questo consente alla mente di esperire il massimo di vitalità.

C. : Dedicarci a quel riflettere che sembra inutile perché improduttivo ma è importante perché ci permette di curare la nostra anima.

D. "togliere via": togliere via ciò che non aiuta ad aprire nuove opportunità, a partire da rimuovere da dentro di sé quelle rigidità metodologiche che impediscono di raggiungere l'essenza dell'oggetto.

E. "cercare l'essenziale": alleggerire la mente da ciò che è la appesantisce come il pensare comune, chi vuole andare in profondità della propria anima deve accostarsi a un pensiero fuori dall'ordine.

F. "Coltivare l'energia vitale": la forza vitale indica il grado di benessere interiore, quando questa non è sufficiente le buone idee e i sentimenti positivi difficilmente sono capaci di generare movimento. a incrementare la forza vitale sono le emozioni positive, i sentimenti e le passioni.

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