Documento dall'Università degli Studi di Milano-Bicocca su Riassunto Catastrofi d'arte di Luigi Bonfanti. Il Pdf è un riassunto del libro "Catastrofi d'arte" di Luigi Bonfanti, utile per lo studio della Psicologia della percezione a livello universitario, con un focus sugli aspetti comuni delle opere-catastrofe e il ruolo dell'Artworld.
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Il Novecento, secolo delle avanguardie, è pieno di OPERE RIVOLUZIONARIE che hanno messo in crisi il concetto di bellezza e che col tempo hanno perso la loro capacità di scioccare venendo riconosciute come vere OPERE D'ARTE.
Ci sono opere che non sembrano essere mai riuscite a diventare arte, non tanto per un giudizio estetico, quanto per una differenza categoriale che coinvolge l'idea stessa di arte > OPERE CATASTROFE.
Una CATASTROFE è:
Ispirandosi ad una nota teoria matematica vengono definite catastrofi quelle opere d'arte che dal loro apparire hanno determinato una vera e propria trasformazione, inaugurando nuovi paradigmi, nella concezione di cosa sia o passiamo considerare arte e di chi siano gli artisti.
La scelta di questa parola ambigua è voluta perche rispecchia la natura delle controversie attorno a questi lavori: SONO OPERE-CATASTROFE CHE ANNUNCIANO UN'APOCALISSE O UNA RINASCITA?
Senza dubbio sono indicative di un bivio nella storia dell'arte che inaugura un cambio di paradigma, da MODERNO a CONTEMPORANEO
Aspetti comuni alle opere-catastrofe, alcuni più specifici e legati a un background estetico-filosofico, alcuni in sintonia col paradigma contemporaneo, altri presenti anche del paradigma moderno.
Il significato delle opere-catastrofe e le ragioni della loro influenza sono da ricercare soprattutto nell'aura degli artisti. Spesso si valuta l'opera come qualcosa di a se stante, in realtà queste opere vanno pensate come elementi di un flusso di un pensiero o di uno stile di vita.
Non è una vera catastrofe, in quanto il suo autore rimane bloccato sull'orlo del precipizio.
San Pietroburgo - 1915, negli anni della Prima guerra mondiale, all'Art Bureau (una delle prime gallerie private che espongono arte d'avanguardia in Russia) viene inaugurata un'esposizione di pittura da titolo enigmatico "0.10. L'ultima mostra Futurista", la quale fa eco a un'altra esposizione, anch'essa moto discussa, tenutasi qualche mese prima "La prima mostra futurista" (in pochi mesi la pittura futurista russa era già finita?). In questa mostra sono presenti tele non incorniciate in cui si vedono soltanto poche forme geometriche elementari galleggianti nel vuoto. Il dipinto più inquietante è di Malevic, è quello che domina la sala, sospeso più in alto di tutti nell'angolo tra due pareti e il soffitto; il titolo è semplicemente "Quadrangolo" e mostra un quadrato nero su fondo bianco. Quest'opera provocò uno spiazzamento totale: non c'è nulla di più banale e insignificante, viene considerato una sfida alla definizione stessa di arte; ed è anche un sacrilegio per un russo devoto in quanto si trova nel così detto "angolo rosso" (angolo riservato all'immagine sacra nelle case tradizionali russe).
Malevic, come tutti i giovani artisti russi della sua generazione, sente molto la competizione ed è mosso da uno spirito di ricerca. Nel 1913 si avvicina alla poesia futurista russa chiamata anche zaum (transazionale, al di là della mente).
Nel febbraio del 1914 comincia a tradurre le sue idee della poesia transazionale in una nuova forma di pittura chiamata Febbrarismo, dichiarando di "rinunciare alla ragione" e di puntare sulla "sensazione irrazionale" nell'atto di produzione artistica. Anticipa in qualche modo il dadaismo, tra gli esempi più famosi di questo periodo troviamo le opere: un inglese a Mosca, Mucca e violino, composizione con Monna Lisa (anticipa Duchamp). Rifiuta la vecchia arte naturalistica e sviluppa l'idea secondo cui l'essenza dell'arte sia da cercare nella forma pura; la pittura può svincolarsi completamente dalla rappresentazione.
Alla sua opera-catastrofe, Malevic non ci arriva con una ricerca formale, ma in un momento di illuminazione mistica "Ho sentito la notte dentro di me, in essa ho visto qualcosa di nuovo che era espresso in me da un piano nero che formava in quadrato". Sente che deve dipingerlo subito. Dato che non ha tele vuote ne prende una su cui ha gia realizzato una composizione e la ridipinge freneticamente, la fretta è talmente tanta che sull'impasto rimangono impresse le sue dita. Realizza così il "Quadro nero", che diviene il prototipo della forma artificiale inventata dalla mente, un germe cosmogonico da cui spunta il nuovo mondo della non-oggettività. Inventa anche un nuovo termine per definire questa nuova forma di pittura: SUPREMATISMO, rappresenta la supremazia del colore libero da qualunque esigenza rappresentativa.
Per comprendere al meglio l'ambivalenza costituita da questa opera-catastrofe è necessario tener conto dell'atmosfera teorica costruita attorno ad essa dallo stesso autore: il Quadro nero è un ibrido tra puro significante (lo zero delle forme, puro segno grafico che fa tabula rasa di tutte le copie della natura) e simbolo mistico (generatore di un nuovo mondo, quello della pittura pura, fine a se stessa, autonoma e autopoietica). Negli anni successivi Malevic continua a esplorare la sua scoperta, producendo centinaia di dipinti espressioni di fasi successive. Arriverà a una fase in cui introdurra nelle composizioni il tempo, rappresentandolo tramite la dissoluzione delle forme nello spazio; questo lo porterà alla produzione di un'altra opera-catastrofe "Quadro bianco su fondo bianco". Un'altra improvvisa innovazione che si traduce in una forma semplicissima. L'ultima sua fase è rappresentata dalle opere bianche, che rappresentano il suo passaggio dalla pittura pura a un medium ancora più puro, il pensiero. A chiudere l'ultima sua mostra ci sono due tele completamente bianche che riflettono, l'una nell'altra, il Nulla e l'Infinito.
L'ultimo manifesto del suprematismo è intitolato "Lo specchio suprematista", strettamente legato alle ultime due tele, completamente bianche; ha stile asciutto e geometrico e assomiglia al tractatus di Wittensteing ed è costituito da due tesi:
Malevic conclude la sua carriera con un autoritratto pseudo-rinascimentale nel quale veste i panni di Cristoforo Colombo, anche lui scopritore di un Nuovo Mondo. Al posto della firma, inserisce un piccolo quadrato nero. L'ultimissimo allestimento curato dall'artista è il suo funerale, aveva deciso che questa cerimonia doveva essere dominata dal simbolo originario del Suprematismo: la fotografia scattata alla sua morte lo mostra disteso su un parallelepipedo bianco sopra il quale incombe il suo Quadrato nero, accanto c'è la bara da lui disegnata (bianca con un quadrato e un cerchio nero, posta in verticale come una delle sue architetture aeree). In fin dei conti, quello che fece Malevic è pittura astratta con il tradizionale medium tele e colori, la forma implicita concettuale si manifesta appieno solo in "Lo specchio suprematista", che anticipa l'arte concettuale degli anni '60.
La Society of Independent Artists, nata a NY negli anni '10, proclama di accettare qualunque opera venga presentata dietro il pagamento di pochi dollari; il suo motto è quello di lasciare agli artisti il "potere" di decidere cosa sia arte. Però la sua prima mostra passò alla storia per l'unica opera non esposta: l'opera-catastrofe di Duchamp. Egli acquistò un orinatoio, gli dipinse sopra firma (pseudonimo) e data "R. Mutt 1917" e lo chiamò "Fountain". Duchamp elabora un gioco di parole per lo pseudonimo e attribuisce un titolo iconico.
Saputo del rifiuto, Duchamp si ritira dal comitato della mostra ed escogita una contromossa: lo fa fotografare e pubblica la foto affiancata da un articolo sulla sua rivista (rivista abbastanza diffusa ma solo pochi sono a conoscenza che sia sua). La prima esposizione dell'Orinatoio (di una copia, l'originale viene perso quasi subito) avviene nel 1950, dopo che un'altra importante rivista gli dedicherà un importante articolo. L'Orinatoio è considerato da molti il peccato originale da cui discendono tutte le assurdità dell'arte contemporanea; per altri è l'atto di nascita di un nuovo paradigma all'insegna di totale libertà di invenzione, idee, mezzi con cui realizzare. Quello che fa Duchamp è una provocazione. Non trasforma l'orinatoio in opera d'arte semplicemente firmandolo ed esponendolo in mostra, non lo dichiara opera d'arte; è il sistema dell'arte a farlo. Cruciale è la questione dell'originalità: che il signor Mutt abbia creato o meno con le sue mani Fountain non ha importanza, ha importanza che l'ha scelta. Ha preso un normale articolo quotidiano, l'ha posto in modo che il suo significato utilitario scomparisse sotto il nuovo punto di vista; ha creato una nuova idea per quell'oggetto. Duchamp sta suggerendo che si può fare arte semplicemente sottraendo un oggetto alla sua funzione e al suo contesto, guardandolo da un altro punto di vista e dandogli un titolo. È arte che non crea un nuovo artefatto ma una nuova idea, incarnata in un oggetto senza alcuna qualità estetica.
Duchamp nasce in Francia, ultimo di tre figli che scelgono tutti la carriera artistica a Parigi. Cerca di seguire le varie tendenze del tipo, prima Cezanne, poi les Fauves, infine il Cubismo si Picasso, nel quale trova una