Psicologia Sociale: l'esperimento carcerario di Stanford, Unimore

Slide da Unimore Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia su Psicologia Sociale. Il Pdf illustra l'esperimento carcerario di Stanford, le tipologie di guardie e prigionieri, e le conclusioni. Materiale di Psicologia per l'Università, utile per lo studio autonomo.

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PSICOLOGIA SOCIALE
Prof.ssa Veronica Margherita Cocco
CdL triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche
IL GRUPPO E L'INFLUENZA DEL GRUPPO
Prof.ssa Veronica Margherita Cocco
PARTE 1

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Psicologia Sociale

UM ENSIS UNIVERSITAS ET REGIENSIS II75 UNIMORE UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MODENA E REGGIO EMILIA Prof.ssa Veronica Margherita Cocco CdL triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche PSICOLOGIA SOCIALE 122

...PARTE 1 IL GRUPPO E L'INFLUENZA DEL GRUPPO UNIMORE Prof.ssa Veronica Margherita CoccoDeindividuazione

Deindividuazione

DEINDIVIDUAZIONE: stato di perdita di autoconsapevolezza e autocontrollo che si sperimenta in determinate situazioni nelle quali l'individuo si trova ad agire all'interno di dinamiche sociali e di gruppo. Secondo Le Bon, indipendentemente da chi faccia parte di una folla, la personalità cosciente dell'individuo svanisce e prevale la personalità inconscia del gruppo. La folla, nella sua visione, costituisce un unico essere collettivo guidato da un'unità mentale e da un'anima collettiva, che porta gli individui a sentire, pensare e agire in modo diverso rispetto a quanto farebbero individualmente. Insieme siamo disposti a fare ciò che non faremmo da soli? I gruppi possono generare un senso diffuso di eccitazione e spingere i singoli a compiere azioni che da soli altrimenti non farebbero. Le folle possono esercitare questo effetto perché promuovono l'anonimato e suscitano la sensazione che i normali canoni normativi di condotta possano non essere applicati (Festinger et al., 1952). UNIMOREDeindividuazione Un soggetto individuato agisce in modo razionale e coerente ed è in grado di controllare le proprie azioni; una persona deindividuata, invece, agisce sulla base di pulsioni e istinti, abbandonandosi alle azioni più cruente (Festinger, Pepitone, & Newcomb, 1952). Fino a qualche decennio fa, si riteneva che l'appartenenza anonima a un gruppo fosse un antecedente della deindividuazione. UNIMOREThe Stanford prison experiment (Zimbardo, 1971)

The Stanford Prison Experiment (Zimbardo, 1971)

Un autore le cui teorie attingono da quelle di Le Bon è Zimbardo (1969), il quale considerava molto rilevanti fattori come l'anonimato, la responsabilità diffusa e l'ampiezza del gruppo. Infatti, Zimbardo si ispirò ad alcune idee dello studioso francese Gustave Le Bon, in particolare al concetto di deindividuazione, secondo cui gli individui, quando parte di una folla, tendono a perdere la propria identità personale, la consapevolezza e il senso di responsabilità, favorendo così l'emergere di impulsi antisociali. A tal proposito, per esaminare gli effetti della deindividuazione, potenziale esito dell'anonimato e antecedente di comportamenti antisociali e carente responsabilità personale, Zimbardo e i suoi collaboratori (1971) condussero quello che è probabilmente uno degli esperimenti più controversi nella storia della psicologia. UNIMOREThe Stanford prison experiment (Zimbardo, 1971)

Obiettivo dell'esperimento

OBIETTIVO: esaminare gli effetti di un contesto caratterizzato dalla deindividuazione, facilitata da fattori come l'anonimato e i ruoli assegnati, sul comportamento delle persone in un ambiente carcerario simulato. L'esperimento coinvolse volontari, ai quali furono assegnati i ruoli di guardie e prigionieri, all'interno di una prigione simulata creata nel seminterrato dell'Università di Stanford. TELEPHONE CONTACTS gettyimages UNIMOREThe Stanford prison experiment (Zimbardo, 1971)

Costruzione della prigione

COSTRUZIONE DELLA PRIGIONE: Per creare una prigione realistica, il team si avvalse di esperti, tra i quali un ex detenuto che aveva scontato 17 anni di carcere. La prigione fu costruita nel seminterrato del Dipartimento di Psicologia di Stanford. UNIMOREThe Stanford prison experiment (Zimbardo, 1971)

Reclutamento dei partecipanti

RECLUTAMENTO: Più di 70 candidati risposero a un annuncio pubblicato su un giornale locale che cercava volontari per uno studio sugli effetti psicologici della vita in prigione. I partecipanti avrebbero guadagnato 15 dollari al giorno per uno studio della durata di massimo 2 settimane. STEADY P-TIME JOB Working from own home, int. assignment doing charge acct. promotion for major Dept. Store. Good telephone person. ality required. No selling. Guar. hrly. Wage. Write Red- wood City Tribune AD No. 499, include phone no. Male college students needed for psychological study of prison life. $15 per day for 1-2 weeks beginning Aug. 14. For further information & applications, come to Room 248, Jordan Hall, Stanford U. UNIMOREThe Stanford prison experiment (Zimbardo, 1971)

Procedura di selezione e arresto

PROCEDURA: Ai candidati vennero somministrati colloqui diagnostici e test psicologici per escludere coloro con disturbi psicologici, disabilità mediche, o precedenti penali e abusi di droghe. I ricercatori selezionarono 24 uomini di classe media. Ogni partecipante venne prelevato dalla propria casa, accusato, informato dei propri diritti legali, perquisito e ammanettato contro una macchina della polizia mentre i vicini osservavano. Successivamente, vennero caricati nel retro di un'auto della polizia, con le sirene accese, e portati alla stazione di polizia. UNIMOREThe Stanford prison experiment (Zimbardo, 1971)

Assegnazione dei ruoli

PROCEDURA: I partecipanti vennero poi assegnati casualmente, tramite il lancio di una moneta, al gruppo dei prigionieri o a quello delle guardie. Bendati e leggermente sotto shock per aver subito un arresto, i prigionieri venivano fatti salire in macchina e condotti presso il "Carcere della Contea di Stanford". Qui, uno per volta, venivano accolti dal Direttore, il quale comunicava loro la gravità del reato commesso nonché la loro nuova condizione di prigionieri. UNIMOREThe Stanford prison experiment (Zimbardo, 1971)

Descrizione dell'arresto

"Una tranquilla domenica mattina di agosto, a Palo Alto, California, l'auto della polizia correva all'impazzata per arrestare degli studenti universitari nell'ambito di una retata per violazione del Codice Penale 211, rapina a mano armata, e 459, furto con scasso. Il presunto colpevole veniva raggiunto a casa, accusato di questi reati, informato dei suoi diritti, steso contro la macchina della polizia braccia e gambe aperte, perquisito e ammanettato - il tutto sotto lo sguardo sorpreso e curioso dei vicini di casa." UNIMOREThe Stanford prison experiment (Zimbardo, 1971)

Ingresso in prigione

INGRESSO: Ogni prigioniero venne perquisito sistematicamente e spogliato completamente. Successivamente, vennero costretti a indossare uniformi con numeri identificativi, senza biancheria intima, sandali di gomma, un berretto fatto con una calza di nylon e una catena alla caviglia (fattori utili a promuovere deindividuazione, a perdere il senso della propria identità personale, a perdersi nel gruppo). Furono umiliati e costretti a seguire un insieme di regole severe. UNIMOREThe Stanford prison experiment (Zimbardo, 1971)

I prigionieri

I PRIGIONIERI: L'uso di numeri identificativi era un modo per farli sentire anonimi. Ciascuno di loro doveva esser chiamato solo con il suo numero e poteva riferirsi a se stesso e agli altri prigionieri utilizzando questo codice identificativo. 4325 UNIMOREThe Stanford prison experiment (Zimbardo, 1971)

Le guardie

LE GUARDIE: Le guardie indossavano uniformi di colore kaki, occhiali da sole riflettenti che impedivano ai prigionieri di stabilire un contatto visivo con loro (impedivano di vedere i loro occhi o leggere le loro emozioni, contribuendo così a renderli ancora più anonimi), e erano equipaggiate con manganelli, fischietti e manette. Le guardie non ricevettero alcuna formazione specifica su come comportarsi. Invece, furono libere, entro certi limiti, di fare tutto ciò che ritenevano necessario per mantenere la legge e l'ordine nella prigione e per guadagnarsi il rispetto dei prigionieri. Tale anonimato (abbigliamento e situazione) misero entrambi i gruppi in uno stato di DEINDIVIDUAZIONE. UNIMORE DO NOT DISTURThe Stanford prison experiment (Zimbardo, 1971)

Le celle

LE CELLE: Partirono con un gruppo iniziale di nove guardie e nove prigionieri. Le guardie erano organizzate in turni di otto ore, con tre persone per turno, mentre i prigionieri occupavano a rotazione una delle tre celle, sia di giorno che di notte. Gli altri membri del campione iniziale, per un totale di 24 soggetti, erano pronti a intervenire se necessario. Le celle erano così piccole da contenere soltanto tre brande, utilizzate dai prigionieri per dormire o sedersi, con pochissimo spazio per altro. UNIMOREThe Stanford prison experiment (Zimbardo, 1971)

Il trattamento dei prigionieri

IL TRATTAMENTO: Nel cuore della notte i prigionieri venivano svegliati da forti fischi, per la prima di molte "conte". Le conte avevano lo scopo di far memorizzare i numeri ai prigionieri (venivano fatte più volte per ogni turno e spesso di notte). Questi eventi davano l'opportunità alle guardie di esercitare il loro potere sui prigionieri. All'inizio, i prigionieri non si erano calati del tutto nel loro ruolo, per cui non avevano preso la conta troppo sul serio. Provavano ancora a rivendicare la loro autonomia. Le guardie, d'altra parte, erano anch'esse disorientate da questo nuovo ruolo e non erano ancora sicure sui metodi da usare per imporre la loro autorità. Questo fu l'inizio di una serie di confronti diretti tra guardie e prigionieri. 3612 815 UNIMOREThe Stanford prison experiment (Zimbardo, 1971)

Video sul trattamento

IL TRATTAMENTO: https://youtu.be/x3wxEmHqVCY?feature=shared UNIMOREThe Stanford prison experiment (Zimbardo, 1971)

Le punizioni

LE PUNIZIONI: Le flessioni rappresentavano una punizione fisica molto utilizzata dalle guardie per punire la trasgressione delle regole o comportamenti inappropriati nei confronti dell'istituzione o delle stesse guardie. Quando osservavano le guardie chiedere ai prigionieri di fare le flessioni, inizialmente pensavano che si trattasse di una forma blanda di punizione, qualcosa di poco serio e del tutto inappropriato per un carcere. Tuttavia, in seguito vennero a sapere che le flessioni erano spesso utilizzate dai nazisti come punizione nei campi di concentramento. Una delle guardie, addirittura, saliva con entrambi i piedi sulla schiena dei prigionieri mentre questi eseguivano le flessioni, o faceva sedere o mettere in piedi gli altri prigionieri sulla schiena dei compagni mentre facevano le flessioni. UNIMOREThe Stanford prison experiment (Zimbardo, 1971)

La rivolta dei prigionieri

LA RIVOLTA DEI PRIGIONIERI: Essendo trascorse le prime 24 ore senza alcun incidente, rimasero sorpresi dalla rivolta che scoppiò la mattina del secondo giorno. Erano completamente impreparati a un simile evento. I prigionieri si tolsero i berretti di nylon, staccarono i numeri dalle uniformi e si barricarono all'interno delle celle mettendo le brande contro le porte. A quel punto, il problema principale per le guardie era uno solo: cosa fare? Le guardie erano molto arrabbiate e frustrate, anche perché i prigionieri avevano iniziato a deriderle. Quando arrivarono i colleghi del turno di mattina, la situazione peggiorò: accusarono quelli del turno di notte di essere stati troppo permissivi. Le guardie dovettero affrontare la rivolta da sole, e ciò che fecero fu davvero incredibile. UNIMORE

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