L'Audience: evoluzione e impatto nelle industrie creative, Università Cattolica

Documento dall'Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano su L'Audience - MariaGrazia Fanchi. Il Pdf esplora le audience performative, il produsage e la co-creazione dinamica, concetti chiave per comprendere i media contemporanei a livello universitario.

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L'audience - MariaGrazia
Fanchi
Comunicazione Dell'industria Culturale
Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano
14 pag.
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Capitolo IV – Le audience performative
Anni 90 - nel corso del anni Novanta, il dibattito sulle audience subisce
un’altra virata.
A cambiare sono le dimensioni e l’entità dei fenomeni: la diusione della rete
informatica rende l’interattività una condizione abituale; la crescita e il
potenziamento dei supporti mobili consente di imprimere all’esperienza dei
media un tratto marcatamente personale.
Il centenario della nascita del cinema, la complessicazione della geograa
dei luoghi della fruizione e il cambiamento degli stessi spazi canonici di
visione come pure il potenziamento delle tecnologie generano una nuova
ondata di riessioni sullo spettatore. Si tratta in parte di contributi nostalgici
ed in parte di riessioni che di sforzano di capire e di valutare le forme che
l’esperienza di fruizione del lm va assumendo.
Il dibattito avviene intorno a tre temi:
1. Come combinare l’intensità dell’esperienza cinematograca e il
coinvolgimento dello spettatore nel lm con l’interattività?
Gianluca Sergi nel 2001 analizza le trasformazioni dell’esperienza del
cinema in sala: il potenziamento delle tecnologie audio permette di
amplicare il carattere multisensoriale dell’esperienza di fruizione,
allineandola a quella di altri e più recenti media. Inoltre, la
moltiplicazione delle opportunità di visione, introduce una componente
“attiva” nell’esperienza. Lo spettatore postclassico si presenta come un
fruitore comodamente attivo.
2. È possibile parlare di esperienza cinematograca anche quando la
visione avviene al di fuori delle cornici tradizionali?
studi sulla cinelia di Klinger evidenzia la permanenza di elementi della
spettatorialità classica. Emergono due gure:
a. gli insiders, sono portatori di competenze tecniche avanzate, si sanno
muovere nella rete, spettatori aristocratici che ricreano nella loro
abitazione le condizioni appaganti della sala. Sono spettatori
appassionati ed emancipati.
b. Iperspettatore denito da Alain Cohen (1998) fruitore potenziato in
grado di gestire una pluralità di strumenti che gli consentono di
maturare una conoscenza “profonda” del cinema.
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L'audience - MariaGrazia Fanchi

Comunicazione Dell'industria Culturale Università Cattolica del Sacro Cuore - Milano 14 pag. Document shared on www.docsity.com Downloaded by: cinzia-bonacina (claudialosa11@gmail.com)

Capitolo IV - Le audience performative

Anni 90 - nel corso del anni Novanta, il dibattito sulle audience subisce un'altra virata. A cambiare sono le dimensioni e l'entità dei fenomeni: la diffusione della rete informatica rende l'interattività una condizione abituale; la crescita e il potenziamento dei supporti mobili consente di imprimere all'esperienza dei media un tratto marcatamente personale. Il centenario della nascita del cinema, la complessificazione della geografia dei luoghi della fruizione e il cambiamento degli stessi spazi canonici di visione come pure il potenziamento delle tecnologie generano una nuova ondata di riflessioni sullo spettatore. Si tratta in parte di contributi nostalgici ed in parte di riflessioni che di sforzano di capire e di valutare le forme che l'esperienza di fruizione del film va assumendo.

Temi del dibattito sull'esperienza cinematografica

Il dibattito avviene intorno a tre temi:

  1. Come combinare l'intensità dell'esperienza cinematografica e il coinvolgimento dello spettatore nel film con l'interattività? Gianluca Sergi nel 2001 analizza le trasformazioni dell'esperienza del cinema in sala: il potenziamento delle tecnologie audio permette di amplificare il carattere multisensoriale dell'esperienza di fruizione, allineandola a quella di altri e più recenti media. Inoltre, la moltiplicazione delle opportunità di visione, introduce una componente "attiva" nell'esperienza. Lo spettatore postclassico si presenta come un fruitore comodamente attivo.
  2. È possibile parlare di esperienza cinematografica anche quando la visione avviene al di fuori delle cornici tradizionali? studi sulla cinefilia di Klinger evidenzia la permanenza di elementi della spettatorialità classica. Emergono due figure: a. gli insiders, sono portatori di competenze tecniche avanzate, si sanno muovere nella rete, spettatori aristocratici che ricreano nella loro abitazione le condizioni appaganti della sala. Sono spettatori appassionati ed emancipati. b. Iperspettatore definito da Alain Cohen (1998) fruitore potenziato in grado di gestire una pluralità di strumenti che gli consentono di maturare una conoscenza "profonda" del cinema.

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Teorie sulle audience

Nel 1998 Abercrombie e Longhurst pubblicano Audiences in cui le loro teorie sulle audience si articolano in tre fasi:

  1. La stagione delle teorie comportamentiste (behavioural paradigm) pensa che le audience siano soggetti singoli, sebbene posizionati socialemente, che rappresentano individualmente i media;
  2. La fase delle teorie della resistenza e dell'incorporazione (incorporation/ resistence paradigm) include le teorie delle audience ostili e delle audience attive;
  3. La fase delle teorie dello spettacolo e della performance (spectacle/ performance paradigm) intendono il rapporto fra audience e media come una relazione biunivoca e come luogo fondamentale di costruzione dell'esperienza sociale e dell'esperienza di sé modello dell'audience diffusa un'audience che fa esperienza dei media in luoghi e forme diverse, che è sempre connessa, attiva e reattiva.

Critica di Sonia Livingstone agli audience studies

Sonia Livingstone - dà alle stampe La ricerca sull'audience nella quale denuncia l'impoverimento degli audience studies. Le parole di Livingstone attaccano la prospettiva di Abercrombie e Longhurst se i media sono sempre più presenti nella vita dei soggetti questo non significa che il rapporto tra media e audience sia diventato patetico. Quello che è certo è che l'esperienza dei media, appare sempre più simile all'esperienza della rete e dei media interattivi.

Ricerche sul fandom: ragioni dell'attenzione

Ricerche sul fandom - Le ragioni dell'attenzione vengono ben sintetizzare da Jonathan Gray (2003):

  1. Importanza oggettiva dei fan per l'industria culturale dei media: i fan sono consumatori forti e fidelizzati, esperti dei propri oggetti di culto interlocutori particolarmente utili per le istituzioni mediali
  2. Esemplarità dei fan rispetto agli atteggiamenti delle audience punto di osservazione ideale. Fiske identifica tre attività proprie dei fan:

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  1. La produttività semiotica la produzione di senso che i fan condividono con le audience comuni;
  2. La produttività enunciativa la generazione di discorsi intorno a un prodotto e la loro condivisione;
  3. La produttività testuale la generazione di artefatti caratteristica che è propria solo dei fan.
  4. Analisi delle pratiche di consumo dei fan prova che il coinvolgimento del fruitore nell'esperienza di consumo non ingenera passività bensì esperienze attive e prospettive.

Ulteriori ragioni per lo studio del fandom

Alle ragioni di Gray se ne possono aggiungere altre due:

  1. Henry Jenkins suggerisce che i fan sono l'anello di congiunzione fra chi studia il consumo e chi lo pratica;
  2. La varietà degli oggetti su cui si esercitano le ricerche sul fandom serie tv, musica pop, film cult apertura interdisciplinare.

La rilevanza di tutti questi studi corre in parallelo con la trasformazione dell'immagine del fan, convertito da borderline a modello di una fruizione attiva e strategica dei media già dalla metà degli anni Ottanta. Negli anni Novanta, si sposta l'attenzione sulle attività che il fruitore compie sui diversi profili che esso assume.

Tipi di fan secondo Abercrombie e Longhurst

Abercrombie e Longhurst assumono l'idea che il fan sia espressione del nuovo consumatore "diffuso" dei media, lungo un ideale continuum che si distende dal semplice consumatore fino al petty producer (colui che genera contenuti che diventano a loro volta oggetti di consumo). Identificano tre tipi di fan:

  1. Il primo è il fan in senso proprio colui che consuma con passione i prodotti;
  2. Il secondo è il culturist che opera all'interno della comunità con cui scambia opinioni/valutazioni;
  3. Il terzo è l'enthusiast ovvero colui che consuma per produrre non si appassiona ad un singolo prodotto ma si distingue per un'attitudine creativa.

I petty producers e la loro evoluzione

I petty producers sono coloro che dispongono di competenze avanzate quasi professionali, che consentono ai loro artefatti di accedere ai circuiti distributivi istituzionali o para-istituzionali (simile alla figura del Pro-Am). Più Document shared on www.docsity.com Downloaded by: cinzia-bonacina (claudialosa11@gmail.com) recentemente questo modello è stato riconsiderato, Mizuko Ito, per esempio, analizzando le forme del fandom nella rete nota che esistono sottogruppi di fan più o meno esperti.

Revisione delle definizioni di produttività di Fiske

Matt Hill suggerisce di rivedere le definizioni date da Fiske delle forme di "produttività" e dedicarsi ad una più analitica ricostruzione delle pratiche produttive distinguere tra una produttività testuale scricto sensu e una attività testuale di tipo mimetico sotto la quale raccogliere gli elementi che fanno stretto riferimento ad un contenuto mediale originario: una serie sottotitolata da una comunità fansubber, un'action figure vanno considerate come attività testuali di tipo mimetico. Hill invita a distinguere tra prodotti che adottano:

a. un'" estetica classica" (mainstream) e quelle che optano per b. una produzione dal basso. Inoltre, è possibile distinguere tra contenuti generati degli utenti che rispettano i dettami dell'industria culturale e prodotti "alternativi".

Distinzione tra produttività esplicita e inconsapevole

Hill distingue fra

a. produttività esplicita e forme di b. produzione inconsapevole.

La classificazione delle pratiche di generazione di contenuti potrebbe avvenire anche in base ad altri criteri come in rapporto ai regimi discorsivi o in base ai linguaggi usati. In una recente ricerca su Twilight gli artefatti sono stati classificati in base ad un composto di queste variabili. Le attività di generazione di senso sono oggetto di discussione da parte dei membri della comunità a cui il fan appartiene.

Dinamiche relazionali nelle comunità dei fan

Le dinamiche relazionali all'interno delle comunità dei fan sono considerate rappresentazioni "in scala" che si sviluppano all'esterno modelli ideali, più vitali ed equi. Nel 2006 Jenkins in Cultura convergente descrive le relazioni fra i fan come legami intimi basati sull'affinità elettiva. Es. le attività di beta lettura, ovvero l'azione di controllo sui contenuti generati dai fan meno esperti da parte dei membri della comunità più competenti. La natura socializzata delle attività dei fan emerge inoltre nell'abitudine al lavoro collettivo. In ultimo, il tratto socializzato delle pratiche produttive dei fan si manifesta come attivismo i fan si fanno latori di alcune iniziative che hanno un significato politico, come per esempio la pressione sulle istituzioni mediali per conservare un contenuto o per riorientare le scelte editoriali.

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Capitolo VI: Le audience creative

Febbraio 2005: Nasce YouTube Delwinche e Henderson lo definiscono un punto di svolta nella storia dei media perché ha permesso di far uscire dall'area dell'economia informale l'attività di generazione dei contenuti da parte degli utenti. Il rapporto audience e istituzioni mediali assume una forma nuova e si generano nuovi modelli di business, nuovi tipi di fruitori che uniscono passione per le attività di creazione con competenze professionali della comunicazione. Questo rapporto fatica a trovare una stabilità Da un lato decentralizzazione di generazione dei contenuti, che implica un rischio di perdita di qualità; dall'altro cooptazione dell'audience da parte delle istituzioni mediali e inclusione nei processi produttivi apre a tutta una serie di questioni. Osteggiate, tollerate, favorite

La convergenza secondo Jenkins

Jenkins in Cultura Convergente, propone una serie di casi e storie esemplari che mostrano come la comunicazione stia tendendo alla convergenza:

  1. mutamento in corso degli ambienti mediali e aumento delle opportunità di partecipazione
  2. maggiori deleghe agli utenti, cambia struttura che diventa reticolare e flessibile e aumentano le loro competenze.

Audience produttive per Jenkins sono una forza irresistibile e palingenetica, in gradi di capovolgere il sistema da sola che benefici derivano? tema del dibattito successivo. Delwinche e Henderson sostengono che i ricercatori si siano concentrati sulle potenzialità positive della cultura partecipativa.

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