Riassunto di Storia Contemporanea: dalla Grande Guerra ai totalitarismi

Documento dall'Università degli Studi di Roma La Sapienza su "Riassunto del libro Storia contemporanea. Dalla Grande Guerra ad oggi". Il Pdf riassume gli eventi salienti della storia contemporanea, dalla Prima Guerra Mondiale fino alla Seconda Guerra Mondiale e l'ascesa dei totalitarismi, utile per lo studio universitario di Storia.

Ver más

67 páginas

Riassunto del libro "Storia
contemporanea. Dalla Grande
Guerra ad oggi".
Storia Contemporanea
Università degli Studi di Roma La Sapienza (UNIROMA1)
66 pag.
Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-del-libro-storia-contemporanea-dalla-grande-guerra-ad-oggi/7958289/
Downloaded by: auroracodiss (aurora.codi00@gmail.com)
1. LA PRIMA GUERRA MONDIALE E LA RIVOLUZIONE RUSSA:
1.1
Venti di guerra.
L’Europa del 1914 vede l’emergere di nuove potenze, come il Giappone e gli Stati Uniti, lo sviluppo nella produzione industriale e
l’estensione del diritto di voto. Non mancavano i conflitti sociali e le tensioni politiche internazionali:
1. Tra Austria-Ungheria e la Russia per il controllo dei Balcani;
2. Tra Francia e Germania per l’Alsazia e la Lorena;
3. Tra la Gran Bretagna e la Germania per la corsa agli armamenti navali.
Inoltre l’equilibrio continentale si basava sulla contrapposizione di due blocchi di alleanze: Austria e Germania contro Francia,
Russia e Gran Bretagna. La corsa agli armamenti rendevano vicino l’ipotesi di un conflitto. Da una parte le minoranze pacifiste si
mobilitavano per impedirne lo scoppio e i socialisti la condannavano in nome degli ideali internazionalisti, dall’altra le classi
dirigenti la concepivano come un dovere patriottico nella logica del confronto tra le potenze. C’erano anche uomini politici e
finanzieri pronti a sfruttare le opportunità di carriera e di guadagno offerte da una possibile guerra.
1.2.
Una reazione a catena.
Casus belli: il 28 giugno 1914, uno studente bosniaco, che faceva parte di un’organizzazione ultranazionalista (“Mano Nera”) che si
batteva affinché la Bosnia entrasse a far parte di una “
Grande Serbia”, uccise l’erede al trono d’Austria, l’arciduca Francesco
Ferdinando, e sua moglie, mentre si trovavano a Sarajevo, capitale della Bosnia. Bastò per suscitare la reazione del governo e dei
dirigenti austriaci, che vollero rispondere con una lezione alla Serbia e alle sue ambizioni espansionistiche.
L’Austria compì la prima mossa inviando, il 23 luglio, un ultimatum alla Serbia. La Russia promette sostegno alla Serbia, sua
principale alleata nei Balcani. Forte dell’appoggio russo, il governo serbo accettò solo in parte l’ultimatum, respingendo la clausola
che voleva funzionari serbi alle indagini sui mandanti dell’attentato. L’Austria giudicò la risposta insufficiente e, il 28 luglio,
dichiarò guerra alla Serbia. Il 31 luglio la Germania inviò un ultimatum alla Russia, per farle sospendere i preparativi bellici; non
ottenne risposta. Seguì una dichiarazione di guerra. La Francia, legata alla Russia, mobilitò le forze armate. La Germania rispose
con un nuovo ultimatum e una successiva dichiarazione di guerra alla Francia (3 agosto). Fu la
Germania quindi a far precipitare la
situazione; da tempo soffriva di una complesso di accerchiamento, ritenendosi soffocata nelle sue ambizioni internazionali, e inoltre
la strategia militare tedesca si basava sulla sorpresa. Il generale tedesco Schlieffen, dando il via al suo piano omonimo, decide di far
attraversare le truppe tedesche attraverso il Belgio, territorio neutrale, il 4 agosto, puntando a Parigi. La Gran Bretagna quindi
dichiara guerra alla Germania. Si diffuse l’opinione che la guerra fosse giusta, anche tra i socialisti. La
Seconda internazionale, nata
come espressione della solidarietà tra i lavoratori di tutti i paesi e impegnata nella difesa della pace, cessò di esistere.
1.3.
1914-15: dalla guerra di logoramento alla guerra di posizione.
Per quanto riguarda guerra dal punto di vista dei materiali e tecnologico, l’unica vera novità furono le mitragliatrici automatiche,
mentre la strategia di guerra non aveva subito mutamenti ed era rimasta quella tradizionale, ovvero la “guerra di movimento”. In
generale si pensava che questa sarebbe stata una guerra rapida, ma ciò si rivelò inesatto dopo poco tempo. La minaccia russa si
rivelò più seria del previsto e indusse i comandi tedeschi concentrare parte delle forze anche sul fronte orientale.
Il 6 settembre i francesi lanciarono un contrattacco; con l’arresto dell’offensiva tedesca sulla Marna, il
piano Schlieffen poteva dirsi
fallito. Cominciava così un nuovo tipo di guerra, che vedeva due schieramenti immobili affrontarsi in una serie di attacchi,
inframmezzati da lunghi periodi di stasi: la cosiddetta “
guerra di logoramento”, o “guerra di trincea”. Per vincere questo tipo di
guerra non era più essenziale la superiorità militare (Germania e Austria-Ungheria) dal punto di vista tecnico, quanto la quantità di
persone da poter utilizzare nella guerra (Gran Bretagna con il suo impero coloniale). Divenne un conflitto mondiale soprattutto
perché molte potenze minori in tutto il mondo temevano di restare sacrificate da una nuova sistemazione dell’assetto internazionale,
mentre altre vollero approfittare della guerra per espandersi territorialmente, quindi decisero di partecipare alla guerra.
Nell’agosto 1914 il
Giappone dichiara guerra alla Germania. Turchia interviene a favore degli Imperi centrali. Nel 1915 L’Italia
entra in guerra contro l’
Austria-Ungheria, mentre a fianco dell’Austria e della Germania entra la Bulgaria; nel campo opposto
Portogallo, La Romania e la Grecia. Gli Stati Uniti entrano nell’aprile 1917, che si schierano con l’Intesa, e portano con sé Cina,
Brasile e le altre Repubbliche latino-americane.
A fianco della Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia e Russia): Giappone, Italia, Portogallo, Romania, Grecia, Stati Uniti, Cina,
Brasile, Repubbliche latino-americane. A fianco della Triplice Alleanza (Germania e Austria-Ungheria, e Italia): Turchia e Bulgaria.
1.4.
1915: l’intervento dell’Italia.
L’Italia entra nel conflitto a fianco dell’Intesa, contro l’Impero austro-ungarico fino ad allora suo alleato; scelta contrastata. A guerra
appena scoppiata, il governo Salandra aveva dichiarato la neutralità , in quanto la Triplice Alleanza aveva carattere difensivo,
mentre in questo caso la prima ad attaccare è stata l’Austria.
In realtà si affacciò nei giorni di neutralità l’eventualità di una guerra contro l’Austria che avrebbe consentito all’Italia di riunire le
terre irredente (Unità d’Italia) soggette all’Impero austro-ungarico. Sostenitori di questa
linea interventista furono: i partiti di
sinistra democratica - repubblicani, radicali, socialriformisti - sul
principio di nazionalità; le associazioni irredentiste, che volevano
l’unità territoriale; i nazionalisti, che volevano fare dell’Italia una potenza imperialista; i gruppi liberal-conservatori, che temevano
che una mancata partecipazione avrebbe compromesso la posizione internazionale dell’Italia e il prestigio della monarchia;
Mussolini, direttore del quotidiano del partito Psi “
Avanti”, che però si schierò a favore dell’intervento e fu espulso per questo dal
Psi e fondò, nel novembre 1914, il quotidiano “Il Popolo d’Italia”, che divenne la voce principale dell’intervento; gli esponenti
estremisti del movimento operaio, convertitisi alla guerra rivoluzionaria; intellettuali come Croce e D’annunzio.
Su una
linea “neutralista”, invece, c’erano: i liberali, a cui faceva capo Giolitti, che era al Governo e non riteneva che l’Italia fosse
preparata a una guerra ed era convinto che potesse ottenere dagli Imperi Centrali i territori rivendicati; il mondo cattolico; il Partito
socialista (Psi), meno Mussolini; la confederazione generale del lavoro (Cgl), che condannava la guerra in nome degli ideali
internazionalisti. I neutralisti, nonostante fossero in netta prevalenza, non costituirono uno schieramento omogeneo, capace di
trasformarsi in alleanza politica; invece il fronte interventista era unito da un obiettivo comune, la guerra contro l’Austria, e
l’avversione comune per la “dittatura” giolittiana; e inoltre solevano manifestare, nelle cosiddette “
radiose giornate”.
Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-del-libro-storia-contemporanea-dalla-grande-guerra-ad-oggi/7958289/
Downloaded by: auroracodiss (aurora.codi00@gmail.com)

Visualiza gratis el PDF completo

Regístrate para acceder al documento completo y transformarlo con la IA.

Vista previa

Riassunto del libro "Storia contemporanea. Dalla Grande Guerra ad oggi"

docsity Riassunto del libro "Storia contemporanea. Dalla Grande Guerra ad oggi". Storia Contemporanea Università degli Studi di Roma La Sapienza (UNIROMA1) 66 pag. Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-del-libro-storia-contemporanea-dalla-grande-guerra-ad-oggi/7958289/ Downloaded by: auroracodiss (aurora.codi00@gmail.com)

1. LA PRIMA GUERRA MONDIALE E LA RIVOLUZIONE RUSSA

1.1 Venti di guerra in Europa

L'Europa del 1914 vede l'emergere di nuove potenze, come il Giappone e gli Stati Uniti, lo sviluppo nella produzione industriale e l'estensione del diritto di voto. Non mancavano i conflitti sociali e le tensioni politiche internazionali:

  1. Tra Austria-Ungheria e la Russia per il controllo dei Balcani;
  2. Tra Francia e Germania per l'Alsazia e la Lorena;
  3. Tra la Gran Bretagna e la Germania per la corsa agli armamenti navali.

Inoltre l'equilibrio continentale si basava sulla contrapposizione di due blocchi di alleanze: Austria e Germania contro Francia, Russia e Gran Bretagna. La corsa agli armamenti rendevano vicino l'ipotesi di un conflitto. Da una parte le minoranze pacifiste si mobilitavano per impedirne lo scoppio e i socialisti la condannavano in nome degli ideali internazionalisti, dall'altra le classi dirigenti la concepivano come un dovere patriottico nella logica del confronto tra le potenze. C'erano anche uomini politici e finanzieri pronti a sfruttare le opportunità di carriera e di guadagno offerte da una possibile guerra.

1.2. Una reazione a catena: il Casus Belli

Casus belli: il 28 giugno 1914, uno studente bosniaco, che faceva parte di un'organizzazione ultranazionalista ("Mano Nera") che si batteva affinché la Bosnia entrasse a far parte di una "Grande Serbia", uccise l'erede al trono d'Austria, l'arciduca Francesco Ferdinando, e sua moglie, mentre si trovavano a Sarajevo, capitale della Bosnia. Bastò per suscitare la reazione del governo e dei dirigenti austriaci, che vollero rispondere con una lezione alla Serbia e alle sue ambizioni espansionistiche. L'Austria compì la prima mossa inviando, il 23 luglio, un ultimatum alla Serbia. La Russia promette sostegno alla Serbia, sua principale alleata nei Balcani. Forte dell'appoggio russo, il governo serbo accettò solo in parte l'ultimatum, respingendo la clausola che voleva funzionari serbi alle indagini sui mandanti dell'attentato. L'Austria giudicò la risposta insufficiente e, il 28 luglio, dichiarò guerra alla Serbia. Il 31 luglio la Germania inviò un ultimatum alla Russia, per farle sospendere i preparativi bellici; non ottenne risposta. Seguì una dichiarazione di guerra. La Francia, legata alla Russia, mobilitò le forze armate. La Germania rispose con un nuovo ultimatum e una successiva dichiarazione di guerra alla Francia (3 agosto). Fu la Germania quindi a far precipitare la situazione; da tempo soffriva di una complesso di accerchiamento, ritenendosi soffocata nelle sue ambizioni internazionali, e inoltre la strategia militare tedesca si basava sulla sorpresa. Il generale tedesco Schlieffen, dando il via al suo piano omonimo, decide di far attraversare le truppe tedesche attraverso il Belgio, territorio neutrale, il 4 agosto, puntando a Parigi. La Gran Bretagna quindi dichiara guerra alla Germania. Si diffuse l'opinione che la guerra fosse giusta, anche tra i socialisti. La Seconda internazionale, nata come espressione della solidarietà tra i lavoratori di tutti i paesi e impegnata nella difesa della pace, cessò di esistere.

1.3. 1914-15: dalla guerra di logoramento alla guerra di posizione

Per quanto riguarda guerra dal punto di vista dei materiali e tecnologico, l'unica vera novità furono le mitragliatrici automatiche, mentre la strategia di guerra non aveva subito mutamenti ed era rimasta quella tradizionale, ovvero la "guerra di movimento". In generale si pensava che questa sarebbe stata una guerra rapida, ma ciò si rivelò inesatto dopo poco tempo. La minaccia russa si rivelò più seria del previsto e indusse i comandi tedeschi concentrare parte delle forze anche sul fronte orientale. Il 6 settembre i francesi lanciarono un contrattacco; con l'arresto dell'offensiva tedesca sulla Marna, il piano Schlieffen poteva dirsi fallito. Cominciava così un nuovo tipo di guerra, che vedeva due schieramenti immobili affrontarsi in una serie di attacchi, inframmezzati da lunghi periodi di stasi: la cosiddetta "guerra di logoramento", o "guerra di trincea". Per vincere questo tipo di guerra non era più essenziale la superiorità militare (Germania e Austria-Ungheria) dal punto di vista tecnico, quanto la quantità di persone da poter utilizzare nella guerra (Gran Bretagna con il suo impero coloniale). Divenne un conflitto mondiale soprattutto perché molte potenze minori in tutto il mondo temevano di restare sacrificate da una nuova sistemazione dell'assetto internazionale, mentre altre vollero approfittare della guerra per espandersi territorialmente, quindi decisero di partecipare alla guerra. Nell'agosto 1914 il Giappone dichiara guerra alla Germania. Turchia interviene a favore degli Imperi centrali. Nel 1915 L'Italia entra in guerra contro l'Austria-Ungheria, mentre a fianco dell'Austria e della Germania entra la Bulgaria; nel campo opposto Portogallo, La Romania e la Grecia. Gli Stati Uniti entrano nell'aprile 1917, che si schierano con l'Intesa, e portano con sé Cina, Brasile e le altre Repubbliche latino-americane. A fianco della Triplice Intesa (Gran Bretagna, Francia e Russia): Giappone, Italia, Portogallo, Romania, Grecia, Stati Uniti, Cina, Brasile, Repubbliche latino-americane. A fianco della Triplice Alleanza (Germania e Austria-Ungheria, e Italia): Turchia e Bulgaria.

1.4. 1915: l'intervento dell'Italia

L'Italia entra nel conflitto a fianco dell'Intesa, contro l'Impero austro-ungarico fino ad allora suo alleato; scelta contrastata. A guerra appena scoppiata, il governo Salandra aveva dichiarato la neutralità , in quanto la Triplice Alleanza aveva carattere difensivo, mentre in questo caso la prima ad attaccare è stata l'Austria. In realtà si affacciò nei giorni di neutralità l'eventualità di una guerra contro l'Austria che avrebbe consentito all'Italia di riunire le terre irredente (Unità d'Italia) soggette all'Impero austro-ungarico. Sostenitori di questa linea interventista furono: i partiti di sinistra democratica - repubblicani, radicali, socialriformisti - sul principio di nazionalità; le associazioni irredentiste, che volevano l'unità territoriale; i nazionalisti, che volevano fare dell'Italia una potenza imperialista; i gruppi liberal-conservatori, che temevano che una mancata partecipazione avrebbe compromesso la posizione internazionale dell'Italia e il prestigio della monarchia; Mussolini, direttore del quotidiano del partito Psi "Avanti", che però si schierò a favore dell'intervento e fu espulso per questo dal Psi e fondò, nel novembre 1914, il quotidiano "Il Popolo d'Italia", che divenne la voce principale dell'intervento; gli esponenti estremisti del movimento operaio, convertitisi alla guerra rivoluzionaria; intellettuali come Croce e D'annunzio. Su una linea "neutralista", invece, c'erano: i liberali, a cui faceva capo Giolitti, che era al Governo e non riteneva che l'Italia fosse preparata a una guerra ed era convinto che potesse ottenere dagli Imperi Centrali i territori rivendicati; il mondo cattolico; il Partito socialista (Psi), meno Mussolini; la confederazione generale del lavoro (Cgl), che condannava la guerra in nome degli ideali internazionalisti. I neutralisti, nonostante fossero in netta prevalenza, non costituirono uno schieramento omogeneo, capace di trasformarsi in alleanza politica; invece il fronte interventista era unito da un obiettivo comune, la guerra contro l'Austria, e l'avversione comune per la "dittatura" giolittiana; e inoltre solevano manifestare, nelle cosiddette "radiose giornate". Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-del-libro-storia-contemporanea-dalla-grande-guerra-ad-oggi/7958289/ Downloaded by: auroracodiss (aurora.codi00@gmail.com)A decidere l'esito tra interventisti e neutralisti furono il capo del governo Giolitti, il ministro degli Esteri e il re: neutralità. Nel frattempo Salandra e Sonnino avevano stretto contatti segretissimi con l'Intesa, firmando il 26 aprile 1915, il patto di Londra. Le clausole principali prevedevano che l'Italia avrebbe ottenuto, in caso di vittoria, il Trentino, il Sud Tirolo fino al Brennero, la Venezia Giulia, la penisola istriana e parte della Dalmazia e delle sue isole adriatiche. Quando il patto venne a galla, Giolitti continuava a trattare con l'Austria, inducendo Salandra a rassegnare le dimissioni, che però furono respinte dal re, che mostrò così di approvare il suo operato. Quindi la Camera approvò l'idea di Salandra e l'Italia nel maggio 1915 dichiara guerra all'Austria. L'intervento italiano non servì.

1.5. I fronti di guerra (1915-16)

Nel giugno 1916 furono gli austriaci a lanciare un attacco improvviso, chiamato "Strafexpedition", ossia "spedizione punitiva". L'offensiva fu arrestata con fatica. Salandra fu costretto alle dimissioni e sostituito da un governo di coalizione nazionale, presieduto dal conservatore Boselli. Situazione analoga sul fronte francese. Nel 1916 in tedeschi sferrarono un attacco che provocò una dura carneficina; gli anglo-francesi lanciarono quindi una controffensiva sul fiume Somme. Sul fronte orientale, fra il 1915 e il 1916 i soli successi militari di importanza furono conseguiti dagli imperi centrali; questi risultati non bastarono a riequilibrare la situazione a loro favore, poiché nel frattempo subivano il blocco navale attuato di britannici nel Mare del Nord, blocco che impediva fonti di approvvigionamento.

1.6. Guerra di trincea e nuove tecnologie

Protagonista della guerra fu la trincea sul piano tecnico: la vita monotona che vi si svolgeva era interrotta solo da grandi e sanguinose offensive, prive di veri risultati. Da ciò scaturì nei soldati uno stato d'animo di rassegnazione e apatia che a volte sfociava in forme di insubordinazione. C'erano anche i soldati esaltati della guerra, come le "Sturmtruppen" tedesche o gli Arditi italiani. Il primo conflitto mondiale si caratterizzò anche per l'utilizzo di nuove armi: gas, aerei, carri armati, sottomarini. La guerra accelerò anche la crescita di settori "giovani", quali automobilistico e la radiofonia.

1.7. Il "fronte interno" e le trasformazioni sociali

Per tutti i paesi che vi parteciparono, la Grande Guerra costituì un campo di sperimentazione di fenomeni legati alla società di massa. Anche i civili furono chiamati a dare il loro contributo nel "fronte interno": le donne si trovarono a svolgere le funzioni di capofamiglia, e molte di loro sostituirono nei lavori gli uomini arruolati nell'esercito. Fu una guerra totale, bc coinvolse tutti gli ambiti della vita. I più colpiti furono gli abitanti delle zone di guerra, ma c'era anche il problema di chi risiedeva in un paese diverso dalla propria patria d'origine e poteva trovarsi nella condizione di nemico, e soggetto alla confisca dei beni e a restrizioni personali. Caso limite fu quello degli armeni. Mentre Russia e Turchia combattevano nel Caucaso, gli armeni che vivevano nella parte turca di quella regione, sospettati di intesa col nemico russo, furono sottoposti a una brutale deportazione, che si trasformò in sterminio. Ci furono anche delle trasformazioni nell'economia, soprattutto nel settore industriale interessato alle forniture belliche, che conobbero uno sviluppo imponente. I poteri dei governi erano insediati dall'invadenza dei comandi militari, che avevano poteri assoluti per tutto ciò che riguardava la guerra, e potevano influenzare le scelte dei politici. Strumento essenziale per la mobilitazione dei cittadini fu la propaganda. I governi di tutti i paesi stampavano manifesti murali, organizzavano manifestazioni di solidarietà per i combattenti e incoraggiavano la nascita di associazioni "per la resistenza interna"; il governo sentiva che il clima interventista si stava affievolendo e cercavano così di mantenerlo alto. Nel 1915-16 si tennero due conferenze socialiste internazionali. Col protrarsi del conflitto i gruppi contrari alla guerra si rafforzarono. Fra essi i bolscevichi guidati da Lenin, che si erano staccati e costituiti fin dal 1912 in partito autonomo.

1.8. 1917: l'anno della svolta

Il 1917 fu l'anno della svolta. Due novità intervennero a mutare il corso della guerra: La rivoluzione russa e l'intervento americano nella guerra. Per quanto riguarda la seconda il 6 aprile gli Stati Uniti dichiarano guerra alla Germania, che aveva ripreso la guerra sottomarina, precedentemente sospesa per le proteste americane. L'intervento risultò decisivo. Intanto in Francia e Italia si fecero più frequenti episodi di insubordinazione. E delicata era anche la posizione dell'Impero austro- ungarico, dove prendevano forza le aspirazioni indipendentiste delle "nazionalità oppresse", ovvero polacchi, cechi e slavi del Sud. Seguì un accordo fra serbi, croati e sloveni per la costituzione, a guerra finita, di uno Stato unitario: la futura Jugoslavia. Per l'Italia fu un anno difficile. I comandi austro-ungarici approfittando della disponibilità di truppe provenienti dal fronte russo, fatto chiuso, inflissero un colpo decisivo all'Italia. Il 24 ottobre 1917 un'armata austriaca attaccò le linee italiane a Caporetto; le truppe italiane dovettero ritirarsi, cedendo così le posizioni che tenevano all'inizio agli austriaci. Il generale Cadorna diede le colpe della disfatta ai soldati, ma in verità era dovuta agli errori dei comandi. Nonostante tutto, questa disfatta ebbe ripercussioni positive, in quanto aveva consentito di accorciare il fronte e un minor logorio dei reparti combattenti. Quindi i soldati si trovarono a combattere una guerra difensiva, e perciò più motivati nel farlo; aumentò il senso di coesione patriottica. Fu costituito un nuovo governo di coalizione nazionale presieduto da Vittorio Emanuele Orlando. Diaz, il nuovo capo di stato maggiore, si mostrò più attento alle esigenze dei soldati. Inoltre grazie a un'opera sistematica di propaganda, circolò l'idea di una guerra democratica.

1.9. La rivoluzione russa: da febbraio a ottobre

Nel marzo 1917 ci fu uno sciopero generale degli operai a Pietrogrado, che si trasformò in manifestazione politica contro il regime zarista; lo zar abdicò e venne arrestato con l'intera famiglia reale. Si formò un governo provvisorio, con l'obiettivo di continuare la guerra e di promuovere la modernizzazione del paese. Approvavano ciò i gruppi liberal-moderati che facevano capo al partito dei cadetti, ma anche i socialisti menscevichi e i social-rivoluzionari con aspirazioni a una radicale riforma agraria. Tutti entrarono nel governo provvisorio, tranne i bolscevichi. Al potere "legale" del governo si affiancò il potere dei consigli (soviet, in russo) degli operai e dei soldati. Lenin, leader dei bolscevichi, giunto a Pietrogrado, diffuse un documento in 10 punti, le cosiddette "Tesi di aprile", in cui rovescia la teoria marxista ortodossa. Suoi obiettivi erano conquistare la maggioranza dei soviet, la pace, dare la terra ai contadini poveri e permettere che i consigli operai avessero il controllo della loro produzione. Il primo scontro tra bolscevichi e il governo provvisorio si ebbe a Pietrogrado, quando soldati e operai armati scesero in piazza per impedire la partenza per il fronte di Document shared on https://www.docsity.com/it/riassunto-del-libro-storia-contemporanea-dalla-grande-guerra-ad-oggi/7958289/ Downloaded by: auroracodiss (aurora.codi00@gmail.com)

¿Non has encontrado lo que buscabas?

Explora otros temas en la Algor library o crea directamente tus materiales con la IA.