Storia d'Italia dall'Unità a oggi: nascita della Repubblica e Guerra Fredda

Documento dall'Università degli Studi di Torino su Storia d'Italia dall'Unità a oggi. Il Pdf esplora la formazione della Repubblica e le dinamiche della Guerra Fredda, analizzando governi post-bellici, tensioni politiche e sociali, e l'evoluzione economica e sociale del paese nel contesto universitario di Storia.

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STORIA D'ITALIA DALL'UNITA' A OGGI – AURELIO LEPRE E CLAUDIA PETRACCONE
Capitolo XV – La nascita della repubblica
1- Il governo Parri e le eredità del successo: nel 1944 si formò un secondo governo Bonomi, con la partecipazione
del Pci ma non dei socialisti e degli azionisti. Nel 1945 gli succedette il governo Parri, con la partecipazione di
tutti i partiti del Cln, dal comunista al liberale. Parri veniva dalla Resistenza. Durante il fascismo Parri aveva
conosciuto il confino e nel 1942 era stato tra i fondatori del Partito d'Azione, che si proponeva di conciliare i
prìncipi del liberalismo e del socialismo, nell'ambito di una democrazia laica e repubblicana.
Parri rappresentava il Clnai, cioè le forze che avevano combattuto e guardavano con diffidenza a Roma,
considerata la sede della vecchia politica, in grado d'invischiare i comunisti e i socialisti. Il PdA aveva uno scarso
numero d'iscritti e una limitata estensione sul territorio. Parri possedeva l'autorità morale, ma non la forza politica
per gestire una situazione economica-sociale di estrema tensione. Il suo governo ebbe vita breve.
I liberali, sensibili agli interessi della grande borghesia, uscirono dal governo Parri e fu costretto a dare le
dimissioni. A dicembre, Alcide De Gasperi, segretario della Dc, formò un nuovo ministero, con la partecipazione
di tutti i partiti antifascisti. Qualche giorno prima la Cgil (confederazione generale italiana del lavoro), aveva
ottenuto un'importante conquista: la parità salariale per le donne e la scala mobile, che avrebbero dovuto
proteggere i salari dall'inflazione. Aveva accettato lo scioglimento dei <<consigli di gestione>> che erano stati
considerati da una parte della sinistra una sorta di soviet operai, un primo passo verso la conquista del potere nelle
fabbriche.
Un'utile chiave di lettura dell'evoluzione della vita politica italiana nel dopoguerra può essere la constatazione che
la democrazia si apprezza praticandola. Alla caduta del fascismo la situazione non era favorevole alla piena
realizzazione di una società realmente democratica. Le conseguenze tragiche della dittatura avevano esercitato una
dura funzione pedagogica, ma la democrazia che nasceva dalla guerra conteneva in sé molti elementi di fragilità.
Il nuovo modello politico non era stato imposto agli italiani dagli eserciti vincitori e non costituiva una novità per
l'Italia: l'Italia aveva conosciuto la Resistenza e, a differenza del Giappone, era stata dal 1861 al 1922 una società
liberale. Ma le debolezze che questa aveva mostrato di fronte al fascismo non la rendeva riproponibile, se non in
una nuova e più moderna veste democratica.
I partiti che avevano partecipato alla Resistenza attribuivano pealla democrazia significati differenti. Non solo
il Pci ma anche la maggioranza del Psi contrapponevano alla concezione liberaldemocratica la <<democrazia
popolare>> o <<progressiva>>, che cominciava a essere imposta dall'Armata rossa nell'Europa orientale. Anche il
Partito d'Azione chiedeva la costruzione di una democrazia <<sostanziale>>. Nella Dc c'era un diffuso
atteggiamento di diffidenza, alimentato anche dal clero, verso un modello di società che proveniva dai paesi
anglosassoni, considerati da sempre con sotterranea ostilità per il loro protestantesimo e con aperto sospetto per
una libertà di costumi che nella più profonda Italia cattolica sembrava sinonimo di libertinismo. Nelle idee
ricostruttive della democrazia cristiana, De Gasperi aveva auspicato un regime democratico ma nell'ambito di una
concezione organicistica della società, che rifletteva le tesi cattoliche del corporativismo, nonostante fossero state
riprese anche dal fascismo: chiedeva che accanto a una Camera eletta a suffragio universale, ci fosse un'assemblea
rappresentativa degli interessi organizzati, prevalentemente eletta dalle rappresentanze del lavoro e della
professione. De Gasperi proponeva che le forze del lavoro, riunite per gruppi d'interessi o professioni, integrassero
il suffragio politico a mezzo del suffragio economico, diventando così lo strumento propulsore della nuova
economia.
Togliatti dava alle forze del lavoro una funzione molto più importante: avrebbero dovuto essere garantiti dalla
libertà. Alla democrazia fondata sul contratto se ne sostituiva così un'altra, garantita soprattutto dal movimento
operaio, al quale Togliatti attribuiva una funzione del tutto particolare, superiore a quella delle altre forze sociali.
Inizialmente la Dc e il Pci utilizzarono, per affermarsi, anche elemnti esterni, rispettivamente l'appoggio del
Vaticano e il prestigio acquistato dall'Unione Sovietica nel corso della seconda guerra mondiale. Fu vantaggioso
per i due partiti di massa potersi rifare a due ideologie universali come la cattolica e la comunista, perchè le
conseguenze negative del nazionalismo fascista avevano indebolito l'idea di nazione. Le principali cause della loro
diffusione e del loro radicamentosull'intero territorio nazionale vanno però cercate nel fatto che entrambi i partiti
si fecero interpreti di esigenze e di speranze di vastissimi strati della popolazione.
Il regime democratico nato nel dopoguerra assunse la connotazione di sistema dei partiti, riprendendo la forma
politica prefascista, ma occupò più decisamente e massicciamente tutti gli spazi della società. Anche questa fu
un'eredità del fascismo e alimentò in molti italiani la convinzione che esistesse un ceto politico separato non
coincidenti con quelli dei comuni cittadini.
L'avversione ai partiti trovò sbocco nel movimento dell'<<Uomo qualunque>>. Nel 1944 era apparso un giornale
così intitolato, diretto da Guglielmo Giannini, un commediografo napoletano di scarse capacità artistiche ma abile
nel cogliere lo stato d'animo della gente. I suoi lettori avevano formato un movimento d'opinione che nel 1946 si
trasformò in un partito, il Fronte dell'Uomo qualunque. Le cause della rapida fortuna dell'Uomo qualunque sono
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La nascita della Repubblica

Il governo Parri e le eredità del successo

nel 1944 si formò un secondo governo Bonomi, con la partecipazione del Pci ma non dei socialisti e degli azionisti. Nel 1945 gli succedette il governo Parri, con la partecipazione di tutti i partiti del Cln, dal comunista al liberale. Parri veniva dalla Resistenza. Durante il fascismo Parri aveva conosciuto il confino e nel 1942 era stato tra i fondatori del Partito d'Azione, che si proponeva di conciliare i principi del liberalismo e del socialismo, nell'ambito di una democrazia laica e repubblicana. Parri rappresentava il Clnai, cioè le forze che avevano combattuto e guardavano con diffidenza a Roma, considerata la sede della vecchia politica, in grado d'invischiare i comunisti e i socialisti. Il PdA aveva uno scarso numero d'iscritti e una limitata estensione sul territorio. Parri possedeva l'autorità morale, ma non la forza politica per gestire una situazione economica-sociale di estrema tensione. Il suo governo ebbe vita breve. I liberali, sensibili agli interessi della grande borghesia, uscirono dal governo Parri e fu costretto a dare le dimissioni. A dicembre, Alcide De Gasperi, segretario della Dc, formò un nuovo ministero, con la partecipazione di tutti i partiti antifascisti. Qualche giorno prima la Cgil (confederazione generale italiana del lavoro), aveva ottenuto un'importante conquista: la parità salariale per le donne e la scala mobile, che avrebbero dovuto proteggere i salari dall'inflazione. Aveva accettato lo scioglimento dei << consigli di gestione>> che erano stati considerati da una parte della sinistra una sorta di soviet operai, un primo passo verso la conquista del potere nelle fabbriche.

Un'utile chiave di lettura dell'evoluzione della vita politica italiana nel dopoguerra può essere la constatazione che la democrazia si apprezza praticandola. Alla caduta del fascismo la situazione non era favorevole alla piena realizzazione di una società realmente democratica. Le conseguenze tragiche della dittatura avevano esercitato una dura funzione pedagogica, ma la democrazia che nasceva dalla guerra conteneva in sé molti elementi di fragilità. Il nuovo modello politico non era stato imposto agli italiani dagli eserciti vincitori e non costituiva una novità per l'Italia: l'Italia aveva conosciuto la Resistenza e, a differenza del Giappone, era stata dal 1861 al 1922 una società liberale. Ma le debolezze che questa aveva mostrato di fronte al fascismo non la rendeva riproponibile, se non in una nuova e più moderna veste democratica. I partiti che avevano partecipato alla Resistenza attribuivano però alla democrazia significati differenti. Non solo il Pci ma anche la maggioranza del Psi contrapponevano alla concezione liberaldemocratica la << democrazia popolare>> o << progressiva>>, che cominciava a essere imposta dall'Armata rossa nell'Europa orientale. Anche il Partito d'Azione chiedeva la costruzione di una democrazia << sostanziale>>. Nella Dc c'era un diffuso atteggiamento di diffidenza, alimentato anche dal clero, verso un modello di società che proveniva dai paesi anglosassoni, considerati da sempre con sotterranea ostilità per il loro protestantesimo e con aperto sospetto per una libertà di costumi che nella più profonda Italia cattolica sembrava sinonimo di libertinismo. Nelle idee ricostruttive della democrazia cristiana, De Gasperi aveva auspicato un regime democratico ma nell'ambito di una concezione organicistica della società, che rifletteva le tesi cattoliche del corporativismo, nonostante fossero state riprese anche dal fascismo: chiedeva che accanto a una Camera eletta a suffragio universale, ci fosse un'assemblea rappresentativa degli interessi organizzati, prevalentemente eletta dalle rappresentanze del lavoro e della professione. De Gasperi proponeva che le forze del lavoro, riunite per gruppi d'interessi o professioni, integrassero il suffragio politico a mezzo del suffragio economico, diventando così lo strumento propulsore della nuova economia. Togliatti dava alle forze del lavoro una funzione molto più importante: avrebbero dovuto essere garantiti dalla libertà. Alla democrazia fondata sul contratto se ne sostituiva così un'altra, garantita soprattutto dal movimento operaio, al quale Togliatti attribuiva una funzione del tutto particolare, superiore a quella delle altre forze sociali. Inizialmente la Dc e il Pci utilizzarono, per affermarsi, anche elemnti esterni, rispettivamente l'appoggio del Vaticano e il prestigio acquistato dall'Unione Sovietica nel corso della seconda guerra mondiale. Fu vantaggioso per i due partiti di massa potersi rifare a due ideologie universali come la cattolica e la comunista, perchè le conseguenze negative del nazionalismo fascista avevano indebolito l'idea di nazione. Le principali cause della loro diffusione e del loro radicamentosull'intero territorio nazionale vanno però cercate nel fatto che entrambi i partiti si fecero interpreti di esigenze e di speranze di vastissimi strati della popolazione. Il regime democratico nato nel dopoguerra assunse la connotazione di sistema dei partiti, riprendendo la forma politica prefascista, ma occupò più decisamente e massicciamente tutti gli spazi della società. Anche questa fu un'eredità del fascismo e alimentò in molti italiani la convinzione che esistesse un ceto politico separato non coincidenti con quelli dei comuni cittadini.

Il movimento dell'Uomo qualunque

L'avversione ai partiti trovò sbocco nel movimento dell' << Uomo qualunque>>. Nel 1944 era apparso un giornale così intitolato, diretto da Guglielmo Giannini, un commediografo napoletano di scarse capacità artistiche ma abile nel cogliere lo stato d'animo della gente. I suoi lettori avevano formato un movimento d'opinione che nel 1946 si trasformò in un partito, il Fronte dell'Uomo qualunque. Le cause della rapida fortuna dell'Uomo qualunque sono This document is available on studocu Scaricato da Elettra Possidoni (laboratoriocircomaximo@gmail.com)indicate dal suo stesso nome. Con un linguaggio spesso plebeo ma non privo di efficacia, Giannini dava voce agli uomini qualunque ai quali lui stesso apparteneva. In quegli anni un movimento avverso ai partiti aveva scarsissime possibilità di affermarsi. Il vuoto provocano dall'impossibilità di elaborare una forte, comune appartenenza nazionale, veniva riempito proprio con l'appartenenza partitica, che era anch'essa un'eredità, ma dell'età liberale. L'elemento unificante era dato dal richiamo all'antifascismo che avrebbe costituito anche il fondamento della Costituzione repubblicana.

Il referendum istituzionale e la Costituente

La nascita della repubblica fu un avvenimento rivoluzionario che si svolse in forme pacifiche. Il distacco dalla monarchia dal fascismo aveva in parte rimescolato le carte e l'affermazione della repubblica non era scontata. Fu merito di tutti i partiti e dei loro dirigenti avere dato al referendum del 2 giugno 1946, che decise la scelta istituzionale, e alle contemporanee elezioni per la Costituente un carattere puramente interno. Nel referendum la repubblica prevalse per 12.717.923 voti contro 10.719.284, mentre 1.509.735 voti non furono riconosciuti validi. Fu una prima, importante prova di maturità della giovane democrazia italiana. Il governo trovò una sufficiente unità e controllò con fermezza e accortezza la difficile situazione. Il liberale Leone Cattani (partito schierato con la monarchia), ministro per i Lavori pubblici, aveva sostenuto che si dava l'impressione di voler nascondere le cifre. La vittoria della repubblica fu una vittoria delle sinistre ma anche di De Gasperi, il quale riuscì a impedire una frattura della Dc sulla questione istituzionale e una nel paese. La contrapposizione era non solo politica ma anche territoriale, perchè il Sud aveva votato in maggioranza per la monarchia. Anche il primo presidente della repubblica eletto dal parlamento, Luigi Einaudi, era stato in passato di idee monarchiche. Le elezioni per la costituente videro prevalere la Dc, seguita dal Psi e dal Pci. Questo risultato dava la definitiva dimostrazione che l'epoca dei movimenti d'opinione era finita, sostituito da quella dei partiti di massa, dotati di un'organizzazione diffusa su tutto il territorio. Nel 1946 e nel 1947 l'attività politica si svolse su due piani: l'elaborazione sostanziale concorde della Costituzione e la lotta che si sviluppava nel paese tra i partiti e si rifletteva anche nell'attività di governo. I due piani apparivano separati ma non lo erano, perchè in alcune materie, la Costituente si limitò a un'indicazione di principi: i modi e i tempi della loro attuazione sarebbero dipesi dai futuri rapporti di forza, che cominciarono a delinearsi proprio nel corso della lotta politica che si svolse durante il 1947. in campo economico c'erano due esigenze fondamentali: mantenere almeno al livello di sopravvivenza gli strati più poveri della popolazione e ricostruire il paese. La ricostruzione poteva essere fatta in due modi: sulla base delle strutture già esistenti o trasformandole. L'intervento governativo doveva essere esercitato sulla produzione, attraverso un controllo democratico, e non sul mercato, che doveva diventare più libero. Il controllo sarebbe stato effettuato dai consigli di gestione. Togliatti rilevò che il Pci mancava di una politica economica, perchè fino ad allora aveva avuto una posizione soltanto critica sulle questioni dell'economia e non era facile trasformarla in un atteggiamento costruttivo. Il discorso era rivolto soprattutto all'interno del partito, per ricordare che una rivoluzione non era all'ordine del giorno; il Pci si considerava partito di governo. Togliatti assunse una posizione molto dura e non facile sul problema dell'assistenza. Il miglioramento dell'economia poteva derivare solo da una ripresa della produzione. Togliatti scrisse che in Italia c'era stato un compromesso, che aveva lasciato la guida dell'economia alle forze conservatrici; in cambio si era ottenuta la democratizzazione del paese nel suo complesso -> derivava dalla lezione di Lenin e Stalin. Pietro Nenni, con la sua parola d'ordine politique d'abord, poneva la politca al primo posto. La rinuncia a ogni tentativo di agire con riforme che incidessero sulla struttura economica avrebbe segnato la futura politica del Pci e anche i destini degli italiani. La Democrazia cristiana ebbe una rappresentatività molto più vasta del partito popolare, perchè le circostanze la portarono a rappresentare anche la destra. Il grande vuoto ideologico a causa della identificazione tra destra e fascismo, non poteva essere riempito da un Partito liberale, che non era in grado di trasformarsi in un partito di massa. C'era l'esigenza oggettiva di una forza in grado di contrastare l'azione del Pci e del Psi nella maniera più capillare possibile e questa forza non poteva essere che la Democrazia cristiana. I due partiti di sinistra dimostrarono notevoli capacità di espansione: l'attenzione che portavano ai problemi non solo generali ma locali consentiva loro di mettere radici dappertutto e di controllare il territorio. La Dc era il solo partito in grado di contrapporsi al Pci e al Psi dappertutto, perchè poteva contare sull'appoggio delle parrocchie, che svolsero un'importante funzione di supplenza politica, fino a quando le sezioni della Dc non furono in grado di fronteggiare numericamente quelle dei partiti di sinistra. Nel Pci e nel Psi il quadro di riferimento dell'individuo era la classe; per la Dc era la Chiesa. Tutti e tre i partiti erano contrari a una assoluta libertà di stampa. La preoccupazione di tutelare i giovani esisteva anche nei costituenti laici di sinistra. La conquista della piena libertà di stampa in Italia non si verificò dunque nel 1946 e nel 1947, ma nel corso della lotta politica che, nei decenni successivi, contrappose i comunisti ai cattolici. Gli uni e gli altri, difendendo la propria, finirono con il difendere la libertà senza aggettivi. Uno dei maggiori elementi di debolezza della democrazia cristiana era l'assenza di una seria riflessione sul fascismo. Se ne parlava come se fosse stato imposto agli italiani dall'esterno. Anche se molti dicevano di Scaricato da Elettra Possidoni (laboratoriocircomaximo@gmail.com)

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