Documento su Siena: le trasformazioni urbanistiche tra Duecento e Trecento. Il Pdf esplora l'evoluzione urbanistica di Siena tra il XIII e il XIV secolo, analizzando l'influenza della Via Francigena e le norme statutarie, utile per lo studio della Storia a livello universitario.
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31/03/20 Tra il Duecento e la metà del Trecento Siena fu una città di notevole importanza, non solo a livello italiano ma anche continentale, caratterizzata da fiorenti attività di carattere artigianale e soprattutto commerciale (in particolare finanziario). Inoltre possedeva un sistema politico e amministrativo molto ben strutturato, la cui attività incide in maniera significativa nella configurazione dello spazio urbano.
Alla fine del XII secolo, quando già la città si era strutturata con un regimento comunale, lo spazio urbano era iscritto in una cinta muraria molto allungata, la cui configurazione rifletteva le dinamiche di formazione dell'abitato.
Il nucleo fondamentale dell'abitato si collocava su due alture:
Queste alture, molto ravvicinate tra di loro, si collocavano ad ovest della Via Francigena, importantissimo asse viario che in corrispondenza di Siena si articolava in due rami.
Questo primo nucleo aveva dato dunque forma alla cosiddetta "civitas".
Cinta muraria del nucleo alto medievale della Civitas Mura definite nel corso del XII secolo 15 N
Questo nucleo si era espanso, poiché sulla Via Francigena si erano attestati con il passare del tempo dei piccoli borghi che avevano finito poi per connettersi tra di loro, dando vita ad un abitato con un tessuto continuo. Questo era avvenuto sia sul lato meridionale che, soprattutto, sul lato settentrionale della Via Francigena, dando quindi all'abitato questa caratteristica configurazione allungata.
La Via Francigena era una delle principali strade in Europa nel corso del Medioevo, che congiungeva il nord Europa a Roma. Era una strada di pellegrinaggio ma anche di traffico di merci e idee. Era quindi un tramite di ricchezza, perché vi avvenivano scambi commerciali, e pertanto attraeva popolazione.
Nel XII secolo a questo fenomeno se ne aggiunge un altro: un processo di inurbamento di alcune consorterie aristocratiche del contado intorno a Siena, attratte dalla città. Incominciano quindi a costruire le loro residenze fortificate lungo la Via Francigena. A Siena queste residenze si chiamano "castellari", hanno un carattere molto introverso ed erano tutte dotate di torri.XIII sec.
Nel corso del Duecento la situazione cambia però in maniera sostanziale.
La città vive una fase di sviluppo imponente, di carattere demografico, economico e socio- politico e questo influenza la struttura urbana: avviene una notevole espansione a est (verso la Valle di Ovile), ad ovest (verso la Valle di Fontebranda) e, a partire dagli anni '20 del Duecento, anche a sud (per quello che verrà poi rinominato "Terzo di San Martino").
Questo si traduce in una serie di progressive addizioni al nucleo originario. 1222 (DOCUMENTATA - Strutture di fortificazione preesistenti Addizioni definite nei primi decenni del Duecento 2 COME ESPANSIONE)
Ma questo non è uno sviluppo "spontaneo": le addizioni che si succedono al nucleo del XII secolo appaiono come addizioni programmate: quelle a est e ovest vengono strutturate fin dal primo e secondo decennio del Duecento e includono aree suburbane particolarmente attraenti per via della presenza di risorse idriche utili per le attività commerciali. L'espansione del Terzo di San Martino è invece documentata con certezza, e risale con certezza al 1222.
N 100 Siena è dunque sostanzialmente una città divisa in tre parti (i "terzi").
Una delle fonti principali per comprendere le trasformazioni urbanistiche duecentesche a Siena sono i cosiddetti "Statuti cittadini", cioè il codice che raccoglie le norme che governano la città.
Noi abbiamo a disposizione una redazione completa degli statuti di Siena solo per il 1262, ma molte di queste rubriche derivano da redazioni preesistenti (oppure se più tarde, riflettono consuetudini già in essere).
Ad esempio una rubrica del 1246 stabilisce che non si possa edificare le proprie case fuori dai confini delle aree che a ciò designate: fuori da questa area non si poteva costruire nulla, se non stalle e piccoli depositi agricoli. Questo ci fa comprendere la capacità da parte delle istituzioni di provvedere a una vera e propria programmazione urbanistica.
Un altro documento, di natura diversa e risalente al 1222, ci informa su come avvenisse materialmente la pianificazione dell'area di espansione del Terzo di San Martino. É una pergamena in cui un notaio (fondamentale per dare valore giuridico al documento) descrive le operazioni effettuate per definire il perimetro di questa nuova area urbana.Questo documento è molto importante perché ci fa comprendere la procedura utilizzata: Cominciando da uno spigolo delle mura preesistenti il notaio annota il numero degli allineamenti "ad cordam", con le corde tese tra picchetti lignei.
Attraverso questo documento si è riusciti a fare una ricostruzione di questo circuito murario (riconoscendo gli allineamenti che si sono conservati e i capisaldi citati nel documento, tra cui le porte).
La definizione di un tracciato murario non è di per sé però risolutiva del problema: non prevedeva la costruzione seduta stante delle mura, che invece avveniva in maniera articolata e nel tempo. Del resto un altro documento ci dice che ciascun podestà (i quali si succedevano con cadenza annuale) doveva reperire le risorse e provvedere alla costruzione materiale di un tratto di mura di cento braccia.
....... Mura definite nel XII sec. Ricostruzione del traceinto del 1222 Altri tratti di mara ducccatesche 5 N R
Il Comune provvedeva però anche ad altre operazioni che riguardavano in particolare la gestione dello spazio urbano, tra cui in particolare il limite tra pertinenze pubbliche e private.
Ne abbiamo conferma attraverso altre due rubriche, che riguardano:
Il tessuto urbano della porzione centrale della città, corrispondente grossomodo all'area oggigiorno occupata dalla Piazza del Campo (che verrà completata solo agli inizi del Trecento) si definisce quindi per mezzo delle terminationes e di un ferreo controllo delle istituzioni comunali.
In particolare durante il governo di Ugolino da Salomone (1218) si configura VIA DE BANCHI DI SOPRA VIA DEL BANCHI DI SOTTO CITTÀl'andamento della parte centrale dei due rami della Via Francigena (Via dei Banchi di Sopra e Via dei Banchi di Sotto) nonché del primo tratto di Via di Città, cioè la strada che congiungeva la Via Francigena all'antica civitas.
Si configura quindi in questo periodo lo sfioccamento tra le tre strade principali della città, che a Siena si chiama "Croce del Travaglio".
Era ed è tuttora il punto focale della struttura urbana, e non è un caso che dopo alcuni decenni vi verrà collocata la Loggia della Mercanzia.
In effetti i due rami della Francigena sono perfettamente simmetrici rispetto all'asse del primo tratto di Via di Città, a dimostrazione dello stretto controllo formale ottenuto con le terminationes.
Ne corso della prima metà del Duecento sono molti gli assi stradali che vengono sistemati, rettificati e addirittura aperti ex-novo.
Tra questi vi è un asse stradale la cui origine è documentata da una pergamena del 1223, nella quale è specificato l'acquisto da parte del comune di una porzione di terreno davanti al ponte di Vallerozzi, fuori dalle mura, da dove partiva una strada che conduceva ad una fonte.
00 IT C . 195
Si avvia quindi così l'apertura di una strada, che viene "terminata", cioè definita perfettamente nel suo tracciato. Il fatto che fosse stata "terminata" (non finita quindi, ma solo definita nel suo tracciato) è importante perché definisce in maniera precisa la porzione di terreno da acquistare per la configurazione esatta della strada.
Oggigiorno questa strada è apparentemente poco regolare, con andamento curvilineo e andamento a fuso, cioè con una sezione più ampia al centro e più stretta nella due parti terminali. Tuttavia osservando attentamente ci si rende conto che il tessuto edilizio attestato su questa strada è un tessuto molto regolare (cioè la partizione del tessuto edilizio è il frutto di una lottizzazione originaria). Si può pertanto provare a ricostruire l'andamento di questa terminazione, cioè l'originaria posizione dei picchetti per definire gli allineamenti ad cordam.
Un processo analogo a quanto visto nella configurazione della Via di Vallerozzi deve aver interessato anche l'area ad ovest della Via Francigena, dove si struttura la parte dell'abitato che discende verso la valle di Fontebranda.
La rete viaria di Siena è in gran parte connotata da forme curvilinee di tipo organico, mentre in quest'area osserviamo un disegno del tessuto edilizio caratterizzato da strade non perfettamente rettilinee, ma che (come nel caso di Vallerozzi) tendono ad una certa regolarità, nonostante questa orditura regolare sia intessuta su un declivio scosceso.
Si tratta di una orditura viaria che è articolata in senso gerarchico, cioè composta da due strade principali di sezione maggiore che si incrociano a formare una sorta di "croce di strade", e ulteriori strade di sezione minore: segno di un impianto predefinito.
Margini dell'area fortificata alla fine del XII sec. 0 Ampliamento delle Mura definito emto il 1226 Percorsi preesistenti 0 Tesseto viario definite al principio del XIII sec. 1 SLU 0 0 C 2 0 3 01 S 0 0 0 A
Lo schema è quindi apparentemente regolare, sebben non perfettamente preciso.
Pianificazioni di questo tipo sono del resto comuni in molte città toscane nella prima metà del Duecento.
Un caso è quello di San Gimignano, città anch'essa caratterizzata da un tessuto molto curvilineo, in cui la nuova espansione della "civitas nova" è una vera e propria addizione basata su una croce di strade (benché anche in questo caso poco regolare).
Un esempio ancora più raffinato di addizione al tessuto preesistente, risalente ai primi decenni del Duecento, è quello della "città nuova" di Massa Marittima, in cui si distingue facilmente il nucleo originario dalla nuova area:
quest'ultima è caratterizzata da un asse principale di grande sezione e da una serie di strade ortogonali, caratterizzate da una sezione minore, che definiscono degli isolati (termine che però si usa più in riferimento alla città ottocentesca), o meglio delle insulae rettangolari con il lato corto sull'asse principale: un vero e proprio impianto regolare, trasferito sul terreno per mezzo di terminationes.
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