Documento da Università su Letteratura Italiana 1. Il Pdf esplora la Divina Commedia di Dante Alighieri, analizzando struttura, personaggi e temi chiave come ricordo, memoria e cristologia, con riferimenti a Petrarca e Boccaccio, utile per lo studio della Letteratura.
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La Divina Commedia
Struttura
Il Titolo
Linguaggio e stili
La figura di Dante
Significati dell'opera
I personaggi
Il Viaggio
Differenze tra i Regni
Analogie e differenze tra Dante e Petrarca
Vita Nova
Tellini
San Francesco d'Assisi
Letteratura del 1200
Dante Alighieri
Francesco Petrarca
Giovanni Boccaccio
Il Decameron
Novella Lisabetta
Umanesimo e Rinascimento
Niccolò Machiavelli
Ludovico Ariosto
Opere
Torquato Tasso
La Divina Commedia è considerato il più grande capolavoro di Dante Alighieri, nonché una delle più grandi opere della letteratura di tutti i tempi. Il titolo originale dell'opera però è Commedia (il termine Divina infatti compare solo dopo, ad opera di Boccaccio). La Commedia viene definita come un poema didattico-allegorico in quanto attraverso la storia del suo viaggio immaginario nei tre regni dell'Oltretomba Dante intende lasciare ai posteri un insegnamento di tipo morale e religioso. La commedia però viene definita anzitutto come un'opera poetica teologica che non nasce come trattato di teologia, sebbene la componente teologica sia frequente al suo interno, ma come un'opera letteraria, un poema sacro che servendosi della religione come filo conduttore ci racconta dell'esperienza di vita cristiana del poeta. Tuttavia all'interno dell'opera non vi è solo una componente religiosa, bensì anche una componente autobiografica. Dante per questo si ispira infatti a due figure della modernità cristiana, che sono Boezio e Sant'Agostino. In particolare si parla di Mito poetico, con riferimento alla narrazione autobiografica, e di Mito Religioso, con riferimento a quella teologica. Nel corso del tempo alcuni studiosi danteschi come Gunter erano dell'idea che fosse necessario distinguere la narrazione poetica da quella religiosa, e di conseguenza ritenevano distanti le figure di Dante autore e Dante pellegrino. Altri studiosi invece, come la Leonardi, ritennero impossibile scindere le due cose, in quanto se si studia il testo da un punto di vista scientifico si comprende quanto l'autore coincida col protagonista. In più Dante, essendo un poeta realista, ci tiene a non separare mai l'arte dalla vita, sostenendo che all'interno di un'opera debbano necessariamente coesistere i vari aspetti personali dell'autore riguardanti la sfera politica, teologica, morale e filosofica. La vita per la poetica dantesca non può essere divisa in parti, per questo all'interno dell'opera l'aspetto biografico e quello religioso camminano di pari passo, anche perché Dante è stato un uomo di profonda fede cristiana.
L'opera, scritta in volgare fiorentino, si compone di tre cantiche: Inferno, Purgatorio e Paradiso, scritte tra il 1306 e il 1320. In particolare: Inferno: è stato scritto con ogni probabilità intorno al 1306. L'inferno dantesco è il primo regno dell'oltretomba che Dante visita durante il suo viaggio e non è che un'immensa voragine a forma di cono rovesciato che si apre sotto la città di Gerusalemme, luogo in cui risiedono le anime dannate di chi in vita è stato contrario agli insegnamenti di Dio. L'inferno è suddiviso in 9 cerchi concentrici, ognuno dei quali comprende una serie di anime che devono scontare le pene per i peccati commessi in vita. Man a mano che si scende verso il basso le bene diventano sempre più gravi. La caduta di Lucifero verso il centro della terra provocò da un lato la voragine e dall'altro una montagnetta, chiamata Purgatorio. Qui le anime sono costrette a scontare in eterno la propria pena, in base alla legge del contrappasso, secondo cui la pena da scontare corrisponde per contrapposizione o per analogia alle colpe commesse in vita.
Nell'Epistola XIII, rivolta a Cangrande della Scala, Dante ci spiega il perché del termine Commedia. Nel medioevo si era soliti distinguere tra Commedia (che aveva uno stile medio), Tragedia (che aveva uno stile elevato) ed Elegia (che aveva uno stile basso), tre generi letterari molto diffusi in quel periodo storico. Il titolo dell'opera fu Commedia proprio perché com'è tipico del genere della commedia il racconto si apre con una situazione critica e si conclude però con un lieto fine, come anche l'Eneide di Virgilio ma così come anche l'opera stessa di Dante (che si apre con lo smarrimento di Dante nella selva oscura e si conclude con la visione della Trinità nell'Empireo).
In ogni caso nell'opera di Dante ritroviamo una molteplicità di linguaggi e stili concatenati tra loro a tal punto che l'opera stessa rispecchia i caratteri tipici di Tragedia, Commedia ed Elegia allo steso tempo. Con Dante infatti per questo motivo si parla di plurilinguismo e pluristilismo, con riferimento all'uso simultaneo di termini e stili che sono diversi tra loro, a volte anche in contraddizione, e che cambiano in base al personaggio con cui il poeta si ritrova a conversare durante il suo cammino di redenzione. Da un punto di vista linguistico infatti si registrano termini sia cupi, scurrili e oltraggiosi, sia più nobili, abbinati a latinismi e grecismi vari oltre che diversi neologismi. Per tutta l'opera in ogni caso Dante si serve di un linguaggio evangelico, ispirato al Sermo Umilis (Vangelo), adatto anche alle persone meno colte. Si parla infatti di un linguaggio diretto, semplice ma non semplicistico e chiaro, nonostante l'autore abbia improntato più di un verso con ambiguità. Da un punto di vista stilistico invece l'opera risulta essere un mix perfetto di stili tra cui quello elevato (tipico della Tragedia), quello medio (tipico della Commedia) e quello basso (tipico dell'Elegia). Linguaggi e stili cambiano in base al luogo in cui ci si ritrova e ai dialoghi che l'autore stesso tiene con le anime che incontra durante il suo viaggio. Questo tipo di scrittura già nell'età del Petrarca venne da molti considerato un arcaismo, sebbene nella massima riconoscenza per il genio dantesco. Infatti con Petrarca si inizia man a mano ad abbandonare questa varietà di linguaggi e stili, per focalizzarsi su una ricerca raffinata di termini a limitato spettro.
Dante compare nell'opera sia come autore, sia come scrittore, osservatore, protagonista e narratore. Infatti è lui che in prima persona ci racconta delle cose che vive da protagonista, dandoci un quadro chiaro dei personaggi che incontra e dei luoghi che visita, rendendoci inoltre partecipi del suo stato d'animo, a tratti commosso a tratti indignato. Il suo è un compito arduo. Come ripete in più parti nell'opera infatti Dante si sente investito dell'incarico divino di visitare i regni dell'oltretomba per poi tornare sulla terra e raccontare al mondo intero ciò che ha visto, stimolando la società tutta a perseguire il bene e a mettersi in cammino verso la Luce. Secondo il poeta inoltre l'opera è stata scritta per mano sua, ma sotto dettatura della Grazia divina, e tale concetto si rifà un po' all'Umilitas tipica degli stilnovisti, che in un certo senso si consideravano solo strumenti nelle mani di Dio che ne dettava l'opera.
L'opera non è che un riscatto simbolico di una realtà degradata, dunque frutto di uno smarrimento interiore per gran parte dovuto a un sentimento di giustizia che anima l'autore dopo essere stato ingiustamente condannato all'esilio dalla sua città, Firenze. L'esperienza da nomade, il contatto quotidiano con la corruzione sociale e la frustrazione per una politica che lo ha pugnalato alle spalle dopo avergli dato da vivere sono stati quindi per Dante fonte di ispirazione e spinta propulsiva per la stesura dell'opera. Con la Divina Commedia l'autore da un lato vuole descrivere la condizione delle anime dopo la morte (dannati, penitenti e beati), rendendo la storia un allegoria del percorso di purificazione che ogni essere umano dovrebbe compiere per garantire alla propria anima di salvarsi nella vita ultraterrena; dall'altro invece vuole denunciare i mali del suo tempo, in particolare la corruzione politica ed ecclesiastica, in onore della giustizia, stimolando la comunità cristiana a tornare sulla retta via. Altro elemento importante infatti è il mito, basti pensare a tutte le figure mitologiche che, oltre a quelle religiose, vengono utilizzate per la narrazione, a volte lasciate intatte per come sono altre invece rimodellandole in funzione dell'opera. Il mito in Dante diventa uno strumento di denuncia: egli infatti attraverso le figure mitologiche che usa denuncia la società dei suoi tempi. Egli inoltre ci dice che l'aver utilizzato il mito per parlare di religione ha consentito all'autore di denunciare i mali e la corruzione della società senza però a sua volta essere denunciato. PS .: Dante non ha mai ricevuto una condanna per l'opera che ha scritto, ne è stato mai considerato blasfemo o eretico in quanto secondo la concezione dei tempi ogni essere umano avrebbe dovuto ricongiungersi a Dio e perseguire quindi la via della salvezza, e ciò infatti fu esattamente quello che fece Dante attraverso il suo poema e quindi il suo mettere in rima il viaggio che ha compiuto e di cui ha narrato all'intera umanità. La parola chiave di tutta la Commedia è "Umilitas", ovvero l'umiltà. L'intero viaggio di Dante infatti è quello di un peccatore che in quanto tale necessita di purificarsi per ottenere la salvezza divina e comprendere così la vera umiltà, di cui emblema per eccellenza è la Madonna la quale nonostante abbia partorito Cristo non si è insuperbita. Senza Umilitas non si può parlare di Dio.