Documento della Dott.ssa Vultaggio Poma su emostasi e coagulazione. Il Pdf esplora i processi di emostasi e coagulazione, distinguendoli e analizzando il loro bilanciamento, con un focus sui meccanismi fisiologici e patologici, utile per studenti universitari di Biologia.
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Dott.ssa Vultaggio Poma
La lezione di oggi è una delle lezioni seminariali, tenuta da una dirigente biologa del laboratorio analisi. La Dott.ssa nella lezione odierna parlerà di emostasi e coagulazione, mentre nella lezione di mercoledì 09/10 tratterà gli esami per lo studio della coagulazione e i farmaci di nuova generazione utilizzati in quest'ambito. La Dott.ssa inizia la lezione chiedendo che cos'è l'emostasi. Spesso si confonde l'emostasi con la coagulazione, ma non sono proprio la stessa cosa. Con il termine emostasi si intende quell'insieme di processi che portano sia alla formazione del coagulo ma anche alla mancata formazione di quest'ultimo; si tratta, quindi, di un fenomeno in cui si ha un bilanciamento tra le forze pro- coagulanti e anti-coagulanti. Un aumento delle forze anti-coagulanti porterà ad un rischio di emorragia, quindi diatesi emorragica, viceversa, uno sbilanciamento verso le forze pro-coagulanti porterà al rischio di trombosi.
Emostasi
Forze anticoagulanti
Forze procoagulanti
Processo che
Bilancio emostatico
Forze anticoagulanti
Forze procoagulanti
Emorragia Trombosi
Ci possono essere anche delle forme intermedie, come per esempio la CID (coagulazione intravascolare disseminata), che è uno sbilanciamento dell'emostasi in entrambe le vie: si ha una coagulazione disseminata (ovvero la formazione di microtrombi, che causano un rischio trombotico) e, al contempo, la formazione di microtrombi nel microcircolo causa il consumo degli attori della coagulazione, ovvero di piastrine e dei fattori della coagulazione, determinando quindi un rischio emorragico. Quando la CID ha un'evoluzione di tipo cronico si ha uno sbilanciamento verso il rischio trombotico, mentre se ha un'evoluzione acuta, ossia nel giro di pochi giorni, si ha un rischio emorragico. La CID insorge, per esempio, in seguito a uno shock ed è spesso associata a sepsi (=infezione generalmente da Gram -) oppure ad aborti o parti complicati.
1Il processo di emostasi di divide in 4 fasi: vascolare, piastrinica, coagulativa e fibrinolitica.
A) FASE VASCOLARE: nell'endotelio del vaso è presente un danno che causa il rilascio di fattori neuronali (nelle slide c'è scritto neuro-umorali), i quali inducono spasmo/vasocostrizione momentanea per ridurre lo stravaso di sangue e per marginare le piastrine e i fattori della coagulazione (cioè, farli accumulare nel sito di danno dove sono necessari). Fino a poco tempo fa si pensava che l'endotelio non avesse un ruolo attivo nell'emostasi, ma che svolgesse un ruolo passivo. La coagulazione viene attivata non solo in presenza di danno da ferita netta ma anche in assenza di tagli e di stravaso ematico, come nel caso dell'aterosclerosi o dell'infiammazione. N.B: l'infiammazione è dappertutto e "va a braccetto" con la coagulazione; fattori della coagulazione stimolano l'infiammazione e viceversa. Quindi, anche in presenza di un evento infiammatorio si ha l'attivazione della coagulazione. L'endotelio svolge un duplice ruolo:
A emorragia globuli rossi endotelio
10 vasocostrizione
99 endotelio
B coagulo bianco piastrine filamenti di fibrina
C D coagulo rosso
FAVORISCONO LA TROMBOSI
Via estrinseca della coagulazione
Esposizione del fattore tessutale legato a membrana
Adesione piastrinica tenute insieme dal fibrinogeno
VWF- Collagene
INIBISCONO LA TROMBOSI
Inattivazione della trombina, del fattore Xa e IXa
Proteolisi dei fattori Va e Villa
Inibizione dell'aggregazione piastrinica
Antitrombina III
PGI2, NO e adenosina difosfatasi
Trombina
Molecole eparino-simili
Trombomodulina
Endotelio
2tagliano i fattori della coagulazione Va e VIIIa (cofattori della cascata coagulativa). Sulle pareti dei vasi ci sono anche delle molecole eparino-simili. L'eparina è un antitrombotico/anticoagulante che lega e aumenta di mille volte l'attività dell'antitrombina, che è il principale anticoagulante fisiologico. In particolare, l'antitrombina agisce tagliando il fattore X e il fattore II (o trombina), ossia i principali fattori della via comune della coagulazione. Quindi l'azione dell'eparina è di aumentare l'attività anticoagulante dell'antitrombina. Le molecole eparino-simili presenti sulla parete vascolare amplificano l'attività anticoagulante dell'antitrombina III. Riassunto della fase vascolare: quando l'endotelio (che normalmente mantiene la fluidità del sangue favorendo l'attività anticoagulante grazie alla presenza delle molecole eparino-simili) viene tagliato/lesionato, si ha vasocostrizione momentanea per marginare la fuoriuscita di sangue accumulando piastrine e fattori della coagulazione nel sito di danno. Vengono inoltre rilasciati fattori come il fattore di Von Willebrand e il fattore tissutale che sono fondamentali per l'avvio della cascata coagulativa.
B) FASE PIASTRINICA (o emostasi primaria): si assiste alla formazione del tappo piastrinico (grazie all'accumulo di piastrine nel sito di danno) per marginare la fuoriuscita di sangue.
LE PIASTRINE
Le piastrine sono dei frammenti di
3Quando le piastrine si fermano, quindi aderiscono,
O platelets
si ha la loro attivazione: si assiste a un cambio conformazionale per cui da tonde/sferiche assumono una
Adesione e Attivazione piastrinica
Subendothelial matrix
Hemostasis
ADP TxA,
WWF
Exposed collagen
GP VI
Serotonin
Endothelial injury
GP Ib-IX-V-
TxA2
Platelet activation
collagene
Granules
fibrinogeno
VWF
pseudopodi cominciano a Fibrinogen ADP_ formarsi). Le piastrine attivate iniziano ad aggregarsi tra loro grazie al legame tra la glicoproteina IIb e il fibrinogeno; quest'ultimo quindi funge da ponte tra le varie piastrine e le aggrega. Quindi, i recettori importanti sono: GPIb per l'adesione (quindi legami con il fattore di Von Willebrand) e GPIIb per l'aggregazione (quindi il legame con il fibrinogeno). Quando si attivano, oltre ad aggregarsi, le piastrine espongono il fattore piastrinico 4 (FP4), costituito da fosfolipidi; è proprio sulla superficie di FP4 che avviene la cascata coagulativa. In seguito, le piastrine rilasciano dei granuli:
C) FASE COAGULATIVA (o emostasi secondaria): come detto all'inizio della lezione, la coagulazione corrisponde alla cascata coagulativa (e non all'emostasi) e avviene sui fosfolipidi della piastrine (FP4) e prevede l'attivazione di tutti quei fattori inattivati che circolano nei granuli di zimogeno e poi a cascata si attivano a vicenda, fino ad arrivare alla formazione della fibrina dal fibrinogeno, che porta alla stabilizzazione del tappo piastrinico (ossia alla vera e propria formazione del coagulo).
2 Modificazioni di forma
4 Reclutamento
3 Rilascio di granuli (ADP, TXA2)
1 Adesione piastrinica
Aggregazione (tappo VWF 5 emostatico)
Endotelio
Membrana basale
Collagene
4 GP Ilb/Illa 4 ActivationLa coagulazione avviene su FP4 per mezzo del calcio, che media il legame ponte tra i fosfolipidi e il gruppo carbossilico dei fattori della coagulazione.
2 Espressione del complesso fosfolipidico 3 Attivazione della trombina
4 Polimerizzazione della fibrina
1 Fattore tessutale
Fattore tessutale
1 Fibrina
Che provetta si usa per l'emocromo? Quella col tappo viola, contenente anticoagulante EDTA, ossia un chelante del calcio (fondamentale per l'attivazione dei fattori della coagulazione) che sottrae il calcio stesso per impedire l'inizio della cascata coagulativa. I test della coagulazione vera e propria in quale provetta vengono fatti? In quella col tappo azzurro, contenente sodio citrato (anch'esso un chelante del calcio ma più facilmente reversibile) che impedisce la coagulazione fino a quando non è il momento di effettuare il test della coagulazione; a questo punto viene aggiunto il calcio in eccesso che permette di bypassare l'azione del sodio citrato. Il calcio è fondamentale nella coagulazione perché è importante per il legame dei fattori di coagulazione con il fattore piastrinico 4 e quindi per l'attivazione della cascata. Il gruppo carbossilico dei fattori di coagulazione svolge un'azione fondamentale e si forma a partire dalla vitamina K (la quale è un cofattore importante per l'enzima epatico, proprio per la formazione del gruppo carbossilico sui fattori della coagulazione). Se si inibisce la produzione di vitamina K, non si forma il gruppo carbossilico e quindi non avviene il legame tra i fattori della coagulazione con FP4 e con conseguente mancata attivazione della cascata coagulativa.
Fattore della coagulazione
coo-
+
Ca
+
PO-
Fosfolipidi carichi negativamente
Un esempio di inibitore della vitamina K è il Warfarin, un farmaco anticoagulante cumarinico. La maggior parte dei fattori della coagulazione sono sintetizzati nel fegato e molti di essi sono vitamina K dipendenti, ad esempio la Protrombina o Fattore II.
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