La democrazia in età moderna e contemporanea: sviluppo e interpretazione storica

Documento dall'Università degli Studi di Milano (unimi) sulla democrazia in età moderna e contemporanea. Il Pdf, utile per studenti universitari di Filosofia, esplora il legame tra la democrazia ateniese e i modelli politici moderni, discutendo le diverse prospettive storiografiche e il ruolo di figure chiave.

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28 pagine

Riassunto "La democrazia in età
moderna e contemporanea"
Storia Del Pensiero Politico
Università degli Studi di Milano (UNIMI)
27 pag.
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INTRODUZIONE (Ugo Fantasia)
1. Democrazia ateniese e modernità: breve definizione di un campo di studio.
Negli ultimi decenni molti studiosi hanno riflettuto sui rapporti che legano la cultura politica
europea e americana alla democrazia ateniese di V-IV secolo a.C. All’origine di tali interessi
si possono individuare molti fattori: la diffusione del modello democratico-liberale su scala
planetaria, la pubblicistica neoliberale in area angloamericana che ha letto la democrazia
ateniese come la fonte di ispirazione per quella moderna, l’insofferenza nei confronti della
“regressione oligarchica” (termine usato da Petrucciani per indicare il processo per cui vi è
uno spostamento verso l’alto dei centri decisionali più rilevanti) che ha portato a una
riscoperta della dimensione partecipata e diretta delle democrazie antiche, alcune tendenze
degli studi storici che hanno incentivato l’analisi della plurisecolare fortuna di modelli politici
elaborati dalla tradizione greco-romana.
Il rapporto tra democrazia ateniese e modernità è stato indagato lungo 3 direttrici principali.
1. somiglianze e differenze, a livello istituzionale e ideologico: tali ricerche hanno messo
in luce numerose difformità strutturali.
2. storie della democrazia: analisi delle democrazie antiche e moderne non tramite un
confronto, ma secondo una prospettiva diacronica (ricostruzione delle varie forme
assunte da istituzioni democratiche a partire dall’Atene del V secolo a.C. fino a
giungere alle “post democrazie” degli anni Duemila).
3. il terzo filone si focalizza sulla percezione dei moderni, è la ricezione moderna della
democrazia ateniese: come la cultura occidentale ha interpretato l’esperienza
democratica antica. Il bilancio più ricco e stimolante è offerto dall’opera Brill’s
Companion to the Reception of Athenian Democracy.
2. L'architettura della raccolta
Questo libro è una raccolta di saggi. L’idea di questa silloge è nata in occasione della prima
presentazione del Companion al pubblico italiano. Il vivace dibattito avvenuto in seguito alla
presentazione ha richiamato l’attenzione su vari nodi problematici, gli otto saggi all’interno
del libro sono il risultato finale di quelle prime riflessioni.
Il saggio che apre la raccolta (Giovanni Salmeri, Carlo Sigonio e la scoperta dell’Atene
classica nella Venezia di metà Cinquecento) approfondisce il tema del Fortleben
(sopravvivenza) della Democrazia attica delineando il processo che, nella Venezia del XVI
secolo, portò alla stesura del De republica Atheniensium di Carlo Sigonio. Questa opera può
considerarsi il punto d’inizio degli studi sulle istituzioni del mondo greco nell’Europa
moderna. Il periodo repubblicano della storia di Atene è ripartito da Sigonio in 2 fasi:
IMPERUM DITIORUM (Dracone e Solone) e IMPERIUM OMNIUM LIBERORUM (Clistene,
Temistocle, Pericle). Sigonio è filoaristocratico e critico dello strapotere del demos.
Il saggio di Kinch Hoekstra Thomas Hobbes e la democrazia. L’eredità ateniese. Hobbes fu
uno studioso della vita politica e culturale dell’Atene del V secolo, egli tradusse in inglese le
Storie di Tucidide. Quest’opera di Hobbes, intitolata Eight Bookes of the Peloponnesian
Warre, ha anche una finalità politica: denuncia i perversi meccanismi deliberativi che
portarono alla disfatta dell’Atene democratica nella guerra del Peloponneso. Hobbes
paragona Atene all’Inghilterra (impegnata nella Guerra dei Trent’anni e sconvolta dalle
intemperanze parlamentari). L’analisi di Hoekstra parte da Peloponnesian Warre, ma include
anche la successiva concettualizzazione della democrazia espressa nei trattati politici di
Hobbes: Elements of law, De cive, Leviathan. Nei trattati politici Hobbes non fa riferimento ai
modelli greco-romani, molti studiosi per questo hanno ritenuto che queste teorie non fossero
influenzate dai modelli antichi e che Hobbes fosse l’ideatore di una teoria democratica
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Anteprima

Introduzione (Ugo Fantasia)

Democrazia ateniese e modernità: breve definizione di un campo di studio

Negli ultimi decenni molti studiosi hanno riflettuto sui rapporti che legano la cultura politica europea e americana alla democrazia ateniese di V-IV secolo a.C. All'origine di tali interessi si possono individuare molti fattori: la diffusione del modello democratico-liberale su scala planetaria, la pubblicistica neoliberale in area angloamericana che ha letto la democrazia ateniese come la fonte di ispirazione per quella moderna, l'insofferenza nei confronti della "regressione oligarchica" (termine usato da Petrucciani per indicare il processo per cui vi è uno spostamento verso l'alto dei centri decisionali più rilevanti) che ha portato a una riscoperta della dimensione partecipata e diretta delle democrazie antiche, alcune tendenze degli studi storici che hanno incentivato l'analisi della plurisecolare fortuna di modelli politici elaborati dalla tradizione greco-romana.

Il rapporto tra democrazia ateniese e modernità è stato indagato lungo 3 direttrici principali.

  1. somiglianze e differenze, a livello istituzionale e ideologico: tali ricerche hanno messo in luce numerose difformità strutturali.
  2. storie della democrazia: analisi delle democrazie antiche e moderne non tramite un confronto, ma secondo una prospettiva diacronica (ricostruzione delle varie forme assunte da istituzioni democratiche a partire dall'Atene del V secolo a.C. fino a giungere alle "post democrazie" degli anni Duemila).
  3. il terzo filone si focalizza sulla percezione dei moderni, è la ricezione moderna della democrazia ateniese: come la cultura occidentale ha interpretato l'esperienza democratica antica. Il bilancio più ricco e stimolante è offerto dall'opera Brill's Companion to the Reception of Athenian Democracy.

L'architettura della raccolta

Questo libro è una raccolta di saggi. L'idea di questa silloge è nata in occasione della prima presentazione del Companion al pubblico italiano. Il vivace dibattito avvenuto in seguito alla presentazione ha richiamato l'attenzione su vari nodi problematici, gli otto saggi all'interno del libro sono il risultato finale di quelle prime riflessioni.

Il saggio che apre la raccolta (Giovanni Salmeri, Carlo Sigonio e la scoperta dell'Atene classica nella Venezia di metà Cinquecento) approfondisce il tema del Fortleben (sopravvivenza) della Democrazia attica delineando il processo che, nella Venezia del XVI secolo, portò alla stesura del De republica Atheniensium di Carlo Sigonio. Questa opera può considerarsi il punto d'inizio degli studi sulle istituzioni del mondo greco nell'Europa moderna. Il periodo repubblicano della storia di Atene è ripartito da Sigonio in 2 fasi: IMPERUM DITIORUM (Dracone e Solone) e IMPERIUM OMNIUM LIBERORUM (Clistene, Temistocle, Pericle). Sigonio è filoaristocratico e critico dello strapotere del demos.

Il saggio di Kinch Hoekstra Thomas Hobbes e la democrazia. L'eredità ateniese. Hobbes fu uno studioso della vita politica e culturale dell'Atene del V secolo, egli tradusse in inglese le Storie di Tucidide. Quest'opera di Hobbes, intitolata Eight Bookes of the Peloponnesian Warre, ha anche una finalità politica: denuncia i perversi meccanismi deliberativi che portarono alla disfatta dell'Atene democratica nella guerra del Peloponneso. Hobbes paragona Atene all'Inghilterra (impegnata nella Guerra dei Trent'anni e sconvolta dalle intemperanze parlamentari). L'analisi di Hoekstra parte da Peloponnesian Warre, ma include anche la successiva concettualizzazione della democrazia espressa nei trattati politici di Hobbes: Elements of law, De cive, Leviathan. Nei trattati politici Hobbes non fa riferimento ai modelli greco-romani, molti studiosi per questo hanno ritenuto che queste teorie non fossero influenzate dai modelli antichi e che Hobbes fosse l'ideatore di una teoria democratica moderna che avrebbe ispirato i governi otto-novecenteschi. Hoekstra confuta questa ricostruzione. Hoekstra ribadisce il posizionamento antidemocratico della filosofia hobbesiana e recupera le radici ateniesi.

Maurizio Giangiulio in Senza Atene? Costellazioni discorsive democratiche tra XVII e XVIII secolo in Europa. Aspetti e problemi si chiede se sia possibile postulare una presenza significativa del modello dell'Atene classica dietro le riflessioni sulla democrazia del Sei-Settecento, con particolare riferimento all'Inghilterra repubblicana, alle Province unite e alla Francia del XVIII secolo. I riferimenti alla democrazia ateniese sono presenti e non necessariamente negativi. Per Giangiulio c'è un significativo "sottotesto" ateniese nel discorso sei-settecentesco sulla democrazia.

Luca lori è l'autore del quarto saggio: George Grote e John Stuart Mill interpreti dell'Epitafio di Pericle. lori sostiene che sia stato molto importante lo studio storico dell'Atene del V-IV secolo nella formazione del pensiero democratico moderno. Iori offre una dimostrazione di ciò concentrandosi sulle opere del circolo liberale degli English Utilitarians (di cui facevano parte Grote e Mill). Gli English Utilitarians, infatti, cercarono di recuperare l'eredità politica ateniese in chiave positiva. Iori si concentra sulle pagine che Grote e Mill hanno scritto riguardo l'Epitafio di Pericle.

Una profonda cesura nella storia degli studi sulla democrazia ateniese è rappresentata dalla pubblicazione nel 1891 della Costituzione degli Ateniesi di Aristotele e dall'incremento della documentazione epigrafica avvenuto nello stesso periodo. Se vi sia stata una corrispondente cesura sul piano della ricezione è un problema che nel Brill's Companion viene appena sfiorato. Ugo Fantasia nel saggio Prima della Costituzione degli Ateniesi di Aristotele: il mito di Aristide riformatore democratico si muove appunto all'interno del rapporto fra scholarship e ricezione. Nessuno, per capire l'evoluzione delle istituzioni democratiche del V secolo, prende più in considerazione la notizia, data solo da Plutarco e poi sconfessata nella Costituzione aristotelica, che subito dopo le guerre persiane, per iniziativa di Aristide, l'accesso all'arcontato sia stato aperto a tutti i cittadini ateniesi. Aristide però ha comunque occupato uno spazio di tutto rispetto nella ricezione tra la seconda metà del '500 e il tardo '800.

Ettore Cinnella Indagini e riflessioni sulla democrazia ateniese nella Russia prerivoluzionaria: la Russia zarista per un periodo tra '800 e '900 fu parte integrante della cultura classica europea.

Dino Piovan in Teoria politica e democrazia greca nel XXI secolo, dopo aver sottolineato l'eccessiva rigidità del pensiero di Isaiah Berlin (che classifica il caso di Atene come libertà positiva trascurando gli aspetti di libertà negativa insiti nel concetto greco di eleutheria), rivolge la sua attenzione a due esponenti della teoria politica contemporanea: John Dunn e Jacques Rancière. Dunn e Rancière sono accomunati dall'idea che il punto di forza del modello ateniese stia meno nella forma di governo e più nell'idea di uguaglianza che struttura tutti i tipi di relazioni sociali interne alla comunità. In questo capitolo viene dato spazio anche a David Graeber: un antropologo americano fortemente impegnato nella vita politica statunitense che fu tra gli animatori del movimento "Occupy Wall Street". A differenza di Dunn e Rancière che vedono nella democrazia ateniese un'esperienza storica esemplare Graeber non assegna ad Atene un particolare ruolo paradigmatico per la storia della democrazia. Secondo Graeber ci sono stati anche al di lì del mondo greco antichi esempi di democrazia caratterizzati da procedure di tipo consensuale e non maggioritario, privi di apparati coercitivi e più vicini a un'idea di uguaglianza. Solo in comunità di questo tipo si possono sviluppare quelle che Graeber definisce autentiche "pratiche democratiche". Le élite europee e nordamericane quando si appropriarono del nome "democrazia" lo svuotarono del suo contenuto radicale. Un recupero della democrazia può avvenire solo attraverso la contaminazione con esperienze estranee all'Occidente. Piovan osserva che una critica così radicale alla genealogia tradizionale del concetto di democrazia è costretta ad avere delle forzature. Ci sono indizi del fatto che quella di Atene fosse almeno in parte una consensus democracy più che una majority democracy e esistono delle differenze che impediscono di equiparare la democrazia ateniese alle procedure egualitarie di altre società.

Nell'Epilogo Paolo Butti de Lima riflette sul nesso tra democrazia e rivoluzione analizzando la ricezione del sistema ateniese tra il XVIII e il XX secolo.

Carlo Sigonio e la scoperta dell'Atene classica nella Venezia di metà Cinquecento (Giovanni Salmieri)

Il mito di Atene e la democrazia

Tra gli elementi che hanno contribuito alla formazione del mito di Atene in età moderna non è significativo quello di fondatrice della democrazia come forma politica. Di recente invece in un Companion di Brill si è voluto ricostruire un percorso ininterrotto della ricezione della democrazia ateniese nel mondo occidentale dal tardo medioevo all'età contemporanea trascurando il fatto che in più di un caso si ha a che fare con accenni alla storia della città piuttosto che con precisi riferimenti alla sua democrazia. In particolare nel Companion si è individuato nel grande storico rinascimentale Carlo Sigonio, autore del De republica Atheniensium, un entusiasta della democrazia ateniese quando invece è stato un acerrimo oppositore della popularis respublica istituita da Clistene.

Venezia e l'ordinamento politico

Venezia nel '500 divenne il centro mondiale della diffusione della cultura greca. Nello stesso periodo intorno a Venezia si era creata un'aura relativa all'eccellenza del suo ordinamento politico. Esso era ritenuto in grado di garantire libertà e longevità alla città e fu proposto, non solo in Italia, come modello insuperabile. Agli anni venti del '500, più in particolare, risale la composizione di due opere in cui, sulla scorta dell'apparato concettuale fornito dalla Politica di Aristotele, si analizza la costituzione della città.

All'interno di questo ambiente culturale si pone il De republica Atheniensium di Carlo Sigonio (1564), in cui per la prima volta in epoca moderna la costituzione di Atene viene presa in considerazione. Sigonio fa oggetto della sua indagine le istituzioni e le magistrature ateniesi e mette in luce il fatto che costituiscano una struttura interconnessa, ma non immobile. Egli ha una visione storica della costituzione ateniese (cariche e istituzioni hanno una loro origine e si trasformano nel tempo). L'opera di Sigonio non può essere definita di storia greca, Sigonio non ha un approccio scolastico, egli ha l'approccio di uno storico delle istituzioni. In questo periodo si affermava il pensiero politico tardo medievale e umanistico di matrice aristotelica che contribuì alla definizione del sistema politico di Venezia. Tutti coloro che nel '400 trattarono degli ordinamenti politici delle città italiane a loro contemporanee appaiono tributari di Aristotele.

La diffusione del pensiero politico di Aristotele

Fondamentali per la diffusione del pensiero politico di Aristotele sono state le due traduzioni latine della sua Politica apparse tra il XIII e il XV secolo.

  • La prima, di Guglielmo di Moerbeke, attraverso commenti, come quelli di Tommaso d'Aquino, contribuì ad arricchire il lessico politico e introdusse la nozione di costituzione mista. A Tolomeo da Lucca si deve, invece, un'acuta notazione che

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