Documento di Università sulla psicologia della personalità e i disturbi del comportamento. Il Pdf, di Psicologia, esplora il concetto di normalità e i criteri per identificare i disturbi psichici, descrivendo diverse tipologie di disturbi di personalità secondo il DSM-IV.
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Una parte considerevole delle ricerche sulla psicologia della personalità è nata in ambito clinico, dalla necessità di meglio comprendere e affrontare i disturbi del comportamento. Psicologia e psichiatria hanno così studiato il rapporto fra la personalità e i singoli disturbi, la misura in cui disagi e patologie del comportamento possono essere collegati a cause biologiche o situazioni esistenziali, essere considerati sofferenze che coinvolgono una sola parte dell'individuo o la personalità nel suo complesso. Da questi studi si sino sviluppate oltre che teorie e classificazioni, anche differenti pratiche sociali nei confronti delle persone definite "mentalmente malate" o "folli".
Etimologicamente ciò che p" normale" p sempre relativo a una "norma": pertanto non esiste un valore assoluto di normalità, ma solo una normalità secondo determinati criteri. I criteri di normalità esistenti a livello sociale possono essere esaminati e i loro problemi messi in luce, ma difficilmente sarà possibile individuarne uno assolutamente valido e definitivo.
Comportamenti caratterizzati da aggressività e impulsività o da mitezza e riflessività, da rispetto o assenza della possessività personale, da partecipazione alla vita sociale o isolamento, da aderenza alla realtà o dalla ricerca di esperienze allucinatorie possono essere considerati, a seconda delle culture, normali o anormali e folli.
Secondo molti autori la distinzione tra disturbo mentale e normalità si riferisce all'entità e alla gravità delle difficoltà che il soggetto trova con se stesso e nelle relazioni con gli altri. La discriminante fondamentale è però spesso il mantenimento del contatto con la realtà, vale a dire riuscire a distinguere e mantenere separato ciò che è il risultato della propria esperienza soggettiva, delle proprie idee, fantasie, con la realtà oggettiva.
Le persone che sono affette da disturbo mentale riescono ad utilizzare solo in minima parte le proprie potenzialità psicologiche. Sia le capacità intellettive, sia le potenzialità affettive sono impedite nel manifestarsi appieno. Gli impedimenti possono esser fatti risalire ad ostacoli impalpabili, psicologici (ad esempio, si può sentire dire che una persona è bloccata negli affetti dai propri complessi), ma possono riguardare ostacoli ben più consistenti, ad esempio traumi infantili particolarmente devastanti ... Qualsiasi sia la causa che può aver scatenato il disturbo, la persona trova impedimento ad utilizzare completamente le proprie risorse cognitive o affettive.
Quando la gravità dei sintomi è tale da impedire alla persona di rivestire un ruolo sociale adeguato all'età, al sesso, al contesto sociale di appartenenza il disturbo psichico si presenta come una situazione di disabilità grave.
Nella cultura occidentale dell'antichità la follia rientrava in gran parte nella categoria del sacro, veniva classificata come invasamento divino o demoniaco. A seconda dei casi venivano adottati dei sistemi rituali per il recupero dei folli o dei devianti, anche se alcuni medici, come Ippocrate o Galeno, proponevano un approccio "naturalistico" alla malattia mentale.
La trasformazione più rilevante a questo riguardo si veridica con l'età del Rinascimento e della Riforma. Fra il 1487 e il 1489 i frati domenicani Sprenger e Kramer pubblicarono un libro, testo chiave dell'Inquisizione che riduce tutta una serie di manifestazioni di "follia" o "devianza" ad atti di stregoneria da indagare, giudicare e reprimere inflessibilmente. Nel 1547 viene costruito a Londra l'ospedale di Santa Maria di Betlemme allo scopo di custodirvi i "lunatici", ma anche i vagabondi: per circa due secoli verrà considerato un luogo di pubblico spettacolo a pagamento. In seguito gli ospedali saranno anche luoghi di lavoro forzato. Entrambi gli episodi possono essere considerati esemplificativi della tendenza prevalente nell'età moderna, in cui la centralità della ragione si accompagna, in varie forme, all'espulsione, anche fisica (eliminazione o reclusione), della follia.
Gli ospedali per i folli cessano di essere considerati dei semplici luoghi di detenzione soltanto fra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell'Ottocento. Studiosi come Muller, Tuke operanti nei diversi paesi d'Europa, cominciano a concepire i folli come persone malate, richiedendo per loro un trattamento più umano come , ad esempio, l'eliminazione delle catene. A trattamenti "medici" come salassi, purghe, bagni gelati vengono così collegati interventi rieducativi, nella convinzione che la follia sia una perversione della volontà.
Le punizioni corporali, l'obbligo di partecipare a estenuanti funzioni religiose rientrano nel progetto di sottomettere la volontà del malato e di sradicare la perversione della sua mente. I medici più eminenti, tuttavia, si battono anche per un diverso approccio, improntato a un "trattamento morale" che preveda il recupero dei malati di mente attraverso relazioni meno oppressive e più tolleranti.
Nel corso della seconda metà dell'Ottocento il problema della follia viene considerato dal pensiero positivista come un malfunzionamento dell'organismo all'origine di comportamenti incomprensibili e spesso incurabili, contrari all'ordine e alla morale "naturali" della civiltà. Gli ospedali psichiatrici veri e propri si sviluppano a partire da quando il tedesco EMIL KRAEPELIN (1856-1926) istituisce la classificazione sistematica della malattie mentali all'origine della psichiatria contemporanea. La clinica delle malattie è però ancora fortemente limitata e il "manicomio" è, nella maggior parte dei casi, solo un luogo di contenimento.
Nella prima metà del XX secolo la pratica terapeutica si arricchisce delle terapie fisiche messe a punto a partire dagli anni Trenta. Fra esse la meno diffusa è la shock insulinico, mentre più praticate sono la psicochirurgia e la terapia elettroconvulsiva (elettroshock). Basate su una posizione fortemente organicista (secondo la quale i disturbi mentali sono disturbi del sistema nervoso), le terapie fisiche di shock partono dal presupposto che l'induzione medica di determinate condizioni di sofferenza a livello cerebrale (come il brave passaggio di corrente elettrica attraverso le tempie ... ) possa produrre miglioramenti (la maggiore accessibilità alla psicoterapia degli schizofrenici dopo il coma insulinico, la sedazione di crisi psicotiche e il superamento di condizioni di depressione grave nel caso dell'elettroschock).
Il cambiamento successivo all'interno degli ospedali psichiatrici si verifica introno alla metà del '900, anzitutto attraverso l'apertura dei reparti, che supera la concezione della malattia mentale come condizione permanente e punta alla remissione e alla dimissione dei pazienti.
L'altra novità è costituita dall'introduzione degli psicofarmaci, con i cosiddetti tranquillanti maggiori, adatti a ridurre i sintomi di patologie gravi come la schizofrenia così da permettere al malato di uscire dall'isolamento e di comunicare. A questo si accompagna una conseguente riduzione dei trattamenti fisici.
Tuttora le terapie chimiche rappresentano il principale approccio terapeutico della psichiatria di indirizzo medico-organico, la quale può appoggiarsi alle numerose ricerche che in questi ultimi anni hanno suggerito la correlazione fra fattori neurologici, predisposizioni genetiche e disturbi mentali.
I disturbi nevrotici sono meno gravi rispetto a quelli psicotici perché non alterano il sistema di realtà del soggetto. Ovvero la persona riesce a riconoscere e discriminare ciò che dipende dalla propria realtà dalla realtà oggettiva.
I disturbi nevrotici entrano nella realtà quotidiana di tutti: sono le ANSIE, le INSICUREZZE, le PAURE IMMOTIVATE, OSSESSIONI.
Per Nevrosi si intende indicare tutti quei disturbi psicologici provocati e caratterizzati da una o più emozioni, le quali sono eccessive e dunque dannose e disfunzionali, come ad esempio ansia, paura,