Documento dall'Accademia di Belle Arti di Bari sul Futurismo, cinema, teatro, arte e propaganda. Il Pdf esplora le diverse forme teatrali futuriste, come le "serate" e il Teatro Sintetico, e l'influenza del movimento sui mezzi di comunicazione di massa, con un focus sulla simultaneità del punto di vista, per studenti universitari di Arte.
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Accademia di Belle Arti di Bari
28 pag.
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Il futurismo italiano inizia a diffondersi quando la macchina, entra nella vita quotidiana dell'uomo del 900.
Fra le macchine protagoniste del nuovo secolo, troviamo il cinematografo, che contiene tutte le
caratteristiche che i futuristi, amano. Essi sono affascinati da tutto ciò che si muove grazie ad un
meccanismo, prendendo subito atto del fatto che il cinematografo sarebbe stato un potente mezzo di
comunicazione. Esso avrà un ruolo importante nella poetica futurista.
Dal momento in cui, dal Rinascimento in avanti, la conoscenza è diventata per l'uomo "applicata", egli
inizia ad avere l'idea di evoluzione e di divenire. Idea che nell'epoca moderna, si manifesta nel concetto di
"progresso" incessante.
Il termine progresso, prende in considerazione, due temi principali: l'affrancamento del lavoro e la
liberazione dalla morte, che hanno in comune il desiderio di liberazione dall'esperienza della sofferenza.
Questi due aspetti, venivano vissuti dall'uomo antico in maniera inclusiva, ovvero contenuta dentro. Né la
morte, ne il lavoro per sostenere la vita, erano mai diventati un'ossessione, talmente grande da modificare
il mondo intorno a sé.
L'avvento della macchina, produce l'estensione degli arti dell'uomo, prendendosi la fatica del lavoro,
mentre la chimica e l'elettricità, in seguito, estenderanno: la memoria della forma e il sistema nervoso
centrale.
L'era meccanico-chimica ed elettrica, rivela l'uomo lineare, la cui dimensione psichica è rappresentata
attraverso i mezzi di comunicazione di massa.
Questo mostra quanto l'uomo moderno sia disposto all'individualismo a all'egoismo. Dal desiderio di
vivere non solo esteriormente in un mondo artificiale, si colloca la voglia futurista verso la scienza
convertita in tecnologia.
Quest'adesione produrrà la nascita dell'estetica della scoperta scientifica che i futuristi chiameranno
"estetica della macchina".
All'interno di questa visione rivoluzionaria, nasce l'idea cinematica, e questo accadrà prima che si inizi a
parlare di cinematografo. Il cinema si inserisce nel futurismo attraverso la pittura: Balla per l'inquadratura e
la sequenza fotografica, Boccioni con il movimento, la cinetica delle figure e del paesaggio.
Il cinema penetra totalmente nel teatro futurista, tant'è che Scrivo, afferma che si è rinnovato grazie
all'uso del cinematografo.
Il modello cinematico rende inattuali i valori del quadro statico, facendo intervenire una rappresentazione
univoca e mobile invece di una molteplice e statica.
L'immagine fisiologica, sferica, viene sostituita da un occhio fotografico, meccanico e rotondo, che però
riduce su un quadrato standard un'immagine.
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Quest'occhio fotografico, inizialmente mostra immagini in bianco e nero, successivamente anche a colori.
La pittura non ha standard, la fotografia si.
L'adesione al modello cinematico renderà i futuristi rigidi e contrari al rifiuto della molteplicità
dell'espressione umana.
I futuristi, sono incantati per loro natura, da ciò che dovrà giungere e sviluppano così una negazione per il
presente, molto al di sotto della loro estetica e poetica, e poi una negazione polemica per il passato. La
teoria futurista ha interesse verso nuove teorie estetiche raccolte nei "manifesti ".
Nel 1916 i futuristi producono il loro primo film: "Vita Futurista". La definizione di questo film si può
chiamare "simultanea", perché lascia una traccia a livello teorico, data la scarsa diffusione del film e per
problemi di efficacia estetica.
Il concetto di simultaneità , insieme al concetto di compenetrazione e alla sintesi, sono alla base della
teoria estetica futurista.
Bisogna ringraziare i futuristi per aver trovato un linguaggio comune al cinema, al cinema d'avanguardia e
al cinema pubblicitario.
La presentazione pubblicitaria, viene trasmessa in forma di brevi episodi che verranno chiamati spot.
I futuristi, affiancano alla visione estetica, una dimensione politica che esercita il totalitarismo; Marinetti
infatti parlerà di un'arte "fascista", quindi non più solo futurista.
Il cinema futurista, si propone all'industria culturale fascista, senza ottenere però l'appoggio economico
necessario per emergere. I futuristi, scelgono dunque la strada dell'autoproduzione.
Il cinema futurista si realizza, principalmente a livello teorico, sia per l'autofinanziamento e per
l'autoproduzione, sia perché non ha le basi necessarie per formare attori, tecnici, scenografi ecc.
I futuristi non riescono ad applicare le loro teorie estetiche al cinema, al teatro, alla danza, alla fotografia e
altre arti, ad eccezione della pittura, arte in cui riescono ad esprimersi meglio.
Possiamo dire quindi che il futurismo è ancora in atto, futurismo è tutta l'arte che affida alla tecnologia alla
propria ragione d'essere.
L'adesione del futurismo verso un'arte ridotta a icona del mondo "esterno", porta all'inizio del XX secolo
ad una "rapida estroversione della scienza in tecnologia".
Si assiste così, all'emergere di problematiche di tipo psicologico, che vengono però ignorate
dall'individualismo romantico. Problematiche che hanno quasi obbligato l'artista ad assumere un ruolo in
questa trasformazione meccanica.
Con una grande trasformazione del sistema di produzione di beni e con una rapida industrializzazione, si
viene a creare una nuova scala di bisogni che al consumo di un nuovo tipo di prodotto, affianca la
trasformazione dello spazio esistenziale da "cittadella" a "metropoli".
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Nel giro di pochi decenni, tra il XIX e XX secolo, la macchina diventa difficile da ignorare a causa di un
violento impatto vissuto dalle popolazioni.
La trasformazione dei "processi organici" di produzione in "processi meccanici", richiede la concentrazione
di forze lavorative in nuclei urbani sempre più popolosi, dediti ad una funzione di produzione-consumo.
Per i futuristi e in particolare per Marinetti, si può parlare di una difficile accettazione del mondo moderno
e meccanizzato. L'esistenza di un sentimento di rifiuto e di paura del mondo moderno da parte di Marinetti
viene segnalato in molti scritti dell'autore, come "Les dieux s'en vont, D'Annunzio reste".
Ma poco dopo, Marinetti sarebbe diventato il protagonista del mondo meccanico-elettrico.
L'atteggiamento di rifiuto in Marinetti giovane, rimane lì a manifestare un'umanità ormai perduta e la
sincronia con la natura. Essa è diventata una specie di disagio, di cui sbarazzarsi al più presto.
I futuristi giustificano la necessità di un nuovo concetto di natura dettato dalla visione urbana, ritenendo
che le "mascherature fantastiche della realtà", date da cellule fotoelettriche, fumi e colori della chimica,
bastino a dare un nuovo volto al mondo.
In questo modo si manifesta un'adesione, da parte di alcuni futuristi, alla tecnologia, cercando in tutti i
modi di far parte del mondo artificiale.
Ci sarà, quindi, una specie di regressione in un sistema totalmente codificato, disposto a far conoscere la
sua struttura, ma non trasformabile dai singoli.
L'ossessione meccanica e metropolitana dei futuristi, nasconde la paura di una "natura" autonoma, non
ordinata né ordinabile.
Alla natura autonoma si sostituisce una "natura artificiale" ricostruita dall'uomo.
Il Seicento, momento di frattura fra il mondo classico e quello anticlassico, è il momento di passaggio dal
"fato antico" al "fato moderno" che porterà all'inizio dell'era industriale.
Alla base di quest'era c'è la l'assunzione da parte della scienza, dell'estroversione tecnologica, che
dimostra come è ormai impossibile una rivoluzione scientifica nel senso classico.
La tecnologia, invade, nel Novecento, il reale e il quotidiano, acquista importanza nella comunicazione tra
gli uomini.
Il nuovo tipo di comunicazione, determina il "carattere della conoscenza", essa, manipolata dall'esterno,
attraverso la tecnologia, produce soluzioni alle trasformazioni razionali in atto nel mondo.
Il futurismo è l'anello di una catena, iniziata nel 600, che non ha ancora trovato una soluzione nel campo
delle arti.
Il rapporto dei futuristi con la scienza e la filosofia corre sul filo della separazione tra "natura" e "spirito",
che è alla base della formazione dell'uomo contemporaneo "mono cerebrale", che vede e sente solo
attraverso la separazione tra corpo e mente.
Questo consente di vedere, se stessi e il mondo fatto di separatezza. Questo modo di vedere, conduce a
percepire tutto, a frammenti, tutto catalogato con giudizi rigidi e parziali.
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La tensione a "superare l'umano", s'inserisce nella poetica di Marinetti, come la rottura del passato, ma
invece è solo una logica conseguenza. Possiamo dunque dire che il futurismo , è la conseguenza delle
poetiche classicistiche.
L'androide, "l'uomo moltiplicato dalla macchina", l'accettazione del mondo metallizzato, costituiscono per
l'artista una necessità e diventano dei filtri per osservare il mondo.
I futuristi hanno mantenuto inalterato il loro pensiero, ovvero che la macchina rientra nel regno della
natura, per oltre trent'anni.
Il futurismo si offre al nuovo mondo che si apre allo sguardo dell'era elettromeccanica. Esso aderisce alla
storica avversione, che porta verso la "natura" autonoma , che è indipendente dall'azione dell'uomo. La
natura naturale, invece, appare difficile da trasformare e manipolare. Quest'ultima, viene conosciuta,
attraverso un'osservazione dall'interno.
Nel 900, i futuristi, cedono velocemente alle facili teorie che supportano la scienza, una scienza che è a
favore della creazione di una "natura" artificializzata, trasformabile a piacere.
L'amore per questo nuovo tipo di natura, farà sorgere in un studio di Erich Fromm, Anatomia della
distruttività umana, il sospetto che Marinetti, insieme ad altri casi, fosse affetto da tensioni necrofile.
Fromm definisce così la necrofilia:
"È la passione, l'attrazione per tutto ciò che è morto, marcio, è la passione di trasformare quel che è vivo, in
qualcosa di non vivo, di distruggere per il piacere di distruggere. È la passione di lacerare le strutture
viventi".
Questo è solo il punto di partenza di una tensione che ha radici più profonde.
Da una parte, la fragilità dell'essere, soggetto alla legge della morte, spinge alla distruzione e, alla
rimozione della natura biologica dell'uomo, compresi i sentimenti di dolore e piacere, come si legge in un
manifesto di Marinetti.
Dall'altra parte, per il superamento dell'uomo biologico, si ha bisogno della conoscenza scientifica che dà
luogo alla creazione di un nuovo essere: il "tipo non umano". "Egli sarà crudele, onnisciente e combattivo".
(Marinetti)
Non può esserci una distruzione dell'uomo biologico, che non implichi la sua sostituzione con un "tipo non
umano e meccanico". Questo è il primo elemento, secondo Fromm, di necrofilia: sostituire quel che è vivo,
l'uomo biologico, con qualcosa che è morto.
Il rapporto che esiste fra la pulsione distruttiva espressa dai futuristi, nel loro amore per la guerra e la
contemporanea divinazione della capacità "immensificatrice" della tecnica, esprime, per Fromm, una
"qualità necrofila" di cui la nostra epoca offre molti esempi.
L'assunzione di caratteristiche necrofile, passa attraverso l'adorazione ossessiva del mondo meccanico, e
Marinetti è un esempio esplicito, nel quale la presenza della coppia, tecnica-distruttività, rivela la presenza
di atteggiamenti necrofili; come la tendenza violenta verso le ideologie coercitive.
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