Slide di Università sul trauma psicologico: definizione, evoluzione concettuale e teorie psicoanalitiche. Il Pdf, adatto a studenti universitari di Psicologia, esplora le teorie di Freud, Bion, Ferenczi e Klein, con un focus sul trauma infantile e le relazioni primarie, analizzando concetti come la reverie materna e la regolazione affettiva.
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Trauma psicologico: definizione (Freud, Bion, Ferenczi, Klein). Nel corso del tempo sono state fornite molte definizioni differenti del concetto di trauma. Il termine "trauma" ha un origine complessa: il suo difficile inquadramento concettuale risulta anche dal suo essere derivato dall'ambito medico, secondo il quale l'organo traumatizzato è quello che riporta una lesione ad opera di un oggetto esterno, che ne inficia il normale funzionamento. In modo molto generale, il trauma può essere definito come un evento imprevisto, improvviso e imprevedibile che la persona sperimenta come destabilizzante e devastante. L'evento traumatico domina la capacità di risposta della persona, rimanda a una condizione d' impotenza davanti a un'esperienza sconvolgente e incontrollabile che provoca un flusso di sensazioni incontenibili, travolge le normali difese dell'individuo che lo rende privo di difese e incapace di reagire, imponendo la messa in atto di difese patologiche. Dal punto di vista etimologico la parola trauma deriva dal verbo greco tpaupa, che significa "perforare", "danneggiare", "ledere", "rovinare" e contiene un duplice riferimento a una ferita con lacerazione, ed agli effetti di un urto, di uno shock violento sull'insieme dell'organismo. Ampiamente diffuso nell'ambito delle discipline medico-chirurgiche, durante il XVIII sec. il termine è stato adottato dalla psichiatria e dalla psicologia clinica che indicano con esso la sopraffazione del soggetto da parte di uno stimolo eccessivo .
I primi a scrivere sulle conseguenze di vita opprimenti furono il filosofo e psichiatra francese Janet, il cui lavoro è fondamentale per la comprensione e il trattamento dei disturbi legati al trauma, e il neurologo francese Charcot, il quale fu l'ideatore del termine Isteria traumatica, dovuta ad un forte shock. Charcot notò che la paralisi corporea non era sempre dovuta a incidenti che procuravano lesioni organiche ma, a volte, si poteva verificare una paralisi anche in assenza di un trauma organico; da qui dedusse che le paralisi isteriche post-traumatiche erano dovute ad uno shock psichico. Sostanzialmente è l'idea che provoca la paralisi e quindi l'isteria traumatica, come ci viene affermato dallo stesso autore:
Per provare ciò l'autore portò un soggetto in uno stato di ipnosi e attraverso la suggestione procurò delle paralisi che fece poi regredire. Con questo espediente, Charcot provò che il trauma induce uno stato ipnotico durante il quale opera l'autosuggestione.
Sulla base di questi studi precedenti Freud, nel 1925, definì traumatica una situazione d'impotenza. Riprese più volte le sue teorie sul concetto di trauma concependo due diverse visioni di questo, connesse a due diverse fasi del suo pensiero. Fu tra i primi a credere che i traumi infantili avessero un ruolo prioritario nella patogenesi di alcuni disturbi mentali. Inizialmente Freud scompose l'azione del trauma in due momenti: il primo detto "di seduzione", dove il bambino subisce un tentativo sessuale da parte di un adulto, e un secondo momento, nella pubertà, dove c'è una rievocazione di quella esperienza e da qui i sintomi nevrotici, come lo stesso Freud scrisse nel 1896: "Devo i miei risultati all'impiego di un nuovo metodo di psicoanalisi, al procedimento esplorativo di Josef Breuer[ ... ] Per mezzo di tale procedimento si risale dai sintomi isterici fino alla loro origine, che viene in tutti i casi trovata in un episodio di vita sessuale del soggetto, idoneo a suscitare un'emozione penosa[ ... ] si tratta ancora di un ricordo relativo alla vita sessuale, ma che presenta due caratteri di estrema importanza. L'episodio di cui il soggetto ha conservato il ricordo inconscio è un'esperienza precoce di rapporti sessuali, con conseguente irritazione degli organi genitali,
come conseguenza di un'aggressione sessuale effettuata da un'altra persona e inoltre il periodo nel quale tale funesto avvenimento si è svolto è quello dell'infanzia, cioè quello che va fino agli otto-dieci anni, prima che il bambino sia arrivato alla maturità sessuale. [ ... ] Grazie al cambiamento operato dalla pubertà, il ricordo svilupperà una potenza che era del tutto assente nell'episodio originario: il ricordo agirà come se fosse un episodio attuale. Si ha quindi, per così dire, l'azione postuma di un trauma sessuale" Citando Charcot e Janet, Breuer e Freud pensavano che qualcosa diventi traumatico perché si dissocia e rimane al di fuori della consapevolezza attiva. Sono quindi gli affetti "traumatici", per Breuer e Freud la causa dei sintomi isterici. Nelle successive elaborazioni di Freud, la teoria dell'eziologia sulle neuropsicosi da difesa si arricchisce dei riferimenti alle reali esperienze sessuali di seduzione e/o abuso subite dalla persona durante l'infanzia. In queste prime pubblicazioni sull'isteria, i sintomi isterici rappresentano, per l'autore, un ritorno del rimosso a cui l'lo reagisce attivando operazioni difensive che si declinano in formazioni di compromesso fra la rappresentazione rimossa (di natura sessuale) e la rappresentazione rimovente ( di natura non sessuale, ma posta in connessione logica o associativa con l'esperienza sessuale traumatica).
L'evoluzione del pensiero freudiano segue un percorso che, non ripudiando l'importanza della realtà oggettiva e dei suoi effetti sullo sviluppo psichico, si concentra maggiormente sull'intrapsichico, sulla valorizzazione della fantasia inconscia e dell'angoscia traumatica.A questo riguardo Freud scrive nel libro Autobiografia: "Affidandomi a tali comunicazioni dei miei pazienti, supposi di aver trovato l'origine delle successive nevrosi in questi episodi di seduzione sessuale risalenti all'età infantile. [ ... ] Se qualcuno, di fronte alla mia credulità, scuotesse il capo in segno di diffidenza, non potrei dargli completamente torto [ ... ] In seguito, mi vidi invece costretto a riconoscere che tali scene di seduzione non erano mai avvenute in realtà, ma erano solo fantasie create dall'immaginazione dei miei pazienti." In questa riformulazione teorica, l'eziopatogenesi dell'isteria non risiede tanto nell'evento reale di cui il soggetto può avere una qualche memoria, quanto nelle reazioni inconsce a un evento che di per sé può non essere traumatico: è l'inconscio a scegliere quale evento avrà rilevanza traumatica. Questa riflessione rappresenta un importante punto di snodo della psicoanalisi, che segna il passaggio dall'eziologia traumatica all'eziologia psichica dell'isteria. La realtà psichica assume il primato sulla realtà storica, ragion per cui, suggerisce Freud, la cura non deve limitarsi a raccogliere informazioni sui fatti ma deve piuttosto comprendere il vissuto interiore associato all'evento stressante. Si fa strada dunque l'idea dell'esistenza di una fantasia inconscia universale sottesa a tutte le nevrosi, che Freud, grazie all'analisi del caso del piccolo Hans, riconosce nel mito di Edipo. Gli studi sulle esperienze traumatiche vennero ripresi da Freud durante la Prima Guerra Mondiale e vennero concettualizzati due modelli distinti di trauma, il primo era il modello della situazione insopportabile; l'altro era il modello dell'impulso inaccettabile, in cui è possibile produrre i sintomi per mezzo dell'immobilizzazione dei meccanismi di difesa..
Questa seconda nozione compare nella letteratura freudiana per quanto riguarda la nozione di coazione a ripetere. Molto importanti furono gli studi portati avanti da Abram Kardiner, psichiatra statunitense, che cominciò la sua carriera curando reduci di guerra, e tentò nel 1923, di fondare una teoria delle nevrosi di guerra, basandosi sulle teorie psicoanalitiche precedenti. Fu uno dei primi a definire il concetto di disturbo da stress post-traumatico, notando che, chi era colpito da nevrosi traumatica diveniva guardingo e sensibile ad ogni minaccia dell'ambiente constatando che, oltre ad alterazione fisiologiche, nel trauma si avevano anche alterazioni della coscienza di sé in relazione al mondo.
E' nell'ambito psicoanalitico con il contributo di Sandor Ferenczi, allievo di spicco di Freud, che si introduce al concetto di trauma una nota relazionale. Nel suo testo più conosciuto, " Confusione di lingue tra gli adulti e il bambino. Il linguaggio della tenerezza e il linguaggio della passione"(1982), Ferenczi afferma che il trauma relazionale rappresenta il fulcro della psicopatologia sia infantile che adulta e inoltre identifica il trauma esterno in ricorsive esperienze di non-curanza vissute dal bambino nel proprio ambiente familiare. I genitori emotivamente trascuranti si distinguono per il loro disconoscimento della realtà delle percezioni del bambino. Incapaci di protestare ,di sostenere l'impatto emotivo e di sopravvivere al proprio persecutore, i bambini reagiscono con un atteggiamento di sottomissione alla volontà dell'adulto aggressore, che si declina nella tendenza "a indovinarne tutti i desideri, a obbedirgli ciecamente, a identificarsi completamente a lui".
Da Ferenczi in poi la psicoanalisi muove i suoi passi verso un approccio evolutivo e relazionale, in cui gli effetti traumatici di un evento stressante vengono associati a una vulnerabilità psichica che trae origine da relazioni primarie genitore-bambino non contenitive. In modi diversi furono Winnicott, Fairbairn, Balint, Sullivan e Bowlby a riportare l'attenzione sull'origine traumatica infantile di gran parte delle patologie della personalità. In modo particolare questi autori danno un peso maggiormente traumatico alle forme precoci di perdita o agli assetti patologici e fallimentari nella cura del bambino. Winnicott, ad esempio, afferma che un bambino non può esistere da solo, la sua esistenza è data dal rapporto che costruisce con la figura di accudimento primaria, la quale ha il compito di sostenerlo, contenerlo e aiutarlo nel suo percorso di vita. Per l'autore, ad avere una valenza "traumatica" sono le scarse capacità di "holding" e "handling" della figura di riferimento, nella maggior parte dei casi, la mamma. La precocità e il rivivere ripetutamente esperienze di deprivazione materna, nel periodo in cui il bambino vive uno stato di assoluta dipendenza nei confronti della figura che rappresenta il suo primo oggetto d'amore, si traducono in angosce traumatiche, cioè in vissuti emotivi "impensabili" capaci di creare una profonda frattura nella continuità personale del bambino.