Documento di Università su Antigiuridicità. Il Pdf esplora il concetto di antigiuridicità e le cause di giustificazione nel diritto penale, analizzando gli articoli 50-55 del codice penale e includendo un'analisi comparata con altri ordinamenti giuridici per Diritto.
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Antigiuridicità: L'antigiuridicità rappresenta uno degli elementi essenziali del reato. Dopo aver verificato la tipicità del fatto, ossia l'esistenza delle circostanze oggettive, il nesso causale e la presenza del dolo o della colpa, si procede a un giudizio di valutazione che esamina se il comportamento sia anche illecito. In altre parole, sebbene la tipicità del fatto sia fortemente indiziata, non è automatico che un comportamento tipico sia anche necessariamente antigiuridico.
Il codice penale italiano, nei capitoli dal 50 al 55, dedica specifica attenzione all'antigiuridicità, trattando le cause di giustificazione (o scriminanti). L'articolo 59 disciplina l'errore sulle cause di giustificazione, ovvero quella situazione in cui l'agente ritiene erroneamente di agire in presenza di una causa che giustificherebbe il suo comportamento, pur senza conoscere il contesto giuridico corretto.
Il fatto antigiuridico continua ad essere tipico, ma pur se tipico è giustificato.
Le cause di giustificazione si dividono in comuni e speciali. Le cause di giustificazione comuni sono quelle disciplinate nella parte generale del codice penale, mentre quelle speciali si riferiscono a specifici reati o categorie di reati trattati nella parte speciale del codice o in leggi speciali. Le cause di giustificazione sono norme introdotte dall'ordinamento giuridico che derivano da varie fonti, non solo dalla legge penale. Esse stabiliscono diritti e doveri che giustificano comportamenti che, pur essendo tipici di un reato, sono considerati leciti perché l'ordinamento li permette o li impone in specifiche circostanze. Queste cause escludono l'antigiuridicità dell'atto e, di conseguenza, la responsabilità penale.
Queste cause di giustificazione possono essere applicate a qualsiasi fattispecie di reato, a differenza di quelle speciali le quali possono essere applicate a soltanto determinate fattispecie di reato o a soltanto determinati gruppi di reati. Le cause di giustificazione non sono norme penali in senso stretto, ma appartengono all'intero ordinamento giuridico e possono derivare da fonti diverse dalla legge penale. Queste cause non sono eccezionali, ma fanno parte di un sistema normativo che cerca di bilanciare i vari interessi in gioco. Il bilanciamento tra l'interesse pubblico a punire e il disinteresse pubblico a punire è fondamentale. Quando prevale l'interesse pubblico a non punire, come nel caso di legittima difesa, si tutela un interesse superiore, ad esempio, la protezione della vittima contro l'aggressore. Quando vi sono le cause di giustificazione il fatto non è antigiuridico.
In sostanza, le cause di giustificazione servono a fare un bilanciamento tra la norma penale e le circostanze che giustificano il comportamento, riconoscendo situazioni in cui l'atto, pur rientrando nella tipicità di un reato, è legittimo e, pertanto, non punibile.La causa scriminante può essere applicata a favore dell'autore del fatto tipico solo se egli è a conoscenza di essa oppure anche se lui non ne conosce l'esistenza?
L'articolo 59 del codice penale stabilisce che l'errore sulla causa di giustificazione non esclude la punibilità dell'autore del fatto, salvo che tale errore sia determinato da cause a lui non imputabili. In altre parole, la causa scriminante (ad esempio, la legittima difesa o lo stato di necessità) può essere applicata a favore dell'autore del fatto solo se egli è a conoscenza dell'esistenza della causa scriminante o, nel caso in cui non ne fosse consapevole, solo se l'errore sulla sua esistenza è dovuto a cause non imputabili a lui.
Pertanto, se l'autore non conosce l'esistenza di una causa scriminante ma commette un errore su di essa, non può beneficiare di essa a meno che non possa provare che tale errore non fosse dovuto alla sua negligenza o imprudenza. In altre parole, l'errore deve essere involontario e non frutto di una sua disattenzione.
Per esempio, se una persona agisce in stato di necessità per difendersi ma non conosce le condizioni precise che giustificano il suo comportamento, e se tale ignoranza è giustificata (ad esempio, se la persona non ha avuto modo di conoscere le circostanze che giustificano il suo agire), allora l'errore potrebbe essere scusato, e la causa scriminante potrebbe essere applicata.
Cause di esclusione dell'antigiuridicità intese come circostanze: Le cause di esclusione dell'antigiuridicità, intese come circostanze, sono regolate dall'articolo 59 del codice penale. L'art. 59, comma 1, stabilisce l'applicazione oggettiva delle circostanze che attenuano la pena (attenuanti) o escludono la pena stessa (scriminanti). Questa disposizione risolve una questione discussa dalla dottrina, ossia la necessità di applicare sempre e comunque le cause di giustificazione, indipendentemente dall'elemento soggettivo. Tale norma, infatti, non è presente in ordinamenti giuridici come quello tedesco, dove c'è un contrasto sull'opportunità di applicare le cause di giustificazione senza valutare l'elemento soggettivo.
Tuttavia, l'art. 59 non costituisce una norma di rango costituzionale. Ciò significa che, se per una determinata causa di giustificazione è richiesto un elemento soggettivo, in conformità con l'art. 27 della Costituzione (che sancisce il principio della responsabilità penale personale), l'elemento soggettivo deve essere presente anche in relazione a tali circostanze.
Quando le circostanze richiedono una valutazione oggettiva: Esistono circostanze in cui la valutazione è oggettiva, ossia si considera esclusivamente l'elemento esteriore della condotta, senza entrare nel merito delle intenzioni o della consapevolezza dell'autore del fatto.
Quando le circostanze richiedono una valutazione soggettiva: Al contrario, ci sono circostanze in cui è necessario valutare anche l'elemento soggettivo, cioè l'intenzione o lo stato d'animo dell'autore al momento dell'azione. Ad esempio:
Un altro esempio riguarda l'art. 728 c.p., che punisce con l'arresto chi applica trattamenti idonei a sopprimere la coscienza e la volontà altrui. Tuttavia, al comma 2 dello stesso articolo, viene introdotta una causa di giustificazione che esclude la punibilità se il trattamento è stato effettuato a fini di cura o di ricerca. Anche in questo caso, l'elemento soggettivo, ovvero l'intenzione di agire con finalità terapeutiche o scientifiche, è necessario per escludere l'antigiuridicità.
Paragone con le circostanze scusanti: Le cause di giustificazione si basano sempre su un bilanciamento di interessi, che è plurale, poiché implica la valutazione di più valori giuridici in gioco. Al contrario, le circostanze scusanti si riferiscono a situazioni in cui il contrasto tra i beni giuridici tutelati è evidente e sproporzionato. Ad esempio, nel caso del favoreggiamento (art. 378 c.p.), una persona che dichiara il falso per proteggere un parente stretto può escludere la punibilità per il reato di favoreggiamento. Tuttavia, questo non elimina la responsabilità dell'autore dell'atto illecito sotto il profilo civile. La differenza fondamentale è che, mentre le cause di giustificazione escludono l'antigiuridicità del fatto (rendendolo lecito), le circostanze scusanti non eliminano l'antigiuridicità del fatto, ma impediscono solo l'imputazione di responsabilità penale, sebbene possa persistere una responsabilità civile.
Vediamo ora le singole cause di giustificazione:
Il consenso può assumere vari significati e rilevi all'interno dell'ordinamento giuridico, che lo considera non solo come causa di esclusione dell'antigiuridicità, ma anche come elemento che può degradare un illecito o addirittura escludere la tipicità di un fatto. Vediamo i principali casi in cui il consenso gioca un ruolo determinante: