Introduzione alla sociologia della devianza: teoria, anomia e subcultura

Documento sulla sociologia della devianza, analizzando il concetto di teoria, i suoi tipi e criteri di valutazione. Il Pdf esplora la teoria dell'anomia di Durkheim e Merton, i modi di adattamento e le teorie della subcultura, con riferimento alla delinquenza giovanile e alla Scuola di Chicago, utile per lo studio universitario di Psicologia.

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Anteprima

INTRODUZIONE

Sociologia della devianza-> sociologia speciale, nel senso che ha una curvatura specialistica all'interno del nucleo sociologico. Già nei padri fondatori c'era un'attenzione alla specializzazione. Presenta una sua problematicità, determinata dalla parola devianza. Essa si occupa dei fenomeni sociali deviati e di quelle figure, persone che in una società sono definibili o indicate e trattate come devianti. La figura classica della devianza è la figura del folle, il pazzo. Focault che scrisse negli anni 60, "La storia della follia", il tema della devianza non era visto sul lato del crimine, ma sul comportamento e il pensiero al di fuori della società. Il matto è qualcuno che illustra una realtà che gli altri non vedono. La parola ci porta sul sentiero della medicina, ci porta ai manicomi, istituzioni dove si rinchiudono i devianti. La devianza è ancora più ampia di questa. Si può osservare in tanti micro comportamenti quotidiani, ci sono tante sfumature nell'interpretare le norme sociali, questo ci fa capire la variabilità dei criteri della devianza. Es-> una donna che porta i pantaloni, nel 1850 era deviante questo comportamento.

CAPITOLO 1-LA TEORIA

La teoria nella vita quotidiana

Molte persone pensano che la teoria sia qualcosa di astratto, ma essa è parte della vita quotidiana. Possono essere semplici o complesse, dipende dal numero e dal tipo di relazione che esprimono. Esse possono avere come oggetto fenomeni concreti e astratti, possono cioè essere concrete o astratte. Es-> se vedo le nuvole nere dico che pioverà, questa è una teoria concreta. Mentre le teorie che analizzano gli effetti della struttura sociale (nozione astratta) sul tasso di criminalità, calcolo concreti matematici, che si ottiene dividendo il numero dei crimini con quello della popolazione. L'aspetto più importante delle teorie è che ne abbiamo bisogno per vivere, generalizzando le cose. Il problema sta nel fatto che spesso queste teorie sono illogiche, possono funzionare per un certo periodo di tempo, ma quando c'è bisogno di essere accurati esse possono indurci in errore. Le teorie riguardanti la criminalità e i criminali tendono ad essere complesse, basate su ciò che sappiamo dalle ricerche condotte su questi ambiti. I singoli atti criminali possono avere poche caratteristiche in comune, ad esempio compiere un atto solo per provare brivido è prevedibile, ma gli atti criminali sono sempre imprevedibili. Le teorie criminologiche per questo devono comprendere un'ampia gamma di attività umane.

Criteri per una buona teoria

Si ritiene una BUONA TEORIA se è possibile:

  • Sottoporla a verifica;
  • Se risulta congrua con i risultati della ricerca empirica.

Esistono criteri quantitativi, i quali si basano su verificazioni e misurazioni; e criteri qualitativi, che ci permettono di risolvere i problemi legati al carattere contingente dei risultati empirici e consistono in:

  1. Coerenza logica-> la teoria non deve proporre reazioni illogiche e che sia interamente coerente;
  2. Capacità di dare senso a posizioni divergenti-> quando i risultati empirici indicano che ci sono due o più fatti opposti, invece di dare una spiegazione a i singoli fatti, cercano una teoria che sia in grado di conciliarli;
  3. Capacità di sensibilizzazione-> inerisce alla capacità di far concentrare l'attenzione su ambiti di ricerca nuovi o dimenticati, o di suggerire un modo diverso di interpretare i fatti.

Un altro criterio qualitativo è la notorietà-> deriva da diversi fattori; ad esempio, una teoria può essere influenzata dalle nostre emozioni, per cui tendiamo a darle credito al di là di ogni coerenza logica. Una buona teoria dunque sarà strutturata logicamente, confermata da risultati empirici e sostenuta da ricerche ripetute.

TIPI DI TEORIE

Vi sono due tipi di teorie generali:

  1. Teorie specifiche-> mettono in risalto un problema particolare e formulano enunciazioni riscontrabili empiricamente;
  2. Teorie metateorie-> possono essere meglio considerate come teorie delle teorie.

Una metateoria criminologica può privilegiare per la spiegazione del comportamento criminale concetti che derivano più dalla sociologia che dalla psicologia, pone il concetto di classe sociale come variabile indipendente. Una variabile viene detta indipendente quando ne influenza un'altra, detta dipendente, senza esserne a sua volta influenzata. Gibbons e Krohn distinguono tra teorie psicologiche, biologiche e sociali. Abbiamo diversi modi di categorizzare le teorie:

  1. Teorie epidemiologiche-> le macroteorie si concentrano sui tassi di criminalità, non parlano mai del comportamento individuale. Es. teoria dell'anomia e teoria del conflitto;
  2. Teorie eziologiche-> le microteorie spiegano come le persone diventano criminali e non ripongono interesse nella struttura sociale e nei tassi di criminalità. Es. teoria del controllo sociale e teoria dell'apprendimento sociale.
  3. Teorie-ponte-> tentano di spiegarci sia il modo in cui la struttura sociale funziona sia come le persone diventano criminali. Esse sono sia epidemiologiche (tasso di criminalità), sia eziologiche (comportamento criminale in sé).

Ogni teoria ha un livello di spiegazione, spiega cioè come gli eventi sociali provocano il diffondersi della criminalità, ma non tentano di spiegare come gli individui diventano criminali. Alcune spiegano i fattori sociali che determinano la criminalità, altre i fattori psicologici e altre ancora i fattori biologici.

TEORIE CLASSICHE E TEORIE POSITIVISTE

Le teorie classiche focalizzano le loro analisi sugli ordinamenti legali, le istituzioni dello stato e i diritti umani. Le teorie positiviste invece si concentrano sul carattere patologico del comportamento criminale e adottano un metodo scientifico. Possiamo anche dividere le teorie in:

  • Teorie strutturali, che analizzano l'organizzazione sociale e i suoi effetti sul comportamento;
  • Teorie procedurali, che tentano di spiegare come le persone diventano criminali.

Infine un altro metodo di classificazione è:

  • Teorie del consenso-> si basano sull'assunto che tra gli individui di una società ci sia un certo grado di consenso;
  • Teorie del conflitto-> idea che la società sia poco concorde, e che le persone siano portatrici di valori conflittuali.

Le teorie criminologiche sono influenzate dal contesto storico, posso distinguere qui due aspetti principali: aspetto intellettuale (si riferisce all'influenza personale di amici, docenti e familiari), e aspetto sociale (il mondo attorno a noi e i modi in cui le persone pensano, le cose che fanno e gli eventi che hanno luogo).

CAPITOLO 2-LA SCUOLA CLASSICA

Origini e principi della Scuola Classica

Le diverse interpretazioni della criminalità e della giustizia penale che emersero nel diciottesimo secolo sono definite come SCUOLA CLASSICA. Le idee che la scuola classica sviluppo sul funzionamento del sistema penale trovarono accoglienza tra coloro che si occuperanno poi di criminali. I due autori più importanti sono: Cesare Beccaria e Jeremy Bentham-> entrambi si opponevano alla natura del sistema giudiziario dell'epoca. Proponevano di basare sia le leggi che l'amministrazione giudiziaria sulla razionalità e sui diritti umani. Tra le idee più importanti di questa scuola troviamo: la concezioni degli esseri umani come persone razionali in grado di esprimere una libera scelta, l'utilitarismo (maggiore quantità di bene per il maggior numero di persone), i diritti civili e il due process of law (azione giudiziaria e penale sottoposta al dettato della legge), la regolamentazione della prova e della testimonianza, la certezza delle sentenze . La scuola classica aveva la tendenza di concentrarsi più sulla definizione legale di criminalità piuttosto che occuparsi del comportamento criminale.

CONTESTO SOCIALE del XVIII secolo

CONTESTO SOCIALE: il XVIII secolo conobbe grandi cambiamenti: la vecchia aristocrazia venne messa in discussione, nasce una nuova borghesia, le società si urbanizzarono. Sia la Chiesa che l'aristocrazia si sentivano minacciate da tutto ciò. L'etica protestante prometteva che il lavoro duro si riconciliasse con il successo, e molte persone si connettevano ad esso. Questo periodo fu caratterizzato da un alto livello di riflessioni teoriche e da considerevoli espressioni artistiche. Il sistema giudiziario fu segnato da cambiamenti: la legge era il prodotto di interpretazioni giudiziarie e arbitrarietà. L'accusato doveva affrontare accuse segrete e processi non pubblici, inoltre, sanzioni dure venivano applicate.

CONTESTO INTELLETTUALE e la prospettiva teorica

CONTESTO INTELLETTUALE: prevalevano le idee riformatrici. Il naturalismo sosteneva che l'esperienza potesse condurre a un'ampia comprensione del mondo. I naturalisti si ribellavano all'autorità della Chiesa. L'etica, la morale e la responsabilità divennero i principali temi di discussione. La più importante spiegazione del comportamento umano è quella edonistica: l'edonismo dava per scontato che gli individui agissero autonomamente in modo da massimizzare il piacere e minimizzare il dolore. Uno dei nuovi principali punti di vista filosofici era basato sui diritti naturali e giustificava l'esistenza dello stato in base a un contratto sociale stipulato tra esso e i cittadini. Ogni individuo aliena all'autorità statale solo la quantità di libertà necessaria ad assicurare dei diritti degli altri cittadini. Infine questo periodo fu contraddistinto dall'enfasi posta sul concetto di dignità umana.

PROSPETTIVA TEORICA

La scuola contribuì ad una concezione umanistica del sistema legale e della giustizia penale. l'edonismo venne riconosciuto come facente parte della natura umana e incorporato nella razionalità. Lo scopo della legge era quello di fungere da deterrente al comportamento criminale, essa sottolineava la responsabilità morale e il dovere dei cittadini di considerare le conseguenze dei loro comportamenti prima di agire; e naturalmente presupponeva che i cittadini fossero razionali, liberi nell'agire. Secondo Bentham la punizione costituisce un male in sé, essa va applicata solo per poter evitare un male più grande. La deterrenza diventa l'unica giustificazione della punizione. La scuola classica distingueva due tipi di deterrenza:

  1. Deterrenza di carattere specifico o individuale-> applicata all'individuo che avesse commesso un reato, con l'idea di infliggere un dolore sufficiente a controbattere il piacere del reato commesso;
  2. Deterrenza di carattere generale o sociale-> serviva a scoraggiare i rei potenziali, mostrando loro che un individuo punito non traeva guadagno dal suo reato.

Questi teorici vedevano 3 componenti della deterrenza:

  1. Celerità-> rapidità con cui una punizione viene applicata;
  2. Certezza-> concetto di rendere una punizione certa ogni volta che viene commesso un reato;
  3. Severità-> quantità di dolore da infliggere a chi commette reati; era pericoloso fare affidamento ad essa perché c'era il rischio che la punizione fosse troppo severa e i cittadini diventassero per questo indisciplinati.

Secondo la scuola il sistema giudiziario doveva rispettare i diritti di tutti i cittadini, essi erano tutti uguali di fronte alla legge (lo sono ancora oggi), questo significava che le prove dovevano essere raccolte a partire dai fatti. Bentham considerava necessario distinguere 3 diversi livelli di razionalità dei rei. Le punizioni non dovevano essere inflitte se erano inutili o inefficaci. ffiivise i reati in classe e tipi, distinguendo tra offese pubbliche e private, crimini contro la persona o contro la proprietà; inoltre creò il calcolo felicifico, una combinazione elaborata di punizioni che dovevano tenere in conto un insieme di piacere, dolore e circostanze. Problema della scuola classica-> come calcolare la quantità giusta di punizione per controbilanciare correttamente il vantaggio ottenuto da un'azione criminale? Beccaria disapprovava l'uso della tortura al fine di estorcere confessioni e si opponeva alla carcerazione preventiva, perché rinchiusi in prigioni sporche, piene di malattie, molti prigionieri morivano prima di essere processati. Gli esponenti della scuola erano contro la pena di morte, Beccaria sosteneva che nessun cittadino ha diritto di togliersi la vita. La teorie che ne deriva era sia di tipo conflittuale che strutturale. Si riteneva che gli individui fossero orientati a perseguire i loro interessi e che quindi senza freni avrebbero agito in modo da confliggere gli uni con gli altri. La scuola può essere classificata come STRUTTURALE, perché evidenzia l'effetto delle istituzioni sociali sulle persone. I classici erano interessati al modo in cui gli stati emanano leggi, nonché al modo in cui queste influenzano la vita dei cittadini. Panopticon-> fa parte di questa scuola, opera di Bentham, è un modello di sorveglianza che arriva fino a oggi,

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