Il concetto di amministrazione pubblica
La pubblica amministrazione (PA) è l'insieme delle autorità preposte alla cura concreta degli
interessi pubblici. Si tratta di un concetto polisemico, che può essere inteso:
- in senso soggettivo, come l'insieme degli organi e degli enti pubblici (ministeri, regioni,
comuni ecc.);
- in senso oggettivo-funzionale, come attività diretta alla cura di interessi pubblici;
- in senso formale, come attività svolta da soggetti pubblici, anche se non diretta al
perseguimento dell'interesse generale;
- in senso materiale, come attività diretta al perseguimento di interessi pubblici, anche se
svolta da soggetti privati (es. soggetti privati che gestiscono servizi pubblici).
Il riferimento costituzionale principale è l'art. 97 Cost., che sancisce i principi di imparzialità e
buon andamento della PA. Questi principi impongono alla PA di agire non secondo fini arbitrari o
interessi propri, ma nell'interesse generale, con efficienza e correttezza.
La funzione amministrativa nel sistema delle funzioni pubbliche
L'amministrazione pubblica esercita la funzione amministrativa, distinta da quella legislativa e da
quella giurisdizionale.
- La funzione legislativa consiste nella produzione di norme generali e astratte.
- La funzione giurisdizionale consiste nell'applicazione della legge a casi concreti, risolvendo
controversie.
- La funzione amministrativa si caratterizza per essere concreta, non contenziosa, orientata al
risultato, e finalizzata alla cura immediata dell'interesse pubblico.
Il criterio distintivo della funzione amministrativa è quindi il fine pratico e gestionale dell'attività,
con attenzione alla legalità e all'efficienza.
I modelli storici di amministrazione
Nel tempo si sono succeduti tre modelli teorici principali:
- Modello autoritario (tipico dello Stato liberale): la PA è vista come espressione del potere
sovrano, esercitato in modo unilaterale e gerarchico.
- Modello del servizio pubblico (Stato sociale): la PA come ente che fornisce servizi alla
collettività (es. sanità, istruzione).
- Modello democratico-garantista (oggi): la PA è sì autorità, ma nel rispetto dei diritti
fondamentali e in posizione di dialogo col cittadino. Si parla di amministrazione al servizio
del cittadino.
I poteri della pubblica amministrazione
Il potere amministrativo non è un fine in sé, ma uno strumento funzionale per il perseguimento
dell'interesse pubblico. La sua legittimità deriva dal rispetto della legge e dei fini che essa
stabilisce: è il principio di legalità sostanziale.
La legge attribuisce il potere, ne definisce i limiti e ne determina lo scopo. Il potere è quindi
vincolato al suo fine legittimo: se usato per uno scopo diverso (es. favoritismo), è illegittimo per
sviamento.
Tipi di poteri amministrativi
I poteri si distinguono in base al loro contenuto e alla forma di esercizio:
- Poteri autoritativi: la PA impone unilateralmente la propria decisione, modificando la sfera
giuridica del destinatario anche senza il suo consenso (es. espropriazione, ordinanze).
- Poteri consensuali: si esercitano attraverso strumenti di diritto privato o accordi
amministrativi, dove il privato partecipa attivamente alla decisione (es. convenzioni
urbanistiche).
- Poteri sanzionatori: attribuiscono alla PA la facoltà di comminare sanzioni per violazioni
amministrative (es. multe).
- Poteri di vigilanza e controllo: permettono di monitorare, controllare e intervenire in caso di
irregolarità (es. ispezioni, revoche).
Tutti questi poteri devono essere esercitati in modo conforme ai principi costituzionali e ai valori
dell'ordinamento democratico.
Principi costituzionali dell'azione amministrativa
- Legalità: ogni attività amministrativa deve trovare fondamento nella legge (art. 97 e 113
Cost.).
- Imparzialità e buon andamento: obbligano la PA ad agire con equità, efficienza ed efficacia.
- Proporzionalità: la misura adottata deve essere adeguata e necessaria rispetto allo scopo.
- Ragionevolezza: l'azione della PA deve essere coerente, non arbitraria.
- Trasparenza: l'azione deve essere conoscibile e motivata.
- Responsabilità: i funzionari rispondono degli atti illeciti o irragionevoli.
Concetti chiave da ricordare
- La PA è legittimata solo se agisce secondo legge e per il fine pubblico stabilito dalla legge.
- I poteri amministrativi si classificano in autoritativi, consensuali, sanzionatori e di vigilanza.
- L'amministrazione è oggi al servizio del cittadino, non semplice espressione di supremazia.
- L'art. 97 Cost. impone imparzialità e buon andamento: è la base costituzionale
dell'amministrazione moderna.
Attività amministrativa tra ordinamento italiano e UE
L'intreccio tra ordinamento interno e ordinamento sovranazionale
Negli ultimi decenni l'azione amministrativa si è profondamente trasformata a causa
dell'integrazione europea. La PA oggi non agisce solo entro i confini del diritto italiano, ma è
soggetta a un duplice ordine normativo:
- quello nazionale, fondato sulla Costituzione italiana;
- quello dell'Unione Europea, che incide sempre di più sull'organizzazione e sull'attività
amministrativa.
Questa coesistenza ha portato alla necessità di un coordinamento tra le fonti e di un'azione
amministrativa che sia conforme non solo alla legge nazionale, ma anche al diritto europeo
(soprattutto i regolamenti e le direttive).
I principi europei che influenzano l'azione amministrativa
Il diritto dell'UE impone alle amministrazioni nazionali il rispetto di una serie di principi comuni,
molti dei quali sono ormai riconosciuti anche a livello costituzionale e giurisprudenziale. Tra i
principali:
- Legalità: l'azione amministrativa deve sempre essere conforme alla legge.
- Proporzionalità: ogni misura deve essere adeguata, necessaria e non eccessiva rispetto allo
scopo perseguito.
- Ragionevolezza: le decisioni amministrative devono essere logiche e coerenti.
- Pari trattamento e non discriminazione: in particolare, nei procedimenti che coinvolgono
operatori economici (es. appalti).
- Trasparenza e motivazione: il diritto dell'UE richiede che le decisioni amministrative siano
chiare, motivate e comprensibili.
- Tutela dell'affidamento: la PA deve rispettare le aspettative legittime che ha generato nei
cittadini.
Questi principi si trovano, tra l'altro, nell'art. 41 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE, che
riconosce il diritto a una buona amministrazione.
Le amministrazioni nazionali come "amministrazioni europee"
Le amministrazioni nazionali sono ormai, di fatto, strumenti di attuazione del diritto europeo.
Questo avviene in due modi:
- Attuazione diretta: quando un regolamento UE è immediatamente applicabile, e la PA
italiana deve semplicemente eseguirlo.
- Attuazione indiretta: quando una direttiva UE deve essere recepita con una legge nazionale e
poi applicata dalla PA.
Ne deriva che l'attività amministrativa deve essere compatibile con il diritto dell'Unione, e in caso
di conflitto, il giudice (e in certi casi anche la stessa amministrazione) deve disapplicare la norma
interna contrastante, secondo il principio del primato del diritto UE.
La cooperazione tra amministrazioni e istituzioni europee
La PA italiana collabora spesso con le istituzioni europee (Commissione, Parlamento, Corte di
giustizia) in diversi ambiti:
- Appalti e concorrenza;
- Aiuti di Stato;
- Controllo ambientale e sanitario;
- Politiche di coesione e fondi strutturali.
Questa collaborazione è disciplinata sia da norme europee che da accordi interistituzionali e
comporta un crescente livello di specializzazione e apertura internazionale dell'amministrazione.
L'influenza del diritto UE sul diritto amministrativo italiano
L'azione dell'UE ha trasformato profondamente il diritto amministrativo:
- Ha favorito l'introduzione di nuovi strumenti giuridici, come gli accordi amministrativi e le
forme contrattuali anche per l'attività autoritativa;
- Ha spinto verso una maggiore attenzione alla tutela del cittadino, inteso come utente e
destinatario di diritti soggettivi;
- Ha reso più diffuso il ricorso a forme di giustizia amministrativa effettiva, per garantire
tutela anche contro le amministrazioni.
Ne consegue che oggi il diritto amministrativo italiano non può essere studiato isolatamente: esso è
parte di un più ampio diritto amministrativo europeo, in continua evoluzione.
Concetti chiave da ricordare
- La PA agisce all'interno di due ordinamenti: quello italiano e quello dell'Unione Europea.
- I principi europei (proporzionalità, trasparenza, tutela dell'affidamento ... ) sono vincolanti
anche per la PA italiana.
- Le amministrazioni nazionali sono strumenti di attuazione del diritto UE.
- In caso di contrasto tra norma italiana e norma UE, prevale la norma europea (principio del
primato).
- L'integrazione europea ha reso la PA più dialogica, aperta e orientata ai diritti.
Legalità e discrezionalità
Il principio di legalità
Il principio di legalità è uno dei pilastri fondamentali dello Stato di diritto e dell'azione
amministrativa. Esso impone che ogni attività della pubblica amministrazione trovi fondamento
nella legge, che ne stabilisce:
- la competenza (quale organo può agire);
- il procedimento (come si deve agire);
- il contenuto dell'atto (cosa si può o si deve decidere);
- e i fini da perseguire.
Nella Costituzione italiana, i riferimenti sono molteplici:
- Art. 97: buon andamento e imparzialità;
- Art. 113: tutela giurisdizionale contro gli atti amministrativi illegittimi;
- Art. 1: sovranità popolare, che si esprime anche attraverso la legge.
La legalità può essere intesa in due modi:
- Legalità formale: l'amministrazione può agire solo se una norma attribuisce espressamente
il potere.
- Legalità sostanziale: non basta il fondamento normativo; il potere va esercitato per il fine
previsto dalla legge, nel rispetto dei principi generali dell'ordinamento (es. proporzionalità,
imparzialità, tutela dell'affidamento).
Discrezionalità amministrativa
La discrezionalità non è un potere arbitrario, ma una facoltà riconosciuta dalla legge alla PA di
scegliere, tra più soluzioni possibili, quella più adatta a realizzare l'interesse pubblico.
Esempio: se la legge dice che "la PA può concedere un contributo a imprese in difficoltà", sta
attribuendo un potere discrezionale.
La discrezionalità si esercita nel rispetto di:
- Legalità: la scelta deve rientrare nei limiti imposti dalla norma;
- Ragionevolezza e proporzionalità: la decisione deve essere logica, coerente, non eccessiva;