Documento sulla Patrologia Fondamentale (IV) che esplora l'impatto di Costantino sulla Chiesa. Il Pdf analizza le controversie donatiste e ariane, il ruolo dei concili e delle figure chiave, utile per lo studio universitario di Religione.
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Rispetto al periodo preso in considerazione, la documentazione procede "a macchia di leopardo": ci sono circostanze, periodi e autori su cui si è molto informati, mentre su altri si sa pochissimo, essendo le fonti scarne ed elementari. In merito a questo rilievo, una buona cautela è quella di evitare di proiettare ciò che si sa su ciò che non si sa (es. se so che c'è una certa prassi nell'Africa romana, non posso ritenere che egualmente si sia fatto nella penisola iberica). Per molti secoli la storia della Chiesa è stata sviluppata non tenendo conto di questa cautela. La Chiesa antica non è così. I trasferimenti non vanno fatti né per la Chiesa dei primi tre secoli, né per la Chiesa del IV secolo, benché essa inizi a essere diversa. Nel IV secolo, la Chiesa inizia ad assumere una forma più simile a quella che noi conosciamo.
Ogni periodizzazione storica è frutto di un artificio. Nel 1492, quando c'è stata la "scoperta dell'America" (le virgolette servono a sottolineare la prospettiva eurocentrica di questa indicazione storica) chi doveva andare a lavorare è andato a lavorare, chi era malato ha continuato a essere malato, etc. Questa data spartiacque è una data convenzionale. Si tratta di date utili per gli effetti che hanno avuto alla lunga.
All'inizio del IV secolo il cambiamento avviene davvero, ossia accade qualcosa che, in qualche modo, segna la vita dei cristiani e, in qualche misura, anche quella dell'Impero. Di questo avvenimento, la gente si era accorta. Si tratta dell'accostamento dell'imperatore Costantino al cristianesimo.
Siamo nel 312, quando Costantino diventa unico imperatore d'Occidente (a Oriente c'era il cognato Licinio). Questo cambia molto la vita della Chiesa, il sentire di molti cristiani. Costantino e Licinio decidono di non contrastare più il cristianesimo, dando corso all'editto di Galerio. Costantino inizia a favorire il cristianesimo in maniera crescente. Si assiste alla nascita della cristianità.1
Costantino dà avvio a una diversa forma di cristianità. Bisogna, tuttavia, notare che, se è vero che Costantino fa entrare alcune strutture della Chiesa nella compagine politica, egli tuttavia conserva la convinzione che la guida, l'artefice e il leader sia sempre lui stesso. Non è tanto la comunità che agisce su Costantino, ma è Costantino che agisce sulla comunità cristiana.
Costantino è un personaggio che ha avuto una storia molto strana. Egli è stato molto amato, ma anche molto odiato. Ciò è avvenuto fin da subito. Egli è stato artefice di un connubio tra Chiesa e Impero. Proprio per questo da alcuni è stato visto come artefice del compimento di un progetto di Dio ("uomo della Provvidenza"), già ai suoi tempi, dopo e anche oggi (ci sono ancora accademie costantiniane). C'è, tuttavia, anche chi ha detestato profondamente Costantino. Uno storico di VI secolo, Zosimo, dice di Costantino tutto il peggio. Anche nel Medioevo ci sono stati critici di Costantino. Dante figura tra le figure critiche, per il quale la donazione di Costantino è stata un danno per la Chiesa. Anche i valdesi sono critici di Costantino e della visione costantiniana.
1 Il secondo volume della Storia del cristianesimo di C. e L. Pietri si intitola appunto La nascita di una cristianità. L'introduzione alla traduzione italiana è di Paolo Siniscalco, uno dei patrologi più importanti su un versante storico. Egli si interroga sul senso della parola "cristianità" e sul perché il volume insista sulla nascita di una cristianità. In italiano, cristianità e cristianesimo non sono sinonimi, ma indicano cose molto diverse. Che significa cristianità? Si tratta della fede cristiana che incontra l'universo della politica e lo condiziona. La fede diventa proposta (o imposizione) politica. Questa è la cristianità, ossia un modo univoco di intenderla, in una modalità alquanto negativa.
Ma ci possono essere forme diverse di cristianità. Il II volume di Pietri inizia con il 250, ben prima di Costantino. Secondo Siniscalco, già dopo la persecuzione di Decio e Valeriano c'è una prima sistematizzazione (periodo della cosiddetta "piccola pace", 260-303), ossia i fedeli vengono riconosciuti come un gruppo accettato, ma non sono loro a dettare l'agenda della politica.3
Secondo alcuni la nascita della cristianità in questa forma deteriore ottunde e rovina la carica escatologica del messaggio cristiano. Se il regno di Dio è già anticipato nell'istituzione plenaria che riunisce Chiesa e Stato, sembra difficile poter guardare all'altra vita. Si tratta di questioni aperte.
Nel IV secolo, il dialogo con l'imperatore avrà un grande impatto. Il fatto che il rapporto tra Chiesa e Impero si sia stabilizzato influisce anche nelle controversie teologiche: gli imperatori cercheranno di risolverle con decreti imperiali, con esili comminati, etc. Anche il conflitto terribile dovuto alla crisi ariana nel IV secolo sarà pilotato dall'impero, con l'opposizione di alcuni vescovi.
Costantino è il primo imperatore cristiano. Secondo alcuni, tuttavia, Filippo l'Arabo, imperatore dal 244 al 249, sarebbe stato cristiano. Su Costantino c'è un enorme letteratura.2 La difficoltà di Costantino consente di accostarlo ad altri personaggi. Il problema di comprendere un personaggio può nascere o dall'eccesso o dalla scarsezza delle fonti. Si pensi a Socrate, a Gesù, etc. Su Costantino abbiamo fonti coeve molto diverse. I pagani lo celebrano come imperatore e guida dei pagani, i cristiani come guida dei cristiani. In tal modo si fa difficoltà a capire chi sia stato effettivamente Costantino.
Costantino arriva all'impero grazie all'imperatore Diocleziano. Diocleziano rappresenta la quintessenza degli imperatori cattivi, accanto a Giuliano l'Apostata. Egli fu un imperatore che aveva un progetto molto chiaro, ossia riformare l'impero, cercando di contrastare tutti quei nuclei deboli presenti sul territorio. La sua riforma inizia col catasto funzionale all'istituzione di una burocrazia che controlli il territorio, ma anche al potenziamento dell'esercito. Egli istituisce una legge che impedisce ai figli dei contadini di andare in città, in quando devono rimanere in campagna per produrre cibo. La riforma di Diocleziano è complessa e presenta criticità. Egli si rende conto della vastità dell'Impero e della conseguente difficoltà di comunicazione: quando un provvedimento viene preso al centro (Roma) impiega troppo tempo per arrivare alla periferia (quando venivano applicate le leggi? Perché non venivano applicate?). Per ovviare a questa difficoltà di comunicazione, Diocleziano opta per un'ulteriore divisione dell'impero in 4 settori, dopo la divisione (con l'imperatore Caro) tra Est (greco) e Ovest (latino), con la Dalmazia come terreno di confine. Con Diocleziano, dunque, si apre la stagione della tetrarchia, ossia il governo dei quattro imperatori: Diocleziano e Galerio a Ovest, Massimiano e Costanzo (detto "Cloro", ossia "verde" per via del suo essere pallido) a Est. Gli imperatori si chiamano "Augusto" e "Cesari", richiamando la più antica tradizione imperiale. Questi imperatori sono tutti uguali, ma Diocleziano è l'Augusto di Giove e Massimiano è l'Augusto di Ercole (Giove è il padre di Ercole, quindi Diocleziano è più importante di Massimiano). Gli imperatori avevano una certa autonomia nelle loro parti dell'impero. Esso viene diviso in 12 diocesi e le diocesi comprendono diverse province. Le capitali sono quattro: Milano, Treviri, Nicomedia, Sirmio.
Gli imperatori emanano le leggi a nome di tutti e quattro. Il governo è uno, ma i potenti sono quattro. L'immagine di questo governo è la Concordia imperatorum, di cui c'è una bellissima espressione a Venezia, con la statua dei tetrarchi che si abbraccia a due a due.
La tetrarchia serve, inoltre, a risolvere il problema della successione imperiale. Quando gli Augusti muoiono, i Cesari diventano Augusti e nominano nuovi Cesari, in una specie di rotazione. Nessuno, tuttavia, deve nutrire il desiderio di lasciare l'impero al proprio figlio.
2 Biografia di Costantino di Alessandro Barbero, molto completa, ma carente nella parte dottrinale. Egli passa in rassegna tutti i documenti su Costantino (agiografie, monete, etc.). Vi sono vari ritratti di Costantino. Barbero non prende mai una posizione netta, lasciando nel dubbio rispetto a un ritratto veritiero di Costantino.4
La riforma di Diocleziano funziona inizialmente, ma la gente deve aderire anche interiormente a questo nuovo stile di vita. Egli vuole dare alla riforma un'anima fondata sulla adesione al paganesimo. La religione, per i romani, è segno di adesione a un contesto politico. Per questo Diocleziano cerca di mettere da parte tutte le proposte religiose concorrenti, ricorrendo alla persecuzione. I primi esclusi sono i manichei che, oltre a essere seguaci di una fede diversa dall'impero, sono anche legati all'impero persiano, acerrimo nemico di Roma.
I cristiani sono un gruppo che non ha appoggi fuori dall'impero. Inizia, tuttavia, una serie di prassi persecutorie. I primi martiri sono militari. In seguito, dal 303 in poi, iniziano dei decreti persecutori generali. Di queste persecuzioni abbiamo testimonianza grazie a Eusebio di Cesarea, che ne parla nell'VIII libro della Storia ecclesiastica, ma anche Lattanzio, che ne parla nel De mortibus persecutorum. Lattanzio parla di delitti interessanti, che mostrano come Diocleziano conoscesse molto bene la struttura della Chiesa.
Nel febbraio del 303, abbiamo un editto che ordina di abbattere le chiese e di consegnare i libri sacri per essere bruciati. Questo editto colpisce le strutture fisiche della Chiesa o gli oggetti fondamentali. Chi consegna i libri viene chiamato traditor.3 I traditores saranno protagonisti della contesa con i donatisti. Nella primavera del 303, si ordina di imprigionare tutti gli ecclesiastici, a seguito di una rivolta in Siria. Dalle strutture fisiche si passa ai leader delle comunità, con la speranza di disperdere le pecore catturato il pastore. Nell'estate del 303 le prigioni sono piene, per cui si promette la libertà a quegli ecclesiastici che avranno sacrificato all'imperatore, dando prova di lealtà all'impero.
Nella primavera del 304 il sacrificio viene imposto a tutti i cristiani, sotto pena della morte (persecuzione generalizzata). Questa fase è caratterizzata dalla presenza di tanti martiri, tra cui Santa Lucia.
La persecuzione non è intensa allo stesso modo dappertutto, perché gli imperatori la attuano in maniera diversa. Costanzo Cloro, la cui capitale è Treviri, applica la persecuzione in maniera abbastanza blanda, mentre altri si impegnano molto più fortemente.
Nel 305 Diocleziano decide di andare in pensione e convince anche Massimiano, ritirandosi a Spalato. Vengono nominati nuovi Cesari Flavio Severo e Massimino. Diocleziano vuole vedere se funziona il suo sistema, ma ciò non avviene. Nel 306, infatti, muore Costanzo Cloro e le truppe acclamano come imperatore suo figlio ossia Costantino. A Roma, invece, i pretoriani avevano acclamato come imperatore il figlio di Massimiano, ossia Massenzio.
Al momento della morte di Costanzo, dunque, in Occidente ci sono tre imperatori: Costantino, Massenzio e Flavio Severo. Massimiano, inoltre, si pente di essere andato in pensione e vuole riprendersi la porpora imperiale. Gli imperatori sono, dunque, quattro. Ciò determina lo scoppio di una guerra civile. Diocleziano, che muore nel 311, ha modo di vedere questa situazione e cerca di intervenire per sistemare la faccenda tramite titoli, fallendo. La tetrarchia è fallita.
Si apre una fase di guerra tra Flavio Severo e Massenzio, con la vittoria di quest'ultimo (307). Attorno al 310 Costantino si sbarazza di Massimiano. Da quattro pretendenti si giunge a due, Costantino e Massenzio. Massenzio è in difficoltà, perché deve far fronte a un'usurpazione in Africa.
In Oriente si ha una serie di colpi di mano. Un tale Licinio diviene imperatore ed è associato a Galerio. Galerio muore e restano Licinio e Massimino, che si combatteranno per la porpora imperiale.
3 Tradere significa consegnare. Da tradere viene il termine "tradizione". In italiano tradire assume il significato di rottura del patto, proprio a partire dalla consegna di Gesù per opera di Giuda.