Slide di Università su Ockham: rapporto tra ragione e fede, Medioevo e Rinascimento. Il Pdf esplora il pensiero di Ockham, la scolastica e le interpretazioni storiografiche sulla continuità tra Medioevo e Rinascimento, con un focus sulle tesi di Burckhardt e Garin, per la materia Filosofia.
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Ockham: ultima grande figura del pensiero medioevale prima figura del pensiero moderno ...Rapporto ragione e fede Ockham DICHIARA
-> CHIUDE UFFICIALMENTE IL CICLO STORICO DELLA SCOLASTICA Dischiude le porte alla filosofia ad altri problemi e tematiche PROBLEMA DELLA NATURA: del mondo fisico, il mondo al quale l'uomo appartiene e che può conoscere con le sue sole forze: con le FORME DELLA RAGIONECRITICHE DI OCKHAM PUNTO DI PARTENZA IPOTESI GNOSEOLOGICA: EMPIRISMO RADICALE DISSOLUZIONE DELLA SCOLASTICA: SEPARAZIONE TRA SCIENZA E FEDE E CRITICHE ALLE PROVE DELL'ESISTENZA DI DIO ALLA METAFISICA TRADIZIONALEGnoseologia Il punto di partenza è la prospettiva gnoseologica di fondo di Ockham: EMPIRISMO RADICALE Tutto ciò che oltrepassa i limiti dell'esperienza non può essere conosciuto né dimostrato: alla base della conoscenza umana c'è un rapporto diretto del soggetto con la realtà. IMPOSTAZIONE EMPIRISTICA CONSEGUENZA ESCLUSIONE DALL'AMBITO CONOSCITIVO LE VERITÀ DI FEDE ESISTENZA DI DIO E I SUOI ATTRIBUTIDISSOLUZIONE DEL PROBLEMA SCOLASTICO Il problema centrale della scolastica è dissolto Ockham estromette la teologia dall'ambito del sapere razionale e della ricerca filosofica, affermando la TOTALE ETEROGENEITÀ DI SCIENZA E FEDE Verità di fede Non sono di per sé evidenti come i principi di una dimostrazione Non so dimostrabili come le conclusioni di una dimostrazione Non sono possibili perché possono apparire false a coloro che si servono della sola ragione naturale per accrescere la propria conoscenzaLa teologia cessa di essere una scienza perché priva di nozioni pratiche e speculative fondanti su un'evidenza razionale e su una validità empirica E LE PROVE DELL'ESISTENZA DI DIO ????!!!!
perché l'esistenza di una realtà è rivelata all'essere umano soltanto dalla conoscenza intuitiva, ovvero da un'esperienza attuale o passata, e finché l'uomo vive su questa terra non può fare alcuna esperienza della trascendenza di Dio.
possono soltanto determinare nell'uomo una RAGIONEVOLE PERSUASIONECRITICHE ALLE PROVE DELL'ESISTENZA DI DIO
esseri umani sempre congiunte: l'uomo non ha una conoscenza di Dio intuitiva, quindi non ne conosce né l'esistenza, né l'essenza
In particolare A) la prova cosmologica si fonda su due principi di cui Ockham nega il valore: - non è vero che tutto ciò che si muove è mosso da altro: i corpi per esempio tendono al basso in virtù del loro peso - non è vero che è impossibile risalire all'infinito nella catena dei movimenti B) la prova desunta dal principio di causalità: Ockham la impugna nel suo fondamento stesso: non si può dimostrare che Dio sia causa efficiente dei fenomeni: i fenomeni naturali si possono tranquillamente spiegare con cause naturali.
Con lo stesso atteggiamento e il medesimo sguardo critico Ockham analizza i concetti fondamentali della metafisica classica. A questo scopo egli utilizza un principio: IL PRINCIPIO DI ECONOMIA (che verrà ribattezzato IL RASOIO DI OCKHAM): per spiegare la realtà non bisogna moltiplicare gli enti metafisici oltre necessità: NON SI DEVE IPOTIZZARE L'ESISTENZA DI ENTITÀ ULTERIORI RISPETTO A QUELLE da SPIEGARE TRA LE NOZIONI METAFISICHE CHE OCKHAM RIFIUTA vi sono quelle di
1)SOSTANZA Della sostanza noi conosciamo soltanto le qualità colte nell'esperienza sensibile, ma dalla conoscenza intuitiva di tali qualità non possiamo risalire alla conoscenza (altrettanto intuitiva) della sostanza che le possiede, la quale rimane inconoscibile SOSTANZA-> di per sé non la conosciamo, la possiamo indicare soltanto negativamente: ciò che non è le sue qualità. 2) CAUSA EFFICIENTE 3) CAUSA FINALE Ockham insiste sulla radicale Non è dimostrabile che un diversità tra CAUSA ED EFFETTO: dalla conoscenza dell'effetto non si può in nessun modo risalire alla conoscenza della causa. qualsiasi effetto sia prodotto da una causa finale poiché nel mondo naturale gli enti si comportano in modo uniforme e necessario secondo le leggi dei Neppure si può discendere dalla conoscenza di una causa a quella dei suoi possibili effetti se questi non sono stati conosciuti per esperienza. fenomeni fisici e perciò escludono ogni elemento contingente e mutevole, quale In altri termini, l'unico fondamento appunto sarebbe il desiderio del possibile del legame tra causa ed fine. effetto è L'ESPERIENZA> che ci dimostra che due fatti sono legati l'uno all'altro in modo che quando si verifica il primo anche il secondo tende a verificarsi. Gli eventi naturali si verificano in virtù di leggi necessarie che ne garantiscono l'uniformità ed escludono ogni arbitrio o contingenza.
La critica alla metafisica classica sgorga non soltanto dall'empirismo e dal principio di economia ma anche dal VOLONTARISMO TEOLOGICO. Il VOLONTARISMO TEOLOGICO: è la convinzione che il mondo proceda dalla volontà insondabile e sovra-razionale di Dio, senza sottostare ad alcuna forma di necessità o regola logica preesistente o superiore. DA QUESTO PRINCIPIO OCKHAM TRAE LA CONCLUSIONE CHE LA FILOSOFIA DEBBA ABBONDARE LA RICERCA, INESORABILMENTE CONDANNATA AL FALLIMENTO, DELLE «CAUSE PRIME» DEL MONDO, DELLE SUE «ESSENZE» E DEI SUOI «FINI» PER DEDICARSI ALLA SOLA DESCRIZIONE DELLA REALTÀ. IL RIGETTO DELLA METAFISICA APRE COSÌ LA STRADA ALLA FISICA, CHE PER OCKHAM È SEMPRE RICERCA DEL PARTICOLARE E DELLA CAUSE NATURALI DEGLI EVENTI Ockham parte dalla considerazione che Dio ha creato il mondo dotandolo fin dall'inizio e per sempre della capacità intrinseca di svilupparsi e mantenersi in vita. Ciò comporta che all'interno della natura operino esclusivamente cause naturali ovvero cause che non hanno bisogno dell'intervento divino nemmeno un intervento occasionale: pensare che Dio intervenga di tanto in tanto influenzando gli eventi naturali e pensare che egli debba modificare o correggere quanto stabilito dal principio, significherebbe infatti non riconoscere la sua perfezione.PER QUANTO L'AZIONE INDIRETTA DI DIO SIA COMUNQUE PRESENTE NEL MONDO, ESSA NON DEVE QUINDI COSTITUIRE LO SCOPO DEGLI STUDI SCIENTIFICI. PER QUESTO LA RIVELAZIONE E LA TEOLOGIA NON DEVONO AVERE ALCUN RUOLO IN AMBITO SCIENTIFICO, COSÌ COME SI DEVE ESCLUDERE OGNI PRINCIPIO DI AUTORITÀ, RICONOSCENDO UNICAMENTE LA LIBERTÀ DELLA RICERCA RAZIONALE. Le conseguenze filosofiche del volontarismo teologico sono evidenti: il mondo, procedendo da un'imprevedibile volontà divina, non è stato costruito secondo alcun perché logico, ovvero comprensibile all'intelletto umano. Ai filosofi non resta che prendere atto della realtà così come è senza pretendere di spiegare le ragioni metafisiche.Sguardo disincantato Tutti i millenari sforzi della filosofia greca e cristiana per scoprire le cause ultime del mondo si rivelano pertanto vane. L'unica cosa che rimane da fare al ricercatore è abbandonare la pretesa di capire l'essenza o il fine dei fenomeni e limitarsi a descrivere come essi avvengano. Nella prospettiva empiristica di Ockham ciò che la scienza può conoscere sono soltanto i fenomeni naturali, e il loro specifico e contingente modo di presentarsi concatenati l'uno all'altro. Il dominio proprio della scienza è limitato alla nostra esperienza del mondo naturale e la natura diventa un ambito di ricerca aperto a tutti gli uomini: il rigetto di Ockham della metafisica apre le porte alla fisica nel senso moderno del termine, dischiudendo così gli spiragli per la nuova concezione del mondo che la filosofia del rinascimento farà propria e difenderà, andando a costituire il fondamento della scienza moderna.
Tra la fine del 1300 (la crisi del Trecento, dal punto di vista storico economico e sociale con le spinte di trasformazione e il pensiero filosofico di Ockham dal punto di vista filosofico segnano gli albori di questa nuova epoca) e l'inizio del 1400, nella penisola Italica si formò una nuova visione del mondo che si diffuse e propago nel resto d'Europa. Questa nuova cultura è stata definita
dopo la «crisi medievale».
> Il concetto storiografico di Rinascimento è maturato soltanto nel XIX secolo, ma il sentimento e lo spirito di rinascita era proprio sentito e vissuto dai letterati del XV secolo.** Nella seconda metà dell'Ottocento Voigt e Burckhardt li distinsero nettamente, vedendo
e su un nuovo modo di considerare l'uomo, la natura e Dio. Nel Novecento il filologo tedesco Burdach tornò invece ad avvicinare i due termini, individuando nell'Umanesimo la prima parte del programma innovatore del Rinascimento: di fatto l'umanesimo sarebbe uno degli effetti dello spirito rinascimentale (non una causa come lo interpretarono nel XIX secolo) In questa ottica il concetto storiografico di Rinascimento implica un'estensione di significato: denota l'intera civiltà culturale del Quattrocento e del Cinquecento.
* Di conseguenza il rinascimento comprende entrambi i secoli e si può suddividere al suo interno tra: a) Umanesimo, cioè la prima fase quattrocentesca, nella quale maturarono la concezione della dignità dell'uomo e l'interesse per i classici. a) Rinascimento, la fase cinquecentesca, quando la nuova cultura raggiunse il suo massimo splendore, attraverso opere letterarie e artistiche di straordinario valore.
> «La Scuola di Atene» così come la «Disputa» di Raffaello sono un rimando tangibile dal punto di vista artistico dell'atmosfera rinascimentale