Documento di Università sulla Biopolitica e Diritto Romano. Il Pdf analizza il concetto di biopolitica in relazione al diritto romano, esplorando come il potere abbia influenzato la vita e il corpo. Il Pdf, di Diritto, discute i concetti di zoè, bíos, homo sacer e lo stato di eccezione, criticando l'interpretazione di Agamben e analizzando casi specifici di sacertà.
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Il concetto di biopolitica nel libro "Biopolitica e diritto romano" di Luigi Garofalo viene sviluppato a partire da un dialogo tra il pensiero giuridico antico, in particolare il diritto romano, e la riflessione filosofico-politica contemporanea, soprattutto quella avviata da Michel Foucault.
Il tema del rapporto tra potere e corpo viene approfondito attraverso la distinzione tra "zoè" e "bios", concetti chiave nella riflessione biopolitica, in particolare nella filosofia di Giorgio Agamben, che Garofalo riprende e collega al diritto romano.
Garofalo, seguendo Agamben e Foucault, espone la differenza tra: Zoè: la vita naturale, la vita in quanto tale, comune a tutti gli esseri viventi. È la vita biologica, che nasce, cresce, si ammala, muore. Bíos: la vita qualificata, vita propriamente umana perché inserita in un contesto politico e giuridico. È la vita soggetta a norme, diritti, doveri, che partecipa alla polis. Garofalo sottolinea come il potere politico tradizionalmente si occupasse solo del bíos, ma nella modernità (come nota Foucault), ha cominciato a gestire anche la zoè: salute, nascite, igiene, alimentazione, ecc. La biopolitica nasce proprio da questo slittamento.
Garofalo dimostra che già nel diritto romano era presente questa scissione tra zoè e bíos, anche se non in termini espliciti. Alcuni esempi: Lo schiavo: è zoè, perché è biologicamente vivo, ma non è bíos, poiché è escluso dala cittadinanza e dai diritti politici. L'homo sacer (figura giuridica romana): può essere ucciso impunemente ma non sacrificato. È un esempio di "vita nuda" (Agamben), ovvero vita espulsa dal diritto ma ancora soggetta al potere. Il pater familias: deteneva un potere quasi sovrano sul corpo dei figli e della moglie (ius vitae necisque), dimostrando come il diritto intervenisse direttamente sul corpo.
Garofalo insiste sul fatto che il corpo umano non è mai neutro nel diritto: è regolato, disciplinato, incluso o escluso. Il diritto romano, in questo senso, mostra come il corpo possa essere: strumentalizzato (come nel caso dello schiavo), controllato (tramite le norme familiari e patrimoniali), dimenticato o escluso (nel caso degli infanti o dei non cittadini). Questo anticipa la logica biopolitica moderna, in cui lo Stato gestisce la vita corporea dei cittadini, trasformandola in oggetto di politica pubblica.
Nelle pagine 13-22 del libro "Biopolitica e diritto romano", Luigi Garofalo analizza il concetto di "eccezione" e lo "stato d'eccezione", facendo riferimento al pensiero di Carl Schmitt e Giorgio Agamben, e mettendo in luce come questi concetti si riflettono nel diritto romano.
Garofalo parte dalla celebre formula di Carl Schmitt: "Sovrano è chi decide sullo stato di eccezione". Questo significa che il potere sovrano non si manifesta solo nella norma, ma soprattutto nella sospensione della norma, ossia nel momento in cui il diritto non si applica ma continua a produrre effetti. Garofalo evidenzia il paradosso che viene poi ripreso da Agamben: "Il diritto si applica mediante la sua disapplicazione". In altre parole, la sospensione della norma è essa stessa un atto giuridico: quando lo Stato dichiara lo "stato d'eccezione", crea una zona in cui le regole ordinarie sono sospese, ma non il potere. Questo spazio sospeso è giuridicamente determinato e regolato - è fuori dal diritto ma incluso nel diritto come sua eccezione.
Garofalo dimostra che questa logica non è un'invenzione moderna, ma è presente già nel diritto romano, in particolare nei seguenti ambiti: L'homo sacer: figura giuridica che non può essere sacrificato né godere di protezione giuridica, ma può essere ucciso impunemente. È incluso nel sistema solo attraverso l'esclusione: una "vita nuda", in stato di eccezione permanente. Il iustitium: nel diritto romano, il iustitium era la sospensione del diritto ordinario in casi di emergenza ces. guerra, disastri, lutti pubblici). Non era un vuoto giuridico, ma una sospensione legalmente prevista. È l'archetipo dello stato d'eccezione: il diritto viene sospeso secondo il diritto stesso. Il potere del magistrato (es. il dittatore o il console): in certi casi, poteva agire al di fuori del diritto civile, ma con una giustificazione giuridica (es. salus rei publicae). Questo potere "extra ordinem" è un esempio antico di eccezione legalizzata.
Garofalo, seguendo Agamben, sottolinea che lo stato d'eccezione crea una zona d'indistinzione tra diritto e non-diritto, legalità e illegalità, interno ed esterno. Il soggetto in stato d'eccezione non è semplicemente escluso, ma viene incluso nell'ordinamento attraverso la sua esclusione. È questo il cuore della biopolitica: il potere decide chi può essere spogliato della protezione giuridica pur restando sotto il controllo del potere.
Nel tratto tra le pagine 13 e 22, Garofalo mostra che: Lo stato d'eccezione non è un'anomalia, ma un meccanismo interno al diritto; Il diritto romano aveva già strumenti (come l'homo sacer e il iustitium) che prefigurano la logica moderna del'eccezione; Questa logica è alla base della biopolitica: il potere contemporaneo si fonda sulla possibilità di decidere chi merita protezione giuridica e chi può essere privato.
Nel libro "Biopolitica e diritto romano", Luigi Garofalo approfondisce il paradosso della sovranità mettendo in relazione tre concetti chiave: eccezione, sacertà e sovranità. La sua analisi si inserisce nel solco teorico tracciato da Carl Schmitt e Giorgio Agamben, ma lo arricchisce attraverso il confronto con le categorie giuridiche del diritto romano.
Il paradosso, come lo definisce Schmitt (e Agamben approfondisce), consiste nel fatto che: Il sovrano è colui che sta dentro e fuori l'ordinamento giuridico allo stesso tempo. ! Cosa significa? Il sovrano è colui che decide sullo stato di eccezione. Ma nel farlo, sospende il diritto, ponendosi fuori dalla legge (perché non è vincolato da essa), pur restando fonte del diritto (perché è lui che crea la condizione legale dell'eccezione ). Garofalo sottolinea che questa ambiguità è costitutiva del potere sovrano, non una sua degenerazione. È nel momento dell'eccezione che il sovrano si manifesta in modo più autentico.
Garofalo richiama la figura giuridica dellhomo sacer, centrale in Agamben : È una persona che può essere uccisa ma non sacrificata. vive in uno stato di sospensione del diritto: non ha più protezione giuridica, ma non è semplicemente fuori dalla legge. È la personificazione del'eccezione: una "vita nuda" espulsa dalla comunità politica, ma sottoposta al potere sovrano. L'homo sacer è al diritto romano ciò che lo stato d'eccezione è al diritto moderno. Garofalo mette in luce come la sacertà sia una forma giuridica di eccezione: l'individuo sacro non ha più diritti civili, ma la sua esclusione è regolata dal diritto stesso.
Garofalo mostra che nei dispositivi giuridici del diritto romano si ritrova una struttura comune che lega: Sovranità > potere di decidere sulla vita e sulla morte ces. del pater familias, del magistrato, del princeps); Sacertà > condizione liminale tra diritto e non-diritto (es. homo sacer); Eccezione > sospensione delle garanzie giuridiche in nome della salvezza della comunità (es. iustitium, dittatura). In tutti questi casi, il potere funziona attraverso l'esclusione, ma senza abbandonare del tutto ciò che viene escluso. La vita dell'escluso rimane nel campo del potere, pur essendo spogliata di diritti: questa è la logica biopolitica per eccellenza.
Luigi Garofalo, attraverso il diritto romano, dimostra che: Il paradosso della sovranità non è un'invenzione moderna, ma ha radici antiche e strutturali; La sacertà e l'eccezione non sono categorie marginali, ma dispositivi fondamentali del diritto e del potere; La sovranità si fonda sulla capacità di sospendere il diritto pur restando all'interno del diritto stesso: un potere che si legittima escludendo, ma non abbandona mai ciò che esclude.