Vincent Van Gogh: vita, opere e autoritratti analizzati

Slide su Vincent Van Gogh che esplora la sua vita e le sue opere, concentrandosi in particolare sugli autoritratti. Il Pdf analizza diversi autoritratti, come quelli con Gauguin e il ritratto di Père Tanguy, evidenziando scelte stilistiche e riferimenti culturali dell'artista, utile per la scuola superiore in Arte.

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41 pagine

VINCENT VAN GOGH
Zundert (Brabante olandese), 1853 Auvers-sur-Oise, 1890)
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Anteprima

Vincent Van Gogh: La Vita e le Opere

Gli Inizi e la Carriera Religiosa

VINCENT VAN GOGH Zundert (Brabante olandese), 1853 - Auvers-sur-oise, 1890) Nei primi anni della sua vita Vincent tentò la carriera religiosa prima provando ad entrare nella facoltà di teologia ad Amsterdam, e poi in altre scuole Evangeliste, ma non fu mai ammesso. Alla fine riuscì a divenire predicatore nel Borinage, una regione di miniere di carbone dove si viveva in condizioni di estrema povertà, e Vincent decise volontariamente di vivere come povero tra i poveri. Alla fine dei sei mesi di prova della sua missione religiosa i suoi superiori non gli diedero l'autorizzazione a continuare perché lo ritennero troppo estremo nelle sue scelte. Scrive lui stesso parlando di quegli anni: «Prima di dedicarsi all'attività missionaria e alla predicazione, Paolo rimase anni in Arabia. Se anch'io potrò lavorare per tre anni in questa regione, nel silenzio, sempre imparando e osservando, allora non tornerò senza aver niente da dire di quanto in realtà valga la pena di essere ascoltato».

Autoritratti e Influenze Artistiche

Autoritratti di Gauguin e Van Gogh (1888)

P.Gauguin, Autoritratto, 1888, olio su tela, cm. 45X55cm Van Gogh, Autoritratto, 1888, olio su tela, 62 cm x 52 cm Questi due autoritratti, uno di Gauguin e uno di Van Gogh, che i due artisti si regaleranno reciprocamente, sono una sorta di dichiarazione di poetica dei due. Gauguin si rappresenta dominato dai colori rosso e verde, che dice rappresentano la sua naturalezza e la sua passione. Sullo sfondo una stampa giapponese e fiori che richiamano la sua ispirazione da quella cultura. Intitola il quadro (Les Miserables), richiamandosi alla storia scritta da Victor Hugo. Van Gogh si rappresenta come un uomo povero, con una camicia senza collo alla maniera dei contadini, una giacca pesante di lana è solo un amuleto al collo, rasato e con una barba non curata. Lo sfondo è dato da una sorta di grande turbine verde, per immergere la sua figura totalmente nella natura.

I Mangiatori di Patate (1885)

I mangiatori di patate (Nuenen), 1885, olio su tela, 82 x 114 cm Stralcio tratto dalla lettera che Vincent inviò a suo fratello Theo per descrivere quest'opera: «Un contadino è più vero coi suoi abiti di fustagno tra i campi, che quando va a Messa la domenica con una sorta di abito da società. Analogamente ritengo sia errato dare a un quadro di contadini una sorta di superficie liscia e convenzionale. Se un quadro di contadini sa di pancetta, fumo, vapori che si levano dalle patate bollenti - va bene, non è malsano; se una stalla sa di concime - va bene, è giusto che tale sia l'odore di stalla; se un campo sa di grano maturo, patate, guano o concime - va benone, soprattutto per gente di città», 1885

Autoritratto di Parigi (1887)

Autoritratto (Parigi), 1887, olio su tela, 44 × 37.5 cm L'artista realizza molti autoritratti, in diversi momenti della sua vita, dunque questi diventano una sorta di specchio sia della sua condizione umana, sia dei mutamenti della sua pittura da un punto di vista stilistico. Questo autoritratto del 1887 in particolare rappresenta la sua volontà di raffigurarsi come molto vicino alla natura, come una sorta di animale o di pianta, ma allo stesso tempo il suo abbigliamento fa capire che è un momento in cui si trova a Parigi, aiutato da suo fratello Theo. La pennellata sarà una di quelle caratteristiche dell'artista, ma i colori vivaci, in particolar modo l'azzurro, gli derivano da questa sua residenza parigina in cui avrà contatti con artisti impressionisti molto vicini a suo fratello.

Ritratto di Père Tanguy (1887)

- -Père Tanguy (Parigi), 1887, Olio su tela, 65,0 cm × 51,0 cm Julien Tanguy aveva partecipato alla rivoluzione della Comune di Parigi - una rivoluzione popolare contro l'Imperatore - in conseguenza di questo era stato in prigione. Dopo questa esperienza aveva deciso di aprire un negozio di colori a Parigi dove poter aiutare i giovani artisti non ancora affermati. Accettava in cambio dei suoi colori delle opere dei giovani artisti e divenne così quindi anche un importante mercante per gli impressionisti. Un uomo molto buono e per questo soprannominato «Padre». Van Gogh lo ritrae con le sue grandi mani, proprio ad indicare la sua generosità, vestito con un cappello semplice da contadino e un grande giaccone che lo rende ancora più accogliente. Lo ritrae su un fondo di stampe giapponesi che erano di sua proprietà.

L'Influenza Giapponese nell'Arte di Van Gogh

Opere e Stampe Giapponesi

Vincent Van Gogh, Pére Tanguy, 1887-88, olio su tela, 65,0 cm × 51,0 cm, Musée Rodin, Paris U.Kunisada, Cortigiana Takao della casa Miuraya, 1861 U.Hiroshige, Ciliegio di Yoshitsune vicino al santuario di Noriyori, 1833 Hiroshige II, Campanelle dei giardini a Iriya,Keisai Eisen, Cortigiana, 1853 ca. xilografia. Disegno di Van Gogh tratto dalla copertina Deux francs PARIS ILLUSTRE LE JAPON Nº 45 & 46 Rivista parigina da cui Van Gigh trae l'imagine.

Giapponeseria: La Cortigiana di Oiran (1887)

Van Gogh - Giapponeseria: La Cortigiana di Oiran, 1887 Oil on canvas, 105,5 x 60,5 cm, Arrivato a Parigi per lavorare con suo fratello che è un mercante d'arte. Van Gogh si appassiona all'arte giapponese e incontra I pittori impressionisti che collezionano stampe giapponesi. Qui, vede sulla copertina di una rivista illustrata una immagine tratta dalla stampa di Keisai Eisen, che raffigura una cortigiana e la riproduce, partendo proprio dalla sua forma essenziale, dalle sue linee essenziali e sinuose. Van Gogh aggiunge una rana e una gru, due animali che in dialetto in francese indicano le prostitute.

Japonaiserie: Ponte sotto la pioggia (1887)

Van Gogh, Japonaiserie: ponte sotto la pioggia, 1887 Tra le varie stampe che Van Gogh aveva acquistato, figurava il celebre Ponte di Shin-Ohashi sotto la pioggia, opera di Utagawa Hiroshige (1797 - 1858). Parte di una serie di dipinti che rappresentavano soprattutto paesaggi o scene di vita quotidiana, con prospettive particolare, come le vedute a volo d'uccello. Le immagini ukiyo-e non hanno ombre o chiaroscuro e sono a tinte piatte. Un modo di dipingere che sarà molto ripreso nella pittura europea, ma anche ad esempio nei tessuti della fine del XIX secolo. La pittura giapponese viene amata perché parla di piccole cose comuni, e fa pensare a qualcosa di «senza tempo» in una visione europea che vede spesso gli «orientali» come popoli antichi ma fermi in un tempo favoloso, mitico, passato, non ancora «contaminato». Van Gogh inserisce delle scritte che simulano la scrittura giapponese, che lui non conosceva, come elementi decorativi «esotici». 元 U.Hiroshige, Improvviso acquazzone sul grande ponte vicino Atake, 1857,inchiosto su carta, cm 34×24.

La Sintesi Giapponese nell'Arte di Van Gogh

Lettera di Vincent Van Gogh a suo fratello Theo, 24 settembre 1888: «Quello che invidio ai giapponesi è l'estrema limpidezza che ogni elemento ha nelle loro opere [ ... ]. Le loro opere sono semplici come un respiro, i giapponesi riescono a creare figure con pochi tratti, ma sicuri, con la stessa facilità con la quale noi ci abbottoniamo il gile. Ah, devo riuscire anche io a creare delle figure con pochi tratti!». Quello che Van Gogh ama delle stampe giapponesi è la capacità di sintesi, l'abilità con un solo segno di descrivere una scena, l'uso ei colori piatti ma espressivi. Una assoluta novità per l'arte europea che dava enorme importanza alla prospettiva, alla tridimensionalità e all'uso delle ombre. * 年 吉 原 氧 大 青 屋 次 Utagawa Hiroshige, Il giardino di Kameido (1857; inchiostro e colori su carta, 36 x 24 cm; 30 名 不 江 戸 名 景 Vincent Van Gogh, Susino in fiore (1887; olio su tela, 55,6 x 46,8 cm

Periodo di Arles e Nuove Espressioni

Ritratto del Postino Roulin (1888)

Ritratto del postino Roulin, luglio-agosto 1888, Olio su tela, 81,2 x 65,3 cm. POSTES «Roulin non è certo abbastanza anziano da potermi essere padre, e tuttavia dimostra nei miei confronti quella particolare gravità e quella tenerezza che potrebbe avere un soldato anziano verso uno giovane. [Non è] un uomo né amareggiato, né triste, né perfetto, né felice, né sempre irreprensibilmente equanime. Ma è una persona così buona, tanto saggia e piena di sentimento, e tanto fiduciosa». Lettera di Vincent Van Gogh a Teo, 1888

La Casa Gialla (1888)

La casa gialla (Arles), 1888, olo su tela, 76 x 94 cm Nel 1888 Van Gogh stanco della vita parigina, troppo lontana dai suoi ideali di pittura immerso nel mondo contadino, decise di trasferirsi nel meridione francese cercando quella luce gialla che lo attraeva molto. Scelse quindi di andare a vivere a Arles, città già scelta da molti altri pittori in precedenza. Qui comprò la famosa casa gialla, una piccola casa povera nel paese, che l'artista aveva però comprato con l'idea di farla diventare una sorta di residenza dove invitare tanti artisti e creare una sorta di cenacolo.

Peschi in Fiore (1888)

Peschi in fiore (Arles), 1888, olio su tela, 90 × 50 cm Arles fu all'inizio il luogo della serenità, come lo stesso pittore aveva dichiarato, e l'attenzione di Van Gogh è tutta rivolta alla natura, che gli offre colori luminosi e gli trasmette un senso di pace che a Parigi aveva perso. Ci sono molte versioni di questo tema del pesco in fiore, e in tutti la pittura presenta questo bordo nero che da un lato richiama ancora una volta la sua passione per il Giappone, e dall'altra è già un evidente omaggio alla pittura di Gauguin, che l'artista stima moltissimo, e che di li a poco inviterà proprio nella sua casa di Arles

L'Arlesiana (1888)

L'arlesienne, 1888, olio su tela, 91,4×73,7 cm, Metropolitan Museum of Art, New York Ritrae madame Ginoux, che possiede un bar a Arles che il pittore frequenta. Dipinge questi quadro in un'ora, approfittando del fatto che la donna era in posa per Gauguin. Lui stesso lo descrive: «Finalmente ho un'Arlesiana, una figura dipinta velocemente in un'ora, su uno sfondo giallo pallido, il viso grigio, l'abbigliamento dalle tinte scure, un nero intenso e un blu di prussia vero e proprio. È appoggiata ad un tavolo verde ed è seduta su una sedia di legno color arancio». Il dipinto risente della presenza di Gauguin, da cui riprende lo stile a tinte piatte con un grosso bordo nero, e della sua passione per le stampe giapponesi. I colori forti testimoniano del momento di intensa felicità. La figura è raffigurata pensierosa e con dei libri, proprio ad indicare la sua vicinanza con il mondo artistico, e indossa un abito tipico provenzale.

La Camera di Van Gogh (1889)

La camera di Van Gogh (Arles), 1889, olio su tela, 72,4×91,3 cm «Ho fatto, sempre per uso mio, un quadro della mia camera da letto, con i mobili di legno che conoscete. Ebbene, mi ha enormemente divertito fare questo interno senza nulla, con una semplicità alla Seurat. A tinte piatte ma stese grossolanamente, a pieno impasto, i muri di un lilla pallido, il pavimento di un rosso spezzato e stinto, le sedie e il letto giallo cromo, i cuscini e il lenzuolo di un verde limone molto pallido, la coperta rosso sangue, la toeletta arancione, il catino blu, la finestra verde. Avrei voluto esprimere un assoluto riposo con tutti questi toni così diversi, lo vedete, e in cui di bianco non c'è che la piccola nota data dallo specchio con la cornice nera» Van Gogh, lettera a Theo 1888. Anche se l'artista parla di questa stanza come di un luogo tranquillo, in cui presentare una sorta di serena semplicità, la stanza presenta una serie di elementi che raccontano di una sua tristezza di fondo. Il taglio che esclude il soffitto, tutte le porte e le finestre chiuse, il letto con due cuscini ma che in realtà non vedrà mai nessun altro dormirci con lui. Inoltre qui l'artista utilizza una serie di diversi punti prospettici creando una sorta di caos percettivo che provoca un senso di vertigine visiva.

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