Documento da Università su Ampurias: un processo di integrazione e trasformazione. Il Pdf esplora l'evoluzione urbana di Ampurias, Glanum e Utica, descrivendo la coesistenza di culture e la riorganizzazione degli spazi pubblici. Questo Pdf di Storia, adatto per l'Università, analizza i cambiamenti architettonici e sociali, inclusa la costruzione di fori e basiliche.
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1. Ampurias: un processo di integrazione e trasformazione 1.1 La doppia anima della città: Neapolis e il nuovo centro romano Ampurias (Spagna, sulla costa nord-orientale della Catalogna) nasce come città greca, fondata nel VI secolo a.C. lungo il golfo di Rosas, con il nome di Neapolis. Successivamente, a breve distanza, venne edificata una nuova città romana, situata su una collina vicina. Questa doppia struttura riflette sin dall'inizio la coesistenza di due culture urbanistiche e politiche.
1.2. La nascita della città romana: da accampamento a insediamento stabile La città romana ebbe origine nel 197 a.C., nel luogo dove il generale Marco Porcio Catone aveva stabilito il suo accampamento durante una campagna militare, a seguito di una rivolta locale. L'insediamento fu organizzato secondo uno schema ortogonale, con isolati rettangolari, in linea con la tipica pianificazione urbanistica romana ispirata agli accampamenti militari (castra).
1.3. Il cuore della città: il foro e gli edifici pubblici Il centro della vita pubblica nella città romana era costituito da un grande foro di forma quadrata, circondato da importanti edifici civili e religiosi. Tra questi spiccavano il tempio dedicato alla triade capitolina, portici e un criptoportico. La costruzione di questi elementi risale alla fine del II secolo e all'inizio del I secolo a.C. In un secondo momento, il complesso fu ampliato con l'aggiunta della basilica e di botteghe commerciali. Il progetto urbano si integrava strettamente conl'organizzazione agricola del territorio circostante, dominato da villae rusticae.
1.4. L'unificazione delle due città: nascita del municipio di Emporiae Intorno al 45 a.C., le due entità urbane - la Neapolis greca e la città romana - furono legalmente unificate sotto la forma di municipium, con il nome di Emporiae. Questo cambiamento segnò una profonda trasformazione nel tessuto urbano e sociale. Gli spazi pubblici dell'antica città greca vennero progressivamente occupati da edifici privati, e l'agorà perse il suo ruolo politico e amministrativo. Il nuovo centro della vita pubblica divenne il foro romano, e anche il culto religioso si spostò dal Serapeo greco al Capitolium romano.
1.5. La trasformazione della Neapolis in quartiere residenziale Nel tempo, la Neapolis di origine greca cambiò aspetto, trasformandosi in un raffinato quartiere residenziale affacciato sul mare. Le abitazioni furono adattate ai canoni dell'architettura romana, con l'aggiunta di peristili e atri centrali. Anche l'organizzazione dello spazio urbano si modificò, diventando più aperta e meno compatta rispetto alla disposizione originaria, a testimonianza di un'evoluzione non solo architettonica, ma anche culturale.
2. Glanum: una trasformazione urbanistica diretta e mirata 2.1. La città prima della romanizzazione Glanum (si trova nel sud della Francia, nella regione della Provenza) era una città ellenizzata dell'entroterra, situata vicino a Marsiglia.All'inizio del I secolo a.C., la sua struttura urbana rifletteva ancora fortemente l'impronta greca: il centro era costituito da una piazza di forma trapezoidale, circondata da portici, e comprendeva un bouleuterion, ovvero l'edificio destinato alle assemblee cittadine.
2.2. I primi segni della presenza romana Dopo il 40 a.C., Glanum fu trasformata in colonia latina sotto la giurisdizione della vicina Arles. Il primo grande intervento romano fu la costruzione di un complesso santuariale con due templi in stile corinzio. In questa fase iniziale della romanizzazione, il bouleuterion di epoca greca venne inglobato all'interno dell'area sacra, a testimonianza di un primo tentativo di riorganizzare lo spazio urbano e religioso secondo i modelli culturali romani.
2.3. La costruzione del nuovo foro romano Tra il 30 e il 20 a.C., Glanum conobbe una profonda ricostruzione urbanistica. L'antica agorà greca e parte del quartiere circostante furono demolite per far posto a un nuovo foro di forma rettangolare. Il terreno fu livellato per ottenere una superficie regolare, e l'area venne riorganizzata con portici sui lati est e ovest, e una basilica a due navate sul lato nord. Nei primi anni del I secolo d.C., fu costruita una seconda basilica, di dimensioni maggiori e dotata di deambulatorio, edificata sopra strutture preesistenti.
2.4. Nuovi edifici per l'amministrazione romana Nel contesto della riorganizzazione degli spazi pubblici, furono realizzati edifici amministrativi essenzialiper la gestione della vita civica, tra cui una curia con abside e un tabularium, ovvero l'archivio pubblico. Queste strutture vennero edificate su imponenti piattaforme sopraelevate, necessarie per adattarsi alla complessa morfologia del terreno. In alcuni punti, le terrazze raggiungevano altezze superiori ai 20 metri, dominando visivamente le strade e le abitazioni sottostanti e contribuendo a rafforzare il carattere monumentale e simbolico della città.
2.5. Gli spazi religiosi tra continuità e innovazione L'intervento romano coinvolse anche l'area sacra intorno a una sorgente venerata sin dall'epoca pre-romana. In questo luogo, Marco Vipsanio Agrippa fece costruire un tempietto dedicato a Valetudo, la dea romana della salute. I due templi corinzi, originariamente legati a un culto tradizionale, furono successivamente destinati al culto della famiglia imperiale, in linea con la propaganda augustea. Pur seguendo una pianificazione razionale, i templi mantennero un orientamento leggermente obliquo per adeguarsi alla conformazione del terreno, dimostrando un equilibrio tra esigenze urbanistiche e caratteristiche naturali del sito.
2.6. Le aree risparmiate dalla ricostruzione La trasformazione della città non coinvolse l'intero territorio: il quartiere residenziale greco a nord-ovest venne in gran parte mantenuto. Le terme di questa zona furono però integrate nel nuovo assetto urbano e subirono almeno due fasi di ristrutturazione,evidenziando un adattamento progressivo degli spazi pubblici e privati alle nuove necessità della colonia romana.
2.7. Conclusioni: due città, due approcci alla romanizzazione L'analisi comparata di Ampurias e Glanum rivela che la romanizzazione delle città greche in Occidente non seguì un unico modello. Ad Ampurias si adottò una trasformazione graduale, integrando gli elementi preesistenti nel nuovo assetto romano, mentre a Glanum si attuò una sostituzione urbanistica più netta, con la demolizione delle strutture precedenti e la costruzione di un nuovo centro civico. In entrambe le città, tuttavia, si pose grande attenzione alla costruzione di edifici simbolici e funzionali - fori, basiliche, templi - destinati a esprimere il potere romano e a riorganizzare la vita pubblica e amministrativa. Dove le strutture urbane greche erano già efficienti e ben integrate nel territorio, i Romani scelsero di non intervenire drasticamente, ma di adattarsi e trasformare gradualmente il contesto il contesto esistente.
1. L'Urbanizzazione della Gallia Transalpina: tra iniziativa locale e visione imperiale 1.1. La Gallia Narbonense: una provincia urbanizzata precocemente La Gallia Transalpina, e in particolare la provincia della Narbonense, rappresentò la prima area dell'Occidente romano a essere profondamente urbanizzata. Questo processo non fu solo il risultato diretto della fondazione di nuove cittàromane come Aquae Sextiae (l'attuale Aix-en-Provence) nel 122 a.C. e Narbo Martius (Narbona) nel 118 a.C., ma anche della disponibilità delle popolazioni locali ad accogliere la cultura romana La familiarità preesistente con il mondo greco facilitò un'accelerazione dell'integrazione culturale.
1.2. L'integrazione delle élite locali nel sistema romano Già alla fine dell'età repubblicana, molte famiglie aristocratiche locali avevano iniziato a romanizzarsi: si diffuse l'uso del latino, vennero adottate le istituzioni romane e si sviluppò un tipo di abitazione ispirato al modello italico, come dimostrano gli esempi di case scavate a Ensérune, Glanum e Vaison. Secondo il geografo Strabone, anche i capi degli Allobrogi contribuirono a trasformare Vienne in una vera città. Le scoperte archeologiche mostrano inoltre la presenza di una classe media romanizzata in centri come Narbona e Nîmes, segno che la romanizzazione non riguardava solo le élite, ma coinvolgeva strati più ampi della popolazione.
1.3. Una pianificazione urbana autonoma e flessibile Istituita tra il 27 e il 22 a.C., la Gallia Narbonense adottò un approccio urbanistico diverso rispetto ad altre province dell'Impero. A differenza delle città fondate ex novo nei territori orientali o africani, i centri urbani della Narbonense raramente seguono una pianta a griglia regolare. Anche l'apparente schema ortogonale di Orange è stato messo in discussione da recenti scavi archeologici. Città come Vienne, Nîmes, Tolosa, Arles, Fréjus e Aix- presentano strutture flessibili, adattate alla morfologia del territorio. L'assenza di schemi rigidi non significava mancanza di pianificazione: gli edifici monumentali venivano collocati con attenzione, in armonia con il paesaggio e le esigenze locali. Questo modo di progettare riflette un equilibrio tra l'organizzazione dell'Impero e le tradizioni delle comunità locali.
2. Città modello dell'urbanizzazione provinciale 2.1. Arles: modello di urbanistica augustea Arles fu fondata nel 46 a.C. da Tiberio Claudio Nerone per conto di Giulio Cesare come colonia di medie dimensioni, estesa su circa 40 ettari. Già in epoca augustea, la città fu profondamente riorganizzata. Tra i principali interventi ci furono la trasformazione dell'antica strada da Marsiglia nel decumanus maximus, la costruzione del foro con criptoportici a U, e la realizzazione del teatro e di un arco di trionfo tra il 25 e il 10 a.C. Il teatro, allineato con il cardo maximus, era ben visibile e collegato direttamente al foro. Le statue di Augusto sulla scena rafforzavano il legame tra lo spazio pubblico e l'autorità imperiale. In età tiberiana, Arles si ampliò ulteriormente con un secondo foro (forum adiectum) e due nuovi archi monumentali. La città divenne un importante modello per la regione, grazie all'uso del marmo di Carrara, alla presenza di botteghe artistiche italiane e alla diffusione di ritratti imperiali di