Documento di Università su Che cos'è la storia? Etimologia e l'evoluzione del suo significato. Il Pdf analizza il concetto di storia, la sua etimologia e l'evoluzione del suo significato, dalla storia epica all'emergere dello stato moderno, con un focus sulla burocrazia e le dinamiche di potere tra sovrani e Chiesa.
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Etimologia: è uno studio che dai primi del '900 è venuto a mancare, in corrispondenza dell'altro fenomeno dell'impoverimento culturale e dell'analfabetismo culturale. Una causa di questi ultimi due fenomeni è anche il fatto che spesso non si conoscano bene i significati delle parole (etimolo- gia). Fino ai primi anni del '900 presso tutti i luoghi in cui si leggeva, uno dei volumi più presenti era il dizionario etimologico. Ciò vuol dire che oggi si presume di non averne bisogno. Quest'uso sempre più improprio della lingua porta all'aumento dell'incomunicabilità e all'incomprensione. Una tra le cause è il non conoscere l'esatto significato dei termini.
Attualità dei significati? Parecchi significati ancora validi oggi: ricerca, testimonianza, conoscenza; Nessi con la contempo- raneità (vedere) e con il passato (sapere): nel tempo prevale il secondo significato. Erodoto narra ciò che ha visto, ma non lo fa in termini di cronaca, ma con già un senso storico. Erodoto dicendo di raccontare la verità dei fatti, in realtà faceva propaganda. La verità esiste, ma è la narrazione della verità che contiene in sé sempre qualcosa di soggettivo. Es. i media che tendono a "drammatizzare" le notizie.
L'inizio della storia: la storia epica: La storia narra le gesta del passato, soprattutto le gesta epi- che, cioè le gesta da raccontare: Clio è la musa della poesia epica, ma anche della storia. Un'altra grande differenza tra l'idea che aveva Erodoto (e i greci) era che questa storia si confondesse con l'epica. La storia come conoscenza del passato o del presente era, comunque, un'azione umana, chiamata a narrare le gesta del passato.
Quali gesta deve raccontare la storia? Le gesta epiche, che vale la pena di ricordare. La storia greca più antica si confondeva col mito, coincideva con l'epica. Era una leggenda che aveva la funzione di storia (come le leggende di quei popoli africani "senza storia"). Noi usiamo la storia per costruire l'identità nazionale (per lo più fino a 50/60 anni fa). Era storia non in termini leggendari, ma aveva la stessa funzione dei miti e delle leggende. Non a caso la storia risorgimentole era molto in voga. In questi anni c'è stata una ripresa del mito nazionale (cosa che si era persa negli anni '80/'90). Ci sarà un perché! Oggi nessuno sano di mente (cit. Renzo) direbbe che la storia è uguale all'epica, però, se pensiamo ai manuali di storia, questi non sono molto simili alla concezione epica? Non ci parlano solo delle cose degne di essere raccontate? Es. in un'intervista De Andre dice che lui in tutta la sua vita non ha mai visto un manua- Linearle di storia delle paci; li ha sempre visti delle guerre. Anche l'idea del "pacifismo" ha un peso ideo- logico, però. Anche la grande parte della storia che si racconta è la parte epica. Es. perché si fa di più la storia dei Savoia, che dei Borbone, che hanno costruito il Regno delle due Sicilie per secoli? Perché non si parla dei contadini falciati da Garibaldi e vengono chiamati banditi?
1847-48: giornali calabresi e napoletani, quelli che la storiografia sabauda e italiana ufficiale chia- mava briganti, loro li definivano "eroi" perché avevano già l'idea di un'Italia unita federale (idea neoguelfa del risorgimento di Gioberti). Però, come si erano ribellati ai Borboni, si ribellavano an- che ai Sabaudi. Ma noi quei nomi non li ricordiamo neanche più.
L'illuminismo fu un fenomeno prevalentemente europeo (anche la Russia aveva i suoi contatti con gli illuministi, es. Federico II di Prussia). E in questo famigerato meridione d'Italia, in realtà, c'era un fior fiore di intellettuali, democratici. Tanto per capire come, in realtà, i Savoia si comportavano nei confronti degli intellettuali, mentre tutti gli stati europei sfruttavano i propri intellettuali illumi- nati come funzionari, il regno sabaudo scaccia Alberto Radicati di Passerano, che si era formato alla cultura degli Illuministi francesi. Però, l'Italia sabauda continua a glorificare i Savoia, il Garibaldi che non massacra i contadini, ma che fa la breccia di Porta Pia. Senza contare che il tanto lodato plebiscito è fatto di "brogli". Tra i protagonisti più importanti del risorgimento meridionale e ideato- ri delle prime forme di "liberazione" non sono tanto gli autoctoni, ma le colonie albanesi che si sono insediate in Italia dal '400 in avanti, gli Arbëreshë. Ancora oggi in Sicilia, Puglia e Calabria vi sono dei paesini in cui si parla correntemente l'albanese antico, oppure di cultura occitana (e di reli- gione valdese). Es. Girolamo de Rada partecipò alla rivoluzione napoletana del 1848 e mise insieme l'idea di Nazionalismo italiano con quella del risorgimento albanese (1912). Chi si ricorda il suo nome a Genova? E quello di Skanderbeg? Quando noi ci fermiamo ad un'attitudine storica che si ferma all'epica e non facciamo un passo ulteriore, rinunciamo a capire la storia. Sappiamo solo ciò che è funzionale a ciò che noi sappiamo/vogliamo sapere.
La storia scienza del passato: Solo più tardi, in tempi recenti (proprio nel Rinascimento), la storia inizia ad acquisire un carattere di scienza.
La descrizione del RIPA (1593): Il rischio intrinseco nella storia è il fatto che rischia di falsare la percezione di questa. Tipico il legame (che dovrebbe essere scisso il più possibile) con l'ideologia della contemporaneità. La storia oggi è sempre più consapevole e cerca di avere sempre più un ca- rattere di scienza (scienza umana/arte). Definita così alla fine del '400 (sicuramente nell'Umanesi- mo italiano). Idea di una storia che riguarda le vicende umane e che, quindi, vale la pena di essere ricordata. Diversamente dal Medioevo, dove si pensava che la storia riguardasse l'aspetto tecnico della vita (inutile perché la vita vera è quella ultraterrena). Era la vita in cui l'uomo doveva santifi- carsi e prepararsi alla vita vera. In più la storia umana era già conosciuta in buona parte, per filo e per segno, dall'inizio (Genesi) alla fine (Apocalisse). Nell'età moderna era molto diffusa l'idea che l'Apocalisse fosse vera e anche molto prossima (fenomeni del millenarismo). Causa anche della rivoluzione protestante (dal 15179, specie per le classi più basse. Es ... Un luogo comune in tempi recentissimi è il "millennial bug". Un altro esempio è la pandemia attuale, anche se, a differenza dell'antichità, i timori sono declinati maggiormente su un piano economico. Prima le paure verteva- no su altri aspetti, es. crisi morali, politiche. Anche le varie proposte di date della fine del mondo, a partire dalle interpretazioni del calendario Maia. Le paure dei meteoriti, con allarmisti corredati.Questa nostra attitudine al millenarismo deriva dall'Illuminismo. Questo nostro concentrarci "HIC ET NUNC" (=qui ed ora).
Altri esempi nel passato erano le eresie medievali (catari, dolciniani). Oltre ad essere molto impor- tanti perché offrirono idee importanti per la nascita del pauperismo, delle idee democratiche, erano molto collegate anche al millenarismo: paura dell'Apocalisse. Anche se il millenarismo antico ave- va l'elemento della paura molto sfumato e contornato di speranza. La fine del mondo descritta dal- l'Apocalisse non è una fine definitiva, ma che inaugura un periodo positivo: altri 1000 anni terreni caratterizzati dalla discesa della Gerusalemme celeste sulla Terra e che avrebbero visto Cristo re- gnare (un Regno basato sui valori della giustizia sociale, la morale). Con l'Apocalisse, la storia del- l'uomo basata su ingiustizie, discriminazione sociale, etc. finisce e si sarebbe inaugurato un periodo di 1000 anni in cui Cristo avrebbe regnato sulla Terra. Poi ci sarebbe stata la vera fine del mondo e la resurrezione della carne. I contadini tedeschi vedono in Lutero un segno della fine dei tempi. Nel 1603, invece, passa la cometa di Halley e i primi astronomi la interpretano come un segno dell'A- pocalisse. Altri esempi di millenarismo. Con la fine del Medioevo, termina anche una certa idea di storia (molto diversa da quella dell'antichità classica). Cesare Ripa: "Iconologia". É una delle prime forme di tentativo di enciclopedia. La confrontiamo con l'Énciclopedie illuminista è lo spartiacque fra la concezione del sapere moderno e del secolo dei lumi. Qual è la differenza? Ce lo fa capire il titolo: l'enciclopedia è un dizionario ragionato in cui il vocabolo ha un valore nettamente superiore a quello dell'immagine simbolica e allegorica, al contrario di ciò che suggerisce il nome dell'opera di C. Ripa e del suo effettivo contenuto. Ripa è legato ancora ad una cultura in cui l'immagine è prevalente sul vocabolo, poiché nella cultura medievale e rinascimentale (pre-seicentesche) si ra- gionava ancora in termini simbolici e allegorici. Un'età in cui gli uomini, e non i dotti, erano in gra- do di comprendere i concetti. C'era la capacità di intendere immediatamente ciò che il simbolo e l'allegoria indicavano. Oggi l'Occidente è incapace di ragionare in termini allegorici o simbolici. Questo ci aiuta a ridimensionare un po' la nostra superbia nei confronti dell'uomo antico. Noi siamo la società dell'immagine, ma un'immagine filmica, che non si ferma mai e scorre veloce. È para- digma della società fluida. Quella antica, invece, è un'immagine fissa, che si può comprendere, af- ferrare.
29 ottobre 2020: attacco Francia il giorno in cui si celebra la nascita di Maometto. Oltre 30 attacchi in Francia dal 2014. Quasi 2000 persone fanno parte dei combattenti jadisti. Ciò avviene perché molti musulmani immigrati di prima e seconda generazione sono più deboli perché non sanno più quale sia la loro identità e quindi sono facilmente attratti da idee così radicali. I fedeli musulmani (jadisti) hanno portato in auge la questione della blasfemia e ritengono che i perpetratori di tale cri- mine meritino di essere uccisi. La Francia dal 1905 è un paese laico ed è aperta ad ogni culto. Nel 2004 una legge vieta ogni simbolo religioso: no più crocifissi, veli e la cupoletta ebraica. Il burka non si può indossare nello spazio pubblico con una legge del 2010. Cosa dice il corano sull'ijab (velo islamico) versetti 58 e 29 ci fa capire che l'ijab, in realtà è una semplice protezione per la donna musulmana da sguardi indiscreti (Nei tempi più antichi era così ovunque). In medio oriente stati del golfo: governi sunniti e Islam: governi sciiti. Il potere politico ha tentato di legittimarsi at- traverso la religione. Non è il contrario, non c'è nessuna teocrazia. Nel 632 d.C. alla morte di Mao- metto i califfi che dovevano subentrare ebbero delle diatribe (lì più di tipologie religiose, a differen- za dei tempi più recenti, in cui le divergenze sono di carattere politico e solo mascherate dai motivi religiosi). Per alcuni avrebbe dovuto succedergli Alì, il cugino. Il successore di Maometto, Abuba- car iniziò a scrivere il Corano e per i credenti è una vera e propria arte. 114 versetti erano stati reve- lati alla Mecca, altre 22 a Medina, durante la sua fuga. A differenza della nostra bibbia non è mai