Documento dall'Università degli Studi di Verona su "Geografia e Antropocene". Il Pdf esplora l'impatto umano sul pianeta, analizzando concetti come Antropocene e Capitolocene, e le loro implicazioni su clima, energia e biodiversità, per lo studio della Geografia a livello universitario.
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Geografia umana(p) (Università degli Studi di Verona) Scansiona per aprire su Studocu Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da Angelo Del prete (pinoilcontadino88@gmail.com)Geografia e Antropocene
L'uomo come forza geologica Il concetto di Antropocene è stato proposto per la prima volta negli anni Ottanta del Novecento da Stoermer. Esso marca l'intensità e la pervasività che l'attività umana aveva nei confronti dei processi biologici terrestri, i quali caratterizzano il pianeta come essere vivente, tale che si ha bisogno di marcare l'ingresso in una nuova era geologica, caratterizzata dall'attività geo-ctonica geogenitica dell'umanità.
L'Antropocene è l'era geologica successiva all'Olocene. Il processo di ufficializzazione da un'era a un'altra richiede il vaglio di una serie di istituzioni scientifiche efferenti (che spettano) alla geologia. La datazione di questa nuova era geologica porta i ricercatori a esprimere un'interpretazione situata e non neutrale dell'interazione tra specie umana, ambiente globale e modo di produzione capitalistico.
Le quattro ipotesi tenute in considerazione sono:
L'Antropocene genera un punto di incontro tra scienze della natura e scienze umane, non solo la geografia, che ha nelle sue corde epistemologiche lo studio delle relazioni tra natura e cultura, ma anche l'antropologia, la sociologia (studiando la produzione di conoscenza scientifica e il suo impatto sulla società), hanno tratto particolare vigore dagli studi sulle controversie ambientali. In relativamente poco tempo i settori disciplinari che si occupano dei fenomeni di globalizzazione e le scienze del cambiamento climatico si trovano a leggere i lavori reciproci. This document is available on studocu Scaricato da Angelo Del prete (pinoilcontadino88@gmail.com)Il termine "Antropocene", in primo luogo, ha affermato l'umanità come forza naturale. Ciò significa minare la differenza all'origine della scienza moderna, che divide il conoscibile, tra ciò che è naturale e ciò che è culturale.
Il mondo della natura è conoscibile e prevedibile attraverso il metodo delle scienze moderne, i suoi soggetti e i suoi oggetti, i quali appaiono con contorni ben definiti.
Il mondo della cultura, invece, è caratterizzato da soggetti poco definiti, che sfuggono e cambiano a seconda della contingenza storica che ci troviamo a descrivere e degli oggetti che appaiono come eternamente malleabili, permeabili e mutevoli.
Dall'antropocene deriva la concettualizzazione dell'uomo come specie. Affermare che siamo entrati nell'Antropocene equivale a dire che vi sono azioni che l'uomo in quanto specie ha perpetrato per arrivare a tanto? Se così fosse, allora, potremmo dire che si tratta di un problema simile a quello che si manifesta nelle conferenze che hanno tentato di governare il cambiamento climatico, un problema al quale si è ovviato con la nozione di responsabilità comuni ma differenti.
Critica di Moore nei confronti dell'Antropocene: "Indichiamo l'uomo in quanto tale come caratterizzante di questa era geologica, quando è il regime ecologico capitalista, con i suoi ampliamenti in scala, che ci porta dove siamo."
Viene considerata l'Antropocene come una definizione troppo umana. Per indicare un'era geologica caratterizzata da biologie multi specie del "divenire con".
Haraway ha introdotto allora delle altre definizioni:
Proprio perché NON vi è un'azione razionale, il cambiamento climatico ha effetti dissimili a seconda della geografia degli eventi: è necessario sperimentare pratiche, alleanze e cartografie che compongano progressivamente un mondo comune. Scaricato da Angelo Del prete (pinoilcontadino88@gmail.com)I geografi, l'antropocene e l'educazione geografica
Il concetto di Antropocene è, quindi, passato nel dibattito di altre discipline, anche di quelle sociali e umanistiche, come la sociologia e alla filosofia.
L'Antropocene ha sicuramente una dimensione geografica, spazializzata: importante evidenziarne i cambiamenti e gli impatti a scale diverse.
L'educazione geografica si potrebbe allora considerare come il possibile nucleo ordinatore, che fornisce competenze di cittadinanza utili ad affrontare l'Antropocene ai diversi livelli della civiltà sociale.
Se una notte d'inverno un geografo nell'Antropocene Il campo di studi dell'Antropocene è vastissimo, multidisciplinare e transdisciplinare. Parte da un'idea generale ma poi si suddivide in rivoli di posizioni, interpretazioni diverse e discussioni. L'importanza dell'Antropocene consiste nel suo potere multiforme e generativo, che non si può incasellare negli schemi precedenti, perché esso è uno schema nuovo, che propugna non di generare solo un linguaggio, ma un sistema di rappresentazioni del mondo che superino la logica cartografica e le dicotomie fra uomo e natura.
Il dibattito internazionale rispecchia spesso questa pluralità di visioni, tutte con vari elementi di realtà, ma nessuna capace di soddisfare completamente le diverse domande che si pongono.
È facile trovare i tentativi ben argomentati che cercano di ricostruire l'Antropocene dentro schemi interpretativi già noti: una conseguenza della globalizzazione del capitalismo, che possiamo chiamare capitalocene: è l'ennesima rappresentazione del punto di vista occidentale ed eurocentrico sul mondo, nonché una conseguenza estrema della Rivoluzione industriale.
Questa linea è guidata dall'idea che il mondo sia di fronte a una complessa sfida ambientale e politica, e che tutte le forze vadano mobilitate per affrontarla e ristabilire un equilibrio perduto tra l'uomo e la natura.
Allo stesso tempo, l'Antropocene è guidato da teorie che per altri versi sono del tutto nuove: l'idea dell'uomo come agente geologico, la fine della separazione moderna fra uomo e natura e la conseguente necessità di ragionare in modo ibrido, attraverso approcci transdisciplinari e schemi non lineari.
Ci sono i termini più geografici a essere messi in relazione con l'idea di Antropocene: luogo, territorio, territorializzazione. Ci sono poi delle coppie abbinate, per discutere come il tema dell' Antropocene costringa a ripensare queste polarità: uomo-ambiente, ad esempio. This document is available on studocu Scaricato da Angelo Del prete (pinoilcontadino88@gmail.com)L'Antropocene, negli studi geografici, aiuta a superare le barriere del passato, oggi particolarmente limitanti, e a sviluppare approcci originali e critici, nuove metodologie per osservare le cose e, conseguentemente, anche nuove mappe del mondo, nuove rappresentazioni che possano essere ausilio per orientarsi a scale differenti e che rispettino punti di vista diversificati fra i territori del pianeta, che cambia a volte più rapidamente di quanto gli strumenti siano in grado di comprendere.
La relazione fra l'uomo e la Terra passa per il concetto di addomesticazione.
Un buon geografo ascolta la percezione del mondo, poi la racconta. Magari non descrive esattamente come sono, ma più facilmente si troverà come li percepisce la popolazione che li abita o come li hanno percepiti i viaggiatori.
Con la cura, poi, si affronta il legame emozionale, ma anche questo: come la specie umana ha addomesticato la natura, ha imparato a controllare il fuoco, a coltivare le piante e ad allevare gli animali, a fondere i metalli, a trasformare il petrolio, ammirare la bellezza della natura e ora ad avere paura di perderla, di non saperla proteggere, di metterla in pericolo con lo stesso legame che vi ha costruito.
L'Antropocene ci invita a trovare nuovi modelli per parlare del rapporto tra l'uomo e la Terra, e probabilmente avremmo bisogno di capire se nel processo di addomesticazione abbiamo sbagliato qualcosa, perché siamo stati così deboli nell'avere cura di qualcosa che, nel frattempo, era divenuta parte di noi e che ci aveva a sua volta addomesticati.
Il termine "cambiamento" è tra quelli che si ripresentano più frequentemente fra quanti scrivono di Antropocene. L'Antropocene è il racconto di un impatto che coinvolge luoghi e territori, risorse e politica, spazi e corpi, clima ed economia, ambienti e società che stanno cambiando.
Ogni descrizione geografica, per essere attuale, può solo riguardare dei processi di movimenti. Per questo un'altra parola che torna è sfida. Un'altra parola è velocità, poiché l'Antropocene si basa anche sull'idea di una grande accelerazione, che ci viene dimostrata attraverso preoccupanti grafici che registrano l'impennata nella crescita della concentrazione di anidride carbonica e altri gas serra nell'atmosfera, nella crescita della popolazione mondiale e dell'uso delle risorse naturali.
Per la geografia, l'implicazione maggiore di queste parole d'ordine non riguarda la capacità di descrivere il mondo in modo dinamico, bensì quella di decostruire la connotazione globale, troppo assertiva, riportando i cambiamenti a scala intermedia locali quali quelle delle regioni, dei sistemi territoriali dei singoli luoghi. Il cambiamento globale è frammentato in mosaici regionali che pochi conoscono davvero. Chi ne conosce uno fa poi fatica a mettere in relazione con gli altri alle diverse scale. Scaricato da Angelo Del prete (pinoilcontadino88@gmail.com)