Documento di Storia Contemporanea sull'unificazione italiana e l'integrazione europea. Il Pdf, utile per studenti universitari di Storia, esplora la politica interna post-1861, la questione romana, la guerra austro-prussiana e la creazione della CECA e della CEE.
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STORIA CONTEMPORANEA
CAPITOLO 9: COSTRUIRE LO STATO NAZIONALE IN EUROPA. L'ITALIA LIBERALE TRA NAZIONALIZZAZIONE E
MODERNIZZAZIONE
Nel 1861 venne proclamato il Regno d'Italia. L'Italia divenne nuovo stato nazionale europeo e si "connesse al mondo"
costruendo relazioni internazionali sul piano politico, culturale ed economico. Con il Regno d'Italia mutò la situazione
geopolitica (nuovi confini) sia internazionale che italiana: nella nazione si costruirono nuove reti comunicative e
culturali per avviare un processo di nazionalizzazione, coinvolgendo il popolo nella vita nazionale. Ma per far sì che il
Regno d'Italia diventasse stato attivo e connesso con il mondo fu necessario accelerare il processo di
modernizzazione in atto a livello mondiale.
OBIETTIVI REGNO D'ITALIA: Stato nazionale (popolazione omogenea da un punto di vista etnico-culturale),
connessione al mondo, nazionalizzazione, modernizzazione.
1. Il completamento dell'unificazione e la questione romana
Nel decennio che seguì la proclamazione del Regno d'Italia (dopo la morte di Cavour nel '61) venne a completarsi
l'unificazione, con due territori importanti nella costruzione di relazioni internazionali:
Nel frattempo nelle regioni meridionali tra 1860 e 1861 si formarono dei gruppi di guerriglieri filoborbonici che
destabilizzarono Abruzzo, Puglia e Lucania. Erano composti da contadini che si ribellavano contro lo stato, le tasse e i
proprietari terrieri.
Le autorità definirono questo fenomeno "brigantaggio" (insieme di violenza politica e criminale) e ne affidarono la
repressione all'esercito. Nel 1863 venne emanata una legge straordinaria per la repressione, risolta del tutto nel 1865.
Guerra austro-prussiana -> dopo un accordo del 1865, nel 1866 Prussia e Italia strinsero un'alleanza militare
antiaustriaca, favorita da Napoleone III che sperava di trarne vantaggio dal conflitto austro-prussiano; l'Italia avrebbe
ottenuto in cambio Venezia e Veneto. La guerra scoppiò a maggio e si concluse velocemente: la partecipazione
dell'Italia aveva scopo strategico, per impegnare le truppe austriache su più fronti. L'accordo finale, nonostante le
sconfitte italiane a Custoza e Lissa, consentì all'Italia di ricevere il Veneto (ceduto da Napoleone, che lo aveva
acquisito). Rimanevano da conquistare altri due territori austriaci per maggioranza italiani: il Trentino e Trieste.
La questione romana -> nei suoi ultimi discorsi Cavour aveva dichiarato Roma capitale italiana, obiettivo difficile a
causa del potere del Papa e della Chiesa sulla città e sul mondo. La sovranità del Papa era legata alla sua necessità
di indipendenza dai poteri politici, era quindi una delicata questione internazionale.
Inoltre la religione era profondamente radicata nella società, sia tra il popolo che nelle classi dirigenti.
I rapporti chiesa-stato iniziarono ad inasprirsi dal 1848, quando i governi piemontesi tentarono di ridurre i privilegi
ecclesiastici; poi nel 1850, con le Leggi Siccardi, vennero aboliti il foro ecclesiastico e introdotti nuovi limiti.
La visione di Cavour, al contrario, si basava su un rapporto di coesistenza e separazione fra le istituzioni riassunto in
"libera chiesa in libero stato".
I mazziniani-democratici consideravano la conquista di roma obiettivo prioritario; ci furono 2 tentativi di conquista negli
anni 60 portati avanti da Garibaldi che si rivelarono un fallimento.
L'Italia ebbe l'occasione di conquistare Roma con la Guerra franco-prussiana; dopo la sconfitta francese, il papa perse
la protezione di Napoleone e il 20 settembre 1870 le truppe italiane entrarono a Roma con la "breccia di Porta Pia". II
1 luglio 1871 Lazio e Roma vennero annessi all'Italia: Roma fu dichiarata nuova capitale.
Il conflitto stato-chiesa si inasprì:
2. Stato e nazionalizzazione
Costruire lo Stato italiano e nazionalizzare gli italiani erano due processi fondamentali e connessi. Per nazionalizzare
le masse lo Stato promosse una 'pedagogia patriottica', rivolta soprattutto alla borghesia, coinvolgendo il mondo della
cultura e dell'istruzione: università, scuole, editoria o artisti che avevano lo scopo di contribuire alla celebrazione dello
stato con una serie di miti/riti con il fine di creare un'identità nazionale comune.
Centrale nella creazione di una pedagogia patriottica fu la figura del sovrano: le ricorrenze della famiglia reale, i suoi
simboli ... furono tutti elementi usati per coinvolgere il popolo nella vita nazionale. Lo Statuto Albertino divenne la
costituzione di tutto il regno. Tale carta istituiva una monarchia costituzionale, ma il potere che questa dava alla
camera permise a Cavour di rendere il parlamento protagonista, trasformando quella del regno in una monarchia
parlamentare.
La destra storica -> La classe dirigente era composta da uomini politici appartenenti al mondo liberale. Queste
figure si dividevano in due grandi fazioni, la "Destra storica" e la "Sinistra storica". I due raggruppamenti non
corrispondevano a partiti organizzati, bensì gruppi di individui che agivano secondo logiche condivise o che seguivano
i leader
I primi a governare l'Italia unita furono i parlamentari della Destra, che guidarono il paese dal 1861 al 1876. La Destra
era composta prevalentemente da proprietari terrieri e i gruppi dominanti al suo interno erano quello piemontese
(Sella) e quello tosco-emiliano (Ricasoli, Minghetti). A livello ideologico erano moderati, inclini al liberismo e
all'individualismo.
L'unificazione giuridica del regno -> la classe politica si trovò di fronte alla necessità di unire le varie legislazioni
preunitarie in un unico codice. Nel 1865 vennero emanati 4 codici validi a livello nazionale: civile, commerciale, della
marina mercantile, di procedura civile.
Questione amministrativa -> scelta se adottare un sistema centralistico o decentralizzato. Si decise per
un'organizzazione centralistica. Nel 1861, con i decreti proposti dall'allora primo ministro Bettino Ricasoli, fu introdotta
un'amministrazione territoriale uniforme su tutto il territorio nazionale che venne suddiviso in province guidate da un
prefetto. Nel 1865 venne poi approvata una legge di "unificazione amministrativa", che applicava la legislazione
piemontese su tutto il territorio.
Sistema elettorale -> il sistema adottato divideva il regno in circoscrizioni elettorali in cui si votava un singolo
deputato al parlamento nazionale per ogni porzione di territorio (maggiore potere alle periferie)
Una delle prime questioni da affrontare da parte della classe dirigente fu quella di conoscere il paese; vennero usati gli
strumenti della statistica, con i primi censimenti del 1861. Avevano rivelato che in una popolazione di 22 milioni di
abitanti il 78% delle persone sopra i cinque anni era analfabeta: la questione dell'alfabetizzazione divenne centrale,
tanto che vennero introdotte nel 1859 la legge Casati e nel 1877 la legge Coppino, per rendere obbligatori e gratuiti i
primi due anni di scuola primaria. Inoltre, con la riforma ricotti del 1875, venne introdotta la coscrizione obbligatoria.
La sinistra storica -> nel 1876 la Sinistra prese il potere. Questo raggruppamento era composto dalla sinistra
piemontese guidata da Agostino Depretis, da ex democratici mazziniani e garibaldini, come Francesco Crispi, che di
fatto avevano accettato la monarchia. Altra grande fazione al suo interno era quella dei deputati meridionali, contro i
governi della Destra per le dure misure finanziarie adottate. Se la Destra rappresentava i proprietari terrieri, la sinistra
i gruppi borghesi emergenti.
La Sinistra storica salì al governo nel 1876 dopo che il governo di Destra fu messo in minoranza sulla questione
relativa al finanziamento delle ferrovie. Dal 1876 al 1887 la scena politica fu dominata dal leader Agostino Depretis.
Una delle esigenze della Sinistra era quella di allargare il suffragio: con la legge elettorale del 1882 poterono votare
tutti coloro che avevano compiuti i 21 anni, avevano un titolo di studio primario o superavano una certa quota di
reddito. Gli elettori passarono da poco più del 2% della popolazione a quasi il 7%.
L'allargamento del suffragio determinò una trasformazione delle forze politiche e Depretis inaugurò una nuova pratica
politica chiamata "trasformismo"; questo sistema si basava sulla creazione di una maggioranza parlamentare
composta dalla Sinistra di Depretis e dalla Destra di Minghetti che, nonostante le divergenze ideologiche, si univano
per la loro comune appartenenza alle forze liberali e per contrastare l'ascesa delle forze democratico-radicali. Tale
sistema creò una forte stabilità politica ma fu anche causa di corruzione e clientelismo.
3. Collocare l'Italia nel mondo
Per poter connettersi al mondo, l'Italia doveva conoscere i suoi territori; tuttavia, a fine Ottocento, la copertura
cartografica del territorio italiano era incompleta e non si conoscevano con precisione i confini delle 69 province.
Questa carenza era in contrasto con un massiccio afflusso della cartografia straniera, in particolare tedesca. Fu per
questo che l'Atlante Stieler, prodotto in Italia nel 1908, forniva una visione dell'Europa da una prospettiva
germanocentrica, che ripartiva il continente in Europa centrale, meridionale e occidentale, settentrionale ed orientale.
Asse nord-sud -> Per poter includere l'Italia nello spazio europeo era necessaria una nuova lettura cartografica,
cambiando le coordinate. I due assi in cui si proiettava l'Italia erano quelli est-ovest, che dal Veneto proiettavano il
paese nei Balcani, e quella nord-sud; questa nuova prospettiva consentiva di vedere l'Italia da un lato come