Dispense del corso di Demografia, I Modulo, Università Niccolò Cusano

Documento dall'Università degli Studi Niccolò Cusano su Dispense del Corso Demografia I Modulo. Il Pdf, destinato a studenti universitari, introduce i concetti di fenomeni collettivi, stock e flussi demografici, e il diagramma di Lexis per l'analisi demografica.

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44 pagine

DISPENSE DEL CORSO
DEMOGRAFIA
I Modulo
A cura di Stefano Daddi
Università degli Studi Niccolò Cusano
INTRODUZIONE
In Demografia si parlerà esclusivamente di fenomeni collettivi, quindi si ragionerà a livello «macro».
Opposto a questo c’è il livello «micro», che guarda in dettaglio la successione degli avvenimenti nella
vita delle persone (ad es.: si consegue una laurea, poi si trova un lavoro, poi ci si trasferisce all'estero,
ecc.), cercando anche di capire il perché delle cose.
I fenomeni collettivi sono la somma di eventi individuali e sarebbe meglio se tutti gli indici di cui si
parlerà in relazione ai «comportamenti demografici» (fecondità, nuzialità, divorzialità, ecc.) si
vedessero come tentativi di misura di ciò che avviene nell'arco della vita a un individuo «medio»,
rappresentativo dell'insieme.
Si è detto che, per parlare di fenomeni collettivi, bisogna aggregare fenomeni individuali e questa
operazione ha senso solo in caso di omogeneità. Ad esempio, il momento di conseguimento della
laurea è un evento individuale. Ma la demografia aggrega, e quindi si interessa a gruppi di lauree.
Ora, come si devono formare questi gruppi? Mettendo insieme lauree diverse per facoltà? Per ateneo?
Per anno di conseguimento? Ognuna di queste domande genera sotto-classificazioni: se si risponde
di no a tutto si ritorna al caso individuale, perché ognuno è diverso in almeno un aspetto da tutti gli
altri. In questo caso l'omogeneità è, ovviamente, totale ma, se si procede a qualche forma di
aggregazione (ad es. tutti i laureati a Scienze Politiche a Firenze nel 1979) si introduce eterogeneità.
I.1 LE POPOLAZIONI
La demografia tenta di dare risposta a domande del tipo: in che modo avvengono i mutamenti
numerici delle popolazioni? perché si verificano aumenti, oppure diminuzioni di popolazione, o una
velocità di variazione piuttosto che un'altra? quali sono le componenti del cambiamento? come
avvengono i mutamenti nella struttura delle popolazioni?
Per «popolazione» si intende un insieme di individui, stabilmente costituito, legato da vincoli di
riproduzione e identificabile da caratteristiche territoriali, politiche, giuridiche, etniche, religiose o
culturali in genere.

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Anteprima

INTRODUZIONE

In Demografia si parlerà esclusivamente di fenomeni collettivi, quindi si ragionerà a livello «macro». Opposto a questo c'è il livello «micro», che guarda in dettaglio la successione degli avvenimenti nella vita delle persone (ad es .: si consegue una laurea, poi si trova un lavoro, poi ci si trasferisce all'estero, ecc.), cercando anche di capire il perché delle cose.

I fenomeni collettivi sono la somma di eventi individuali e sarebbe meglio se tutti gli indici di cui si parlerà in relazione ai «comportamenti demografici» (fecondità, nuzialità, divorzialità, ecc.) si vedessero come tentativi di misura di ciò che avviene nell'arco della vita a un individuo «medio», rappresentativo dell'insieme.

Si è detto che, per parlare di fenomeni collettivi, bisogna aggregare fenomeni individuali e questa operazione ha senso solo in caso di omogeneità. Ad esempio, il momento di conseguimento della laurea è un evento individuale. Ma la demografia aggrega, e quindi si interessa a gruppi di lauree. Ora, come si devono formare questi gruppi? Mettendo insieme lauree diverse per facoltà? Per ateneo? Per anno di conseguimento? Ognuna di queste domande genera sotto-classificazioni: se si risponde di no a tutto si ritorna al caso individuale, perché ognuno è diverso in almeno un aspetto da tutti gli altri. In questo caso l'omogeneità è, ovviamente, totale ma, se si procede a qualche forma di aggregazione (ad es. tutti i laureati a Scienze Politiche a Firenze nel 1979) si introduce eterogeneità.

Le Popolazioni

La demografia tenta di dare risposta a domande del tipo: in che modo avvengono i mutamenti numerici delle popolazioni? perché si verificano aumenti, oppure diminuzioni di popolazione, o una velocità di variazione piuttosto che un'altra? quali sono le componenti del cambiamento? come avvengono i mutamenti nella struttura delle popolazioni?

Per «popolazione» si intende un insieme di individui, stabilmente costituito, legato da vincoli di riproduzione e identificabile da caratteristiche territoriali, politiche, giuridiche, etniche, religiose o culturali in genere.Ciò significa che un aggregato occasionale di persone non forma una popolazione e, normalmente, non è oggetto della demografia, anche se nulla vieta che essa se ne interessi. Per esempio gli spettatori di uno stadio, i soldati di un esercito e i pazienti di un ospedale non formano una popolazione.

Solo gli individui legati da vincoli di riproduzione assicurano la stabilità e la continuità nel tempo di un insieme di persone mediante il legame tra genitori e figli e assicurano il succedersi delle generazioni. Infatti, i vincoli riproduttivi non esistono (se non casualmente) nelle collettività transitorie e occasionali di individui come gli spettatori, i soldati o i pazienti di un ospedale.

Infine, la popolazione deve essere identificabile da caratteristiche comuni (territoriali, politiche, ecc.). I criteri sono molteplici e possono essere considerati singolarmente o congiuntamente. Di solito si identifica una popolazione in termini geografici e politico-giuridici: con uno stato, o con un distretto territoriale. È in questi ambiti che avvengono in genere i processi di unione e riproduzione. Ma altri criteri identificativi sono possibili: all'interno di nazioni possono convivere gruppi che fanno vita a sé. Ad esempio in Italia, ebrei e cattolici, aristocratici e plebei erano collettività rigorosamente separate dal punto di vista della riproduzione. Questo avviene ancor oggi per individui appartenenti alla stessa nazione ma di casta, religione o etnia diversa, separati da regole che escludono scambi riproduttivi.

Quindi nel significato di popolazione rientrano sia gruppi di poche centinaia di persone sia le grandi nazioni con varie centinaia di milioni di abitanti. Inoltre, la stabilità richiesta ad una popolazione è data dalla sua continuità nel tempo, ciò non significa che debba essere eterna. Le popolazioni si formano e si estinguono: si formano essenzialmente per divisione o migrazione alle quali si assodano adeguate capacità riproduttive. Si pensi al popolamento dell'America per migrazione dall'Asia in epoca preistorica. Si estinguono perché la riproduttività non è sufficiente ad assicurare un adeguato ricambio delle generazioni, oppure perché si fondono popolazioni prima distinte. Esempi del primo caso sono le collettività indigene venute a contatto con gli europei e sterminate da nuove malattie cui per la prima volta venivano esposte; esempio del secondo è la mescolanza tra indios ed europei in America Latina che ha annullato le due identità facendone sorgere una terza.

Dimensioni e Struttura

In ogni istante la popolazione è costituita da un insieme di individui sottoposti ad un processo di rinnovo e di estinzione: la forza rispettiva dei due processi determina il segno delle variazioni della popolazione e la velocità della variazione. Si definiscono:

  • l'aggregato della popolazione con P;
  • il flusso di rinnovo composto:
    • dagli individui che si aggiungono per nascita (N) o per immigrazione (I);
    • dagli individui che si estinguono per morte (M) o per emigrazione (E).

Questo è il primo livello di analisi contabile. In qualsiasi intervallo di tempo t la variazione di una popolazione può scriversi:

AP = N + I -M -E

In questo caso si è considerata una popolazione omogenea, cioè senza necessità di distinguere tra le sue componenti.

I criteri di classificazione della popolazione sono potenzialmente numerosissimi, ma quelli empiricamente più rilevanti sono relativamente pochi: età e sesso costituiscono i caratteri demografici di base ma non sono trascurabili anche i casi in cui conviene distinguere per stato civile, grado di istruzione, attività lavorativa, luogo di residenza, ecc.

Ad esempio, considerando l'età, che è una variabile fondamentale perché tutti i fenomeni demografici ne dipendono strettamente, non si fanno figli e generalmente non ci si sposa prima della pubertà; anche la mortalità e la propensione a migrare variano fortemente con l'età. Quindi se ci si interessa alla composizione per età di una popolazione P, allora occorre anche conoscere l'età di ciascuno dei componenti dei flussi N, I, M, E: questo è semplice per le nascite che hanno sempre età zero, ma non lo è per chi muore, immigra o emigra perché questi eventi possono avvenire a una qualsiasi età. La distribuzione per età di una popolazione è quindi dipendente dall'età alla quale le varie unità di flusso si aggiungono o si sottraggono a essa. Se oltre all'età si vogliono conoscere altre caratteristiche, il problema si complica ulteriormente; anche in questo caso ci si trova di fronte a problemi di natura contabile.

Mentre la figura l schematizza le componenti delle variazioni di una popolazione senza riferimento alle età, la figura 2 introduce tre classi di età: giovani (G), adulti (A) e vecchi (V). Ognuna delle tre classi è alimentata dagli immigrati (I) e ridotta da emigrati (E) e decessi (M); la classe dei giovani è però alimentata anche dalle nascite (N). Risulta intuitivo che le dimensioni delle tre classi di età variano in funzione dell'intensità dei flussi di rinnovo ed estinzione. Nella figura 3 la rappresentazione del sistema dinamico: in ogni intervallo di tempo (t) ogni classe di età varia anche per l'afflusso di individui provenienti dalla classe immediatamente precedente.

I grafici potrebbero venire adeguatamente complicati per tenere conto, oltre che dell'età, anche dei flussi di entrata e di uscita secondo le caratteristiche indicate e valutare quindi la composizione della popolazione e le sue variazioni nel tempo contemporaneamente per le varie modalità.

N N = Nascite M= Morti I = Immigrati E = Emigrati G = Giovani A = Adulti -DE V = Vecchi P >M P = Popolazione Figura n. 1 - Processi di rinnovo e di estinzione in una popolazione senza classi di età

N G - E M E A M V >E M Figura n. 2 - Processi di rinnovo e di estinzione in una popolazione con classi di età

N E G - M E A M E M Figura n. 3 - Processi di rinnovo e di estinzione dinamico in una popolazione con classi di età

Quando occorrerà specificare le caratteristiche degli aggregati, si utilizzerà una convenzione come la seguente ¿Px , in cui in basso a destra compare l'età (x), in basso a sinistra il momento a cui si riferisce (il tempo t), in alto a destra l'anno di nascita (coorte di nascita, o generazione g di appartenenza), e in alto a sinistra eventuali altri caratteri rilevanti, come ad esempio il sesso, o lo stato civile. Quindi ad esempio, 2019U80 sono gli uomini di 80 anni osservati nel 2019, mentre nub D1990 sono le donne nubili nate nel 1990 e considerate ad una data e ad un'età non precisate.

Le variabili usate per la classificazione possono essere qualitative (esprimibili con parole: bello/brutto; maschio/femmina; nord/centro/sud; ecc.) o quantitative (esprimibili con numeri). Le variabili quantitative si distinguono tra continue e discrete. Sono discrete le variabili che possono assumere soltanto alcuni valori, tipicamente numeri naturali (il numero di figli, le stanze di una casa). Sono invece continue (e possono quindi assumere qualunque valore reale) le variabili legate allo spazio e al tempo, perché si può sempre immaginare di «spostarsi un poco più in là» (su un territorio, nel tempo, con l'età), anche se questo «poco» è infinitamente piccolo. In generale, ciò che può essere contato è discreto e ciò che invece può essere misurato è continuo.

Per comodità anche le variabili che sono continue «in natura» vengo spesso «discretizzate», creando classi di valori. Ad esempio, il momento della nascita è una variabile continua, perché si può sempre pensare a qualcuno che nasce un infinitesimo momento prima o dopo qualcun altro. In pratica, si preferisce considerare questi neonati come se fossero venuti al mondo insieme, nello stesso intervallo di tempo. Se si estende un po' il ragionamento e si accomunano tutti i nati in uno stesso anno (ad es. il 2010), si parlerà dei nati del 2010 (2010N ), o, più tardi, della generazione del 2010 ( P2010), scegliendo deliberatamente di ignorare che alcuni di questi sono nati, un po' prima (per esempio verso gennaio) e altri un po' dopo (verso dicembre). A volte si preferisce creare classi ancora più ampie: ad esempio, se si scrive P13-19, si parla dei teen-agers, e ci si «dimentica» che avere 13 anni o 19 non è proprio la stessa cosa; se si parla di D15-49 ci si riferisce alle donne in età feconda ma anche qui si perde di vista che una 15enne e una 49enne non sono normalmente intercambiabili.

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