Documento dall'Università sull'antipolitica al governo (Donatella Campus). Il Pdf analizza il concetto di antipolitica nelle democrazie occidentali, esplorando il suo linguaggio e la sua evoluzione, con un focus sui leader outsider come De Gaulle, Reagan e Berlusconi, nel contesto delle Scienze.
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Nelle moderne democrazie occidentali, l'antipolitica si è diffusa in modo così rilevante nello spazio di pochi decenni che taluni studiosi la considerano ormai un elemento costante e ineliminabile dei regimi democratici. Il linguaggio dell'antipolitica utilizzato dai leader per opporsi a chi governa c'è sempre stato ma nelle democrazie contemporanee questo linguaggio si è accompagnato ad uno sviluppo considerevole dei populisti, proprio come contrapposizione alla classe politica. Il populismo infatti crea una contrapposizione netta, manichea, tra bene e il male. Nel popolo risiede il bene assoluto mentre nella classe politica il male assoluto, che viene vista come nemica del popolo. Antipolitica e populismo sono due concetti molto collegati, proprio perché alla base di entrambi c'è una netta contrapposizione tra èlite e popolo. L'antipolitica è una dimensione fondamentale del populismo.
Il libro esporrà due tesi principali. La prima è che l'antipolitica è si un linguaggio di opposizione, in quanto serve a differenziare i nuovi soggetti politici che entrano sul mercato elettorale dalle forze già presenti in campo, ma può essere anche un linguaggio di governo. Il linguaggio dell'antipolitica è strutturalmente semplice: si fonda su una logica di contrapposizione Noi/Loro in cui è l'identificazione del Loro, cioè del nemico, che assegna un significato all'antipolitica stessa. Il noi sottintende l'identificazione, appunto, del leader con i cittadini, mentre il loro è la classe dominante, l'èlite politica, i politici di professione. L'antipolitica presuppone sempre un piano di trasformazione dello status quo. Una sorta di missione di trasformazione del sistema politico.
La seconda tesi è che il principale fondamento dell'antipolitica al governo sta nel rapporto diretto che si instaura tra il leader e i cittadini attraverso i mass media, in particolare la televisione. Il processo di personalizzazione della politica, e la conseguente presidenzializzazione, hanno creato i presupposti affinché i cittadini formulino aspettative sempre più alte rispetto alle capacità dei leader di risolvere i problemi nazionali. Il leader, quindi, si trova in prima persona a rispondere delle promesse fatte in campagna elettorale. Il suo obiettivo deve, pertanto, diventare quello di mantenere un canale aperto e continuo con i cittadini allo scopo di aggregare il consenso popolare sulle sue politiche, creando così "l'apparenza del successo". Questo approccio è stato battezzato going public: è quel processo attraverso il quale un leader costruisce la propria immagine identificandosi con l'interlocutore, che in questo caso è il popolo e riesce a farlo grazie ai mass media che hanno proprio il ruolo di riuscire a creare questo rapporto diretto.
Il going public è il prodotto di complesse attività di marketing politico che è basato sulla convinzione che più si conoscono le opinioni del popolo/pubblico, più si ha successo in questo processo di identificazione ed immedesimazione. Il successo del going public dipende dal rapporto tra leader e mass media. Se il leader riesce a orientare favorevolmente l'atteggiamento dei media nei suoi confronti, tanto più sarà in grado di rafforzare la propria immagine presso l'opinione pubblica. E' una tecnica molto utilizzata, soprattutto e innanzitutto dai presidenti americani. Reagan utilizza per primo questa tecnica, arrivando al punto di identificarsi così tanto con il popolo americano che quest'ultimo faceva le richieste direttamente ai membri del Congresso.
De Gaulle, Reagan e Berlusconi sono personaggi molto diversi. Appartengono a tre diversi paesi, a tre culture politiche diverse e a tre epoche diverse.
Le ragioni della comparazione di questi tre leader sono:
De Gaulle è stato presidente del Consiglio (1958) e presidente della Repubblica francese (1958-69); Reagan è stato presidente degli Stati Uniti d'America (1980-88); Berlusconi è stato due volte presidente del Consiglio (1994;2001- 06).
Anthony Downs sviluppa la teoria spaziale del voto basandosi sul principio che partiti e candidati cercano di posizionarsi sul mercato elettorale in modo da garantirsi il massimo dei voti. Ciò li induce, da un lato, a muoversi verso il centro, secondo la teoria dell'elettore medio, e, quindi, ad adottare piattaforme non troppo estremiste. Dall'altro lato, tuttavia, Downs sottolinea che devono anche sapersi differenziare dai propri concorrenti. L'intuizione di Downs è stata resa operativa dal marketing politico, che si fonda appunto su una pratica di identificazione (targeting) delle quote di elettori potenzialmente conquistabili attraverso un appropriato posizionamento sul mercato elettorale (positioning).In particolare, la necessità di differenziarsi è cruciale per i nuovi attori politici che vogliono entrare sul mercato elettorale. Schumpeter illustra bene il punto introducendo la figura dell'imprenditore politico, colui che innova, proponendo una visione alternativa a quella dell'establishment.
Il principale veicolo di differenziazione è il linguaggio politico. Infatti, è soprattutto attraverso il linguaggio che si crea identificazione con i cittadini. Più il linguaggio è ricco di richiami simbolici ed è forte l'appello alle componenti emozionali ed affettive dell'elettore, più vengono enfatizzate le differenze tra le varie proposte in campo. L'antipolitica si presta a venire usata in tutte le situazioni di crisi e di difficoltà del sistema politico. L'oratore deve parlare ai cittadini dei loro bisogni e dei loro sentimenti in modo che essi possano riconoscersi in quel ritratto: solo così si può costruire un legame di identificazione.
Una prima forma della retorica antipartitica si incontra ogniqualvolta l'origine della crisi venga individuata nelle caratteristiche proprie di un dato sistema politico e istituzionale. L'esempio più lampante di questa prima accezione di antipolitica è quello di de Gaulle, la cui retorica era indirizzata contro un nemico perfettamente identificato ed identificabile: i partiti francesi.
Una seconda accezione di antipolitica identifica nel governo e/o nello stato centrale l'obiettivo da colpire. L'esempio di questo caso è quello di Reagan, il cui nemico è rappresentato simbolicamente da Washington, descritta come capitale ideologizzata e burocratizzata, dove la classe politica ha perso di vista i reali bisogni del paese inseguendo un miraggio di eguaglianza solo apparente, che ha, invece, limitato l'iniziativa personale dei cittadini. Una delle sue frasi celebri è "il governo (l'amministrazione statale) non è la soluzione, è il problema".
La terza modalità dell'antipolitica come veicolo di differenziazione e strumento dell'azione politica sta nell'identificare come nemico chi pratica la politica come professione. In quest'ultimo caso, è presente un pregiudizio quasi antropologico nei confronti di chi pratica il mestiere della politica. In Italia, nel secondo dopoguerra, il movimento dell'"Uomo qualunque" di Guglielmo Giannini ha incarnato bene quest'atteggiamento: il succo del discorso qualunquista è che la gente comune è il bene mentre gli uomini politici di professione sono il male. Berlusconi rappresenta il terzo modo di intendere l'antipolitica: dal suo punto di vista, bisognava imporre criteri di efficienza e capacità manageriali di cui i politici di professione sono privi.
Il linguaggio dell'antipolitica è sempre associato ad un progetto di rinnovamento e trasformazione dello status quo. Antipolitica come linguaggio al servizio di un progetto che non è solo di distruzione della "vecchia" e "cattiva" politica, ma anche di costruzione di una nuova realtà politica sotto il segno di una leadership forte e significativa.
I corpi intermedi, primi fra tutti i partiti, agiscono come "filtro" della rappresentanza. La leadership antipolitica, invece, tende ad accentrare su di sé il compito di promuovere gli interessi dei cittadini, rivendicando con essi un rapporto diretto e privilegiato. Ciò spiega perché i leader che usano il linguaggio dell'antipolitica sono tutti promotori di una riduzione del ruolo degli intermediari tra governo ed elettori.
E' la televisione che detiene le chiavi della popolarità: ecco perché vi sono addirittura casi di leader outsider che si affidano in prima battuta alla televisione per lanciare il proprio progetto senza preoccuparsi di passare prima per la piazza reale, cioè il territorio (Berlusconi).
Spesso i leader outsider appaiono come elementi di novità in contesti politici relativamente stabili e prevedibili. Sono, quindi, in grado di creare "eventi mediatici" più degli attori politici tradizionali.
Nella fase di "stabilizzazione", si instaurano tra partiti populisti e mass media nuove dinamiche comunicative, caratterizzate in genere da un calo di attenzione in quanto viene meno l'elemento novità. Se, invece, il leader e il suo movimento vanno al governo, il rapporto con i mass media acquista inevitabilmente nuove caratteristiche. Il problema del leader diventa quello di mantenere aperto il dialogo con i cittadini anche dopo le elezioni. Lo scopo non è più quello di guadagnare voti, ma di mantenere il consenso per il proprio progetto politico.
Da militare, de Gaulle si è trovato a combattere in ben due conflitti mondiali contro l'esercito tedesco. Da politico, il più grande nemico di de Gaulle è stato senza dubbio il regime dei partiti. La diffidenza verso i partiti deriva,