Documento dall'Università Telematica E-campus su Storia Economica (Aperte) Prof. Marcelli Angelina. Il Pdf, utile per lo studio universitario in Economia, presenta domande aperte e risposte dettagliate su argomenti come l'arretratezza russa, le crisi economiche mondiali e gli shock petroliferi.
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In Russia, l'industrializzazione non era diffusa; si trattava di iniziative isolate, come l'industria siderurgica negli Urali e le risorse, pur presenti, erano troppo disperse. La situazione geografica e climatica non era favorevole; i lunghi inverni impedivano il normale svolgimento delle attività economiche in agricoltura. La vastità del territorio, privo di infrastrutture, non consentiva si sfruttare adeguatamente i mercati interni. Eccessivo centralismo da parte dello Stato che tendeva ad ostacolare iniziative private.
Nel 1929 gli Stati Uniti ebbero un tracollo senza precedenti e innescarono la crisi economica più grave della storia. La grande depressione partì nell'ottobre del 1929 con un colossale crak di borsa proprio dagli Stati Uniti, che erano usciti dalla guerra estremamente rafforzati: grande slancio, grandi affari, grandi aspettative. Sull'onda di questo ottimismo diffuso, si verificò un gigantesco boom speculativo di titoli azionari statunitensi. Contemporaneamente si registravano una crisi europea legata al disinvestimento USA e un rallentamento della capacità produttiva sempre degli USA. La crisi del 1929, che faremmo meglio a definire del 1930-33, fu un problema mondiale e fu un avvenimento che alterò gli equilibri mondiali. La gravità della crisi stava soprattutto nell'aspetto economico e che quello finanziario non fu che la facciata più evidente della crisi stessa, anche perché coinvolse tutta la popolazione. L'agricoltura di tutto il mondo ne risentì. La contrazione del consumo di materie prime, legato alla sovrapproduzione industriale costrinse anche gli agricoltori dei paesi in via di sviluppo a convertirsi ad un'agricoltura di sussistenza, nonostante in tutto il mondo si morisse di fame. Nei paesi industriali le aziende agricole venivano abbandonate, i raccolti distrutti nei campi.
La Francia può essere considerata come facente parte del gruppo dei paesi ad industrializzazione precoce. Con la popolazione a crescita molto lenta dovuta anche al controllo preventivo delle nascite; un economia a crescita media; una forte centralizzazione del potere statale; ed una affermazione delle libertà individuali, che rimasero una costante della cultura francese post- rivoluzionaria.
Già nel 1947 il presidente Truman aveva annunciato un piano di aiuti per l'Europa. Il progetto fu accelerato l'anno successivo in concomitanza del colpo di stato comunista in Cecoslovacchia e del Blocco di Berlino. Dopo questi avvenimenti politici il segretario di Stato americano George Marshall annunciò un piano di aiuti per la ricostruzione dell'Europa finanziato dagli USA. Questa determinazione giunse per una serie di riflessioni: il pericolo dell'avanzata russa; il timore che si verificasse un calo di domanda di prodotti americani se l'Europa non si fosse risollevata in tempi brevi. In più i finanziamenti avrebbero permesso agli USA di entrare direttamente nella politica monetaria e fiscale europea. Gli aiuti sarebbero arrivati sia direttamente dagli USA, sia indirettamente attraverso organismi internazionali controllati da loro. Per gli Stati Uniti si trattò di un notevole sforzo. Le somme stanziate per l'Europa erano pari al 2% del reddito prodotto dagli USA.
L'Europa accelerò la ricostruzione, non fu costretta a contrarre i consumi, fu obbligata ad adottare politiche economiche coerenti.
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La II guerra mondiale, aveva generato problemi, quindi, si fece sempre più forte la volontà di non ripetere i numerosi errori diplomatici e di politica economica commessi nel primo dopoguerra. Infatti, era ormai chiara la necessità di improntare il secondo dopoguerra su solide basi di dialogo e di cooperazione internazionale, sia in campo politico che economico. I rapporti politici si basavano sempre più sulla ricchezza economica delle potenze e quindi le gerarchie erano tutte da rivedere. La guerra, aveva reso gli Stati Uniti una superpotenza indiscussa, ma essi erano i portatori di ideali politici basati sulla democrazia e dal punto di vista economico erano forti sostenitori dell'economia di mercato. Diametralmente all'opposto vi era l'Unione Sovietica, altra superpotenza del secondo dopoguerra. Queste differenze condussero il mondo intero ad una netta divisione in due blocchi, fenomeno noto come "guerra fredda".
È il nome con cui si indica in Giappone la politica di autarchia praticata durante il periodo Edo. Tale sistema, che si chiama Sakoku (che vuol dire paese chiuso) fu imposto nel 1635. La politica shogunale regolamentava molto severamente il commercio e le relazioni estere. Agli stranieri era però vietato l'ingresso nel Paese, e ai giapponesi di lasciarlo, senza un permesso scritto; per i trasgressori vigeva la pena di morte. Nel 1853 il commodoro Perry, in nome degli Stati Uniti, intimò al Giappone di rompere definitivamente il Sakoku. Lo Shogun, dopo secoli di chiusura, non aveva mezzi militari adeguati ad una eventuale guerra con gli Stati Uniti e così fu costretto a cedere.
Nel 1935 il nuovo presidente statunitense, Franklin Delano Roosevelt, abbandonò anch'egli il Gold Standard, in vigore in Gran Bretagna dal 1816. Chiunque si recava in banca con i biglietti, aveva il diritto di esigere l'equivalente in oro. Così finì alla storia di questo sistema valutario internazionale. Il sistema monetario internazionale inaugurato a Genova fu il Gold Exchange Standard, che, non era direttamente legato all'oro. Dopo la conferenza di Genova, il dollaro e la sterlina divennero le divise chiave o divise internazionali, cioè quelle che potevano essere accettate al pari dell'oro, poiché direttamente convertibili. Il gold exchange standard è dunque una forma derivata di gold standard: in un regime monetario di gold exchange standard la convertibilità può essere sia in oro sia in valute a loro volta convertibili in oro. Il peso del Gold Exchange Standard fu particolarmente gravoso per la Gran Bretagna che da questa vicenda, per politiche poco accorte, ebbe il colpo di grazia al suo primato finanziario.
A parte lo smacco subito, la Guerra di Crimea può essere considerata come un punto di svolta, poiché fece comprendere allo Zar quanto fosse necessario avviare un processo di industrializzazione. Il cambiamento di rotta si avvertì dai primi provvedimenti presi dallo Zar, culminati nel 1861 con l'abolizione della servitù. Subito dopo l'emancipazione dei servi si avviò il processo di industrializzazione vero e proprio, caratterizzato prevalentemente dalla presenza di capitali stranieri. Subito dopo l'avvenuta emancipazione dei servi si avviò il processo di industrializzazione vero e proprio, caratterizzato prevalentemente dalla presenza di capitali stranieri. L'iter di emancipazione dei servi iniziò con l'istituzione dell'obrok, un canone di riscatto che i servi avrebbero dovuto corrispondere al proprietario terriero. In cambio ricevevano la possibilità di dedicarsi a qualunque attività lavorativa. Nel 1856 fu consentita la libertà ai contadini servi della corona. Nel 1861 arrivò il decreto di emancipazione, che aboliva definitivamente la servitù della gleba, coinvolgendo circa 25 milioni di contadini. Tuttavia a questa riforma sociale non fece seguito una adeguata riforma agraria che avrebbe dovuto consentire ai contadini emancipati a lavorare in proprio. Con l'emancipazione, gli ex servi ebbero meno terra di quanto ne avessero prima e in più dovettero pagarla a un prezzo superiore al valore di mercato.
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Anche nella politica estera Hitler può presentare un "successo" dopo l'altro. Con il sostegno del nazionalismo attua una serie di provvedimenti in aperto contrasto con il Trattato di Versailles:
Hitler non aveva la minima intenzione di creare un'economia stabile e ordinata, ma solo di preparare la guerra, fine ultimo della sua politica. Gli altri paesi seguirono l'aggressiva politica estera della Germania con crescente preoccupazione. A tutti i costi volevano evitare una nuova guerra mondiale e pertanto fecero diverse concessioni a Hitler, non prevedendo che avrebbe fatto la guerra in ogni caso, perché altrimenti l'economia sarebbe crollata. Nel 1939, prima che gli eventi degenerassero nella seconda guerra mondiale, Hitler, aveva infatti dichiarato: "Adesso ho cinquant'anni, preferisco avere la guerra adesso, che non più tardi, quando ne avrò 60 o 65." Questa citazione dimostra che il destino della Germania si doveva compiere nell'arco della sua vita.
Alla morte di Lenin, Stalin assunse pieni poteri e nonostante celebrasse la NEP, questa politica fu abbandonata per far posto alla pianificazione integrale. Nel 1917 fu dichiarata la necessità di collettivizzare l'agricoltura. L'anno successivo, a seguito di una carestia, fu deciso di requisire un certo quantitativo di cereali. La collettivizzazione partì nel 1929 grazie alla creazione dei Kolkhoz (aziende collettive) e la deportazione dei Kulaki, i grandi proprietari terrieri. Terminata la collettivizzazione dell'agricoltura, Stalin passò alla pianificazione industriale. La pianificazione fu uno strumento di politica economica in base al quale lo stato decideva, attraverso piani quinquennali, tutte le variabili economiche: quanto, cosa e dove produrre, e a quale prezzo (in un'economia di mercato. Tali decisioni sono frutto della libera scelta di produttori e consumatori). I due obiettivi fondamentali della pianificazione erano: l'industrializzazione e il raggiungimento di standard europeo - occidentali. Sul piano sociale, vanno annoverati diversi successi:
I Russi avanzavano verso la Germania da est, il 6 giugno 1944, passato alla storia come il D-Day, il generale Eisenhower diede inizio all'"Operazione Overlord", ovvero la sbarco in Normandia (Francia). Pochi mesi dopo i Tedeschi dovettero abbandonare Parigi. Nel marzo 1945, dopo aver liberato il Belgio e l'Olanda, le forze americane penetrarono da Occidente in Germania, mentre quelle sovietiche vi entravano da Oriente. Il 7 maggio 1945 la Germania firmò la "resa senza condizioni" (il documento entrò in vigore il giorno seguente) alle forze Alleate Occidentali. Dopo il crollo militare, con la resa incondizionata del Terzo Reich, le forze vincitrici presero ufficialmente il potere di governo in Germania tramite la dichiarazione di Berlino, la costituzione delle zone di occupazione e l'insediamento del consiglio di controllo alleato. L'ultimo vertice politico del secondo dopoguerra tra Usa, Urss e Gran Bretagna fu la conferenza internazionale di Potsdam, in Germania. L'obiettivo della conferenza era quello delle spartizioni territoriali. Iniziamo dalla Germania: Truman (nel frattempo succeduto a Roosevelt), Stalin e Churchill decisero la costituzione di un direttorio (comprensivo di Francia e Cina), la divisione sia di Berlino che della Germania in quattro zone sotto l'amministrazione militare francese, britannica, statunitense e sovietica, le modalità della smilitarizzazione della Germania, dei risarcimenti di guerra e il riconoscimento della sfera d'influenza sovietica nell'Europa dell'est, con la cessione della Prussia orientale all'Urss e la determinazione del confine polacco occidentale sulla linea Oder - Neisse.
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