Documento di Università sulla classificazione biologica, definendo tassonomia e sistematica. Il Pdf esplora le regole di nomenclatura, inclusi sinonimia e omonimia, e il concetto di esemplari tipo, fornendo una panoramica completa delle convenzioni e pratiche nella classificazione degli organismi in Biologia.
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Tassonomia e sistematica sono due concetti intimamente collegati allo studio della diversificazione degli organismi e ai rapporti esistenti tra di essi nel corso del tempo. Benché diversi studiosi abbiano descritto in modo differente il rapporto tra i due concetti, la tassonomia è generalmente intesa come una branca della sistematica che si occupa della pratica della classificazione e dell'attribuzione dei nomi agli organismi, mentre la sistematica si occupa più in generale della struttura del sistema tassonomico e della teoria della classificazione e tiene dunque conto anche dei rapporti evolutivi tra gli organismi.
Come vedremo più avanti, la nomenclatura stabilisce le regole formali con cui assegnare il nome a ciascuno dei gruppi tassonomici riconosciuti. Si noti perciò che se ci si attende che tassonomia e sistematica varino anche considerevolmente nel tempo, la nomenclatura dovrebbe essere caratterizzata da forte stabilità.
La classificazione si occupa di ordinare gli organismi in gruppi tassonomici sulla base delle relazioni tra di essi e può essere considerata in un certo qual modo il prodotto finale della tassonomia. Il termine 'classificazione' è spesso impropriamente utilizzato nel linguaggio colloquiale al posto di 'identificazione' (o 'determinazione) che invece consiste nell'attribuire uno o più individui oggetto di analisi a categorie precostituite attraverso un procedimento deduttivo.
Nel corso del tempo sono stati proposti molti schemi classificativi per i viventi, a partire dalle 550 categorie di animali riconosciute da Aristotele. Alcune di queste categorie raggruppavano gli organismi in base a caratteristiche connesse con l'alimentazione umana (e.g. 'commestibile', 'non commestibile', 'velenoso', ecc.) o in base co alcune caratteristiche ecologiche (e.g. i 'pesci', ad includere stelle di mare, molluschi bivalvi, balene, ecc.). A partire dal XVIII secolo erano state riconosciute dai naturo listi oltre 6000 specie di piante e 4000 di animali, organizzate in una grande varie di schemi classificatori. La maggior parte di queste classificazioni erano arbitrarie (ad) esempio, i pesci volanti e gli uccelli potevano essere raggruppati in quanto animali volatori, o tartarughe e armadilli in quanto dotati di corazza) e legate alla concezione di ogni singolo autore. Il tipo di classificazione che alla fine s'impose fu quello originariamente proposto dal botanico svedese Carlo Linneo (1707-1776) che riconobbe, nelle strutture riproduttive delle piante (come i fiori), le più importanti caratteristiche diagnostiche utili alla classificazione. Questo sistema sessuale di classificazione delle piante fu pubblicato da Linneo nel 1752 nel Sistema plantarum che creò scandalo e polemiche. Nonostante ciò, la proposta linneana di considerare primariamente gli organi riproduttivi nelle descrizioni classificatorie s'impose su tutte le altre e Linneo stesso tentò un simile sistema di classificazione anche per gli animali. L'opera successiva Systema naturae, regnum animale, originariamente pubblicata nel 1735e che arrivò alla decima edizione nel 1758, è attualmente considerata come l'inizio della moderna sistematica zoologica. La classificazione originariamente concepita da Linneo fu invero rapidamente superata, ma i fondamenti della sistematica linneana sopravvivono ancora oggigiorno.
Alla base della classificazione che abbiamo 'ereditato da Linneo si colloca la specie, indicata con due nomi latini (o latinizzati) scritti in corsivo in cui il primo nome è il genere (scritto con la prima lettera maiuscola) ed il secondo si riferisce alla specie, ed è detto epiteto specifico. La specie è dunque sempre indicata con due nomi (binomio), ad esempio Tyrannosaurus rex. Qualora non sia possibile scrivere il nome di una specie in corsivo, si ricorre alla sottolineatura, ad esempio: Tyrannosaurus rex.
Al nome specifico di norma si fa seguire il nome dell'autore che ha istituito la specie e l'anno in cui essa è stata pubblicata, ad esempio: Tyrannosaurus rex Osborn, 1905
Per evitare confusione, un nome generico assegnato ad un taxon animale non deve essere utilizzato per nessun altro taxon animale. Sono invece ammessi nomi generici identici per indicare piante e animali.Nelle classificazioni moderne' specie simili sono raggruppate in generi, i generi in famiglie, le famiglie in ordini, gli ordini in classi e le classi in phyla (singolare: phylum). I phyla nelle piante sono detti divisioni. I phyla o divisioni sono riuniti in regni (Tabella 2.1). Esistono svariate suddivisioni intermedie di queste categorie principali, quali ad esempio le sottofamiglie, i sottordini, ecc. Le specie possono essere suddivise in sottospecie e i generi in sottogeneri. Singole categorie tassonomiche possono a loro volta essere raggruppate in categorie intermedie come i superordini, le superfamiglie ecc., fino ad arrivare ai superphyla. Il dominio è la categoria tassonomica di rango più elevato, di recente istituzione. I tre domini in cui sono classificati tutti gli organismi sono: Bacteria (batteri), Archaea (archei) ed Eukarya (eucarioti). Si noti che questo schema classificatorio è gerarchico: ciascuna categoria è raggruppata in categorie di rango superiore, cosicché un genere può includere parecchie specie, una famiglia può includere parecchi generi, e via dicendo. Tuttavia, alcuni generi possono includere una sola specie, alcune famiglie un solo genere e alcuni ordini una sola famiglia: queste categorie tassonomiche sono dette monotipiche. Tutte le categorie tassonomiche al di sopra del genere devono essere scritte con l'iniziale maiuscola, ma non in corsivo o sottolineate (Tabella 2.1). I nomi delle famiglie si formano aggiungendo la desinenza 'idae' (in zoologia) o 'aceae' (in botanica) alla radice del genere tipo della famiglia (si veda più sotto). Ad esempio il nome della famiglia di trilobiti Biceratopsidae deriva dalla radice del genere tipo Biceratops. I nomi delle sottofamiglie terminano con la desinenza 'inae in zoologia e con la desinenza 'oideae' in botanica. Nella famiglia Biceratopsidae, ad esempio, sono distinte le due sottofamiglie Biceratopsinae e Bristoliinae delle quali la prima deriva ancora dal genere tipo Biceratops a cui si aggiunge la desinenza 'inae' (Biceratopsinae, appunto). I nomi degli ordini sono più variabili e terminano generalmente in in 'ata' o 'ida' e le classi in 'a' (ad esempio i Biceratopsida appartengono all'ordine Redliichida che ricade nella classe Trilobita).
Le singole categorie tassonomiche (specie, genere, ecc.) si indicano collettivamente con il termine 'taxa' (singolare: taxon).Nonostante tutte le categorie tassonomiche al di sopra della specie siano ritenute artificiali, ovvero senza realtà oggettiva in natura, esse dovrebbero idealmente riflettere i rapporti evolutivi tra gli organismi.
Il grande successo della classificazione linneana deriva dalla flessibilità consentita da un sistema in cui le entità tassonomiche sono raggruppate gerarchicamente in gruppi più inclusivi, che possono essere espansi ogni qualvolta venga descritto un nuovo taxon, o ridotti in caso di rimozione di taxa (ad esempio per spostamento in altra posizione tassonomica).
Il binomio latino della specie concepito da Linneo (binomio lineano), inoltre, è estremamente flessibile ed è riconosciuto universalmente nel mondo scientifico. L'utilizzo di tale binomio permette di superare le difficoltà che possono creare i nomi 'comuni' (detti anche 'volgari o 'vernacolari') utilizzati nelle differenti lingue: si pensi ad esempio ai diversi nomi attribuiti a un medesimo animale come il passero domestico (Passer domesticus) che in inglese è detto 'house sparrow', 'moineau domestique' in francese, 'Haussperling' in tedesco, 'gorrión commun' in spagnolo, ecc. A volte, inoltre, in una stessa lingua il medesimo nome vernacolare può indicare organismi completamente diversi: si pensi alla parola 'gopher' che in inglese si riferisce sia a una tartaruga sia a un roditore. Il nome scientifico in nomenclatura binomia, sempre basato sul latino o sul greco latinizzato, o su latinizzazione di termini provenienti da altre lingue, consente, anche nel caso in cui una pubblicazione sia scritta con alfabeto non latino (cirillico, cinese, giapponese, ecc.), di comprendere i nomi scientifici consentendo di accedere alle informazioni essenziali del lavoro.
Quando il sistema di classificazione linneana s'impose divenendo lo standard nella maggior parte del mondo, non esistevano regole ufficiali a normarne l'applicazione. Uno studioso avrebbe potuto rinominare un taxon per qualsiasi ragione personale utilizzare per un nuovo taxon un nome già attribuito in precedenza ad un altro animale e così via. La sistematica divenne per lungo tempo un campo di battaglia nel quale naturalisti litigavano su quali fossero i nomi più adatti da utilizzare, senza che vi fosse nessun arbitro preposto a dirimere le vexatae quaestiones. Si rendevano necessarie regole comuni e condivise, nonché una netta distinzione tra sistematica (e tassonomia) e nomenclatura, che ponessero fine al caos imperante. Nella prima metà dell'Ottocento furono proposti i primi codici di nomenclatura botanica e zoologica e il primo Codice Internazionale di Nomenclatura Zoologica fu pubblicato nel 1905. Il Codice attualmente in vigore (disponibile online: www.iczn.org), è una versione modificata ed evoluta del Codice del 1999, l'ultima edizione stampata. Tale codice è spesso citato con l'acronimo "Codice ICZN' o 'ICZN Code', dove ICZN sta per International Commission on Zoological Nomenclature. Nonostante non siano oggetto di interesse primario per questo manuale, si ricorda che esistono codici corrispettivi anche per la nomenclatura botanica e dei batteri. Essi sono: il Codice Internazionale di Nomenclatura Botanica (ICBN), la cui ultima versione è entrata in vigore dal 2018 (International Code of Nomenclature for algae, fungi, and plants;