Pedagogia sociale della marginalità e della devianza: adolescenza e Hikikomori

Documento sulla pedagogia sociale della marginalità e della devianza. Il Pdf esplora l'adolescenza, i mutamenti sociali e le sfide identitarie, con un focus sul fenomeno degli Hikikomori, analizzando il ruolo del corpo e l'impatto di tecnologia e urbanizzazione sulla socializzazione giovanile, utile per Psicologia a livello universitario.

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51 pagine

Pedagogia sociale della marginalità e della devianza
Vite di flusso Barone
Primo Capitolo (Barone)
Di adolescenza ne parlano in tanti, in quanto è da sempre un’età della vita molto studiata, in cui si fa
il grande salto: si esce dall’infanzia, maturando una nuova identità più specifica e più personale.
Si fa molta fatica a capire quando l’adolescenza inizia e finisce: dal punto di vista biomedico diciamo
che finisce quando l’essere umano dal punto di vista ormonale si sviluppa, ma dal punto di vista
educativo non si possono avere solo riferimenti biomedici, in quanto ci sono adulti che vivono come
adolescenti e vecchi come adulti.
L’adolescenza, rispetto alle età precedenti, si è dilatata in dismisura: nelle generazioni precedenti era
un periodo cortissimo, finiva l’infanzia e iniziava l’età adulta. Consideravano adulti chi aveva finito gli
studi ed era entrato nel mondo del lavoro: ovviamente non sono parametri che bastano per
considerare una persona adulta. In realtà per capire se una persona è adolescente o adulta dobbiamo
valutare i comportamenti, di conseguenza l’ingresso nell’età adulta è assolutamente una valutazione
soggettiva, attraverso parametri comportamentali. Barone, infatti, ci dice che noi non possiamo
fermarci al parametro “età”, ma dobbiamo basarci su altre caratteristiche interpretative, le quali sono
legate ai comportamenti della persona.
Gli adulti non solo sono diversi dagli adolescenti, ma gli adolescenti di oggi sono molto diversi dagli
adulti quando erano adolescenti: questo processo di moltiplica all’infinito.
Barone cerca di spiegarci la causa di questi mutamenti: perché gli adolescenti di oggi sono co
problematici? I mutamenti sono dovuti a fenomeni sociali, i quali vengono divisi dallo studioso in tre
grandi gruppi:
I mutamenti sociali che hanno reso diverse le generazioni di oggi con quelle precedenti sono
ascrivibili al fatto che l’adulto impegnato nel ruolo educativo è “scomparso”, ovvero gli adulti
non riescono più ad essere riferimenti e punti fermi per le nuove generazioni. L’adulto di oggi
tende a non fare l’adulto, volendo continuare ad essere giovane eternamente. Questo ha
portato ad un giovanilismo: l’adulto si comporta come un giovane adulto, segnando un
mancato accesso alla maturità comportamentale.
La vita quotidiana ha un forte impatto nelle tecnologie, la quale delinea nuovi rapporti con il
tempo e con lo spazio con enormi mutamenti nelle relazioni. Le tecnologie avviano nuove
forme di relazione e socializzazione che hanno un impatto definitivo sulle persone,
cambiandone la vita. Le tecnologie sono divenute dispositivi di costruzione identitaria,
strumenti di interazione attraverso i quali costruire la propria identità e fondare una nuova
cultura generazionale. Le tecnologie fanno emergere nuovi riti di interazione sociale e nuovi
ruoli sociali (le influencer).
Il mutamento è importante e c’è stata una progressiva estensione dell’urbanizzazione nelle
aree metropolitane: nelle grandi città, gli edifici sono stati costruiti tutti basandosi sullo stesso
modello, di conseguenza questo porta ad una spersonalizzazione della città, in quanto sono
state rese tutte simili.
Questi tre macrofenomeni non sono solo un fatto sociologico, ma anche pedagogico, in quanto
influenzano molto le pratiche educative. Questi hanno più esiti sull’educazione, la quale ne viene
influenzata:
La perdita del senso di appartenenza comunitario: vivere nel contesto anonimo di una città
comporta una perdita di senso di appartenenza di un determinato contesto. Il contesto è molto
importante perchè costituito da elementi che fanno parte della mia biografia.
Allontanamento e rifiuto delle proprie tradizioni
Se estremizziamo la perdita del senso di appartenenza e il rifiuto delle tradizioni, arriviamo ad
un dissolvimento identitario, ovvero non sapere chi si è esattamente. Bisogna seguire
l’arricchimento identitario, ovvero conservare la proprio appartenenza e le proprie tradizioni,
ma anche aprirsi al mondo senza dimenticare chi è stato fino a quel momento.
Proliferazione dei non-luoghi: gli adolescenti, i quali stanno costruendo la propria identità,
sono molto attratti da un certo tipo di organizzazione sociale che M. Augè definisce “non-
luoghi”. I non-luoghi sono dei luoghi sociali che sono stati pensati dagli essere umani per una
certa finalità, ma che poi, per varie vicissitudini, sono stati utilizzati per un’altra finalità: un tipico
non-luogo è il centro commerciale, luogo ideato per la vendita, ma che diventa un luogo di
incontro e di socialità, aperto a tutte le ore e anche la domenica.
I non-luoghi hanno, però, un esito negativo dal punto di vista della comunicazione: non ho
l’opportunità di dialogare con una certa riservatezza, confrontarsi tranquillamente o conoscere a fondo
una persona come, al contrario accadrebbe negli oratori. Inoltre, se io mi incontro in un non luogo, il
mio comportamento sarà condizionato da questo non luogo (vado al centro commerciale al solo fine di
incontrare degli amici, in seguito questi decidono di andare a mangiare una pizza, di conseguenza
questo comporta avere una disponibilità economica non prevista). I non-luoghi, dunque, sono tali per
definire spazi che non sono identitari, relazionari o storici: sono, al contrario, luoghi in cui transitano
migliaia di persone, le quali si incrociano ma tra loro non hanno relazioni, spinti dal solo bisogno di
consumare o di velocizzare operazioni quotidiane.
Nomadismo metropolitano: gli adolescenti vivono un bisogno di spostamento continuo e
veloce con un progressivo allontanamento dai luoghi di appartenenza. I giovani vanno in giro
continuamente per i vari spazi del mondo, ma questo crea sradicamenti dei sensi di
appartenenza. Sempre più “cittadini del mondo”, ma anche sempre più soli e senza radici.

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Anteprima

Vite di flusso - Barone

Primo Capitolo (Barone)

Di adolescenza ne parlano in tanti, in quanto è da sempre un'età della vita molto studiata, in cui si fa il grande salto: si esce dall'infanzia, maturando una nuova identità più specifica e più personale. Si fa molta fatica a capire quando l'adolescenza inizia e finisce: dal punto di vista biomedico diciamo che finisce quando l'essere umano dal punto di vista ormonale si sviluppa, ma dal punto di vista educativo non si possono avere solo riferimenti biomedici, in quanto ci sono adulti che vivono come adolescenti e vecchi come adulti. L'adolescenza, rispetto alle età precedenti, si è dilatata in dismisura: nelle generazioni precedenti era un periodo cortissimo, finiva l'infanzia e iniziava l'età adulta. Consideravano adulti chi aveva finito gli studi ed era entrato nel mondo del lavoro: ovviamente non sono parametri che bastano per considerare una persona adulta. In realtà per capire se una persona è adolescente o adulta dobbiamo valutare i comportamenti, di conseguenza l'ingresso nell'età adulta è assolutamente una valutazione soggettiva, attraverso parametri comportamentali. Barone, infatti, ci dice che noi non possiamo fermarci al parametro "età", ma dobbiamo basarci su altre caratteristiche interpretative, le quali sono legate ai comportamenti della persona. Gli adulti non solo sono diversi dagli adolescenti, ma gli adolescenti di oggi sono molto diversi dagli adulti quando erano adolescenti: questo processo di moltiplica all'infinito.

Mutamenti sociali e adolescenti

Barone si chiede come mai gli adolescenti Di oggi siano così Problemanici. cerca Di spiegare le comse Dei mutamenti Barone cerca di spiegarci la causa di questi mutamenti: perché gli adolescenti di oggi seno così problematicie I mutamenti sono dovuti a fenomeni sociali, i quali vengono divisi dallo studioso in tre grandi gruppi:

  • I mutamenti sociali che hanno reso diverse le generazioni di oggi con quelle precedenti sono ascrivibili al fatto che l'adulto impegnato nel ruolo educativo è "scomparso", ovvero gli adulti non riescono più ad essere riferimenti e punti fermi per le nuove generazioni. L'adulto di oggi tende a non fare l'adulto, volendo continuare ad essere giovane eternamente. Questo ha portato ad un giovanilismo: l'adulto si comporta come un giovane adulto, segnando un mancato accesso alla maturità comportamentale.
  • La vita quotidiana ha un forte impatto nelle tecnologie, la quale delinea nuovi rapporti con il tempo e con lo spazio con enormi mutamenti nelle relazioni. Le tecnologie avviano nuove forme di relazione e socializzazione che hanno un impatto definitivo sulle persone, cambiandone la vita. Le tecnologie sono divenute dispositivi di costruzione identitaria, strumenti di interazione attraverso i quali costruire la propria identità e fondare una nuova cultura generazionale. Le tecnologie fanno emergere nuovi riti di interazione sociale e nuovi ruoli sociali (le influencer).
  • Il mutamento è importante e c'è stata una progressiva estensione dell'urbanizzazione nelle aree metropolitane: nelle grandi città, gli edifici sono stati costruiti tutti basandosi sullo stesso modello, di conseguenza questo porta ad una spersonalizzazione della città, in quanto sono state rese tutte simili.

Impatto dei macrofenomeni sull'educazione

Questi tre macrofenomeni non sono solo un fatto sociologico, ma anche pedagogico, in quanto influenzano molto le pratiche educative. Questi hanno più esiti sull'educazione, la quale ne viene influenzata:

  • La perdita del senso di appartenenza comunitario: vivere nel contesto anonimo di una città comporta una perdita di senso di appartenenza di un determinato contesto. Il contesto è molto importante perchè costituito da elementi che fanno parte della mia biografia.
  • Allontanamento e rifiuto delle proprie tradizioni
  • Se estremizziamo la perdita del senso di appartenenza e il rifiuto delle tradizioni, arriviamo ad un dissolvimento identitario, ovvero non sapere chi si è esattamente. Bisogna seguire l'arricchimento identitario, ovvero conservare la proprio appartenenza e le proprie tradizioni, ma anche aprirsi al mondo senza dimenticare chi è stato fino a quel momento.
  • Proliferazione dei non-luoghi: gli adolescenti, i quali stanno costruendo la propria identità, sono molto attratti da un certo tipo di organizzazione sociale che M. Augè definisce "non- luoghi". I non-luoghi sono dei luoghi sociali che sono stati pensati dagli essere umani per una certa finalità, ma che poi, per varie vicissitudini, sono stati utilizzati per un'altra finalità: un tipico non-luogo è il centro commerciale, luogo ideato per la vendita, ma che diventa un luogo di incontro e di socialità, aperto a tutte le ore e anche la domenica.

Comunicazione nei non-luoghi

I non-luoghi hanno, però, un esito negativo dal punto di vista della comunicazione: non ho l'opportunità di dialogare con una certa riservatezza, confrontarsi tranquillamente o conoscere a fondo una persona come, al contrario accadrebbe negli oratori. Inoltre, se io mi incontro in un non luogo, il mio comportamento sarà condizionato da questo non luogo (vado al centro commerciale al solo fine di incontrare degli amici, in seguito questi decidono di andare a mangiare una pizza, di conseguenza questo comporta avere una disponibilità economica non prevista). I non-luoghi, dunque, sono tali per definire spazi che non sono identitari, relazionari o storici: sono, al contrario, luoghi in cui transitano migliaia di persone, le quali si incrociano ma tra loro non hanno relazioni, spinti dal solo bisogno di consumare o di velocizzare operazioni quotidiane.

  • Nomadismo metropolitano: gli adolescenti vivono un bisogno di spostamento continuo e veloce con un progressivo allontanamento dai luoghi di appartenenza. I giovani vanno in giro continuamente per i vari spazi del mondo, ma questo crea sradicamenti dei sensi di appartenenza. Sempre più "cittadini del mondo", ma anche sempre più soli e senza radici.

Secondo Capitolo (D. Bruzzone)

L'adolescenza come fase di sviluppo

Carch no diunade elescente di aggi. L'adolescenza non viene considerata più una fase di transizione, ma oggi è una fase di sviluppo, la quale si è dilatata enormemente. È' un'età che comporta una crisi, la cui parola non significa solo "problema", e quindi con un'accezione negativa, ma significa "passaggio". E' una fascia d'età problematica, in quanto l'individuo va a costruire la sua identità. Infatti tra i più importanti compiti di sviluppo:

  • Costruzione identitaria: identità sessuale, identità comportamentale ed identità sociale. Il soggetto deve capire la sua sessualità, capire come funziona il proprio corpo e cosa li rende cosi diversi; il soggetto deve anche sapersi rapportare agli altri, conoscere i ruoli sociali e le relazioni con l'ambiente; il proprio ruolo, invece, sociale lo si decide in adolescenza, anche grazie alle scelte della vita scolastica.
  • Dallo sviluppo corporeo alla definizione/manipolazione/ identificazione del sé corporeo: si passa da uno sviluppo biologico, quindi ormonale, a una definizione del proprio sé che influenzerà il proprio futuro tramite delle manipolazioni corporee.
  • Sviluppo del pensiero ipotetico deduttivo: in adolescenza, avviene uno sviluppo mentale: il bambino che fino ad essere era legato alle cose materiali, adesso riesce a ragionare tramite concetti astratti: il pensiero, dunque diventa più complesso. Più l'adolescente è piccolo e incapace di pensiero ipotetico deduttivo più si espone al rischio, più la persona è adulta più considera rischi e conseguenze.

Ricerca di senso e passaggio all'età adulta

Gli adolescenti, inoltre, fanno esperienza delle "ricerca di senso" nelle proprie azioni, ovvero ricercano un significato esistenziale di sé stessi e delle proprie scelte: questo è un segno di crescita. Per la prima volta si allontanano dall'infanzia e si avvicinano all'età adulta. Nel passaggio tra età infantile e età adulta c'è un continuo alternare le due età, in quanto si va avanti e poi si regredisce: si vuole tornare bambini e allo stesso tempo ci si comporta come un adulto. Gli adolescenti, dunque, facendo esperienza delle ricerca di senso nelle proprie azioni, vogliono sentirsi più grandi ma senza avere il rimpianto delle libertà e della spensieratezza del periodo infantile, periodo chiamato lutto infantile. Bisogna, dunque, accettare la perdita per dischiudere un nuovo inizio. Ovviamente, per fare di se stesso un progetto, l'adolescente deve prendere le distanze dalla tutela degli altri e affrancarsi dalle loro aspettative che lo hanno preceduto sin dal concepimento. Lo sviluppo umano, dunque, non procede per tappe lineari, ma circolari e irregolari.

Contesto attuale e adolescenza

Un elemento di complessità della situazione adolescenziale di oggi è che il contesto attuale non è semplice, è diventato sempre più complesso via via col tempo. Secondo Bauman, infatti, le società sono diventate sempre più "liquide", ovvero senza orizzonti, riferimenti, certezze: quando la materia è liquida, la materia è informe: allo stesso modo la nostra società, la quale non ha obiettivi prefissati. Questa liquidità, per un adolescente che cerca dei riferimenti, di capire come diventare adulto, può essere molto confusiva: lui avrebbe il desiderio di realizzarsi, ma nessuno gli dice come fare. Questo, aggiunge sicuramente complessità alla complessità: il contesto in cui si trova l'adolescente gli offre diverse scelte, ma lui non sa chi è, di conseguenza gli viene difficile scegliere. Questa incertezza, secondo lo studioso, è strettamente collegata al consumismo e all'urbanizzazione, perché l'economia ha trasformato gli individui da produttori a consumatori, in quanto si tende a produrre pochissimo e consumare tantissimo: questo comporta uno squilibrio, in quanto solo chi ha la capacità di consumare è considerato membro attivo della società, gli altri vengono considerati "scarti" o "rifiuti", come le merci invendute: l'uomo contemporaneo è un "Homo Consumens" che ha come obiettivo il consumo veloce di beni di consumo. Questo ha portato al cambiamento dello stile di vita fino ad allora: bisogna contrastare il la società dei consumi e dare un senso all'esistenza, che non sia piena di beni, ma sia orientata alle relazione e ai valori, in modo che tutte le nostre azioni abbiano quel senso che l'adolescente ricerca.

Contrasto alla crisi

Più che superare questa crisi, oggi è importante imparare e insegnare a viverla e ad affrontarla. "L'obiettivo non è più quello di guadagnare le acque calme del porto "come in passato), ma di stabilizzarsi nelle acque agitate della crisi": l'atteggiamento corretto non è pensare che la crisi passerà e tornerà il bel tempo, ma semplicemente adattarsi e imparare ad affrontarla. Si deve abbandonare, dunque, l'idea fatalista e pessimista, in cui si pensa che tutto succede perché dipende dal destino, ma si deve accedere al concetto di esistenza come frutto delle proprie scelte, come realizzazione di possibilità. La crisi e l'incertezza di smarrimento, a volte, non solo solo "accidenti", ma sono "palestra esistenziale", la quale renda capaci di affrontare le avversità: le avversità sono funzionali al raggiungimento di una condizione migliore, di conseguenza bisogna de-patologizzare (non vedere solo la patologia) il disagio esistenziale, non cercare di evitarlo, non sottostimarlo o banalizzarlo ma insegnare a viverlo e a fronteggiarlo. Non dobbiamo proteggere l'adolescente dalla sconfitta, dalla sconfitta e dal disagio, ma aiutarlo a viverli. Bisogna inoltre, insegnare la resilienza ("resalio, capacità di risalire su una barca rovesciata"), la quale è la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate, ovvero, per noi, la capacità di superare un evento traumatico e imparare da questa esperienza per divenire più capace di affrontamento: significa, dunque, insegnare la capacità di imparare dai propri errori, di autovalutarsi oggettivamente per capire dove sta il problema e di assumere le proprie responsabilità.

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