Documento sulla pedagogia sociale della marginalità e della devianza. Il Pdf esplora l'adolescenza, i mutamenti sociali e le sfide identitarie, con un focus sul fenomeno degli Hikikomori, analizzando il ruolo del corpo e l'impatto di tecnologia e urbanizzazione sulla socializzazione giovanile, utile per Psicologia a livello universitario.
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Di adolescenza ne parlano in tanti, in quanto è da sempre un'età della vita molto studiata, in cui si fa il grande salto: si esce dall'infanzia, maturando una nuova identità più specifica e più personale. Si fa molta fatica a capire quando l'adolescenza inizia e finisce: dal punto di vista biomedico diciamo che finisce quando l'essere umano dal punto di vista ormonale si sviluppa, ma dal punto di vista educativo non si possono avere solo riferimenti biomedici, in quanto ci sono adulti che vivono come adolescenti e vecchi come adulti. L'adolescenza, rispetto alle età precedenti, si è dilatata in dismisura: nelle generazioni precedenti era un periodo cortissimo, finiva l'infanzia e iniziava l'età adulta. Consideravano adulti chi aveva finito gli studi ed era entrato nel mondo del lavoro: ovviamente non sono parametri che bastano per considerare una persona adulta. In realtà per capire se una persona è adolescente o adulta dobbiamo valutare i comportamenti, di conseguenza l'ingresso nell'età adulta è assolutamente una valutazione soggettiva, attraverso parametri comportamentali. Barone, infatti, ci dice che noi non possiamo fermarci al parametro "età", ma dobbiamo basarci su altre caratteristiche interpretative, le quali sono legate ai comportamenti della persona. Gli adulti non solo sono diversi dagli adolescenti, ma gli adolescenti di oggi sono molto diversi dagli adulti quando erano adolescenti: questo processo di moltiplica all'infinito.
Barone si chiede come mai gli adolescenti Di oggi siano così Problemanici. cerca Di spiegare le comse Dei mutamenti Barone cerca di spiegarci la causa di questi mutamenti: perché gli adolescenti di oggi seno così problematicie I mutamenti sono dovuti a fenomeni sociali, i quali vengono divisi dallo studioso in tre grandi gruppi:
Questi tre macrofenomeni non sono solo un fatto sociologico, ma anche pedagogico, in quanto influenzano molto le pratiche educative. Questi hanno più esiti sull'educazione, la quale ne viene influenzata:
I non-luoghi hanno, però, un esito negativo dal punto di vista della comunicazione: non ho l'opportunità di dialogare con una certa riservatezza, confrontarsi tranquillamente o conoscere a fondo una persona come, al contrario accadrebbe negli oratori. Inoltre, se io mi incontro in un non luogo, il mio comportamento sarà condizionato da questo non luogo (vado al centro commerciale al solo fine di incontrare degli amici, in seguito questi decidono di andare a mangiare una pizza, di conseguenza questo comporta avere una disponibilità economica non prevista). I non-luoghi, dunque, sono tali per definire spazi che non sono identitari, relazionari o storici: sono, al contrario, luoghi in cui transitano migliaia di persone, le quali si incrociano ma tra loro non hanno relazioni, spinti dal solo bisogno di consumare o di velocizzare operazioni quotidiane.
Carch no diunade elescente di aggi. L'adolescenza non viene considerata più una fase di transizione, ma oggi è una fase di sviluppo, la quale si è dilatata enormemente. È' un'età che comporta una crisi, la cui parola non significa solo "problema", e quindi con un'accezione negativa, ma significa "passaggio". E' una fascia d'età problematica, in quanto l'individuo va a costruire la sua identità. Infatti tra i più importanti compiti di sviluppo:
Gli adolescenti, inoltre, fanno esperienza delle "ricerca di senso" nelle proprie azioni, ovvero ricercano un significato esistenziale di sé stessi e delle proprie scelte: questo è un segno di crescita. Per la prima volta si allontanano dall'infanzia e si avvicinano all'età adulta. Nel passaggio tra età infantile e età adulta c'è un continuo alternare le due età, in quanto si va avanti e poi si regredisce: si vuole tornare bambini e allo stesso tempo ci si comporta come un adulto. Gli adolescenti, dunque, facendo esperienza delle ricerca di senso nelle proprie azioni, vogliono sentirsi più grandi ma senza avere il rimpianto delle libertà e della spensieratezza del periodo infantile, periodo chiamato lutto infantile. Bisogna, dunque, accettare la perdita per dischiudere un nuovo inizio. Ovviamente, per fare di se stesso un progetto, l'adolescente deve prendere le distanze dalla tutela degli altri e affrancarsi dalle loro aspettative che lo hanno preceduto sin dal concepimento. Lo sviluppo umano, dunque, non procede per tappe lineari, ma circolari e irregolari.
Un elemento di complessità della situazione adolescenziale di oggi è che il contesto attuale non è semplice, è diventato sempre più complesso via via col tempo. Secondo Bauman, infatti, le società sono diventate sempre più "liquide", ovvero senza orizzonti, riferimenti, certezze: quando la materia è liquida, la materia è informe: allo stesso modo la nostra società, la quale non ha obiettivi prefissati. Questa liquidità, per un adolescente che cerca dei riferimenti, di capire come diventare adulto, può essere molto confusiva: lui avrebbe il desiderio di realizzarsi, ma nessuno gli dice come fare. Questo, aggiunge sicuramente complessità alla complessità: il contesto in cui si trova l'adolescente gli offre diverse scelte, ma lui non sa chi è, di conseguenza gli viene difficile scegliere. Questa incertezza, secondo lo studioso, è strettamente collegata al consumismo e all'urbanizzazione, perché l'economia ha trasformato gli individui da produttori a consumatori, in quanto si tende a produrre pochissimo e consumare tantissimo: questo comporta uno squilibrio, in quanto solo chi ha la capacità di consumare è considerato membro attivo della società, gli altri vengono considerati "scarti" o "rifiuti", come le merci invendute: l'uomo contemporaneo è un "Homo Consumens" che ha come obiettivo il consumo veloce di beni di consumo. Questo ha portato al cambiamento dello stile di vita fino ad allora: bisogna contrastare il la società dei consumi e dare un senso all'esistenza, che non sia piena di beni, ma sia orientata alle relazione e ai valori, in modo che tutte le nostre azioni abbiano quel senso che l'adolescente ricerca.
Più che superare questa crisi, oggi è importante imparare e insegnare a viverla e ad affrontarla. "L'obiettivo non è più quello di guadagnare le acque calme del porto "come in passato), ma di stabilizzarsi nelle acque agitate della crisi": l'atteggiamento corretto non è pensare che la crisi passerà e tornerà il bel tempo, ma semplicemente adattarsi e imparare ad affrontarla. Si deve abbandonare, dunque, l'idea fatalista e pessimista, in cui si pensa che tutto succede perché dipende dal destino, ma si deve accedere al concetto di esistenza come frutto delle proprie scelte, come realizzazione di possibilità. La crisi e l'incertezza di smarrimento, a volte, non solo solo "accidenti", ma sono "palestra esistenziale", la quale renda capaci di affrontare le avversità: le avversità sono funzionali al raggiungimento di una condizione migliore, di conseguenza bisogna de-patologizzare (non vedere solo la patologia) il disagio esistenziale, non cercare di evitarlo, non sottostimarlo o banalizzarlo ma insegnare a viverlo e a fronteggiarlo. Non dobbiamo proteggere l'adolescente dalla sconfitta, dalla sconfitta e dal disagio, ma aiutarlo a viverli. Bisogna inoltre, insegnare la resilienza ("resalio, capacità di risalire su una barca rovesciata"), la quale è la capacità di un metallo di resistere alle forze che vi vengono applicate, ovvero, per noi, la capacità di superare un evento traumatico e imparare da questa esperienza per divenire più capace di affrontamento: significa, dunque, insegnare la capacità di imparare dai propri errori, di autovalutarsi oggettivamente per capire dove sta il problema e di assumere le proprie responsabilità.