Procedure dell'istituire e dell'osservare: diritto e ratio giuridica

Documento dall'Università degli Studi di Roma la Sapienza (uniroma1) su Procedure dell'istituire, diritto e ratio giuridica. Il Pdf analizza la genesi del diritto, il ruolo delle istituzioni giuridiche e l'impatto della società contemporanea sul concetto di legalità, utile per studenti universitari di Diritto.

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Procedure dell'istituire. Procedure
dell'osservare. Vol. 1: Diritto e ratio
giuridica.
Filosofia del Diritto
Università degli Studi di Roma La Sapienza (UNIROMA1)
50 pag.
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PROCEDURE DELL'ISTITUIRE. PROCEDURE DELL'OSSERVARE.
VOL. 1: DIRITTO E RATIO GIURIDICA.
Istituire e osservare il fenomeno giuridico.
La
genesi del diritto’
viene studiata attraverso una
differenziazione fenomenologica:
il giuridico (il diritto) e il
linguaggio sono parte essenziale delle istituzioni giuridiche. La legge e il diritto, strutturate secondo il percorso
del concetto di
comunicazione
, e con sollecitazioni del pensiero classico, permettono una critica delle
terzietà
storiche
(legislatore, giudice, polizia), articolate da
conditiones
che non provengono dalla dimensione
dell’humanitas.
La riflessione sulla questione giuridica, ha portato ad una chiarificazione del concetto di diritto e alla sua analisi
nella situazione contemporanea: l’ACCORDO (come intesa funzionale) non può avere come oggetto il diritto,
senza provocare delle ingiustizie, e la concessione dei diritti non può essere concordata: l’individuo è titolare di
diritti
che gli vengono riconosciuti nel suo statuto civico
legalità.
Il diritto positivo può confermarsi come esercizio di potere da parte di pochi nei confronti dei molti aventi diritto,
Ma quale è la finalità di questo accrescimento della volontà di potenza?
[questo concetto in Nietzsche è ambiguo, contraddittorio e ha una pluralità di significati: la
volontà di potenza
è il movente di tutta la storia dell’uomo in quanto si impone alla natura con valutazioni, schemi e strutture sociali
che implicano la divisione tra dominanti e dominati, ma le è essenziale il continuo, necessario superamento di
se stessa. È volontà di oltrepassamento].
Quali sono gli effetti sull’esperienza giuridica? la sistemazione del diritto secondo due orizzonti:
purezza e pragmatismo.
La ricerca non si propone di rivisitare il pensiero filosofico alla luce del giuridico ma intende prospettare una
linea di continuità tra gli assertori dell’assolutizzazione di una ragione giuridica e di una procedurale: le
procedure diventano vuoti itinerari se non sono supportati dalla ragione giuridica, la
ratio
rischia il
paradosso
se
non è interrogata dal
logos
(libertà della parola),
verbum
come possibilità dialogica e quindi simbolica.
Lo svuotamento del concetto di humanitas ha degli effetti di cui è responsabile chi si propone di
istituire le
norme
che disciplinano le condotte umane.
Legislatore giudice forza pubblica
sono i guardiani della legge (
certezza dell’interpretazione del diritto
),
ma allo stesso tempo sono promotori di un atto dello spirito, cioè di quella terzietà del diritto che si manifesta
nelle imperfezioni della legalità.
La possibilità del DIRITTO è la possibilità che esso sia emendato laddove all’interno di una società stride la
sua imparzialità con l’interesse della terzietà storicizzata. Il diritto non è utopia.
Perché
gli effetti dell’amministrazione apparentemente burocratizzata in un posto del mondo (es. Occidente) ha
ricadute in un altro punto del pianeta, fisicamente lontano ma raggiungibile con un click?
L’esperienza giuridica degli ultimi anni è stata influenzata dalla rivoluzione di internet e dalla crisi finanziaria: ciò
impone una valutazione sulla legalità prodotta dalle procedure dell’osservare: cioè da quei vincoli che
prescrivono ai deboli il loro status di debitori numerici.
Come si adatta il diritto ad uno statuto procedurale? I primi segnali adesso si possono ravvisare nella
teorizzazione della società complessa e nella riduzione sistemico-funzionale.
Vitam instituere frammento di Ulpiano nel Digesto.
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Procedure dell'Istituire e dell'Osservare

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Procedure dell'istituire. Procedure
dell'osservare. Vol. 1: Diritto e ratio
giuridica.
Filosofia del Diritto
Università degli Studi di Roma La Sapienza (UNIROMA1)
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VOL. 1: DIRITTO E RATIO GIURIDICA.

Istituire e osservare -> il fenomeno giuridico.
La 'genesi del diritto' viene studiata attraverso una differenziazione fenomenologica: il giuridico (il diritto) e il
linguaggio sono parte essenziale delle istituzioni giuridiche. La legge e il diritto, strutturate secondo il percorso
del concetto di comunicazione, e con sollecitazioni del pensiero classico, permettono una critica delle terzietà
storiche (legislatore, giudice, polizia), articolate da conditiones che non provengono dalla dimensione
dell'humanitas.

La riflessione sulla questione giuridica, ha portato ad una chiarificazione del concetto di diritto e alla sua analisi
nella situazione contemporanea: l'ACCORDO (come intesa funzionale) non può avere come oggetto il diritto,
senza provocare delle ingiustizie, e la concessione dei diritti non può essere concordata: l'individuo è titolare di
diritti che gli vengono riconosciuti nel suo statuto civico -> legalità.
Il diritto positivo può confermarsi come esercizio di potere da parte di pochi nei confronti dei molti aventi diritto,
Ma quale è la finalità di questo accrescimento della volontà di potenza?

[questo concetto in Nietzsche è ambiguo, contraddittorio e ha una pluralità di significati: la volontà di potenza
è il movente di tutta la storia dell'uomo in quanto si impone alla natura con valutazioni, schemi e strutture sociali
che implicano la divisione tra dominanti e dominati, ma le è essenziale il continuo, necessario superamento di
se stessa. È volontà di oltrepassamento].

Quali sono gli effetti sull'esperienza giuridica? - > la sistemazione del diritto secondo due orizzonti:
purezza e pragmatismo.

La ricerca non si propone di rivisitare il pensiero filosofico alla luce del giuridico -> ma intende prospettare una
linea di continuità tra gli assertori dell'assolutizzazione di una ragione giuridica e di una procedurale: le
procedure diventano vuoti itinerari se non sono supportati dalla ragione giuridica, la ratio rischia il paradosso se
non è interrogata dal logos (libertà della parola), verbum come possibilità dialogica e quindi simbolica.
Lo svuotamento del concetto di humanitas ha degli effetti di cui è responsabile chi si propone di istituire le
norme che disciplinano le condotte umane.

Legislatore - giudice - forza pubblica -> sono i guardiani della legge (certezza dell'interpretazione del diritto),
ma allo stesso tempo sono promotori di un atto dello spirito, cioè di quella terzietà del diritto che si manifesta
nelle imperfezioni della legalità.

La possibilità del DIRITTO -> è la possibilità che esso sia emendato laddove all'interno di una società stride la
sua imparzialità con l'interesse della terzietà storicizzata. Il diritto non è utopia.

Perché gli effetti dell'amministrazione apparentemente burocratizzata in un posto del mondo (es. Occidente) ha
ricadute in un altro punto del pianeta, fisicamente lontano ma raggiungibile con un click?
L'esperienza giuridica degli ultimi anni è stata influenzata dalla rivoluzione di internet e dalla crisi finanziaria: ciò
impone una valutazione sulla legalità prodotta dalle procedure dell'osservare: cioè da quei vincoli che
prescrivono ai deboli il loro status di debitori numerici.
Come si adatta il diritto ad uno statuto procedurale? I primi segnali adesso si possono ravvisare nella
teorizzazione della società complessa e nella riduzione sistemico-funzionale.
Vitam instituere -> frammento di Ulpiano nel Digesto.
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Downloaded by: nimavittori (nimavittori@gmail.com)La questione della ricerca del giusto diventa rilevante nel momento in cui considera che, sulla base della
dicotomia giusto-non/giusto, permette di sviluppare il paradosso del giusto. Senza il polo delle procedure, la
ratio giuridica non troverebbe un'applicazione nell'esperienza, ma rimarrebbe una pura volontà potenziale che
non si trasforma in atto; la dicotomizzazione tra istituire e osservare avvia lo sviluppo del paradosso impiantato
nella ricerca del giusto.

La Ricerca del Giusto

La Lectio sulla Ricerca del Giusto

Un uomo muore, solo, dopo aver bevuto del veleno. - > (Platone, discepolo di Socrate, nel Fedro narra che
Socrate nel 399 a.C. fu ingiustamente condannato a morte dallo Stato tramite l'assunzione della cicuta). Socrate
bevendo il veleno (accetta la sua condanna, non si tira indietro) si sottomette alle leggi della sua città; si erge al
di sopra della vita.
Il continuo dialogare di Socrate, attorniato da giovani affascinati dalla sua dottrina e da importanti personaggi,
nelle strade e piazze della città fece sì che egli venisse scambiato per un sofista dedito ad attaccare
imprudentemente e direttamente i politici. Il filosofo, infatti, dialogando con loro dimostrò come la loro vantata
sapienza in realtà non esistesse. Socrate venne quindi ritenuto un pericoloso nemico politico che contestava i
tradizionali valori cittadini.
Per questo Socrate, che aveva attraversato indenne i regimi politici precedenti, che era rimasto sempre ad Atene
e che non aveva mai accettato incarichi politici, fu accusato e messo sotto processo, dal quale poi sarebbe
derivata la sua condanna a morte.
Nel processo Socrate fu accusato di:

  • corrompere i giovani insegnando dottrine che propugnavano il disordine sociale;
  • non credere agli Dei della Città e tentare di introdurne di nuovi (dàimon)
    (dietro queste accuse si nascondevano risentimenti di vario genere e manovre politiche).
    Accusando Socrate di ateismo lo si incolpò di avere cospirato contro le istituzioni e l'ordine pubblico. D'altra
    parte, Socrate non aveva mai negato l'esistenza degli Dei della Città ed eluse facilmente l'accusa sostenendo di
    credere in un dáimon, creatura minore figlia delle divinità tradizionali.
    Socrate, pur sapendo di essere stato condannato ingiustamente, una volta in carcere rifiutò le proposte di fuga
    dei suoi discepoli, che avevano organizzato la sua evasione corrompendo i carcerieri. Ma Socrate non sfuggirà
    alla sua condanna poiché «è meglio subire ingiustizia piuttosto che commetterla»; egli accetterà la morte che
    d'altra parte non è un male, perché o è un sonno senza sogni, oppure darà la possibilità di visitare un mondo
    migliore dove, dice Socrate, s'incontreranno interlocutori migliori con cui dialogare. Quindi egli continuerà
    persino nel mondo dell'aldilà a professare quel principio a cui si è attenuto in tutta la sua vita: il dialogo.
    -> Socrate è un lottatore, un dialogante, un uomo atipico per Atene; con Socrate muta la percezione della
    giustizia come legge positiva: muta la considerazione di "fare giustizia secondo le leggi".
    L'esperienza processuale di Socrate arriva fino alla nostra contemporaneità, ma è ricca di interpretazioni,
    sperimentazioni ermeneutiche.
    Come può essere definito il processo di Socrate? Socrate è portatore di una situazione che sfugge alle definizioni
    storiografiche (per questo non si riesce a delineare la sua filosofia). Tutto ciò che sappiamo su Socrate lo
    dobbiamo a Platone, suo allievo.
    Partendo dal momento storico si può ricostruire la situazione giuridica, sociale, economica.
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    Downloaded by: nimavittori (nimavittori@gmail.com)Processo a Socrate -> 399 a.C. «- la storia di Atene è segnata da avvenimenti violenti:

Il Processo a Socrate e il Contesto Storico

  • sconfitta di Sparta nella guerra del Peloponneso (431-404) [La guerra del Peloponneso fu la guerra che vide
    opposte due città ben diverse della Grecia: Atene e Sparta. Le due città erano in conflitto da molto tempo e
    per svariate ragioni tra cui la divisione interna a ogni città, dove la fazione democratica era filoateniese,
    mentre quella aristocratica era filospartana].
  • fallimento della campagna di Sicilia (413)
  • vittoria nella battaglia delle Arginuse (406) -> proprio questo episodio segna la rivolta della coscienza
    popolare: la mancata sepoltura degli uomini morti in seguito alla tempesta in mare, è motivo di turbamento
    per il popolo, che si appella al tribunale affinché giudichi i comandati responsabili di quel reato. Il popolo
    ottiene una sentenza di condanna, sentenza che umilia profondamente i comandanti (considerati una sorta
    di élite) e li esclude dal servizio allo Stato;
  • la sconfitta di Egospotami, l'assedio di Atene (405) e la sua resa (404) danno avvio alla sua decadenza.
    Atene dovette piegarsi alle imposizioni di Sparta anche nella politica interna: il governo fu affidato ad un collegio
    di 30 uomini che gestirono il potere in modo autoritario e passarono alla storia con il nome di Trenta tiranni.
    Essi diedero vita a un clima di terrore e di persecuzioni contro i democratici, avvalendosi dell'aiuto della
    guarnigione spartana di Atene (decostruzione della Costituzione democratica ateniese).
    I Trenta vennero cacciati dopo neanche un anno di dominio, e si tentò di ristabilire la democrazia (continuamente
    minacciata).
    -> si sviluppa un sentimento nichilista e un'assenza di spiritualità, sia nella dimensione religiosa, che nella vita
    quotidiana, ora orientata all'eccesso, al godimento e al successo.
    La dimensione statale, strettamente collegata a quella spirituale e religiosa, è compromessa, ciò significa
    che questa mancanza di spiritualità sia presente anche all'interno delle istituzioni (attività eversiva contro lo
    Stato).
    Questo è il contesto che vive la figura di Socrate -> egli compì il servizio militare come oplita: nel decennio tra
    il 432 e il 422, egli prese parte a varie battaglie. Anche se fedele alla sua città e alle sue leggi abbandonò Atene.
    Non aspirava alla diretta partecipazione alla vita dello Stato: non poté tuttavia evitare di far parte del consiglio;
    durante il governo dei Trenta tiranni, si rifiutò di eseguire l'ordine di partecipare alla cattura di un cittadino
    ateniese, che doveva esser condotto a morte; forse avrebbe pagato tale disobbedienza con la morte se il regime
    dei Trenta non fosse presto caduto. Ma ciò che non poté accadere durante l'oligarchia avvenne dopo che fu
    restaurata la democrazia.
    Socrate è un cittadino coscienzioso;
  • "le usanze religiose sono sacre"; partecipa alle cose della sua città ma era un uomo in solitudine.
  • non condivideva la mentalità tradizionale: credeva nel sentimento spontaneo e nelle idee di antica origine.
  • ironizza = l'ironia, che è il mezzo di cui Socrate si serve per mettere in crisi un sapere fatto di asserzioni non
    giustificate e di preconcetti. L'ironia è collegata al "sapere di non sapere", cioè alla coscienza dei limiti della
    propria conoscenza, nella convinzione che la ricerca della verità dev'essere un'ansia sempre presente nell'uomo
    che mai può spegnersi in un illusorio possesso definitivo o in una qualunque verità particolare. Per questo suo
    saper di non sapere, Socrate fu proclamato dall'oracolo di Apollo a Delfi il "più sapiente dei Greci".
    La lotta alle ingiustizie inizia con il dialogo.
    La liturgia del processo è macchiata dalla falsità: Socrate viene accusato sia dagli Ateniesi democratici, sia dai
    conservatori: gli ateniesi contrastano la tirannia ma anche il moderno, richiedono una responsabilità personale
    e non collettiva, e allo stesso tempo deridono Socrate, teorico promotore del concetto di scelta (decisione) e di
    responsabilità personale.
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