Slide da eCampus Università su salute, individui, istituzioni e politiche. Il Pdf esplora il ruolo dei team multidisciplinari e gli interventi a livello macro-sociale, enfatizzando l'equità. Tratta empowerment ed educazione alla salute, evidenziando la salute come risorsa e diritto fondamentale per la Psicologia universitaria.
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Come spiegato, nella società moderna l'ambito della malattia e della salute deve e può fronteggiare malattie "nuove" da benessere, malattie croniche, pregiudizi e atti discriminatori nei confronti di gruppi stigmatizzati (spesso proprio a causa di una malattia specifica che causa uno stigma), problematiche legate a logiche di mercato che non mettono al centro il benessere e la qualità della vita degli individui, ma il ritorno economico. È stato altresì spiegato che il tema della malattia e della salute non può essere di sola responsabilità individuale poiché esso implica anche aspetti sociali, istituzionali e politici. In termini di intervento, in particolare, è fuor di dubbio che la sfera istituzionale e la sfera politica debbano intervenire nei programmi volti alla persona e alla sua salute. Pensando, inoltre, alle malattie croniche, si può ben immaginare che esse non possano essere affrontate in toto all'interno degli ospedali, prevalentemente dedicati alle acuzie (De Piccoli, 2014). In questi casi diventa fondamentale far riferimento al contesto sociale: dalla famiglia, alle varie strutture territoriali che prendono in carico pazienti affetti da tali patologie e agli operatori che vi lavorano. Il contesto sociale è certamente importante, ma è necessario che il carico della malattia e delle sue conseguenze non sia mai deputato esclusivamente ai vari caregiver territoriali. In altre parole, dal momento che un'azienda ospedaliera o sanitaria decidesse di stabilire un paziente con patologia cronica (o altre patologie, problematiche) al proprio domicilio e alle cure della famiglia, oppure all'interno di una residenza territoriale specifica, non dovrebbe, poi, pensare di dimenticarsene in quanto non più direttamente coinvolta. L'attenzione all'individuo deve essere continuativa, trasversale, ma soprattutto deve avvenire a livello interdisciplinare e olistico. Questo per quanto riguarda la malattia, ma lo stesso discorso vale anche per la salute. Pur riconoscendo il ruolo della responsabilità personale nel perseguire strade che mirano al mantenimento del benessere e della qualità della vita, non è possibile lasciare il tema della promozione della salute completamente sulle spalle dei cittadini, ma è necessario occuparsene in modo continuativo anche a livello istituzionale e politico. Campagne di promozione, attivazione di canali informativi volti alla sensibilizzazione, alla conoscenza delle tematiche legate al benessere e alla qualità della vita, sono di fondamentale importanza e vanno implementati all'interno di un processo top-down. Parimenti, l'attenzione va diretta, non solo all'individuo, ma anche al contesto in cui egli vive, lavora, interagisce con l'ambiente fisico, sociale, istituzionale. In breve, lo Stato, attraverso il Welfare, ha il dovere di riconoscere la sua porzione di responsabilità condivisa nel favorire la salute, il benessere e la qualità della vita di tutta la popolazione, senza distinzioni di sorta.
Per quanto auspicabile, il modello bio-psico-sociale è un approccio che fa ancora molta fatica a imporsi, soprattutto nel panorama della vita quotidiana. In particolare, la dimensione sociale risulta difficile da integrare all'interno di un modello multidisciplinare. Spesso gli attori coinvolti in un dato intervento volto alla salute tendono a occuparsi del proprio lavoro all'interno del proprio ambito specifico senza aprirsi a colleghi di campi di intervento differenti. Una grave lacuna se si considerano i vantaggi della multidisciplinarietà: responsabilità condivisa, tanto per cominciare, risultati qualitativamente più ricchi, originali e adeguati grazie alla condivisione di informazioni che derivano da ottiche e approcci diversi; si hanno anche vantaggi di tipo relazionale e sociale poiché è possibile stringere alleanze a diversi livelli, ampliando la rete sociale e lavorativa di riferimento (si pensi all'importante aiuto dei mediatori culturali quando lavorano in sinergia con medici, assistenti sociali, insegnanti, ecc.). I team multidisciplinari dovrebbero lavorare in sinergia; la sinergia implica la credenza che il risultato ottenuto attraverso la cooperazione sia migliore di quello ottenuto lavorando singolarmente. E questo è certamente vero. Ovviamente, il team potrebbe imbattersi in conflittualità di vario genere e problematiche che riguardano la sfera decisionale e non. Per esempio, il gruppo potrebbe finire per ascoltare una sola voce offuscando i possibili contributi opposti o critici mossi da alcuni, la diversità di campo potrebbe sfociare in aperti conflitti causati da una divergenza di opinioni, di obiettivi, di aspettative, potrebbero insorgere questioni legate alla deresponsabilizzazione parassitaria (l'utilizzo del gruppo in modo strumentale, senza dare il proprio contributo), ecc. Tuttavia, lavorando in modo cooperativo, dando voce a tutti gli attori coinvolti, accentando le opinioni critiche e valutandole apertamente, lavorando in modo simmetrico (la voce di uno non vale più di quella di altri), è certamente possibile raggiungere ottimi risultati. Ricordiamo, comunque, che il lavoro in team si apprende con il tempo e l'esperienza. A livello teorico sembra molto facile parlare di sinergia, ascolto e discussione democratica, partecipazione, ma l'applicazione pratica risulta sempre molto più complessa: al di là dell'esperienza personale e delle skill accumulate, mancanza di risorse, mancanza di tempo, pressioni istituzionali, ecc., possono minare il percorso di un gruppo di lavoro. Quando l'obiettivo è la salute della popolazione, però, è assolutamente essenziale affrontare le questioni all'interno di équipe interdisciplinari.
Essenziale implementare interventi risolutivi a livello macro-sociale. La Carta di Ottawa del 1986, parlando di promozione della salute, sottolinea l'importanza di affrontare le sfide emergenti della salute in modo trasversale e con uno sguardo alla dimensione sociale e ambientale. Globalizzazione, multiculturalismo, consumismo, ecc., difficilmente possono essere affrontate dai singoli individui. Senza contare i problemi legati, per esempio, all'urbanizzazione e all'inquinamento che minano sia la salute delle persone, sia la salute dell'ambiente. Queste questioni, ovviamente, richiedono un intervento ad ampio raggio che coinvolga le comunità locali e le nazioni. Il focus della Carta di Ottawa riguarda principalmente lo sviluppo di politiche pubbliche più favorevoli alla salute, sia a livello locale, sia a livello nazionale, considerando il ruolo delle reti sociali, della dimensione culturale e economica. Inoltre, mentre a livello locale, spesso, sono implementate delle ottime forme di intervento volte alla promozione della salute, a livello nazionale manca ancora una collaborazione intersettoriale fra professionisti che arrivano da ambiti lavorativi e territori differenti. A livello macro-sociale, dunque, è importante sviluppare un tessuto sociale solido e attivo di cittadini e istituzioni e favorire la prevenzione collettiva rivolta alla persona e agli ambienti di vita e lavoro (De Piccoli, 2014).
Un punto su cui bisogna riflettere è la disuguaglianza nell'ambito della salute: è indubbio che alcune fasce di popolazione siano più fragili di altre e questo le svantaggia anche dal punto di vista della salute, dell'accesso alle cure, ecc. È necessario che la politica persegua il principio dell'equità (De Piccoli, 2014), e che tale questione diventi al più presto una priorità nell'agenda istituzionale e politica. Le fasce più deboli sono più a rischio delle altre e, per questo, dovrebbero godere di una modalità di accesso alle risorse, all'assistenza e alle cure, maggiore e qualitativamente adeguata ai bisogni effettivi. Bisogna puntare a investire su attività e progetti volti a favorire il Welfare, l'istruzione, a migliorare le condizioni dei territori, ma bisogna anche sviluppare filoni di ricerca volta al monitoraggio e alla comprensione profonda delle disuguaglianze di salute e alle loro conseguenze, bisogna ingaggiare stakeholder che potrebbero aiutare a contrastare le disuguaglianze, ecc. Sono molte le attività da sviluppare e implementare, soprattutto considerato l'impatto della disuguaglianza sulla salute. Nelle prossime lezioni si approfondirà maggiormente tale tematica.
L'affiancamento della promozione della salute alla prevenzione della malattia in un'ottica positiva è l'obiettivo primario. La promozione della salute è il processo attraverso il quale gli individui possono incrementare e migliorare il controllo sulla propria salute (Carta di Ottawa, 1986). Rappresenta un processo individuale, sociale e politico, che promuove i determinanti della salute e un cambiamento efficace del singolo, ma anche delle condizioni sociali, economiche e ambientali in modo che non costituiscano fattori di rischio per la popolazione. Nella Dichiarazione di Giacarta vengono segnalate le priorità per il futuro, tra cui responsabilità collettiva, investimenti sui progetti volti a favorire la salute, multidisciplinarietà, crescita di individui e comunità competenti (attivi e partecipativi sui temi legati alla salute).
Nell'ambito della promozione della salute, l'empowerment rappresenta un processo attraverso il quale le persone acquisiscono un maggiore controllo su decisioni e azioni che riguardano la loro salute. Esso è, a tutti gli effetti, un processo bio-psico-sociale, che favorisce l'espressione dei propri bisogni e necessità, prevedendo la partecipazione nella progettazione di interventi socioculturali e politici. In tal modo gli individui sentono di poter influenzare davvero il mondo che li circonda, con importanti implicazioni a livello di benessere sociale. Promuovere la salute, dunque, non significa solo incrementare le capacità delle persone, ma anche modificare l'ambiente circostante. In tal senso è possibile riconoscere l'importanza e la vera essenza dell'interazione individuo-ambiente. Necessaria una distinzione tra empowerment individuale e comunitario: il primo si riferisce principalmente alla capacità degli individui di prendere decisioni e avere il controllo sulla loro vita, il secondo coinvolge la collettività e si basa sulla cooperazione nella determinazione dei determinanti della salute e nel favorire la qualità della vita della comunità.
L'educazione alla salute punta a offrire opportunità concrete di apprendimento di questioni legate al tema. Essa, però, dovrebbe essere coinvolgente e partecipativa (privilegiare focus group e training group anziché seminari didattici) per migliorare le conoscenze e sviluppare quelle capacità che favoriscono la crescita dell'individuo e della comunità. In questo senso, per educazione non si intende il semplice passaggio di informazioni da un esperto alla popolazione, ma un processo molto più profondo volto a incrementare la motivazione, la riflessione, le capacità di coping, il senso di autoefficacia e, in generale, tutte quelle dimensioni che impattano sulla salute. Educare alla salute, infine, significa anche far conoscere alla popolazione i fattori di protezione e di rischio bio-psico-sociali, permettendo, in questo modo, di applicare competenze e conoscenze in progetti e iniziative che puntano alla salute.
Ad oggi, la salute non è più considerabile quale concetto astratto, un obiettivo trascendente, ma come una risorsa concreta, individuale e con importanti ricadute in termini sociali (e.g. risparmio delle spese sanitarie). È, come spiegato, una risorsa "positiva", legata ad una responsabilità condivisa tra individuo e ambiente. La salute è