Geografia: rapporti tra società e ambiente, evoluzione storica e problemi globali

Documento di Università su Geografia: rapporti tra società e ambiente. Il Pdf esplora l'evoluzione storica della disciplina, concetti chiave come l'Antropocene e la società del rischio, e l'importanza della geografia per comprendere i problemi globali e i cambiamenti climatici.

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Geografia
Mercoledì 26 settembre
La geografia ci aiuta a comparare realtà diverse, a decentrare il nostro sguardo, a guardare le cose da altre
prospettive. Attraverso la geografia, uno degli obiettivi da svolgere alla scuola primaria è insegnare che non
ci sono solo io”, che è possibile guardare le cose da prospettive diverse, questo è alla base del pensiero critico.
Il tema della geografia come studio dei rapporti tra la società e l’ambiente è particolarmente importante per
la disciplina, la geografia scolastica tende a dividere tra la geografia fisica (come sono fatti i territori) e la
geografia umana (antropica: economia, urbanizzazione, cultura, società), questo binomio è definitorio per la
disciplina. Il modo in cui questo rapporto è stato inteso nel tempo e come deve essere inteso oggi è cambiato
moltissimo.
CENNI STORICI
La geografia come disciplina nasce nell’800, la prima cattedra universitaria di geografia fu assegnata a Carl
Ritter nel 1820. Prima di questa data la geografia esisteva? Ovviamente sì. L’umanità ha sempre avuto la
necessità di conoscere il pianeta, anche se per fini più pratici rispetto al puro bisogno di conoscenza. Uno dei
primi geografi della storia è considerato Erodoto (autore del mondo classico, considerato anche il primo
storico e il primo antropologo), esso raccoglieva informazioni sui paesi, sulle regioni del mondo conosciuto
dell’epoca e scriveva di queste aree per portare conoscenza su questi luoghi sconosciuti alla cultura greco -
ellenistica. Altri dal mondo classico, dal medioevo, dal mondo rinascimentale hanno continuato a fare questo
lavoro, iniziando a rappresentare il mondo attraverso le carte geografiche. Questo lavoro serviva ad avere
informazioni su altri popoli e a conoscere com'erano fatti gli altri luoghi.
Nell’800 tutto questo sapere accumulato diviene una disciplina, con l’ ambizione di non essere soltanto una
raccolta di informazioni ma una vera e propria scienza. In quel periodo il paradigma di riferimento, l’insieme
di convinzioni alle quali tutte le scienze si rifacevano era il Positivismo (movimento filosofico che fonda la
conoscenza sui fatti reali e trae certezza esclusivamente dall'osservazione propria delle scienze sperimentali,
al fine di verificare i rapporti di causa effetto).
L’esponente più importante del Positivismo fu Darwin, esso sosteneva che le scienze naturali si basano su
leggi certe, la selezione naturale, l’ evoluzionismo è una legge della natura che governa il funzionamento nel
mondo naturale. Da questo segue che anche le scienze sociali, per essere considerate scienze, dovevano
individuare al loro interno delle leggi certe e inopinabili, cioè delle leggi scientifiche che regolassero l’oggetto
di studio di una determinata disciplina. La geografia che studia e raccoglie informazioni su com’è fatta una
regione dal punto di vista fisico, su chi abita quelle regioni e che economia, forma di organizzazione politica,
quale cultura, quali costumi hanno, fa riferimento al condizionamento, alla determinazione delle forme
sociali sulla base delle condizioni ambientali (DETERMINISMO AMBIENTALE = idea che l’ambiente naturale
determini la qualità, le forme della società) al fine di ottenere il rigore scientifico.
Cosa avevano di fronte questi proto-geografi? Nell’800 praticamente tutto il mondo era sotto il controllo
europeo. Queste potenze europee che si affacciano a mondi nuovi trovano popoli completamente diversi da
loro, con usi, abitudini, costumi completamente differenti. La conquista di questi popoli viene giustificata
dall’idea del determinismo ambientale e dalla replica delle leggi di Darwin nel contesto sociale. La geografia
e le altre scienze che nascono in questo periodo hanno lo scopo di giustificare il colonialismo.
Fino al 900 si riteneva che esistessero delle distinzioni intrinseche all’umanità a causa delle quali non si poteva
parlare di specie, ma era necessario parlare di RAZZE UMANE, tali razze venivano differenziate sul principio
del determinismo ambientale.
Spiegare scientificamente che l’ambiente naturale determina la cultura e la società e addirittura le forme
umane era un modo di giustificare la supremazia europea, in quanto i climi temperati europei garantivano le
migliori condizioni di successo e quindi risulta ovvio che l’Europa dovesse dominare il mondo, in quanto razza
superiore rispetto alle altre. Questa teoria forniva all’Europa una legittimità naturale a colonizzare il mondo.
In questo periodo una geografa sosteneva che il monoteismo nasce nel deserto, dove l’uomo è solo e
s’interroga su la vita, mentre il politeismo nasce nelle valli dove le montagne separano le persone.
Il determinismo ambientale oggi è ritrovabile negli stereotipi.
Ai giorni nostri sostenere tale teoria è impensabile poiché è vero che l’ambiente contribuisce a creare delle
differenze, non spiega tuttavia in modo deterministico tali differenze, è possibile però affermare che è l’uomo
a determinare l’ambiente, nel senso che oggi viviamo in un epoca alla quale potremmo dare un nome che
testimoni il fatto che l’ uomo è diventato un agente geologico, ovvero un agente che trasforma il pianeta
nelle sue componenti più profonde di tipo naturale, fisico, geologico, climatico, è la così detta teoria dell’
ANTROPOCENE.
Epoche geologiche = vari strati che caratterizzano la crosta terrestre, ogni strato è riconducibile a dei periodi
lunghissimi di tempo in cui c’erano determinate caratteristiche climatiche, atmosferiche che caratterizzavano
le forme e condizionavano la struttura geologica e geomorfologica del pianeta (età della terra = 4,5 miliardi
di anni). L’ epoca geologica in cui ci troviamo adesso prende il nome di Olocene.
Il termine antropocene vuole significare che oggi la variabile più importante nel modificare la struttura
geologica della terra è l’umanità, ad esempio determinando il cambiamento climatico, alterando
profondamente l’ambiente terrestre al punto che le trasformazioni collegate alla presenza umana sul pianeta
sono talmente irreversibili che costituiscono una parte della geologia stessa del pianeta.
Testo suggerito: Armi, acciaio e malattie, Jared Diamond (geografo statunitense), il testo parte dalla domanda
“Perché sono gli europei ad essere arrivati nel golfo del Messico e non sono stati gli americani ad arrivare in
Europa?”. La risposta dell’autore tiene conto dell’influenza che l’ambiente può aver esercitato, però la
considera una condizione originaria, ancestrale a cui però poi hanno ampiamente partecipato le diverse
culture umane.
L’ambiente conta nella vita delle persone, anche a livello individuale. Il luogo in cui nasco influenza chi sono,
condiziona e da unimpronta alla mia identità, però non lo determina.
La terza definizione di cosa studia la geografia che Giorda propone è “La geografia è lo studio dei problemi e
delle loro possibili soluzioni”, l’ idea della geografia che oggi si insegna è molto diversa e cerca di mostrare
l’utilità pratica della disciplina. Clod Raffesten sostenne che se la geografia non è in grado di diminuire anche
di un micron la sofferenza dell’umanità sul pianeta non serve a niente, la geografia deve mettere le persone
nella condizione di comprendere, partire dallo spazio intorno a loro per interrogarsi sui problemi e trovare
delle soluzioni, a questo serve una geografia declinata sulle competenze (esempio: progetto “Un segnale per
il clima”).
La quarta definizione di Giorda è “la geografia è un insieme di metafore e di rappresentazioni per capire il
mondo, i suoi cambiamenti e riflettere criticamente”, per esprimere la realtà che ci circonda ognuno di noi
parte da presupposti diversi,punti di vista differenti, ha modi di esprimere e di esprimersi diversi e non è
possibile offrire una ed una sola rappresentazione di come è la realtà, in modo oggettivo.
La geografia ci parla del mondo che sta intorno a noi ma di questo mondo non possiamo dare una
rappresentazione oggettiva, ma la realtà è sempre una rappresentazione, il frutto di un discorso, di un
insieme di metafore che ci aiutano a esprimerla, a parlarne e che possono essere fatti nei modi più disparati.
La geografia è una disciplina che non da delle risposte definitive ma pone degli interrogativi sulla realtà che
ci circonda.

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Anteprima

Geografia: Prospettive e Rapporto Società-Ambiente

Mercoledì 26 settembre

La geografia ci aiuta a comparare realtà diverse, a decentrare il nostro sguardo, a guardare le cose da altre prospettive. Attraverso la geografia, uno degli obiettivi da svolgere alla scuola primaria è insegnare che "non ci sono solo io", che è possibile guardare le cose da prospettive diverse, questo è alla base del pensiero critico. Il tema della geografia come studio dei rapporti tra la società e l'ambiente è particolarmente importante per la disciplina, la geografia scolastica tende a dividere tra la geografia fisica (come sono fatti i territori) e la geografia umana (antropica: economia, urbanizzazione, cultura, società), questo binomio è definitorio per la disciplina. Il modo in cui questo rapporto è stato inteso nel tempo e come deve essere inteso oggi è cambiato moltissimo.

Cenni Storici della Disciplina Geografica

La geografia come disciplina nasce nell'800, la prima cattedra universitaria di geografia fu assegnata a Carl Ritter nel 1820. Prima di questa data la geografia esisteva? Ovviamente sì. L'umanità ha sempre avuto la necessità di conoscere il pianeta, anche se per fini più pratici rispetto al puro bisogno di conoscenza. Uno dei primi geografi della storia è considerato Erodoto (autore del mondo classico, considerato anche il primo storico e il primo antropologo), esso raccoglieva informazioni sui paesi, sulle regioni del mondo conosciuto dell'epoca e scriveva di queste aree per portare conoscenza su questi luoghi sconosciuti alla cultura greco - ellenistica. Altri dal mondo classico, dal medioevo, dal mondo rinascimentale hanno continuato a fare questo lavoro, iniziando a rappresentare il mondo attraverso le carte geografiche. Questo lavoro serviva ad avere informazioni su altri popoli e a conoscere com'erano fatti gli altri luoghi.

Geografia e Positivismo nell'Ottocento

Nell'800 tutto questo sapere accumulato diviene una disciplina, con l' ambizione di non essere soltanto una raccolta di informazioni ma una vera e propria scienza. In quel periodo il paradigma di riferimento, l'insieme di convinzioni alle quali tutte le scienze si rifacevano era il Positivismo (movimento filosofico che fonda la conoscenza sui fatti reali e trae certezza esclusivamente dall'osservazione propria delle scienze sperimentali, al fine di verificare i rapporti di causa effetto).

L'esponente più importante del Positivismo fu Darwin, esso sosteneva che le scienze naturali si basano su leggi certe, la selezione naturale, l' evoluzionismo è una legge della natura che governa il funzionamento nel mondo naturale. Da questo segue che anche le scienze sociali, per essere considerate scienze, dovevano individuare al loro interno delle leggi certe e inopinabili, cioè delle leggi scientifiche che regolassero l'oggetto di studio di una determinata disciplina. La geografia che studia e raccoglie informazioni su com'è fatta una regione dal punto di vista fisico, su chi abita quelle regioni e che economia, forma di organizzazione politica, quale cultura, quali costumi hanno, fa riferimento al condizionamento, alla determinazione delle forme sociali sulla base delle condizioni ambientali (DETERMINISMO AMBIENTALE = idea che l'ambiente naturale determini la qualità, le forme della società) al fine di ottenere il rigore scientifico.

Determinismo Ambientale e Colonialismo

Cosa avevano di fronte questi proto-geografi? Nell'800 praticamente tutto il mondo era sotto il controllo europeo. Queste potenze europee che si affacciano a mondi nuovi trovano popoli completamente diversi da loro, con usi, abitudini, costumi completamente differenti. La conquista di questi popoli viene giustificata dall'idea del determinismo ambientale e dalla replica delle leggi di Darwin nel contesto sociale. La geografia e le altre scienze che nascono in questo periodo hanno lo scopo di giustificare il colonialismo.

Fino al 900 si riteneva che esistessero delle distinzioni intrinseche all'umanità a causa delle quali non si poteva parlare di specie, ma era necessario parlare di RAZZE UMANE, tali razze venivano differenziate sul principio del determinismo ambientale.

Spiegare scientificamente che l'ambiente naturale determina la cultura e la società e addirittura le forme umane era un modo di giustificare la supremazia europea, in quanto i climi temperati europei garantivano le migliori condizioni di successo e quindi risulta ovvio che l'Europa dovesse dominare il mondo, in quanto razza superiore rispetto alle altre. Questa teoria forniva all'Europa una legittimità naturale a colonizzare il mondo.

In questo periodo una geografa sosteneva che il monoteismo nasce nel deserto, dove l'uomo è solo e s'interroga su la vita, mentre il politeismo nasce nelle valli dove le montagne separano le persone.

Antropocene e Influenza Umana sull'Ambiente

Il determinismo ambientale oggi è ritrovabile negli stereotipi.Ai giorni nostri sostenere tale teoria è impensabile poiché è vero che l'ambiente contribuisce a creare delle differenze, non spiega tuttavia in modo deterministico tali differenze, è possibile però affermare che è l'uomo a determinare l'ambiente, nel senso che oggi viviamo in un epoca alla quale potremmo dare un nome che testimoni il fatto che l' uomo è diventato un agente geologico, ovvero un agente che trasforma il pianeta nelle sue componenti più profonde di tipo naturale, fisico, geologico, climatico, è la così detta teoria dell' ANTROPOCENE.

Epoche geologiche = vari strati che caratterizzano la crosta terrestre, ogni strato è riconducibile a dei periodi lunghissimi di tempo in cui c'erano determinate caratteristiche climatiche, atmosferiche che caratterizzavano le forme e condizionavano la struttura geologica e geomorfologica del pianeta (età della terra = 4,5 miliardi di anni). L' epoca geologica in cui ci troviamo adesso prende il nome di Olocene.

Il termine antropocene vuole significare che oggi la variabile più importante nel modificare la struttura geologica della terra è l'umanità, ad esempio determinando il cambiamento climatico, alterando profondamente l'ambiente terrestre al punto che le trasformazioni collegate alla presenza umana sul pianeta sono talmente irreversibili che costituiscono una parte della geologia stessa del pianeta.

Testo suggerito: Armi, acciaio e malattie, Jared Diamond (geografo statunitense), il testo parte dalla domanda "Perché sono gli europei ad essere arrivati nel golfo del Messico e non sono stati gli americani ad arrivare in Europa?". La risposta dell'autore tiene conto dell'influenza che l'ambiente può aver esercitato, però la considera una condizione originaria, ancestrale a cui però poi hanno ampiamente partecipato le diverse culture umane.

L'ambiente conta nella vita delle persone, anche a livello individuale. Il luogo in cui nasco influenza chi sono, condiziona e da un'impronta alla mia identità, però non lo determina.

Definizioni di Geografia di Giorda

La terza definizione di cosa studia la geografia che Giorda propone è "La geografia è lo studio dei problemi e delle loro possibili soluzioni", l' idea della geografia che oggi si insegna è molto diversa e cerca di mostrare l'utilità pratica della disciplina. Clod Raffesten sostenne che se la geografia non è in grado di diminuire anche di un micron la sofferenza dell'umanità sul pianeta non serve a niente, la geografia deve mettere le persone nella condizione di comprendere, partire dallo spazio intorno a loro per interrogarsi sui problemi e trovare delle soluzioni, a questo serve una geografia declinata sulle competenze (esempio: progetto "Un segnale per il clima").

La quarta definizione di Giorda è "la geografia è un insieme di metafore e di rappresentazioni per capire il mondo, i suoi cambiamenti e riflettere criticamente", per esprimere la realtà che ci circonda ognuno di noi parte da presupposti diversi,punti di vista differenti, ha modi di esprimere e di esprimersi diversi e non è possibile offrire una ed una sola rappresentazione di come è la realtà, in modo oggettivo.

La geografia ci parla del mondo che sta intorno a noi ma di questo mondo non possiamo dare una rappresentazione oggettiva, ma la realtà è sempre una rappresentazione, il frutto di un discorso, di un insieme di metafore che ci aiutano a esprimerla, a parlarne e che possono essere fatti nei modi più disparati.

La geografia è una disciplina che non da delle risposte definitive ma pone degli interrogativi sulla realtà che ci circonda.

Concetti Fondamentali della Geografia

Mercoledì 27 settembre riprende l'argomento finale della lezione precedente:

l'importante è capire cosa c'è dentro a ciascuna delle due definizioni: siamo immersi nella geografia e in rappresentazioni che sono metafore del mondo e che anche il nostro cervello ragiona così. Queste rappresentazioni sono molto importanti nel funzionamento della nostra percezione dello spazio geografico.

La geografia serve per costruire pensiero critico, dovrebbe cercare di essere un approccio in grado di fornire competenze per affrontare i problemi; la geografia nasce, si sviluppa e si interroga ancora oggi sul rapporto con la dimensione del modo in cui l'umanità vive nel pianeta; la geografia opera attraverso le rappresentazioni della realtà. Questi sono i messaggi chiave.

Siamo ancora in una parte introduttiva e continueremo a creare un vocabolario di base che ci permetterà poi di affrontare a cosa serve l'educazione geografica. questa parte di lezione è chiamata "Pensare come un/a geografo/geografa" e mi concentro su 3 concetti fondamentali che fanno parte del nostro linguaggio comune ma che in geografia assumono un significato preciso che dobbiamo assolutamente iniziare a maneggiare.

Senza questi 3 concetti non ci sarebbe la disciplina: non sono i soli concetti che incontreremo ma sono fondamentali, tutti gli altri li affronteremo con un approccio costruttivista alla conoscenza, dal basso.

Questi 3 concetti vanno considerati come "mattoncini di base" e sono: luogo, spazio e scala.

Luogo, Spazio e Scala nella Geografia

Fanno parte del nostro vocabolario comune, tutti quanti sappiamo dire cosa siano. Scala intesa come livello di osservazione della realtà, vedere cose da una prospettiva molto larga o molto piccola, come lo zoom. Il modo comune di intendere questi concetti non è sbagliato, ma dobbiamo capire che dietro questi concetti c'è una storia nel modo in cui utilizziamo questi concetti e che riguardano il modo un cui guardiamo la realtà che ci circonda e il modo di esprimerla. Per cominciare a parlarne vi propongo di partire da un testo di Bruce Chatwin, giornalista scrittore di viaggi molto prolifico negli anni 80 del '900. Il testo è estratto da "le vie dei canti" si tratta di un racconto del suo viaggio in Australia alla ricerca di qualcosa di molto particolare, le vie dei canti ovvero il modo che gli aborigeni australiani hanno di cantare il loro spazio geografico, la loro terra.

La storia che racconta comincia in un momento un po' particolare ovvero quando conosce un signore di 33 anni che lavora per una compagnia ferroviaria che ha il compito di costruire una linea ferroviaria. Legge: " fu in quel periodo che Arkady senti parlare di sentirsi invisibili che coprono tutta l'Australia e che gli europei chiamano Piste del Sogno o vie dei Canti, e gli aborigeni Orme degli Antenati o Vie della legge. I miti aborigeni sulla creazione narrano di leggendarie creature totemiche che nel Tempo del Sogno avevano percorso in lungo e in largo il continente cantando il nome di ogni cosa in cui si imbattevano - uccelli, animali, piante, rocce, pozzi -, e col loro canto avevano fatto esistere il mondo. Arkady fu talmente colpito dalla bellezza di questo concetto che cominciò ad annotare tutto ciò che vedeva o sentiva, non per pubblicarlo, ma per appagare la sua curiosità. Poi, col tempo, quando si fu conquistato la loro fiducia, lo invitarono ad assistere alle loro cerimonie più segrete e lo esortarono a imparare i loro canti. [ ... ] Una sequenza nell'ufficio di Arkady mostrava una striscia dell'Australia lunga 450 km che andava grosso modo verso nord. Era l'ipotetico tracciato della nuova ferrovia che avrebbe collegato Alice a Darwin. Quello, mi disse Arkady, era l'ultimo lungo tratto di rotaie che rimaneva da posare in Australia; il capo-progettista, un ingegnere ferroviario della vecchia scuola, aveva dichiarato che doveva essere anche il migliore. L'ingegnere era vicino alla pensione, e teneva alla sua reputazione postume. Teneva soprattutto a evitare il putiferio che scoppiava sempre quando una società mineraria arrivava con le sue macchine nelle terre degli aborigeni. Perciò aveva chiesto ai loro rappresentanti di fornirgli una carta geografica, promettendo di non distruggere nemmeno uno dei loro luoghi sacri. Arkady aveva il compito di identificare i proprietari tradizionali della terra, di portarli in giro per i loro antichi terreni di caccia - anche se ora questi appartenevano a una società di allevatori - e di farsi rivelare quale roccia o pozza d'acqua o eucalipto fosse opera di un eroe del Tempo del Sogno. Aveva già fatto la mappa dei 225 km che separavano Alice dall'allevamento di Middle Bore. Gliene mancavano altri 225. << Gliel'ho detto all'ingegnere che era una pazzia>> disse. << Ma lui non mi ha dato retta>>. << Perché una pazzia?>> domandai. << Be', accidenti, se diamo retta a loro>> disse con un gran sorriso << l'Australia è tutta un luogo sacro>>. [ ... ] Per afferrare il concetto di Tempo del Sogno, disse, devi considerarlo un equivalente aborigeno dei primi due capitoli della Genesi, con una differenza significativa. Nella Genesi Dio creò per prima cosa di << esseri viventi >> poi con l'argilla plasmò il padre Adamo. Qui in Australia gli Antenati si crearono da sé con l'argilla, migliaia e migliaia, uno per ogni specie totemica. << Perciò quando un aborigeno ti dice: "Io ho un sogno", intende: "Il mio totem è il Wallaby. Sono un membro di questo clan" [ ... ] Si credeva che ogni

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