Documento di Diritto sulle Forme di Stato. Il Pdf esplora le diverse tipologie di Stato, inclusi lo Stato assoluto, democratico pluralistico, unitario e composto, totalitario e teocratico, fornendo una panoramica completa delle evoluzioni storiche e delle configurazioni attuali.
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Ai classici tre elementi dello stato viene comunemente aggiunto il carattere della politicità. Quest'ultimo esprime la generalità dei fini dello stesso Stato. Lo Stato cioè, per la sua stessa natura, ha potenzialmente come finalità la cura degli interessi generali della collettività ad esso sottesa.
4. La personalità giuridica dello Stato. Nell'ottica della concezione istituzionale del diritto, lo Stato inteso come ordinamento giuridico è l'equivalente dello Stato come istituzione. Dallo Stato inteso come ordinamento si distingue lo Stato come persona giuridica (c.d. Stato- persona o Stato-Soggetto). Il problema della personalità giuridica dello Stato ha dato luogo, peraltro, a innumerevoli dibattiti. Tuttavia, la tesi che ha riscosso e riscuote tuttora consensi è comunque quella secondo cui il problema della personalità giuridica dello Stato non può risolversi in modo assoluto, ma è un problema di stretto diritto positivo, che va risolto cioè con riguardo ai singoli ordinamenti giuridici. Per quanto riguarda lo Stato italiano, non dovrebbero sussistere dubbi sulla sua configurabilità come persona giuridica, considerate le varie norme dell'ordinamento giuridico e le stesse norme costituzionali che ad esso riconoscono diritti e doveri, requisiti legati al concetto di persona giuridica.
5. Apparati dello Stato e società civile: indefettibilità di entrambe le componenti. Lo Stato- persona, pur nella sua complessità della sua organizzazione e delle sue strutture, non esaurisce nel complesso dell'organizzazione e degli apparati pubblici che esprimono l'autorità nell'ambito della comunità statale. In un ordinamento statale, infatti, vi sono varie altre strutture pubbliche, dotate di personalità giuridica, che, pur a livelli inferiori da quelli in cui si esprime il supremo potere d'imperio dello Stato- persona, concorrono anche con l'esercizio di poteri autoritativi alla realizzazione di interessi pubblici generali. Strutture che, con l'ampliarsi dei fini degli Stati, si sono progressivamente moltiplicate. Tali strutture hanno portato alla concezione attuale adottata in dottrina di Stato- apparato, per indicare il complesso di apparati pubblici di cui si dota lo "Stato-persona". Totalmente diversa è la concezione di Stato-comunità, inteso quale insieme di soggetti giuridici della comunità statale a cui possono essere riconosciuti sfere di libertà e di autonomia (ovvero libertà di autoorganizzazione). Le autonomie della collettività vengono poi distinte in pubbliche e private: le prime riferite alle autonomie degli enti pubblici territoriali (es. Comuni); le seconde, riferite alle autonomie private ricondotte ai singoli soggetti giuridici. Ciò denota un rapporto tra apparati dello Stato e società civile indefettibile.
1. Nozione. Con l'espressione forma di stato si intende far riferimento al rapporto tra autorità dotate di potestà d'imperio e la società civile, nonché i principi e i valori su cui si basa lo stato. In altri termini indica il rapporto che intercorre fra governanti e governati (rapporto Stato-popolo).Lo Stato, in senso proprio, appare sullo scenario europeo solo con la nascita degli Stati-nazione, a partire dalla seconda metà del XIV secolo. È a partire da questo momento che possono delinearsi le diverse forme di Stato che nel tempo si sono succedute.
Cenni storici. Alla caduta dell'impero romano d'Occidente (476 d.C.) i rapporti economici regredirono notevolmente; la campagna ebbe il sopravvento sulla città, che venne meno come riferimento di produzione e consumo. Per tutto l'Alto Medioevo, l'unità economica fu rappresentata dal feudo: ai vari signori feudali, legati fra di loro e all'imperatore da rapporti di vassallaggio, spettava l'intera gestione dei rispettivi feudi ed il potere di emettere comandi e di applicarli con la forza. A partire dalla seconda metà del XIV secolo, si affaccia sullo scenario europeo una nuova forma di organizzazione sociale che si contrappone alla frammentazione della società feudale: sotto la spinta dei Re si avvia un processo di unificazione di ampi territori sotto il dominio di un'unica autorità sovrana. Si tratta dei primi Stati- nazione (Inghilterra, Francia, Spagna). Al termine della Guerra dei Trenta anni (1648), gli Stati europei stipulano la pace di Westfalia; atto con il quale per la prima volta si riconoscono reciprocamente quali enti indipendenti gli uni dagli altri, ponendo con ciò le basi del diritto internazionale pubblico.
La forma di Stato che si delinea in questa prima fase storica è quella dello Stato assoluto. Stato assoluto. Lo Stato assoluto si caratterizza per i seguenti elementi:
Cenni storici. Nell'arco di tempo che vede l'evolversi dello Stato assoluto, possono distinguersi due fasi: 1) L'assolutismo empirico: dove lo Stato appare ancora come un'entità patrimoniale (c.d. Stato patrimoniale), nella quale non esistono diritti ma pretese di tipo privatistico-patrimoniale in capo a chi vanta titoli di proprietà. 2) Assolutismo illuminato: dove si afferma una concezione politico-pubblicistica dello Stato, il quale persegue la realizzazione di interessi pubblici, primo fra tutti il benessere dei sudditi (c.d. Stato di polizia).Con lo stato assoluto, il commercio e i mercati avevano assunto una dimensione nazionale. Le nuove politiche mercantilistiche degli Stati e il loro intervento dell'attività economica favorirono il profitto di alcuni individui e lo sviluppo di una borghesia capitalistica. L'affermarsi della borghesia come classe sociale portò con sé l'idea che la differenza tra gli individui non fosse dettata dall'appartenenza o meno al ceto aristocratico ma, bensì, fatta derivare dalla condizione economica: il possesso o meno di capitali. Per l'altro verso, l'aristocrazia si trovò a fronteggiare una crisi finanziaria senza precedenti: il costo dell'apparato burocratico e militare, da un lato, e la resistenza sempre più decisa della borghesia ad accettare nuove tasse tributarie senza ottenere in cambio nulla, condussero alla crisi dello Stato assoluto. La rivoluzione americana e quella francese aprirono una fase storica che determinò la nascita dello Stato liberale.
Stato liberale (c.d. Stato di diritto). Nello Stato liberale si registra una separazione tra la sfera pubblica (potere pubblico) e la sfera privata (area riservata all'autonomia dei singoli). Nella sfera pubblica, gli organi del pubblico potere esercitano legittimamente e legalmente la forza di imperio per assicurare il mantenimento dell'ordine contro i pericoli interni e esterni allo Stato. La sfera privata rappresenta invece una dimensione nella quale l'individuo è sovrano. L'uomo, quindi, agisce in una sfera privata rispetto alla quale lo Stato deve astenersi da ogni interferenza. Lo Stato liberale non persegue direttamente il bene dei singoli, ma lascia che siano essi stessi a soddisfare i propri bisogni attraverso l'esercizio delle libertà e dell'autonomia. In tal senso si suole dire che lo Stato liberale è uno "Stato non interventista"; vale a dire uno Stato che predilige azioni volte a assicurare il corretto svolgimento delle dinamiche sociali e economiche, senza determinarne gli esiti, nel rispetto della libertà individuale. Lo stato liberale si caratterizza per alcuni tratti distintivi:
N.B .* il suffragio è ristretto, fondato sul censo o sul reddito degli elettori; la maggioranza del popolo è esclusa dal diritto di voto (anzitutto le donne).
Stato di democrazia-pluralista (c.d. Stato sociale) Lo stato liberale nell'assicurare la libertà dei singoli, aveva particolarmente cura, come si è visto, degli interessi della borghesia capitalistica. Così facendo la maggior parte della popolazione si trovava esclusa dal circuito economico e, di conseguenza, dal circuito politico. Queste contraddizioni portarono ben presto la classe proletaria ad intraprendere un percorso rivolto alla rivendicazione dei propri diritti, sia sul piano politico che economico. Si arriva ad una prima fase di cambiamento con il c.d. neo-liberalismo. In questo periodo si attuano interventi assistenziali a favore delle classe subalterne; si avviano politiche salariali a favore degli operai, si interviene per migliorare le condizioni di lavoro; in modo da attenuare il malcontento sociale. Tutto ciò però non basta: l'insicurezza sociale e le continue crisi economiche inducono lo Stato ad avviare un processo di trasformazione che lo porterà ad adottare una forma democratico-pluralista. Caratteristica dello Stato democratico-pluralista è l'azione politica finalizzata alla rimozione delle disuguaglianze di fatto esistenti nella società, al fine di realizzare i presupposti per conseguire l'eguaglianza sostanziale fra tutti i cittadini e la concreta partecipazione dei consociati alla vita pubblica e alla gestione del potere. Lo Stato sociale dunque, rappresenta quel volto dello Stato democratico che si mostra attento a categorie sociali economicamente più deboli. Il principale strumento giuridico attraverso il quale lo Stato sociale realizza questa redistribuzione della ricchezza prodotta è il sistema tributario. Attraverso esso si impongono tributi secondo criteri di proporzionalità, in modo da assicurare una redistribuzione di una parte delle ricchezza prodotta nel paese.