Aspetti introduttivi della funzione acquisti e la sua evoluzione

Documento universitario sull'evoluzione della funzione acquisti e la qualificazione dei fornitori. Il Pdf, un appunto di Economia per l'Università, analizza i fattori che hanno guidato questa evoluzione, inclusi outsourcing, globalizzazione e innovazioni tecnologiche.

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54 pagine

ASPETTI INTRODUTTIVI DELLA FUNZIONE ACQUISTI E LA SUA EVOLUZIONE
In passato le imprese dedicavano molto tempo e risorse per studiare i soli mercati di sbocco, i cosiddetti
customer markets. Le informazioni ricavate dallo studio di questi mercati risultava insufficiente poiché il
mercato veniva analizzato soltanto in parte infatti l’attenzione veniva posta soltanto sul “lato cliente” a
discapito del “lato fornitore". Negli ultimi decenni però le imprese hanno capito l’importanza di studiare
anche e soprattutto i supply markets, che hanno acquistato un ruolo di rilievo tanto da dedicare al loro
studio aree aziendali e strutture organizzative ben precise. Nello specifico, si è capito che la funzione
acquisti deve concentrarsi sullo studio di tre temi ad ognuno dei quali è associata una funzione:
Capitale di finanziamento, a cui è associata la funzione di intermediazione finanza;
Risorse umane, a cui è associata la funzione di intermediazione dell’organizzazione e gestione del
personale;
Tutti gli altri fattori della produzione, ovvero tutto ciò che non è capitale e risorse umane
strutturate, a cui è associata la funzione di intermediazione acquisti.
40-50 anni fa il modello di business prevalente era l’integrazione verticale infatti il valore aggiunto della
maggior parte delle imprese si aggirava intorno al 70% del valore della produzione, limitando al solo 30% i
costi esterni. Questo accadeva perché le imprese producevano quasi tutto internamente e acquistavano
molto poco. Negli ultimi anni la situazione si è ribaltata, infatti oggi le aziende registrano un valore aggiunto
che non va oltre il 30-40% del valore della produzione a causa dei numerosi costi esterni che raggiungono
livelli del 70-60% del valore della produzione. Ciò accade perché le imprese tendono maggiormente ad
acquistare esternamente anziché produrre e dunque diventa molto importante saper gestire tali costi
interni/esterni poiché questo può determinare un vantaggio competitivo. Pertanto la funzione acquisti ha
subito un’importante evoluzione acquisendo moltissima importanza negli ultimi anni. Inizialmente essa
ricopriva una funzione “slave” dunque subordinata rispetto alle altre, eseguiva soltanto gli acquisti in senso
stretto, non impattava sul lato ricavi, era focalizzata soltanto sullo “spendere il meno possibile e preservare
le risorse”, non promuoveva e tutelava il sistema di valori dell’impresa stessa e aveva una struttura molto
semplice con uffici periferici. La sua evoluzione ha portato la funzione acquisti ad oggi a ricoprire una
funzione non più subordinata, che risponde alla direzione generale in quanto ha acquistato carattere
strategico, non si limita più a minimizzare il solo costo d’acquisto ma adotta una visione più ampia del
concetto “costo”, impatta sul lato ricavi identificando i driver sul lato fornitore che possono promuovere
innovazione (sia di processo che di prodotto), promuove e tutela la reputazione dell’impresa e la sua
responsabilità sociale ed infine la sua struttura organizzativa è diventata molto più complessa. Inizialmente
soltanto le medie e grandi imprese, esposte ad una maggiore concorrenza internazionale, sono state
interessate dall’evoluzione della funzione acquisti seguite poi dalla pubblica amministrazione centrale che,
adottando e rendendo obbligatorio l’utilizzo del “riuso”, ha favorito le pubbliche amministrazioni locali,
mentre rimangono escluse da questa evoluzione le piccole imprese, le quali non hanno le risorse e
competenze necessarie per implementale tale evoluzione. Sono molte le motivazioni che hanno portato
all’evoluzione della funzione acquisti, ma tra le principali ricordiamo:
Maggiore consapevolezza del rischio di incappare nell’iceberg sei costi
Minimizzare troppo i costi di acquisto potrebbe portare a comperare un bene non all’altezza delle
proprie esigenze. Non sempre se ne può disfare a costo nullo o delle volte si è costretti a spendere
ancora per adattare il bene alle proprie esigenze. Questo porta a generare una spesa complessiva
molto più elevata di quella necessaria per acquistare un bene che soddisfava direttamente le
nostre esigenze. È dunque importante che l’area acquisti effettui delle analisi molto complesse che
facciano emergere il costo totale di possesso e non considerando il solo costo atteso associato alla
mera transizione economica che potrebbe nascondere altri costi inattesi e difficilmente
quantificabili.
Maggiore consapevolezza di agire per tempo
È importante prendere decisioni e agire per tempo sui cambi progettuali poiché le opzioni
disponibili per agire sul costo del ciclo di vita di un bene si riducono all’avanzare del ciclo di vita
stesso del bene causando un impatto sempre più grande sui costi all’aumentare del tempo.
Corsa all’outsourcing e maggiore flessibilità operativa
Con outsourcing si intende quel processo che permette di esternalizzare qualcosa che prima veniva
svolto nel perimetro dell’impresa e che è dovuto alla dispersione sia delle competenze sia degli
asset specifici. Quindi attraverso l’outsourcing l’impresa dipende totalmente dal fornitore per
l’approvvigionamento del bene che ha esternalizzato. In genere ad essere esternalizzate sono però
le attività non core come ad esempio i servizi di vigilanza, di pulizia, di manutenzione. Le ragioni che
hanno portato a tale corsa sono fondamentalmente quattro: innovazione tecnologica e
riorganizzazione dei processi aziendali (grazie ai quali è possibile ottenere economie di scala),
innovazione delle tecnologie ICT (grazie alle quali è possibile abbattere i costi di transazione e
disaggregare l filiera produttiva di alcuni componenti tecnologici), maggiore flessibilità operativa
(grazie alla quale l’impresa raggiunge prima il punto di break-even e limita il rischio di business) e
rendere più trasparente e semplice il monitoraggio del costo a consuntivo.
Globalizzazione dei mercati
Nasce nel momento in cui vengono abolite le politiche protezionistiche che impedivano una vera e
propria concorrenza tra le imprese internazionali. Inizialmente questa fase di apertura e
internazionalizzazione dei mercati interessa dapprima le grandi imprese nazionali, le quali
subiscono la concorrenza di imprese straniere poiché quest’ultime vendono i propri beni a prezzi
inferiori grazie ai costi di fornitura minori. Le imprese nazionali cercano, nel breve periodo, di
difendersi ricorrendo a fornitori di altri paesi per ridurre i costi di fornitura. Ma, nel lungo periodo
e con l’intensificarsi della competizione, le imprese hanno dovuto investire anche per potenziare la
funzione acquisti, la quale inizia ad analizzare gli eventuali rischi che possono sorgere lavorando
con fornitori di paesi differenti come ad esempio i rischi derivanti da assenze o diversità di
normative che tutelano la sicurezza sul lavoro, sull’ambiente e sulla proprietà intellettuale, ma
derivanti anche dalla scarsità di infrastrutture.
Facility Management
È una scelta strategica a livello corporate che ha come obiettivo di identificare tutte le attività non
core (suddivise in servizi agli edifici e servizi alle persone) e gestirle secondo un’ottica più razionale
a favore delle attività core. Gli obiettivi principali del FM sono tre: efficienza dei costi, certezza della
qualità e flessibilità. Per raggiungere tali obiettivi, il FM si ispira ad alcuni principi base come ad
esempio la standardizzazione e la reingegnerizzazione (dove necessario) dei processi e il
consolidamento delle risorse umane e degli asset tecnologici. I passi necessari per implementare il
FM sono individuare le attività oggetto di razionalizzazione e decidere se presidiarle internamente
o esternamente. Il FM ha sicuramente un grande impatto sulla funzione acquisti poiché è proprio
quest’ultima che deve effettuare un’analisi per capire quali sono i fabbisogni attesi dall’impresa,
valutare l’idoneità di potenziali fornitori e monitorare il comportamenti dei fornitori affidatari,
capire quali attività affidare esternamente secondo tre diversi casi: affidare tutto ad un solo
fornitore esterno (Global Contract), affidare tutto a più fornitori in momenti differenti o
esternalizzare tutte le attività nello stesso momento a più fornitori.
Innovazioni delle tecnologie ICT
Grazie all’innovazione delle tecnologie ICT si rivoluzionano i sistemi informatici grazie ai quali è
possibile gestire gli ordini e le consegne al cliente utilizzando gli e-commerce (b2c) e pianificare le
risorse, gestire l’inventario utilizzando gli e-procurement (b2b) e quindi inducendo la funzione
acquisti ad acquisire le competenze necessarie per fronteggiare tale innovazione.
Diffusione dei quasi-mercati
I quasi-mercati rappresentano quel luogo in cui i soggetti privati e gli enti pubblici concorrono per
generare un dato servizio. Basti pensare alla sanità o all’istruzione (scuole ed università). In questi

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Evoluzione della Funzione Acquisti

In passato le imprese dedicavano molto tempo e risorse per studiare i soli mercati di sbocco, i cosiddetti customer markets. Le informazioni ricavate dallo studio di questi mercati risultava insufficiente poiché il mercato veniva analizzato soltanto in parte infatti l'attenzione veniva posta soltanto sul "lato cliente" a discapito del "lato fornitore". Negli ultimi decenni però le imprese hanno capito l'importanza di studiare anche e soprattutto i supply markets, che hanno acquistato un ruolo di rilievo tanto da dedicare al loro studio aree aziendali e strutture organizzative ben precise. Nello specifico, si è capito che la funzione acquisti deve concentrarsi sullo studio di tre temi ad ognuno dei quali è associata una funzione:

  • Capitale di finanziamento, a cui è associata la funzione di intermediazione finanza;
  • Risorse umane, a cui è associata la funzione di intermediazione dell'organizzazione e gestione del personale;
  • Tutti gli altri fattori della produzione, ovvero tutto ciò che non è capitale e risorse umane strutturate, a cui è associata la funzione di intermediazione acquisti.

40-50 anni fa il modello di business prevalente era l'integrazione verticale infatti il valore aggiunto della maggior parte delle imprese si aggirava intorno al 70% del valore della produzione, limitando al solo 30% i costi esterni. Questo accadeva perché le imprese producevano quasi tutto internamente e acquistavano molto poco. Negli ultimi anni la situazione si è ribaltata, infatti oggi le aziende registrano un valore aggiunto che non va oltre il 30-40% del valore della produzione a causa dei numerosi costi esterni che raggiungono livelli del 70-60% del valore della produzione. Ciò accade perché le imprese tendono maggiormente ad acquistare esternamente anziché produrre e dunque diventa molto importante saper gestire tali costi interni/esterni poiché questo può determinare un vantaggio competitivo. Pertanto la funzione acquisti ha subito un'importante evoluzione acquisendo moltissima importanza negli ultimi anni. Inizialmente essa ricopriva una funzione "slave" dunque subordinata rispetto alle altre, eseguiva soltanto gli acquisti in senso stretto, non impattava sul lato ricavi, era focalizzata soltanto sullo "spendere il meno possibile e preservare le risorse", non promuoveva e tutelava il sistema di valori dell'impresa stessa e aveva una struttura molto semplice con uffici periferici. La sua evoluzione ha portato la funzione acquisti ad oggi a ricoprire una funzione non più subordinata, che risponde alla direzione generale in quanto ha acquistato carattere strategico, non si limita più a minimizzare il solo costo d'acquisto ma adotta una visione più ampia del concetto "costo", impatta sul lato ricavi identificando i driver sul lato fornitore che possono promuovere innovazione (sia di processo che di prodotto), promuove e tutela la reputazione dell'impresa e la sua responsabilità sociale ed infine la sua struttura organizzativa è diventata molto più complessa. Inizialmente soltanto le medie e grandi imprese, esposte ad una maggiore concorrenza internazionale, sono state interessate dall'evoluzione della funzione acquisti seguite poi dalla pubblica amministrazione centrale che, adottando e rendendo obbligatorio l'utilizzo del "riuso", ha favorito le pubbliche amministrazioni locali, mentre rimangono escluse da questa evoluzione le piccole imprese, le quali non hanno le risorse e competenze necessarie per implementale tale evoluzione. Sono molte le motivazioni che hanno portato all'evoluzione della funzione acquisti, ma tra le principali ricordiamo:

  • Maggiore consapevolezza del rischio di incappare nell'iceberg sei costi Minimizzare troppo i costi di acquisto potrebbe portare a comperare un bene non all'altezza delle proprie esigenze. Non sempre se ne può disfare a costo nullo o delle volte si è costretti a spendere ancora per adattare il bene alle proprie esigenze. Questo porta a generare una spesa complessiva molto più elevata di quella necessaria per acquistare un bene che soddisfava direttamente le nostre esigenze. È dunque importante che l'area acquisti effettui delle analisi molto complesse che facciano emergere il costo totale di possesso e non considerando il solo costo atteso associato alla mera transizione economica che potrebbe nascondere altri costi inattesi e difficilmente quantificabili.
  • Maggiore consapevolezza di agire per tempoÈ importante prendere decisioni e agire per tempo sui cambi progettuali poiché le opzioni disponibili per agire sul costo del ciclo di vita di un bene si riducono all'avanzare del ciclo di vita stesso del bene causando un impatto sempre più grande sui costi all'aumentare del tempo.
  • Corsa all'outsourcing e maggiore flessibilità operativa Con outsourcing si intende quel processo che permette di esternalizzare qualcosa che prima veniva svolto nel perimetro dell'impresa e che è dovuto alla dispersione sia delle competenze sia degli asset specifici. Quindi attraverso l'outsourcing l'impresa dipende totalmente dal fornitore per l'approvvigionamento del bene che ha esternalizzato. In genere ad essere esternalizzate sono però le attività non core come ad esempio i servizi di vigilanza, di pulizia, di manutenzione. Le ragioni che hanno portato a tale corsa sono fondamentalmente quattro: innovazione tecnologica e riorganizzazione dei processi aziendali (grazie ai quali è possibile ottenere economie di scala), innovazione delle tecnologie ICT (grazie alle quali è possibile abbattere i costi di transazione e disaggregare l filiera produttiva di alcuni componenti tecnologici), maggiore flessibilità operativa (grazie alla quale l'impresa raggiunge prima il punto di break-even e limita il rischio di business) e rendere più trasparente e semplice il monitoraggio del costo a consuntivo.
  • Globalizzazione dei mercati Nasce nel momento in cui vengono abolite le politiche protezionistiche che impedivano una vera e propria concorrenza tra le imprese internazionali. Inizialmente questa fase di apertura e internazionalizzazione dei mercati interessa dapprima le grandi imprese nazionali, le quali subiscono la concorrenza di imprese straniere poiché quest'ultime vendono i propri beni a prezzi inferiori grazie ai costi di fornitura minori. Le imprese nazionali cercano, nel breve periodo, di difendersi ricorrendo a fornitori di altri paesi per ridurre i costi di fornitura. Ma, nel lungo periodo e con l'intensificarsi della competizione, le imprese hanno dovuto investire anche per potenziare la funzione acquisti, la quale inizia ad analizzare gli eventuali rischi che possono sorgere lavorando con fornitori di paesi differenti come ad esempio i rischi derivanti da assenze o diversità di normative che tutelano la sicurezza sul lavoro, sull'ambiente e sulla proprietà intellettuale, ma derivanti anche dalla scarsità di infrastrutture.
  • Facility Management È una scelta strategica a livello corporate che ha come obiettivo di identificare tutte le attività non core (suddivise in servizi agli edifici e servizi alle persone) e gestirle secondo un'ottica più razionale a favore delle attività core. Gli obiettivi principali del FM sono tre: efficienza dei costi, certezza della qualità e flessibilità. Per raggiungere tali obiettivi, il FM si ispira ad alcuni principi base come ad esempio la standardizzazione e la reingegnerizzazione (dove necessario) dei processi e il consolidamento delle risorse umane e degli asset tecnologici. I passi necessari per implementare il FM sono individuare le attività oggetto di razionalizzazione e decidere se presidiarle internamente o esternamente. Il FM ha sicuramente un grande impatto sulla funzione acquisti poiché è proprio quest'ultima che deve effettuare un'analisi per capire quali sono i fabbisogni attesi dall'impresa, valutare l'idoneità di potenziali fornitori e monitorare il comportamenti dei fornitori affidatari, capire quali attività affidare esternamente secondo tre diversi casi: affidare tutto ad un solo fornitore esterno (Global Contract), affidare tutto a più fornitori in momenti differenti o esternalizzare tutte le attività nello stesso momento a più fornitori.
  • Innovazioni delle tecnologie ICT Grazie all'innovazione delle tecnologie ICT si rivoluzionano i sistemi informatici grazie ai quali è possibile gestire gli ordini e le consegne al cliente utilizzando gli e-commerce (b2c) e pianificare le risorse, gestire l'inventario ... utilizzando gli e-procurement (b2b) e quindi inducendo la funzione acquisti ad acquisire le competenze necessarie per fronteggiare tale innovazione.
  • Diffusione dei quasi-mercati I quasi-mercati rappresentano quel luogo in cui i soggetti privati e gli enti pubblici concorrono per generare un dato servizio. Basti pensare alla sanità o all'istruzione (scuole ed università). In questi quasi-mercati l'ente pubblico non funge soltanto da erogatore del servizio ma è anche colui che gestisce la regolazione del mercato.

Protagonisti, Obiettivi e Attività della Funzione Acquisti

Gli elementi principali che caratterizzano la funzione acquisti sono due:

  • Gruppi merci Un gruppo merce non è altro che un fattore della produzione che viene fornito tutto o in parte da soggetti esterni all'impresa ed è descritto da una scheda informativa redatta dagli acquirenti per i soggetti esterni all'impresa in modo che questi ultimi possano capire se sono in grado di soddisfare i requisiti dell'acquirente e occuparsi dell'approvvigionamento di un dato gruppo merci. Tale scheda informativa è suddivisa in tre categorie descrittive che riguardano:
  1. Descrizione sintetica, nella quale l'acquirente racconta cosa intende per quel determinato gruppo merce;
  2. Descrizione delle principali specifiche tecniche, nella quale l'acquirente entra più nel dettaglio fornendo le specifiche tecniche richieste per il gruppo merce;
  3. Descrizione dei principali requisiti tecnico-qualitativi, nella quale l'acquirente rende note al fornitore tutti i requisiti che il gruppo merce in questione deve avere in termini di normative e qualità.

Ovviamente la scheda informativa non viene redatta per ogni gruppo merce da acquistare, ma solo per quelli più rilevanti (es. per acquistare le risme di carta non viene fatta). Distinguiamo i gruppi merci in quattro categorie:

  1. Prodotto, bene economico immagazzinabile e non istantaneamente deperibile;
  2. Servizio, bene economico non immagazzinabile e istantaneamente deperibile;
  3. Lavoro, attività di un processo produttivo che vengono effettuate al di fuori del perimetro produttivo del fornitore (es. costruzioni di strade vengono effettuate in cantiere) e caratterizzati da una componente non-periodica (se manca tale componente ricadiamo nel caso dei servizi);
  4. Opera, risultato di un insieme di lavori che svolge una funzione economica/tecnica ben precisa (es. la costruzione di una diga).

Da un punto di vista strettamente economico, questa classificazione ricade sostanzialmente in due sole categorie che sono prodotti e servizi, ma vi sono ancora oggi problemi nella classificazione di alcuni casi borderline che potrebbero rientrare in più categorie. Inoltre, i gruppi merci possono essere raggruppati in classi più ampie che prendono il nome di settori merceologici o categorie merceologiche, i quali possono essere definiti facendo riferimento a più principi, ad esempio sulla base dei problemi che risolvono o alle esigenze che soddisfano, sulla base di affinità e competenze comuni o ancora in base a criteri coerenti con le finalità di analisi e dunque un gruppo merci può rientrare in più settori merceologici. Ovviamente ogni impresa può delineare quali sono i propri criteri per definire i propri settori merceologici ma un punto di riferimento per tutte le aziende sono i codici ATECO definiti dall'ISTAT. Infatti, tali codici permettono la classificazione di tutte le attività economiche e il conseguente raggruppamento nei diversi settori merceologici con il fine di reperire facilmente informazioni necessarie per valutare l'idoneità del fornitore. A tal proposito, ogni impresa, nel momento in cui viene dichiarata alla Camera di Commercio, deve fornire l'elenco di tutti i codici ATECO in cui opererà ed in particolare deve individuare quello prevalente, ovvero quello che individua l'attività di business prevalente. Tale elenco può essere aggiornato con il passare del tempo perché un certo fornitore può acquisire una nuova attività economica o può anche accantonarla. I codici ATECO sono codici alfanumerici che possono essere costituiti da due a sei caratteri. In particolar modo, il primo carattere è un carattere alfabetico, che individua una sezione ben precisa, al quale seguono caratteri di tipo numerico. Ogni aggiunta di una cifra permette di andare sempre più nel dettaglio di una sezione. Se tale classificazione viene in aiuto

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