Documento universitario sull'evoluzione della funzione acquisti e la qualificazione dei fornitori. Il Pdf, un appunto di Economia per l'Università, analizza i fattori che hanno guidato questa evoluzione, inclusi outsourcing, globalizzazione e innovazioni tecnologiche.
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In passato le imprese dedicavano molto tempo e risorse per studiare i soli mercati di sbocco, i cosiddetti customer markets. Le informazioni ricavate dallo studio di questi mercati risultava insufficiente poiché il mercato veniva analizzato soltanto in parte infatti l'attenzione veniva posta soltanto sul "lato cliente" a discapito del "lato fornitore". Negli ultimi decenni però le imprese hanno capito l'importanza di studiare anche e soprattutto i supply markets, che hanno acquistato un ruolo di rilievo tanto da dedicare al loro studio aree aziendali e strutture organizzative ben precise. Nello specifico, si è capito che la funzione acquisti deve concentrarsi sullo studio di tre temi ad ognuno dei quali è associata una funzione:
40-50 anni fa il modello di business prevalente era l'integrazione verticale infatti il valore aggiunto della maggior parte delle imprese si aggirava intorno al 70% del valore della produzione, limitando al solo 30% i costi esterni. Questo accadeva perché le imprese producevano quasi tutto internamente e acquistavano molto poco. Negli ultimi anni la situazione si è ribaltata, infatti oggi le aziende registrano un valore aggiunto che non va oltre il 30-40% del valore della produzione a causa dei numerosi costi esterni che raggiungono livelli del 70-60% del valore della produzione. Ciò accade perché le imprese tendono maggiormente ad acquistare esternamente anziché produrre e dunque diventa molto importante saper gestire tali costi interni/esterni poiché questo può determinare un vantaggio competitivo. Pertanto la funzione acquisti ha subito un'importante evoluzione acquisendo moltissima importanza negli ultimi anni. Inizialmente essa ricopriva una funzione "slave" dunque subordinata rispetto alle altre, eseguiva soltanto gli acquisti in senso stretto, non impattava sul lato ricavi, era focalizzata soltanto sullo "spendere il meno possibile e preservare le risorse", non promuoveva e tutelava il sistema di valori dell'impresa stessa e aveva una struttura molto semplice con uffici periferici. La sua evoluzione ha portato la funzione acquisti ad oggi a ricoprire una funzione non più subordinata, che risponde alla direzione generale in quanto ha acquistato carattere strategico, non si limita più a minimizzare il solo costo d'acquisto ma adotta una visione più ampia del concetto "costo", impatta sul lato ricavi identificando i driver sul lato fornitore che possono promuovere innovazione (sia di processo che di prodotto), promuove e tutela la reputazione dell'impresa e la sua responsabilità sociale ed infine la sua struttura organizzativa è diventata molto più complessa. Inizialmente soltanto le medie e grandi imprese, esposte ad una maggiore concorrenza internazionale, sono state interessate dall'evoluzione della funzione acquisti seguite poi dalla pubblica amministrazione centrale che, adottando e rendendo obbligatorio l'utilizzo del "riuso", ha favorito le pubbliche amministrazioni locali, mentre rimangono escluse da questa evoluzione le piccole imprese, le quali non hanno le risorse e competenze necessarie per implementale tale evoluzione. Sono molte le motivazioni che hanno portato all'evoluzione della funzione acquisti, ma tra le principali ricordiamo:
Gli elementi principali che caratterizzano la funzione acquisti sono due:
Ovviamente la scheda informativa non viene redatta per ogni gruppo merce da acquistare, ma solo per quelli più rilevanti (es. per acquistare le risme di carta non viene fatta). Distinguiamo i gruppi merci in quattro categorie:
Da un punto di vista strettamente economico, questa classificazione ricade sostanzialmente in due sole categorie che sono prodotti e servizi, ma vi sono ancora oggi problemi nella classificazione di alcuni casi borderline che potrebbero rientrare in più categorie. Inoltre, i gruppi merci possono essere raggruppati in classi più ampie che prendono il nome di settori merceologici o categorie merceologiche, i quali possono essere definiti facendo riferimento a più principi, ad esempio sulla base dei problemi che risolvono o alle esigenze che soddisfano, sulla base di affinità e competenze comuni o ancora in base a criteri coerenti con le finalità di analisi e dunque un gruppo merci può rientrare in più settori merceologici. Ovviamente ogni impresa può delineare quali sono i propri criteri per definire i propri settori merceologici ma un punto di riferimento per tutte le aziende sono i codici ATECO definiti dall'ISTAT. Infatti, tali codici permettono la classificazione di tutte le attività economiche e il conseguente raggruppamento nei diversi settori merceologici con il fine di reperire facilmente informazioni necessarie per valutare l'idoneità del fornitore. A tal proposito, ogni impresa, nel momento in cui viene dichiarata alla Camera di Commercio, deve fornire l'elenco di tutti i codici ATECO in cui opererà ed in particolare deve individuare quello prevalente, ovvero quello che individua l'attività di business prevalente. Tale elenco può essere aggiornato con il passare del tempo perché un certo fornitore può acquisire una nuova attività economica o può anche accantonarla. I codici ATECO sono codici alfanumerici che possono essere costituiti da due a sei caratteri. In particolar modo, il primo carattere è un carattere alfabetico, che individua una sezione ben precisa, al quale seguono caratteri di tipo numerico. Ogni aggiunta di una cifra permette di andare sempre più nel dettaglio di una sezione. Se tale classificazione viene in aiuto