Pdf dall'Università degli Studi di Padova su Disciplinare Tempo e Spazio: i rider fra precarietà e flessibilità. Il Materiale è una tesi di laurea in Psicologia che analizza l'interazione faccia a faccia, la bottega artigiana e la piattaformizzazione del lavoro, con focus su autonomia, sciopero, genere e sostenibilità.
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Corso di laurea in
SCIENZE SOCIOLOGICHE
Disciplinare tempo e spazio: i rider fra
precarietà e flessibilità
Relatore:
Devi Sacchetto
Laureando:
Sara Gallo Matricola
1224482
A.A. 2022/2023
3
1.1 Introduzione
7
1.2 Tempo lineare e destrutturazione
7
1.3 Abitudine e volontà
12
1.4 Ritmo e routine
15
1.5 Identità e costruzione di narrazioni
16
1.6 Conclusione
18
2.1 Introduzione
20
2.2 Caratteristiche dell'interazione faccia a faccia
21
2.3 Lo spazio dell'uomo artigiano: la bottega
22
2.4 Esperienza e sapere
......
.....
24
2.5 Il termine flessibilità
26
2.6 Fine del lavoro e piattaformizzazione della società
28
2.7 Controllo, potere e rapporto con l'autorità
31
2.8 Conclusione
35
3.1 Introduzione
37
3.2 Autonomia e precarietà esistenziale.
....
39
3.3 Sciopero
44
3.4 Spazio e collettività
45
3.5 Genere e sostenibilità
48
3.6 Conclusione
49
52
55
2
I due libri di Sennett presentano aspetti diversi dell'uomo e del rapporto che instaura col
tempo, lo spazio, l'identità e la relazione con l'altro. Da un lato l'autore delinea la figura
dell'uomo artigiano, impegnato a svolgere il suo mestiere con tenacia e dedizione,
creatore di se stesso attraverso i propri strumenti, capace di migliorare e crescere
continuamente tramite il riconoscimento dei propri errori. Sul versante opposto si trova
l'uomo flessibile, presentato come il moderno lavoratore: un personaggio costantemente
in movimento, dinamico, in passaggio da una città all'altra, da un compito al successivo,
come se qualsiasi competenza già gli appartenesse. Disposto ad adattarsi alle circostanze
e alle condizioni che si trova di fronte, deve farsi trovare pronto e disponibile. Si possono
considerare queste due figure come tipi ideali, le qualità che li individuano e identificano
sono estremizzate, riunite in un'unica figura non riscontrabile nella realtà ma utile per
poter ragionare da un punto di vista più ampio. Utilizzando le parole di Weber: "indicare
l'«idea» dell'«artigianato» in forma di utopia, mettendo insieme determinati tratti che si
possono rintracciare diffusamente presso gli artigiani dei più diversi tempi e paesi,
unilateralmente accentuati nelle loro conseguenze, in un quadro ideale in sé privo di
contraddizione, e riferendoli a un'espressione concettuale che si trova manifestata nel
loro ambito. "1 Il sottotitolo del libro sull'uomo flessibile, "Le conseguenze del nuovo
capitalismo sulla vita personale", aiuta a inquadrare il tema principale. L'opera riflette sul
legame tra vita personale e sistema neocapitalistico, sui collegamenti fra routine e modi
di produzione. Vengono esposte alcune prerogative dei lavoratori flessibili:
comportamento versatile, necessità di essere pronti a cambiamenti con breve preavviso,
di correre continuamente rischi, di affidarsi meno ai regolamenti e alle procedure formali.
Il nuovo modello di lavoratore nasce dalla tendenza sempre maggiore, presente in
particolare nelle grandi corporations, a sfuggire alle burocrazie statali e alle limitazioni
sullo sfruttamento del lavoro imposte dalle legislazioni. Di conseguenza scompaiono orari
fissi, autorità rigide e ruoli statici, tutto appare in continuo cambiamento. Si assiste a una
riconfigurazione delle frontiere del lavoro. Fenomeni come l'aumento della
disoccupazione, le ondate di ricostruzioni aziendali e le sempre più frequenti politiche di
esternalizzazione "hanno portato a rimettere in discussione l'orizzonte del lavoro
salariato, allo sviluppo della logica dell'esternalizzazione e al lavoro atipico.“ Inoltre
1 Weber M., il metodo delle scienze storico-sociali, Torino, piccola biblioteca Einaudi, 2003, p.79
3
"la finanziarizzazione dell'economia e il declino del paradigma dell'azienda hanno
accentuato questo processo di flessibilizzazione e di precarizzazione del lavoro rispetto
al quale la piattaformizzazione rappresenta un passo ulteriore."2 Tutti questi fenomeni
si inseriscono all'interno del dibattito sulla fine del lavoro, sull'automazione completa e
la sostituzione dell'uomo alla macchina. Il lavoro, in ottica neoliberista, viene descritto
come unico strumento di successo e realizzazione personale. A ciò si aggiunge la
creazione di necessità e bisogni ottenibili solamente con una certa stabilità economica
derivante da una professione. Anche l'occultamento del lavoro è un fenomeno importante,
legato alla perdita di confini netti fra lavoro e non lavoro. Sempre più diffusa è la retorica
della possibilità di venire retribuiti pur non facendo niente di diverso dalle attività
quotidiane. Qui che inseriscono le piattaforme, il cui obiettivo è monetizzare e trarre
profitto o da attività quotidiane e necessarie, come guidare la macchina, o dallo svolgere
semplice mansioni in momenti di tempo vuoto, da riempire e monetizzare, come i
dipendenti dell'amazon mechanical Turk. Il lavoro viene venduto come un divertimento,
un modo per far crescere se stessi e sviluppare nuove potenzialità. I manager della filiale
romana di Fodoora affermano di non offrire un lavoro ma "un'occupazione per chi ama
andare in bicicletta. "3La retorica dominante è l'individualismo, la volontà di crearsi da
sé, la possibilità infinita di crescita.
Sul versante opposto troviamo l'uomo artigiano. Citando Sennett: "L'artigiano è la
figura rappresentativa di una specifica condizione umana: quella del mettere un impegno
personale nelle cose che si fanno. "4 Il suo fine consiste nello svolgere un lavoro ben fatto,
non come mezzo per raggiungere un risultato specifico ma come attività in sé. Infatti solo
dopo aver appreso a svolgere bene la propria attività, si è in grado di comprendere, sia
con il sentimento che con il pensiero, e fino in fondo, ciò che si fa. Caratteristica
dell'artigiano è saper condurre un dialogo fra pratica e teoria, fra concretezza materiale e
idealità. Egli riesce a dare forma al suo lavoro tramite abitudini, dalle quali ogni tanto si
distacca per trovare ispirazione, un ritmo continuo fra individuazione e soluzione del
problema. Dà forma al suo lavoro e lo concretizza in materia, la sua idea non rimane
intangibile nella sua mente ma si materializza e diventa reale; grazie a ciò riesce ad
ancorarsi alla realtà. Per sua natura, l'artigiano non si accontenta, punta al massimo, alla
perfezione anche se talvolta quest'atteggiamento rischia di portare all'ossessività. Il
2 Casilli A., Schiavi del clic, Padova, Feltrinelli 2020, p.193
3 Staglianò R., Lavoretti, Trento 2018, p.181
4 Sennett R., L'uomo artigiano, Milano, Feltrinelli 2008, p.28
4
lavoro si propone di mettere a confronto queste due figure attraverso alcuni parametri. Le
riflessioni sviluppate vertono sui temi del tempo e dello spazio e su come questi vengono
vissuti, sull'identità della persona, sulla sua costruzione e sul rapporto con l'altro.
Nel primo capitolo si analizza il rapporto col tempo e su come questo influenza la vita
della persona. Ai modelli di uomo vengono legate due diverse modalità di percezione: su
un versante, l'uomo flessibile sente il tempo come frammentato, veloce e dinamico; sul
lato opposto, l'artigiano lo vive in maniera lineare, lenta, ciclica. Il capitolo analizza i
concetti di ritmo e routine, di come la vita lavorativa influenza anche le sfere al di fuori
essa e della capacità di creare una narrazione lineare e concreta della propria esistenza.
Nel secondo capitolo invece si riflette sullo spazio e su come la diversa percezione di
questo influisce sull'identità della persona. L'uomo artigiano appare legato a un luogo
ben definito, la bottega, mentre per l'uomo flessibile lo spazio è fluido, si allarga e si
restringe a secondo delle sue esigenze, è uno spazio reale ma anche virtuale, che può
cambiare continuamente ed in maniera improvvisa. Viene analizzato il rapporto con
l'autorità: da un lato una persona in carne e ossa, legata a rapporti faccia a faccia; dall'altro
una piattaforma che dà ordini attraverso lo schermo e un rapporto legato al clic.
Nel terzo e ultimo capitolo vengono proposte alcune interviste a lavoratori e lavoratrici
di piattaforme legati alla distribuzione di cibo. Ho scelto la figura dei rider in base a varie
considerazioni: non hanno orari, gestiscono autonomamente tempo e ritmo, possono
decidere quando iniziare o smettere di eseguire consegne. Apparentemente grande libertà
di scelta, nessun datore di lavoro in carne e ossa ma uno schermo connesso a una
piattaforma; poche interazioni sia con i clienti che con i servizi di ristorazione. Si
muovono autonomamente in base alle loro scelte, i vari aspetti del lavoro vengono gestiti
da loro stessi. Non esistono straordinari perché qualsiasi orario rientra nella normalità.
Ma chi sono queste persone? Esiste un'identità di rider? Una comunità? E quando nasce,
in che condizioni e per quali motivi questo avviene?
Premesse:
significati precisi per l'attore sociale". Per Mauss, i campi del sociale non possono essere
scissi dalle "manifestazioni fisiologiche e psicologiche dei fenomeni sociali quali sono le
tecniche del corpo, ad esempio. 5