Documento della Prof.ssa Annalisa Furia su Diritti Umani e Cittadinanza nello spazio globale. Il Pdf, un insieme di appunti universitari di Diritto, analizza l'evoluzione storica e filosofica di questi concetti, trattando giuspositivismo, liberalismo e Marx, con lezioni dalla Rivoluzione francese all'Illuminismo.
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prof.ssa Annalisa Furia
10 lezioni: 50% di lezioni frontali o seminari e 50% di discussioni di gruppo, a partire dalle letture su Virtuale. Esame: prova scritta alla fine delle lezioni, composta da 5 o 6 domande a risposta aperta. Eventuale prova orale, in miglioramento o in sostituzione di quella scritta.
Il corso analizza i momenti più rilevanti di discontinuità semantica ed istituzionale che hanno contrassegnato il pensiero politico occidentale. Se ne parla con un approccio storico-politico: dimensione politica dei fenomeni, ma in considerazione del contesto storico. Si studiano le concezioni del potere politico emerse nel corso della storia occidentale, come catalizzatori di cambiamento (stato, cittadino, diritti umani, ... ).
Nel mondo, i diritti umani si sono affermati come valenti a livello universale (sovra-statali). Ma, di fatto, essendo poi gli stati a determinare i diritti a cui abbiamo accesso, tramite la cittadinanza, diventano sub-statali.
Allo stato attuale, quindi, di diritti se ne parla all'interno degli stati, ma anche al di fuori (Nazioni Unite): potenzialmente si sono affermati come linguaggio al di sopra degli stati, che parla ai cittadini.
Negli ultimi anni si sono aggiunti diversi nuovi termini in campo politico-sociale, come "governance", "ONG", "resilienza" (intesa come capacità del cittadino di dover resistere e risolvere ai problemi economico-sociali), ... La resilienza intesa in senso moderno è il modello neoliberale che delega al cittadino molte assicurazioni prima date dallo stato.
I diritti umani sono nati gradualmente, frutto del nostro processo storico, e sono rivendicazioni nate dal basso, dal popolo, per far fronte a situazioni che non funzionavano rivendicando determinate libertà. A nuove minacce corrispondono nuovi diritti: esistono quelli già messi per iscritto, ma è importante capire il processo di creazione di tali diritti, che deve rimanere sempre aperto ed in continua mutazione seguendo la società che si evolve.
L'idea di diritto umano nasce dalla dimensione attiva di ciascun individuo, dalla sua capacità di rivendicarli. È quindi un concetto dinamico che vive nella storia e che la influenza. Per cui, se compaiono nuove minacce o nuovi bisogni nascono nuovi diritti e nuovi soggetti di diritti, con tanto di limitazioni ed arretramenti, sempre possibili.
Esistono i diritti di
Un altro elemento di espansione dei diritti umani è dato dai soggetti di tali diritti, poiché la prima rivendicazione di diritti nella Rivoluzione francese riguardava l'uomo maschio adulto. L'esclusione delle donne viene progressivamente superata, ed in seguito anche i minorenni. Infine, si sono aggiunte una serie di categorie come il migrante, l'anziano, ... si è quindi declinato, tramite un processo di specificazione, l'ideale dei diritti umani alle singole categorie, che richiedono applicazioni differenti (esempio della maternità nelle donne).
Una categoria in dibattito è quella degli animali non umani, come ancor di più quella della natura non animale e quella delle tradizioni/culture non occidentali.
Su quale base si giustifica il fatto che dobbiamo avere tutti gli stessi diritti? La ragione maggiormente utilizzata è quella secondo cui siamo tutti esseri umani pensanti ed abbiamo tutti la stessa natura (umana); inoltre, la religione ha giocato un ruolo altrettanto importante, tanto che molte carte dei diritti sono basate sul rispetto della "legge religiosa". La Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, messa per iscritto nel 1948 dalle Nazioni Unite, è stato l'anello che ha unito le voci più discordanti, mettendo freno alle varie interpretazioni. Spesso i diritti confliggono tra loro, ad esempio tra quelli sociali e civili.
La differenza tra nazionalità e cittadinanza è che la prima riguarda il posto dove nasci, compatibilmente alle regole presenti in tale nazione; mentre la cittadinanza riguarda il diritto di voto: un cittadino diventa pienamente tale quando inizia a votare. Infatti, un migrante per diventare cittadino di un Paese deve acquisire la nazionalità di tale Paese.
Ciò aiuta a spiegare il portato simbolico della cittadinanza, che a sua volta è legata alla nazione come appartenenza etnica. Si intende per "cittadinanza" il rapporto fra un individuo e l'ordine politico-giuridico nel quale egli si inserisce.
I diritti della cittadinanza sono, nel caso italiano, quelli scritti nella costituzione d'Italia, e rappresentano il modo in cui l'individuo fruisce dei diritti umani. È un punto di vista privilegiato rispetto agli ordinamenti oggettivi della politica (stato, sovranità, costituzione), ma anche rispetto alle forme soggettive della politica (comunità di cittadini).
Per etimologia, il termine cittadinanza deriva da "città" ("cittadino"): la dimensione locale, soprattutto per l'Italia, è stata storicamente importante. Ma non è questa la derivazione del termine in chiave moderna. La concezione della civitas medievale è una visione gerarchica del rapporto tra le diverse parti: ciascuna parte svolge la sua funzione, ma senza eguaglianza. Quindi, ciò che succede fino a che non si afferma l'idea dello stato moderno è che i cittadini hanno sì delle libertà, ma legate alla loro condizione specifica e che non li colloca tutti uguali davanti alla legge, ma secondo la funzione che svolgono nella società, allo status (mercanti, notai, religiosi, professori, mendicanti, ... ). Dimensione cittadina basata sulla gerarchia: l'appartenenza ad una specifica corporazione mi identifica come cittadino. Gli elementi medievali che rimangono anche successivamente sono l'impegno civico, l'amore (della patria), la partecipazione alla vita della città, l'identità.
L'elemento di discontinuità arriva in cui la cittadinanza si lega all'eguaglianza. L'idea di stato moderno nasce proprio come soluzione politica all'instabilità del Sacro Romano Impero e si scatena con la riforma protestante, che annulla la dimensione cristiana sorretta dal Papa introducendo una nuova religione. Scoppiano le guerre civili di religione (con un altissimo numero di vittime) a causa del fatto che molti principi aderiscono alla visione di Lutero cercando di imporla come religione di stato. Il Papa si oppone e scoppiano rivolte anche interne ai singoli stati, per chi si schiera da una parte e chi dall'altra. Vengono emesse, quindi, tre paci importanti:
Dunque, le guerre civili di religione e le successive risoluzioni rappresentano la base da cui parte il processo di ideazione del modello statale moderno. Questo, infatti, ha tali basi:
Bodin, nel pieno delle guerre civili di religione, afferma che «lo Stato è il governo giusto di più famiglie e di ciò che è loro comune, con potere sovrano». Introduce il concetto di sovranità, esercitata come potere assoluto, inalienabile e perpetuo. Secondo lui, questa è la soluzione al disordine dovuto alle guerre di religione. Lo Stato è sovrano e soggetto solo alle leggi naturali e divine: rispettare la costituzione del regno e le proprietà private delle famiglie. Il cittadino non è più membro di una comunità, ma un suddito libero che dipende dalla sovranità altrui: inizia ad intrattenere un rapporto diretto con lo stato sganciandosi dalle precedenti corporazioni medievali. Da un lato, lo stato si afferma come entità politica più forte sia dell'imperatore sia del Papa; dall'altro, il cittadino entra in contatto diretto con la sovranità.
Quindi, alle origini della cittadinanza moderna abbiamo l'idea di obbedienza in cambio di protezione, con soggezione all'ordinamento sovrano (rapporto obbedienza-protezione). Inizialmente quella che si afferma è la dimensione passiva, a cui si aggiungerà, con l'illuminismo, quella di partecipazione attiva.
Thomas Hobbes aggiunge un elemento importante: l'individuo. Questo permette di creare il rapporto stato-individuo, quindi ancora più attuale: uguaglianza (anche tra uomo e donna). Tale soluzione, secondo lui, è l'unica che consente di superare lo stato di natura (pre-civile), molto pericolosa perché sempre a rischio di guerra l'uno con l'altro: ne escono creando lo stato, a cui devono obbedire, ma che deve garantire loro una salda protezione.
Lezione del professor Michael Chasukwa
Liscio
Lezione del professor Michael Chasukwa
Gli aiuti allo sviluppo dell'Unione Europea verso il Malawi:
Tramite questi accordi l'UE ha cercato di finanziare diversi aspetti riguardo la cooperazione internazionale, come lo sviluppo inclusivo, la trasparenza, ...
Le dichiarazioni hanno portato ad avere delle priorità di azione nelle agende dei vari Paesi.
Un momento chiave, per noi, è il passaggio alla modernità, in quanto emerge proprio il concetto di stato moderno. Lo Stato si fa garante di sicurezza, ma in cambio chiede obbedienza (rapporto Stato-suddito/cittadino).
Hobbes (1588-1689) afferma che, nello stato di natura, donne e uomini sono tutti strettamente uguali ed hanno libertà assoluta. Ma è un mondo molto selvaggio, dove non vale nessun principio. Hanno tutti un diritto a tutto (ius in omnia), quindi è necessario agire in anticipo: "desiderio perpetuo e ininterrotto di acquisire un potere dopo l'altro, che cessa soltanto con la morte", "la vita è solitaria, misera, brutale e breve". Quindi, la condizione di guerra non è necessariamente un continuo combattimento, ma è sufficiente l'idea della guerra e la percezione di rischio costante per provocare allarmismo: al centro del potere politico c'è l'obiettivo di fermare questa situazione di insicurezza, concretizzata nella figura del Leviatano. L'autorità politica dev'essere, pertanto, la più forte in assoluto impegnandosi a proteggere gli individui, i quali cedono libertà in cambio di tale protezione. Gli unici casi in cui l'individuo può disobbedire sono l'autodifesa e l'accusa verso sé stessi. Il fine dell'obbedienza è la protezione. Il patto che viene stipulato è esterno rispetto al Leviatano, che ha obbligo soltanto di proteggere. Per Hobbes, quindi, lo Stato non deriva dalla tradizione o altro, ma solo dal contratto che i sudditi stipulano col sovrano.
Locke (1632-1704), invece, affina il concetto di sicurezza indicandolo come difesa dei diritti. Lo stato di natura non è una licenza di sopraffare, o uccidere, l'altro: la legge naturale, dentro di noi (razionalità), implica il dovere di non ledere vita, libertà e proprietà né nostra né degli altri, in quanto siamo tutti figli dello stesso Creatore. Non è un ordine garantito da un'autorità politica, ma un ordine sentito dal nostro senso naturale. Ognuno ha diritto alla proprietà di sé stesso e alle proprietà che acquisisce tramite il proprio lavoro. Non è una dimensione selvaggia, ma centrata sull'idea di razionalità e legge di natura, che ci vincola a non ledere la vita, la salute, la libertà, i possessi di noi stessi e degli altri. Tutto ciò non implica che non si debba uscire da questo stato, sia perché ciascuno è giudice della propria causa, sia perché, con l'introduzione della moneta, si ha facoltà di acquistare proprietà al di fuori dai propri bisogni. Quindi, i problemi dello stato di natura sono i seguenti: non c'è legge certa; manca un giudice imparziale; manca una forza coercitiva che garantisca il rispetto delle sentenze. Dunque, manca un'organizzazione politica. Perciò va stipulato un contratto per dare