Documento dall'Università di Torino su Riassunto L'occhio pedagogico, Zamengo-Valenzano. Il Pdf, utile per studenti universitari di Psicologia, riassume il testo "L'occhio pedagogico" esplorando il significato di educazione e autonomia, con una struttura chiara in capitoli e paragrafi.
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Riassunto L'occhio pedagogico,
Zamengo-Valenzano
Pedagogia
Università di Torino (UNITO)
59 pag.
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Downloaded by: Bttsra (sara.bottazzi@edu.unito.it)L'OCCHIO PEDAGOGICO
Educazione -> termine d'uso comune e abituale con più interpretazioni.
Si parla di educazione in tutte le attività che coinvolgono minori e adulti come: insegnanti, educatori,
genitori, allenatori, animatori.
Nel dibattito pubblico e politico -> chiamato in causa nel binomio educazione-formazione come uno dei
vettori per la crescita economica di una nazione, connesso con gli investimenti produttivi e l'innovazione
tecnologica del Paese.
Nel senso comune si parla di educazione quando un soggetto sembra essere in difetto.
Esempio: quando assistiamo alla mancanza di "buone maniere" e le azioni di qualcuno sono diverse dai
codici di comportamento riconosciuti in un contesto socio-culturale.
Utilizzare la parola educazione è diventato spontaneo e abituale ma non tutti intendono lo stesso
significato. - > natura polisemica del termine (proprietà di esprimere molti significati).
Proprio come il tempo, tutti sanno cosa sia l'educazione perché la "sente", ci si è immersi ma risulta difficile
trovare le parole giuste per spiegare il significato in modo accurato -> estranea familiarità.
Affrontare questa estranea
familiarità è un elemento rilevante per dare fondamento alla propria
professionalità -> le idee e i significati attribuiti al termine educazione, contribuiscono a costruire credenze
-personali e culturali- che sostengono le nostre azioni educative nella pratica quotidiana.
I significati che gli educatori danno alla parola educazione diventano oggetto di riflessioni personali e
affiorano e si mostrano nella concretezza del lavoro quotidiano.
Educazione -> èdere -> nutrire, allevare, far crescere;
Educazione -> exducere -> trarre fuori, far uscire.
Nell'etimologia del termine c'è un doppio movimento:
a. l'azione di educare implica una tensione che dall'esterno conduce all'interno del soggetto,
simbolicamente, dall'azione del nutrire (anche di affetti, cultura, esperienze .. ) -> adattamento attivo delle
persone alle proposte che provengono dal contesto socio-culturale;
b. c'è un contro-movimento, ciò che risiede nel soggetto come potenzialità, capacità, risorse, attraverso
l'azione educativa possono "uscire" e esprimersi -> promozione delle potenzialità personali.
Punto di vista pedagogico: partendo da questa analisi è possibile rilevare alcuni aspetti caratteristici
dell'educazione.
L'educazione ha a che fare con il cambiamento: sia l'azione del nutrire che quella del "trarre fuori",
esprimono la possibilità di trasformazione che caratterizza tutta la vita di un essere umano, dalla nascita alla
morte. La nostra identità prende forma e si costruisce nel corso del tempo e in relazione alle esperienze
vissute. Il cambiamento umano rappresenta la condizione di possibilità dell'educazione: se questa possibilità
non fosse implicita nell'individuo e la realtà fosse immutabile, non avrebbe alcun senso parlare di
educazione.
L'educazione costituisce una necessità vitale perché è costitutiva per l'essere umano: ogni soggetto (adulto
o minore) non vive solo grazie ad automatismi spontanei ma avverte la necessità di costruire la propria
identità e dare significato alla propria esistenza, mentre la si vive.
In questi termini l'educazione è quel processo dinamico attraverso cui ogni persona, confrontandosi con la
realtà e mettendosi alla prova. costruisce la propria identità e diventa pienamente umana.
Caratteristiche di questo processo:
La questione educativa è universale e antropologica: ogni epoca si interroga su cosa significhi educare e
quali possano essere le modalità opportune per farlo.
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Downloaded by: Bttsra (sara.bottazzi@edu.unito.it)Ogni idea di educazione contiene implicitamente un'idea di essere umano: cosa sia un uomo, le sue
peculiarità, le caratteristiche di una vita degna di essere vissuta. Le risposte a queste domande variano a
seconda del particolare momento storico in cui prende forma l'azione educativa.
Per queste ragioni l'educazione è un processo che non è mai neutrale: qualunque intervento educativo
prende le mosse dell'epoca e dal contesto in cui si realizza, dai significati dell'educazione dati dall'educatore
in una determinata situazione e dalle caratteristiche del soggetto o dei soggetti a cui si rivolge.
Per mettere a fuoco i processi educativi, John Dewey suggeriva che la realtà della scienza dell'educazione si
trovi nella mente degli individui impegnati nella direzione delle attività educative.
Primo passo per comprendere i processi educativi dal punto di vista pedagogico -> partire dalle idee
spontanee di educatori, futuri educatori rispetto al significato di educazione.
L'idea di educazione si esprime nella nostra mente in primo luogo attraverso le immagini e poi attraverso le
parole.
Quando "mancano le parole" ci affidiamo a istantanee che evocano simbolicamente ciò che vogliamo
spiegare. Alcune potrebbero essere esplicite: immagini di un bambino, adolescente, una persona in
difficoltà etc; altre più simboliche; in entrambi i casi sarebbero valutate come significative per descrivere
l'idea di educazione che abbiamo.
Spesso potremmo fare uso di metafore: dal campo semantico ad un altro significato di un concetto; diciamo
una cosa come se fosse un'altra. Aristotele sottolineava già ai tempi quanto fosse importante essere capaci
di fare metafore.
Fare buone metafore -> vedere ciò che è simile. Vedere -> fissare intensamente, cioè la capacità di cogliere
un legame di similarità tra le cose.
Esempi rappresentazione metaforica educazione:
"La mia arte da ostetrico possiede tutte le caratteristiche che competono alle levatrici, ma ne differisce per il
fatto che fa da levatrice agli uomini e non alle donne, e che si applica alle loro anime partorienti e non ai
corpi." -> Tramandata da Platone e proposta da Socrate;
"La rosa ha preso una terribile insolazione [ ... ] i semi delle altre piantine che mi hai regalato [ ... ] quelli usciti
alla luce del mondo, si sviluppano lentamente, e sono irriconoscibili [ ... ]. A me ogni giorno viene la
tentazione di tirarle un po' per aiutarle a crescere, ma rimango tra le due concezioni del mondo e
dell'educazione: se lasciar fare alla natura che non sbaglia mai o se essere volontarista, introducendo la
mano esperta dell'uomo." -> A. Gramsci.
È possibile individuare alcune grandi metafore dell'educazione.
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Downloaded by: Bttsra (sara.bottazzi@edu.unito.it)Queste immagini metaforiche stanno alla base delle credenze che motivano le azioni quotidiane di chi
educa: metaforicamente qualche educatore potrebbe "vedere" un legame di continuità tra la professione e
quella dell'agricoltore-giardiniere.
Ci sono altre analogie ricche di stimoli per la riflessione pedagogica ma, allo stesso tempo, se si dimentica il
come se presupposto da ogni metafora, si rischia di produrre delle forzature.
Il collegamento proposto dalle metafore è sempre parziale in qualche modo: offre sempre e solo un
"abbozzo" del concetto a cui si riferisce.
Scheffler -> "ogni metafora è limitata, offrendo solamente una certa prospettiva del soggetto a cui si
riferisce, che può essere completata da altre prospettive. Una limitazione non è un motivo per rigettare del
tutto una metafora ma un confronto tra metafore alternative può essere illuminante come confronto tra
teorie alternative".
Le immagini di educazione sono sempre in qualche modo di parte e anche se in esse non ci sono errori,
sembra interessante provare ad attivare un confronto tra differenti metafore per integrare le prospettive e
approfondire i significati.
Da dove si originano le nostre immagini-idee di educazione?
A livello preliminare, su questa questione, si gioca la professionalità di chi educa perché agli educatori di
professione è richiesto un livello elevato di consapevolezza rispetto a chi non è un professionista.
Il paradosso è che tutti possono parlare di educazione perché ognuno ne ha esperienza. Anche se non si è
professionisti, tutti sono stati educati e a propria volta è possibile diventare educatori di chi si incontra nel
percorso di vita, non solo se si diventa genitori.
Le metafore e le nostre idee-immagini dell'educazione nascono dalla nostra esperienza vissuta e sono il
frutto della pedagogia implicita: un sistema di convenzioni, credenze sul funzionamento dei processi
educativi e sulle modalità più idonee per educare che sono il frutto della nostra personale esperienza
vissuta. Si tratta di una pedagogia spontanea e ingenua dove questi aggettivi non hanno una connotazione
necessariamente negativa: questa pedagogia non è a priori sbagliata ma spontanea; è una credenza data
per scontata e accettata in termini superficiali. È frutto di un sapere immediato e incorporato che fa parte di
ognuno di noi e di quel particolare tipo di educazione di cui abbiamo fatto esperienza. A livello empirico
questa pedagogia può rivelarsi efficace proprio perché si è consolidata partendo dal sapere di una pratica
condivisa e riconosciuta come valida dal punto di vista intersoggettivo.
Dato che si tratta di una pedagogia inconsapevole, c'è il rischio di finire nell'automatismo del "si fa così,
perché si è sempre fatto così", restando indifferente alla specificità delle situazioni.
-> Un margine di automatismo c'è sempre in ogni intervento educativo.
Se il dubbio diventa continuo, c'è il pericolo di sprofondare in ogni intervento; non dubitare mai delle nostre
convinzioni-posizioni può far perdere di vista il qui e ora della situazione, in nome delle nostre spontanee
certezze.
Bruner definisce questa forma di sapere come pedagogia popolare -> una conoscenza ingenua frutto
dell'esperienza diretta non analizzata in modo critico. Secondo Bruner queste convinzioni sono radicate
negli educatori e se prima non si trasformano queste, non si possono fare modifiche sostanziali.
Per accostarsi all'educazione e al lavoro educativo come professionisti bisogna riconoscere la propria
idea-immagine di educazione ed essere capaci di indagare quell' "aver ricevuto un'educazione" in termini
problematici, trasformando la personale pedagogia spontanea in occasione di riflessione critica. - > Occorre
tornare all'educazione ricevuta criticamente e riflessivamente; tornare ai luoghi, ai contesti, alle persone
che si sono incontrate e si continuano a incontrare, trasformando l'essere il prodotto passivo delle
esperienze vissute in un rapporto critico che si istituisce tra noi, la nostra educazione e le idee che animano
la motivazione professionale. Bisogna pensare all'educazione e non accontentarsi degli strumenti messi a
disposizione dalla personale pedagogia spontanea, avendo in questo modo la possibilità di arricchire e
integrare le nostre interpretazioni.
Per allargare i confini della nostra idea di educazione, bisogna "uscire" dalla nostra mico-esperienza vissuta:
va reinterpretata alla luce di altre prospettive meno "di parte".
Partire da se stessi è necessario ma non sufficiente per poter educare gli altri; è possibile ampliare lo
sguardo grazie dall'acquisizione di un atteggiamento scientifico nei confronti dei processi educativi.
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