Documento dall'Università Cattolica del Sacro Cuore sulla valutazione delle azioni educative. Il Pdf esplora il concetto di valutazione, le attività valutative e i loro attori, con un focus sulla didattica e tecnologia dell'istruzione. Questo materiale universitario, prodotto per l'Università, descrive le fasi di osservazione, interpretazione e comunicazione dei risultati.
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didattica e tecnologia dell'istruzione (Università Cattolica del Sacro Cuore) Studocu non è sponsorizzato o supportato da nessuna università o ateneo. Scaricato da William James Moriarty (william.james.moriarty344@gmail.com)LA VALUTAZIONE DELLE AZIONI EDUCATIVE Charles Hadji
Per poter fare dell'idea di valutazione un concetto rigoroso, dobbiamo dotarci di una definizione di partenza che permetta di osservare e di analizzare le prassi che possono essere qualificate come valutative, per caratterizzare in maniera sicura la natura dell'attività di valutazione e darne alla fine una definizione in grado di porre correttamente il problema della sua utilità pedagogica. Affermeremo dunque che c'è valutazione ogni qualvolta che qualcuno si sforza di osservare una realtà data per dirne il valore; da un certo punto di vista, per prenderne partito su di essa. Valutare significa quindi formulare un giudizio di valore su una realtà sulla quale le esigenze dell'azione ci hanno obbligato ad interrogarci.
È necessario dire, per poter delimitare il campo d'osservazione, che cosa è opportuno intendere per "processo educativo". Il presente lavoro, infatti, è dedicato interamente al problema della valutazione nell'educazione. Che cosa significa, dunque, educare, e come caratterizzare l'insieme dei fenomeni entro il quale potremo accingerci ad individuare e a descrivere le pratiche di valutazione? In senso ampio l'educazione è l'insieme delle attività per mezzo delle quali essere umani si sforzano di intervenire sullo sviluppo di altri esseri umani per orientarli secondo direzioni ritenute buone e dar loro certe forme giudicate desiderabili. Sono per esempio educative le attività per mezzo delle quali i genitori impongono determinate norme di comportamento ai loro figli; gli insegnanti cercano di creare le condizioni che consentono agli alunni di realizzare apprendimenti cognitivi; o i formatori contribuiscono alla costruzione di particolari competenze professionali, delle quali i soggetti formati avranno bisogno per esercitare un'attività socialmente e economicamente utile. Le ultime due serie di attività presentano, tuttavia, caratteristiche che sono loro proprie.
La formazione ha una prevalente finalità pratica. È interamente ordinata a produrre competenze precise e limitate, il cui uso è predeterminato, giacché i soggetti formati sono appunto là per acquisirle.
L'insegnamento è prima di tutto un'attività di "istruzione", ma bisogna comprendere bene che cosa si intende con questo termine. Istruire non significa trasmettere delle conoscenze, ma consentire agli alunni di costruire i modelli di comportamento di ordine intellettuale e motorio che la "frequentazione" di una disciplina scolastica dà l'occasione di far propri. Se l'educazione scolastica è organizzata intorno a discipline, queste non possono affatto divenire dei fini in sé. Non si tratta che di mezzi messi al servizio dello sviluppo individuale. Che cosa distingue, dunque, in definitiva, l'insegnamento o "educazione" scolastica dall'educazione in senso stretto? Senza dubbio la dimensione tecnica del primo. L'educazione si occupa del complesso della personalità dell'educando, per accrescerne la polivalenza. E per educare non è necessario aver imparato a farlo; mentre non ci si può improvvisare insegnanti. Nonostante ciò, l'educazione in senso stretto non è un'attività semplice e univoca. Essa può rivestire molteplici 1 This document is available free of charge on studocu Scaricato da William James Moriarty (william.james.moriarty344@gmail.com)forme. Quella, innanzitutto, della socializzazione educativa, che rappresenta la sua forma predominante e consistente nel trasmettere maniere d'essere e d'agire. Oppure quella dell'educazione etica, incentrata non più sull'individuo sociale, ma sulla persona umana e che consiste nel permettere all'educando di prendere le distanze da tutto questo, per giudicarlo, e giudicare che cosa sia veramente degno di essere seguito. Noi parleremo di educazione in senso ampio, pensando in particolare alle attività di insegnamento, ma anche di formazione. Limitandoci al semplice campo scolastico, possiamo individuare tre grandi spazi di "gioco" che prendono parte alla valutazione.
A prima vista, sembrerebbe difficile cogliere ciò che in campo educativo costituisce l'unità di un'attività valutativa, tanto diversi sono gli usi sociali di ciò che si designa con questa espressione. È sufficiente, per rendersene conto, porre il problema delle ragioni che portano a valutare. Tali ragioni possono essere ricercate da due lati: sia dal lato dell'intenzione dominante che riguarda ciò o colui che costituisce l'oggetto della valutazione; sia dal lato degli effetti possibili della valutazione sull'azione di cui essa rappresenta un aspetto.
Ma che cosa ci induce a valutare? La domanda ci invita a considerare il tipo di rapporto che unisce il valutatore al suo oggetto. Il valutatore porta sull'oggetto che egli valuta uno sguardo la cui tonalità dipende da un'intenzione particolare rispetto a quell'oggetto. Si è potuto così distinguere tre grandi intenzioni corrispondenti a tre diverse filosofie.
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