Slide di Università sulle Inquietudini del Novecento. Il Pdf esplora la crisi della razionalità e il romanzo europeo, analizzando autori come Proust, Joyce e Kafka, con riferimenti alle loro opere principali in Letteratura.
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All'inizio del Novecento, la civiltà delle
macchine, l'invadenza delle metropoli, le
scoperte nell'ambito delle discipline
scientifiche e delle scienze umane
provocano grandi cambiamenti sociali.
Le nuove prospettive della filosofia e
della psicoanalisi di Freud influiscono
sulla sensibilità collettiva, in particolare
sulle idee degli scrittori. La letteratura,
infatti, comincia a riflettere un mondo in
cui le antiche certezze crollano, i punti di
vista si moltiplicano, l'identità viene a
mancare e l'individuo è soggetto a una
scissione traumatica.
supera il Naturalismo, i romanzi veristi e realisti dell'Ottocento, il
racconto "oggettivo" e la cronologia lineare
La narrativa dei
primi decenni
del Novecento
tenta nuove strade
persa la fiducia nella propria capacità di racconto e
analisi del mondo esterno, il romanzo fa tesoro delle
nuove tendenze della scienza (Albert Einstein) e della
filosofia (Henri Bergson)
diventano importanti la rappresentazione del tempo interiore,
che non coincide con quello cronologico, e in generale la
percezione soggettiva della realtà
Il mutato clima culturale trasforma profondamente la struttura della narrazione, che risulta ora estremamente
variegata per la scelta dei temi. Nelle modalità espressive si rilevano alcune costanti:
Di conseguenza, il racconto e il romanzo, che nell'Ottocento erano lo specchio interpretativo della realtà esterna,
analizzabile e conoscibile attraverso un approccio oggettivo, ora si concentrano sull'analisi degli stati d'animo, sul
flusso instabile prodotto dai pensieri e dai sentimenti dei personaggi; il tempo non è più un tempo esteriore,
misurabile razionalmente in anni, giorni, ore, ma nello sviluppo narrativo è il frutto delle libere associazioni dei
protagonisti stessi, per cui passato e presente si intrecciano e interagiscono nell'esperienza dei personaggi.
SCOPERTE
SCIENTIFICHE
FILOSOFIA
E PSICOANALISI
influenzano
LETTERATURA
PSICOLOGICA
riflette su
modifica la
crollo
delle
certezze
moltiplicazione
dei punti
di vista
perdita
di identità
e scissione
dell'individuo
STRUTTURA
NARRATIVA
ora caratterizzata da
intreccio
esile
analisi
psicologica
dei personaggi
dimensione interiore
dello spazio
e del tempo
Tra i grandi autori della narrativa psicologica del Novecento
si colloca lo scrittore francese Marcel Proust. Il vero
protagonista della sua opera monumentale (Alla ricerca del
tempo perduto, 1913-1927), composta da sette romanzi, è
la memoria, che sottrae il passato all'oblio e lo fa
riemergere nel presente (Il tempo ritrovato, 1927). L'opera è
radicalmente innovativa poiché il recupero memoriale non
procede secondo un ordine cronologico, in quanto gli
episodi proposti vengono evocati da casuali analogie: una
tazza di tè, il suono delle campane, la musica riportano la
mente indietro nel tempo.
Irène Némirovsky, scrittrice ebrea di origine russa, ma
emigrata in Francia, nei suoi romanzi analizza e descrive in
maniera acuta la psicologia dei personaggi: ne Il ballo
(1930), per esempio, mette a nudo le tensioni che
contrappongono un'adolescente alla madre.
Nell'area inglese lo scrittore James Joyce, con i racconti Gente di
Dublino (1914), analizza antieroi destinati alla sconfitta che si
muovono deboli e insicuri nella moderna città irlandese ( Eveline, p.
518). Nel romanzo Ulisse (1922), Joyce narra una giornata di Leopold
Bloom che, come l'omonimo eroe omerico, lotta per affermare se
stesso; ma la sua è una tensione che si sviluppa nell'interiorità della
coscienza, nel teatro della mente e non nel mondo esterno come per
il re di Itaca.
Virginia Woolf, con Gita al faro (1927), delinea i sogni, le sensazioni e
le riflessioni che fluttuano nella vita interiore, specialmente
femminile.
Nell'area tedesca vi sono grandi innovatori dei
generi narrativi: Thomas Mann con I
Buddenbrook (1901), romanzo sulla decadenza di
una potente famiglia di mercanti di Lubecca e lo
scrittore boemo Franz Kafka, che pone al centro
dei suoi principali romanzi, Il processo (1925) e Il
castello (1926), il tema della colpa e
dell'innocenza.
i ricordi di infanzia e di giovinezza si fanno narrazione
Alla ricerca
del tempo perduto
si propongono come una materia da esplorare in cerca di eventi,
persone e sensazioni perdute
il racconto è privo di una vera trama, e procede per intermittenze
emotive, i cui frammenti tentano di ricomporre un'identità
prosegue l'opera di "sparizione" del narratore dietro personaggi
che si impongono per la loro vita interiore, slegata da qualsiasi
vincolo logico o razionale
Ulisse
nell'Ulisse figure e luoghi dell'Odissea di Omero offrono i riferimenti
mitici per una vicenda tutt'altro che eroica
i disordinati pensieri del protagonista in una sola giornata dipingono
una moderna, degradata "odissea"
si dedica a personaggi provenienti dalla borghesia
La montagna
incantata
ricorre a tecniche di racconto meno rivoluzionarie
analizza i tormenti di una classe sociale che ha denaro
e prestigio, ma non sa tradurli in felicità e serenità
nella Montagna incantata il protagonista, malato di tubercolosi,
trova una nuova e più autentica dimensione di sé nel sanatorio in
cui viene ricoverato
si dedica a personaggi provenienti dalla borghesia
avviluppa le sue trame in situazioni estreme ma quotidiane di cui
è impossibile riprendere il controllo
La metamorfosi
nella Metamorfosi il piccolo borghese Gregor Samsa si trova
tramutato in uno scarafaggio, rappresentando così anche nel corpo
fisico i suoi tormenti interiori e il suo senso di inadeguatezza
Gita al faro
fa del monologo interiore la sua tecnica narrativa di riferimento
in analisi psicologiche di raffinata eleganza, conferisce
all'esistenza quell'ordine e quella forma che la realtà, sconvolta
dalla Prima guerra mondiale e dai nascenti totalitarismi, sembra
aver perso
usa la tecnica del flusso di coscienza, mantenendo l'ordine e la
connessione logica delle idee e dei pensieri espressi nel
monologo interiore
riunisce su un'isola, intorno alla signora Ramsay, una compagnia di
amici: i loro reciproci rapporti, idiosincrasie, progetti, dominano la
narrazione, in cui rivelazioni improvvise, per quanto parziali,
portano i protagonisti a una maggiore consapevolezza della vita e
dei suoi autentici valori
Nell'ambito della narrativa degli anni Venti-Trenta, l'assurdità dell'esistenza, l'incomunicabilità, i condizionamenti
e le ipocrisie nei rapporti umani, la casualità degli eventi, la nevrosi sono temi che accomunano gli autori italiani
alle opere di Proust e Joyce.
Italo Svevo utilizza i propri studi di psicoanalisi per narrare il processo di autocoscienza del suo personaggio
«inetto», che non prende in mano la propria vita ma si lascia vivere. Nelle pagine di Svevo si respira la grande
cultura centroeuropea che si manifesta nell'interesse dell'autore per la psicologia del profondo e i percorsi della
memoria. Zeno Cosini, protagonista della Coscienza di Zeno (1923), rappresenta il tipo dell'antieroe
novecentesco, personaggio privo di forti passioni, imprevedibile nei comportamenti e la cui interiorità è
caratterizzata da una serie di dissonanze e non da un'armonia di elementi coerenti ( Prima e ultima ... sigaretta, p.
541).
Le Novelle per un anno (1922-1937) e i romanzi (Il fu Mattia Pascal, 1904, e Uno, nessuno e centomila, 1925) di
Luigi Pirandello esprimono il disagio esistenziale dell'uomo moderno, che si sente «spettatore estraneo» della
vita. L'autore crea personaggi chiusi nel dolore o nella follia, poiché la famiglia e la società in cui vivono non
consentono loro di mostrare ciò che veramente sono; essi diventano così l'espressione di un fallimento,
presentato come inevitabile conseguenza dell'incapacità individuale di aderire alla «realtà» delle ipocrisie sociali,
e denunciano il contrasto tra ciò che è e ciò che appare.
Negli anni Quaranta-Cinquanta, mentre gran parte della narrativa italiana è impegnata nella rappresentazione
della realtà sociale e dei problemi a essa connessi, altri scrittori concentrano la loro indagine intorno alle
problematiche dell'esistenza umana e alle dimensioni dell'ignoto.
Dino Buzzati traduce tutte queste istanze. La sua narrativa è fantasticamente verosimile e predilige i temi della
solitudine, del tempo, dell'attesa, dell'insensatezza del vivere, del mistero (Il deserto dei tartari, 1940). Per il senso
incombente della catastrofe che emerge dalle sue pagine, lo scrittore si colloca nella linea di Franz Kafka. In
entrambi un evento imprevedibile fa irruzione nel quotidiano e la trama produce effetti stravolgenti e surreali: in
Buzzati, il crollo dell'esistenza non è voluto da nessuno; in Kafka, esiste il colpevole che non ha commesso nulla e
sul quale incombe la punizione di un'autorità ignota.
Nel panorama italiano, tra le voci femminili più intense si ricorda Elsa Morante, che dedica ampio spazio nei suoi
racconti e romanzi ai motivi tematici dell'incomunicabilità e dei turbamenti affettivi degli adolescenti, in
particolare ne L'isola di Arturo (1957).