Appunti di Storia della Scenografia dall'Università degli Studi di Padova

Documento dall'Università degli Studi di Padova su appunti di storia della scenografia. Il Pdf, adatto per l'Università, esplora le evoluzioni e le teorie che hanno plasmato l'arte scenica dal simbolismo al Novecento, analizzando i contributi di figure chiave come Adolphe Appia e Edward Gordon Craig nel campo dell'Arte.

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39 pagine

appunti di storia della scenografia
Scenografia
Università degli Studi di Padova (UNIPD)
38 pag.
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TEORIA E TECNICA DELLA SCENOGRAFIA
11/03/2021
Teatro è un arte in due ambiti: drammaturgia e la sua messa in scena.
Scrittura drammaturgia: stesura dei testi
scrittura scenica: allestimento di uno spettacolo, ci interessano i coefficienti spettacolari, elementi che
concorrono a fare lo spettacolo, ossia attori, struttura, scenografia, costumi.
Fino a che non è nato il regista teatrale, in Europa negli anni 70 dell’800, tutti i coefficienti scenici iniziano
ad essere concertati dal regista.
Il regista sta alla scrittura scenica come lo scrittore sta alla scrittura drammaturgica.
Per secoli si è creduto che la scrittura drammaturgica fosse la parte più importante.
Il teatro come arte autonoma nasce a fine 800 quando nasce la figura del regista.
Teatro= guardo con gli occhi e con la mente
Aristotele dice che non è necessario che un’opera per essere buona deve essere messa in scena.
La nascita della regia teatrale ha ridato allo spettacolo e alla scrittura scenica il suo ruolo.
Il teatro è un’arte visiva.
Il teatro è uno scambio fra attori e pubblico, una forma d’arte effimera, destinata a scomparire dopo la sua
rappresentazione. Le repliche non sono mai uguali. Cambia il pubblico e l’energia che si crea.
Per studiare lo spettacolo non abbiamo la carta, dobbiamo avere altri documenti come immagini, foto, video,
audio, scenografie, costumi, elementi di scena, ogni elemento che può essere utile per ricostruire lo
spettacolo.
La scenografia è uno degli elementi che fa del teatro un’arte autonoma attraverso la scrittura scenica. La
scenografia e lo spazio sono elementi irrinunciabili, non si può fare a meno dello spazio, che è un concetto
che ci fa mettere a fuoco la percezione o la ricezione dello spazio.
La scenografia è il modo in cui viene organizzato lo spazio, oggi si apre a tante opportunità.
Deve esistere lo spazio e la comunicazione con qualcuno che guarda, senza non si può parlare di teatro.
Lo spazio teatrale è un convenzione culturale, patto tra chi guarda e chi agisce. Ogni epoca ha la sua
convenzione, ogni epoca ha un suo spazio teatrale.
Quando parliamo di spazio teatrale dobbiamo tenere in conto 3 diverse accezioni:
-spazio immaginato, nel testo o nella mente del regista, raccontato nelle didascalie, spazio immaginario
-spazio fisico, che è l’edificio, la strada, ciò che contiene l’evento e il pubblico
-scenografia, che deve tenere in conto di entrambi gli altri spazi.
La scenografia deve poter creare uno spazio concreto in cui creare l’immaginazione, che si possa creare la
magia della finzione teatrale. La scenografia è un viaggio che aiuta lo spettatore a transitare dalla visione
immaginaria alla finzione presente in scena.
In uno spazio reale in cui si muovono gli attori, grazie alla scenografia diventa spazio immaginario in cui
prendono vita i personaggi.
Teatro e arti visive sono legate perché fondano il loro statuto nell’occhio, sia per osservare il quadro
bidimensionale nella cornice, che per quello tridimensionale della scena.
Tra teatro, scena e arti visive si è creato uno scambio, un primo scambio è stato di prestiti, citazioni, perché
era l’artista figurativo, il pittore di corte, che creava la scena, era un trasferimento di linguaggi.
La scena resta dipinta fino a fine 1800.
Ci sono degli snodi in cui questo scambio di linguaggi è molto fecondo, come nel rinascimento e nel
barocco, momento in cui le citazioni tra i due linguaggi sono fortissime.
Un secondo modo per mettere in relazione le due materie riguarda la concezione della scena, dove per creare
la scena uso gli assunti del linguaggio pittorico scultoreo, da seconda metà 800 e nel 900. Momento in cui
diventa arte autonoma che prende in prestito dall’arte figurativa.
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Anteprima

Teoria e Tecnica della Scenografia

Teatro è un arte in due ambiti: drammaturgia e la sua messa in scena. Scrittura drammaturgia: stesura dei testi scrittura scenica: allestimento di uno spettacolo, ci interessano i coefficienti spettacolari, elementi che concorrono a fare lo spettacolo, ossia attori, struttura, scenografia, costumi. Fino a che non è nato il regista teatrale, in Europa negli anni 70 dell'800, tutti i coefficienti scenici iniziano ad essere concertati dal regista. Il regista sta alla scrittura scenica come lo scrittore sta alla scrittura drammaturgica. Per secoli si è creduto che la scrittura drammaturgica fosse la parte più importante. Il teatro come arte autonoma nasce a fine 800 quando nasce la figura del regista. Teatro= guardo con gli occhi e con la mente Aristotele dice che non è necessario che un'opera per essere buona deve essere messa in scena. La nascita della regia teatrale ha ridato allo spettacolo e alla scrittura scenica il suo ruolo. Il teatro è unʼarte visiva. Il teatro è uno scambio fra attori e pubblico, una forma d'arte effimera, destinata a scomparire dopo la sua rappresentazione. Le repliche non sono mai uguali. Cambia il pubblico e l'energia che si crea. Per studiare lo spettacolo non abbiamo la carta, dobbiamo avere altri documenti come immagini, foto, video, audio, scenografie, costumi, elementi di scena, ogni elemento che può essere utile per ricostruire lo spettacolo. La scenografia è uno degli elementi che fa del teatro un'arte autonoma attraverso la scrittura scenica. La scenografia e lo spazio sono elementi irrinunciabili, non si può fare a meno dello spazio, che è un concetto che ci fa mettere a fuoco la percezione o la ricezione dello spazio. La scenografia è il modo in cui viene organizzato lo spazio, oggi si apre a tante opportunità. Deve esistere lo spazio e la comunicazione con qualcuno che guarda, senza non si può parlare di teatro. Lo spazio teatrale è un convenzione culturale, patto tra chi guarda e chi agisce. Ogni epoca ha la sua convenzione, ogni epoca ha un suo spazio teatrale. Quando parliamo di spazio teatrale dobbiamo tenere in conto 3 diverse accezioni: -spazio immaginato, nel testo o nella mente del regista, raccontato nelle didascalie, spazio immaginario -spazio fisico, che è l'edificio, la strada, ciò che contiene l'evento e il pubblico -scenografia, che deve tenere in conto di entrambi gli altri spazi. La scenografia deve poter creare uno spazio concreto in cui creare l'immaginazione, che si possa creare la magia della finzione teatrale. La scenografia è un viaggio che aiuta lo spettatore a transitare dalla visione immaginaria alla finzione presente in scena. In uno spazio reale in cui si muovono gli attori, grazie alla scenografia diventa spazio immaginario in cui prendono vita i personaggi. Teatro e arti visive sono legate perché fondano il loro statuto nell'occhio, sia per osservare il quadro bidimensionale nella cornice, che per quello tridimensionale della scena. Tra teatro, scena e arti visive si è creato uno scambio, un primo scambio è stato di prestiti, citazioni, perché era l'artista figurativo, il pittore di corte, che creava la scena, era un trasferimento di linguaggi. La scena resta dipinta fino a fine 1800. Ci sono degli snodi in cui questo scambio di linguaggi è molto fecondo, come nel rinascimento e nel barocco, momento in cui le citazioni tra i due linguaggi sono fortissime. Un secondo modo per mettere in relazione le due materie riguarda la concezione della scena, dove per creare la scena uso gli assunti del linguaggio pittorico scultoreo, da seconda metà 800 e nel 900. Momento in cui diventa arte autonoma che prende in prestito dall'arte figurativa.

Document shared on https://www.docsity.com/it/appunti-di-storia-della-scenografia/9071081/ Downloaded by: emanuelezonta (emanuele.zonta111@gmail.com)La 2 metà dell'800 è il momento in cui anche le arti figurative riconoscono un grande rinnovamento. Anche il teatro avvia una sua riforma per avere l'autonomia che parte dalla consapevolezza dei propri elementi visivi che diventano prioritari rispetto al testo scritto. A metà 800 le arti figurative rimettono in discussione il linguaggio, pensiamo agli impressionisti, l'arte visiva si emancipa dalla tradizione, diventa un modello per il teatro per superare una disarmonia presente sulla scena da secoli. La prima riforma radicale della scena poggia nelle arti visive. Modo nuovo di osservare il reale. Si vuole ridare armonia e autonomia a quest'arte. Il recupero della parte visiva per il teatro è più complesso perché sulla scena era presente un elemento che si opponeva all'armonia della scena, l'attore, il corpo di carne, l'incognita, l'elemento che sfuggiva ad un controllo, e non permetteva l'organicità della scena. Le prime trattazioni si occupano anche dell'attore e il suo rapporto con la scena. I teorici propongono di ridurre, neutralizza, eliminare il corpo a vantaggio di una dimensione visiva, che deve avere una sua armonia. Il rifiuto di questa visone antropocentrica che era stata dominante cambia i canoni della rappresentazione, invitando arti visive e spettacolo verso dimensione più astratta. I primi a proporre un cambiamento sono i simbolisti di cui Appià e Creig sono i principali, ripropongono idea di teatro come forma d'arte totale, ricerca di corrispondenza tra poesia, pittura. Teatro simbolista degli anni 80 dell'800 propongo un teatro vocativo dove il reale tende ad assottigliarsi, tutto è allusione a un mondo altro, tutto si assottigla. Vengono proposti fondali antinaturalistici dipinti. La riforma del teatro avvengono su imitazione dell'arte visiva. Riportare le acquisizioni dell'arte visiva dentro la scenografia. La tentazione figurativa dura poco, quando il teatro assume la tendenza all'astrazione la declina nella costruzione plastica, nei volumi, nell'uso di nuove tecniche come la luce elettrica che diventa terreno di sperimentazione. Fine 800 e primi 900 riflessioni intorno alla luce sono innumerevoli. È la luce elettrica che permette alla luce di diventare un linguaggio, per essere usata in tante sfumature. Possibilità di creare luce colorata in movimento, porta scarto di qualità. Il colore viene incorporato nella scena. Il quadro è la scena e la tavolozza è la luce elettrica. Luce colorata porta l'apertura di nuovi orizzonti, ciò che la parola non sa dire lo svela la luce abbinata al colore e legata alla musica, altra arte immateriale. I futuristi propongono di ridimensionare la figura umana, sostituirla con marionette, oggetti. Anni70 del 900 teatro immagine, immagine supporto dello spettacolo, offre sulla scena la dimensione profonda, immagini accostate senza seguire le indicazioni della ragione. Sulla scena carica evocativa che vuole rivelare la parte inconscia.

Lezione 2

Origini e Significato della Scenografia

Termine scenografia: deriva dal latino, che ha antecedente greco, composto di due parole si traduce con: arte di dipingere la scena. I termini sono più complessi. Il verbo dipingere si può tradurre anche con scrivere e disegnare. Quindi scrivere, dipingere e disegnare la scena. Skene indicava nel teatro una costruzione in legno dietro l'attore, che proteggeva quello che stava dietro, era come un paravento, in cui l'attore si poteva cambiare, o nel teatro di Dioniso proteggeva lo spazio sacro del tempio. In origine la scenografia o skene indica qualcosa che separa, custodisce, nasconde, protegge. Oggi è lo spazio dove noi vediamo l'attore. Document shared on https://www.docsity.com/it/appunti-di-storia-della-scenografia/9071081/ Downloaded by: emanuelezonta (emanuele.zonta111@gmail.com)Arte nell'antico ha due significati: idea di creare qualcosa a livello concettuale e costruire praticamente. Una sorta ti tekne, ossia fare qualcosa concretamente e saper come farla. Quindi il termine scenografia è velato di molte sfumature.

Studio del Teatro Antico

Per studiare le origini del teatro dobbiamo andare nell'antica Grecia. Le fonti sono necessarie per studiarla. Il teatro antico è composto da diversi secoli che hanno tra di loro grande distanza cronologica. Spesso per teatro antico intendiamo il 5 secolo a. C. ad Atene, ossia l'età di Pericle, ma dobbiamo considerare più particolari. Esistevano teatri anche prima del 5 secolo, prima di Eschilo, ossia il grande tragediografo. Poi il grande teatro classico del 5 secolo e poi tutte le forme spettacolari del periodo ellenistico, dal 4 secolo in poi, anche fuori dalla Grecia. Poi teatro romano, 1, 2 secolo a. C. e 1 secolo d. C. Le fonti per lo studio dello spettacolo sono di difficile interpretazione o poco affidabili. Lo spettacolo è un arte effimera, nel momento in cui viene prodotta scompare, non come i testi drammaturgici che restano. Per studiare l'ampio arco cronologico abbiamo a disposizione due fonti: testuali e fisiche.

Fonti Testuali e Fisiche

Tra quelle testuali abbiamo i testi teatrali e opere teatrali che parlano di altre opere teatrali, dove ci sono elementi didascalici, che ci fanno capire come poteva essere pensato l'allestimento. Abbiamo anche le testimoniante di teorici che hanno offerto delle riflessioni intorno alla drammaturgia e alla rappresentazione, la più importante è la poetica di Aristotele, scritta a fine 4 secolo, quindi tarda rispetto all'avvio di questa forma d'arte. Le fonti fisiche di cui le principali sono gli edifici teatrali, di cui abbiamo molti resti e altri elementi come vasi, statue, mosaici, pitture, ad Atene erano stati prodotti molti vasi che avevano come soggetto motivi teatrali, l'interpretazione va fatta con cautela, non è detto che queste pitture avessero un riferimento diretto con gli spettacoli. Le fonti più attendibili restano i testi drammaturgici, nel mondo antico il drammaturgo e chi li rappresentava era la stessa persona, quindi scrivendo considerava lo spazio dove metterli in scena.

Il Teatro di Dioniso nell'Antica Atene

Antica Atene, teatro di Dioniso. Sin dalle origini il ha carattere religioso, pare che la prima forma fosse un inno per il dio Dioniso, insieme di parola, musica e danza. Coinvolge tutta la comunità. Dio di vigne e vino, e protettore del teatro. Il trasporto provocato dal vino veniva avvicinato ad un trasporto mistico, exstasi, fuori uscita da sé. L'evento teatrale che si sovrappone a quello religioso viene vista come esperienza di exstasi, di incontro con il mistico. Questa notizia arriva dalla poetica, che spiega come in origine fosse presente questo inno cantato in onore di Dioniso, e insiste sull'importanza dell'improvvisazione. Il primo inno è stato modificato, diventando poi tragedia e commedia. La mancanza di fonti non ci fa conoscere tutti i passaggi che hanno portato alla forma di scrittura strutturata. Protagonista dell'inno era un coro, costituito da circa 50 coreuti, da cui si distaccava progressivamente un interprete che diventava un solista, e non prendeva mai la veste del personaggio, non entra nella finzione. Nelle tragedie il solista è personaggio. L'inno aveva carattere spirituale e comunitario. Queste prime forme di teatro avevano luogo nell'agorà. Si cantava in spiazzo circolare, che ricorda l'orchestra del teatro antico. I coreuti vestiti come seguaci di Dioniso, quindi satiri, il pubblico sedeva a terra. Al centro era posto altare mobile dove c'era la statua di Dioniso. Il solista stava a lato, sopra a tavola, posta tangente allo spazio circolare dei coreuti, così era visibile e distaccato dagli altri. Il passaggio determinante è il fatto che a metà 6 secolo il corista inizia a diventare compositore dell'opera, aumenta di importanza, forse il primo autore-attore tragico della storia dello spettacolo in Occidente: Tespi. L'innovazione più importante che pare abbia introdotto Tespi era che il solista ha iniziato a raccontare degli episodi di raccordo, a immettere l'elemento narrativo nella poesia, quindi la trasformazione in dramma, abbiamo però poche fonti. Nell'antica Atene le rappresentazioni avvenivano in momento particolare dell'anno, perché avevano carattere religioso e rituale, seguivano festività dedicate a Dioniso. Il momento più importante erano le grandi dionisie, a inizio primavera, per una settimana la città fermava le attività per celebrare il dio e spesso anche le feste erano panelleniche, quindi arrivava gente da tutta la Grecia, perché queste attività tenevano un collante tra tutti i greci. La statua veniva portata in processione, sacrifici, cerimonie religiose, eventi civili. Partecipavano tutti, anche stranieri e donne, che non avevano diritti civili e politici.

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