Documento dall'Università degli Studi di Padova (unipd) su Appunti di sociologia generale. Il Pdf esplora i concetti di Wechselwirkung e Vergesellschaftung di Georg Simmel, analizzando l'importanza delle interazioni reciproche e della sociazione nella formazione delle strutture sociali, utile per lo studio universitario.
Mostra di più63 pagine


Visualizza gratis il Pdf completo
Registrati per accedere all’intero documento e trasformarlo con l’AI.
Georg Simmel: la sua "sociologia delle forme" si basa su due concetti base: Wechselwirkung e Vergesellschaftung (tedesco). Il primo termine significa "effetto di reciprocità" o "azione reciproca" o "influenza reciproca" e indica che tutti gli elementi che compongono la realtà sono in costante relazione gli uni con gli altri e si influenzano vicendevolmente. 2 conseguenze:
Siamo con Simmel nei primi anni del '900: secondo la teoria della relatività di Einstein le particelle subatomiche, in quanto strutture dinamiche, devono essere intese come eventi più che come oggetti. Una delle principali implicazioni di questa teoria è che massa ed energia si equivalgono quindi tutto ciò che ci appare come dotato di materialità (anche lo stesso corpo umano) è in realtà un concentrato di energia. L'energia vitale si manifesta dunque sottoforma di forme di vita (sostanze, oggetti, persone, animali, piante, famiglie, scuole, conventi, squadre di calcio, consigli comunali, foreste, prati, greggi). Per Simmel la vita è un fluire incessante che si cristallizza in forme, le quali tuttavia hanno durata relativa, in quanto il fluire stesso della vita preme per travalicare e spazzarle via. La società, per Simmel, non esiste se non nelle vicendevoli interazioni tra gli esseri umani (le cerchie sociali - gruppi e società - sono delle forme assunte dall'energia vitale che viene fatta circolare nelle relazioni e interazioni reciproche poste in essere tra gli elementi che le compongono). La sociologia è lo studio delle forme via via assunte da queste relazioni reciproche tra le persone. Il secondo termine fa riferimento al processo di "sociazione" attraverso il quale una determinata forma di azioni reciproche si consolida nel tempo. Le forme di reciprocità fra individui che danno vita ai gruppi e alle società, delineandone la struttura e i confini, sono azioni rituali che esprimono la realtà sociale e al tempo stesso tendono a cristallizzarsi in rappresentazioni simboliche. Quest'ultime costituiscono la cultura dei gruppi, delle istituzioni, della società. La cultura consiste quindi in rappresentazioni simboliche che al tempo stesso:
Esse tendono a oggettivarsi, a staccarsi dalla realtà che le ha prodotte e a tentare di imporsi su di essa, entrando perciò in contrasto con essa. Questa tensione tra il fluire della vita e la rigidità delle forme entro cui viene necessariamente ingabbiata dalla cultura oggettiva costituisce l'aspetto tragico dell'esistenza, ma al tempo stesso permette il mutamento culturale e il dinamismo sociale.
Anche l'identità, collettiva o individuale, è una forma che viene continuamente riprodotta dall'azione rituale. Il flusso vitale si alimenta infatti di processi che si contrappongono continuamente: identificazione e differenziazione, aggregazione e separazione, entrata e uscita, persistenza e mutamento ecc ... L'identità, quindi, deve fare i conti con 2 problematiche:
La coesione interna e la continuità delle forme sociali di vita, sia individuali che collettive, vengono mantenute attraverso azioni di tipo rituale che permettono di conservare oppure modificare la struttura interna e i confini del "se" e del "noi".
Emile Durkheim - Le forme elementari della vita religiosa (1912) e interpretazione di Randall Collins. Secondo Collins il rituale durkheimiano può essere considerato come una sorta di batteria sociale, un meccanismo che produce l'energia necessaria a tener vivi i legami collettivi e le relazioni sociali. Durkheim si focalizzò sui rituali religiosi (tribù totemiche o religioni istituzionalizzate) perché li riteneva gli archetipi dei meccanismi che stanno alla base del legame sociale. Il rituale consiste nel raduno, nel raggruppamento in un medesimo luogo di più persone. L'eccitazione causata da questa presenza reciproca fornisce una potenziale carica emozionale, la quale si rafforza progressivamente se le persone riunite cominciano ad agire (muoversi-parlare- cantare-urlare-tacere) in maniera coordinata e sincronizzata, seguendo repertori d'azione regolati da un insieme di prescrizioni esplicite e implicite. L'eccitazione aumenta mentre viene espressa e trasporta coloro che partecipano al rituale in un mondo diverso da quello della routine quotidiana, trasmettendo loro la sensazione di essere a contatto con qualcosa di sacro che essi stessi contribuiscono a creare. L'armonizzazione dei gesti, ossia la loro progressiva sincronizzazione ritmica trasforma i sentimenti individuali in sentimenti collettivi e fa sì che i membri del gruppo riunito si sentano parte di una comunità morale. Si tratta di forme di aggregazione che creano la società tramite l'azione dei suoi membri; al tempo stesso oltre ad essere il prodotto dell'azione delle persone riunite, ogni rituale è a sua volta un meccanismo che agisce su coloro che vi prendono parte e produce in loro degli effetti. Quando si riunisce per svolgere un rituale di rispetto verso i suoi oggetti sacri, un gruppo raggiunge il più alto livello di consapevolezza di sé. Venerando i simboli del gruppo, i partecipanti al rituale celebrano il legame che li unisce e quindi celebrano se stessi in quanto gruppo. In questo modo l'energia e la forza del gruppo riunito ricarica i partecipanti e ne rinnova la fiducia, generando in loro un senso più intenso delle proprie capacità e il sentimento di essere virtuosi. Il rituale di Collins prevede:
Questi a loro volta danno luogo a:
Tali oggetti non sono sacri di per sé, in base a una propria caratteristica oggettiva, ma a renderli sacri è il modo in cui il gruppo si comporta nei loro confronti. Il comune focus d'attenzione non deve essere inteso unicamente come qualcosa (una persona-un animale-un oggetto) che sta al di fuori rispetto al raggruppamento delle persone che partecipano al rito: il focus principale è costituito innanzitutto dall'attenzione che i partecipanti pongono nel coordinare e sincronizzare reciprocamente i gesti previsti dal repertorio d'azione del rituale. Ovviamente la presenza di un celebrante o di un simbolo sacro visibile e tangibile favorisce molto la catalizzazione dell'attenzione di tutti i partecipanti verso un'unica direzione. Esempi di rituali: congressi politici - parate militari - processi giudiziari - feste nazionali (macro- rituali) - matrimoni - funerali - cene aziendali - feste di compleanno (micro-rituali/rituali riferiti a gruppi più piccoli) - conversazioni per Goffman (micro-rituali/ rituali interpersonali). Alcuni autori hanno una concezione più ristretta di rituale; i rituali sono quelle pratiche che:
Il modello di Collins, invece, non considera solo i rituali intenzionali (istituzionalizzati) ma anche quelli naturali (es. folla riunita spontaneamente che dirige l'attenzione verso un leader carismatico che parla e agisce senza seguire un protocollo predefinito: partiti politici) Secondo Durkheim i riti creano effervescenza collettiva che ravviva il legame tra gli individui riuniti, caricandolo di energia. Collins nota che chi si trova al centro del rituale (celebrante o oggetto sacro) diventa un polo di questa batteria sociale. L'effervescenza collettiva alimentata dall'azione rituale scalda i partecipanti, ne rende meno strutturate e più plasmabili le identità personali e le fonde insieme a formare un'identità collettiva. II "noi" così creato può essere piò o meno effimero o durevole, a seconda della frequenza e delle modalità con cui quella forma di azione rituale viene riprodotta e consolidata nel tempo. L'analisi di Durkheim differenzia l'esperienza rituale in cui i partecipanti si percepiscono come fusi insieme in un'unica collettività da quella della routine quotidiana in cui ciascuno si percepisce come individuo a sé stante. Durkheim: attraverso i rituali gli uomini dividono il mondo in due sfere: sacro e profano. Oggetti sacri: non lo sono di per sé ma gli individui, compiendo determinate azioni, dimostrano rispetto e venerazione verso tali oggetti e li rendono sacri; con queste azioni il gruppo si unisce e rafforza la propria coesione quindi gli oggetti diventano simboli del gruppo riunito e da questo deriva il loro carattere di sacralità. Attraverso i propri simboli i partecipanti al rituale venerano se stessi in quanto gruppo e collettività quindi il sacro è nel legame sociale, in ciò che unisce gli individui e permette la coesione del gruppo, e al tempo stesso ne delimita i confini e lo separa dall'esterno. I confini che definiscono il gruppo diventano anch'essi sacri in quanto preservano il gruppo dal contatto con l'esterno che è potenzialmente contaminante e disgregante.