Documento universitario sulla storia della famiglia, dell'infanzia e della società in Italia. Il Pdf analizza l'evoluzione della storiografia familiare, le tipologie e i modelli matrimoniali, le dinamiche demografiche e l'impatto delle epidemie a Bari nell'Ottocento, offrendo una panoramica dettagliata per lo studio della Storia.
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Giovanna Da Molin
La rivoluzione storiografica promossa dalla rivista francese Annales d'Histoire économique et sociale, fondata da Marc Bloch e Lucien Febvre nel 1929, ha cambiato l'impostazione tradizionale degli studi storici e ne ha ampliato i campi d'indagine, proponendo una storia più attenta alle masse operanti nella quotidianità e sempre più connessa alle altre scienze sociali -- > storia sociale. Tra i diversi settori di ricerca della storia sociale spicca lo studio della famiglia nel passato. La storiografia della famiglia, come settore autonomo di studi storici, è nata a '900 inoltrato sulla base di una verifica empirica degli studi precedentemente svolti. Già nella seconda metà dell'800, infatti, studiosi come Émile Durkheim avevano affrontato questo studio ritenendo che in seguito alla rivoluzione industriale la famiglia avesse subito una "contrazione" in termini di ampiezza e struttura, passando dalla tipica forma "allargata", a una semplice o nucleare (formata solo da genitori e figli). Un impulso decisivo allo sviluppo degli studi sulla famiglia è stato dato, sul versante demografico, dalle ricerche condotte dal Cambridge Group, fondato da Peter Laslett nel 1964. Negli stessi anni, la demografia storica ha compiuto importanti progressi, grazie anche allo sviluppo del metodo della ricostruzione nominativa delle famiglie ideato da Michel Fleury e Louis Henry, tramite cui per gli storici fu possibile sfruttare la grande quantità di informazioni demografiche presente nei registri parrocchiali di battesimo, matrimonio e sepoltura. In Inghilterra, questo metodo ha permesso di individuare un'età media di matrimonio piuttosto alta (25-30 anni) che andava a contrapporsi con l'immagine delle "spose bambine" promossa anche da Shakespeare attraverso il personaggio di Giulietta che si sposa a 14 anni.
Uno dei più grandi contributi offerti da Laslett e dal Cambridge Group è stata l'elaborazione di uno schema classificatorio delle tipologie familiari, utile agli storici per fare comparazioni da un punto di vista sia territoriale che cronologico. Tale classificazione si basa sul concetto di "famiglia nucleare", costituita da una coppia sposata con o senza figli oppure da un vedovo/a con figli. Oltre alla famiglia nucleare, Laslett individua poi altri tipi di strutture familiari:
Applicando questa classificazione, Laslett ha condotto numerose ricerche sulla struttura della famiglia nell'Inghilterra preindustriale, osservando come la forma di famiglia più diffusa fosse quella nucleare. Mentre, dopo la Rivoluzione Industriale, contrariamente a quanto affermato da Durkheim, non si è assistito ad una contrazione della famiglia, quanto piuttosto ad un aumento delle famiglie multiple, dovuto ai vantaggi economici dati dalla coresidenza con i genitori e gli altri parenti. I risultati di queste ricerche, tuttavia, hanno dato avvio ad un acceso dibattito scientifico. Sono molte le critiche avanzate contro Laslett: la più dura è stata lanciata da Lutz Berkner che ne ha criticato l'approccio statico. Secondo lui, infatti, la famiglia non va intesa come una realtà statica, ma come processo in continua evoluzione: l'aggregato domestico può essere nucleare in una certa fase, ma esteso e multiplo in un diverso periodo. Di conseguenza Berkner ha suggerito di analizzare la distribuzione dei gruppi domestici secondo l'età del capofamiglia, sostenendo che le tipologie familiari avrebbero registrato frequenze diverse nelle differenti classi d'età del suo capofamiglia e che la struttura dominante nelle singole fasce d'età poteva essere considerata come una caratteristica di una certa fase del ciclo di sviluppo. Per Berkner, inoltre, la bassa incidenza di aggregati complessi registrata nell'Inghilterra preindustriale era legata agli elevati tassi di mortalità e all'elevata età in cui ci si sposava, fattori che facevano sì che una famiglia potesse avere una struttura complessa solo per periodi relativamente brevi. Ma approfondiamo la questione del matrimonio ... Secondo John Hajnal, un demografo, esistevano 2 diversi modelli matrimoniali:
All'interno delle due macroaree europee, comunque, vi erano delle eccezioni. Ad esempio, in Sicilia e in Puglia il matrimonio era molto precoce e, soprattutto per gli uomini, l'accesso alle nozze era fortemente influenzato dalla classe sociale di appartenenza. In seguito al matrimonio le coppie davano vita a diverse strutture familiari:
In Italia, il patrimonio documentale utile allo studio storico delle strutture famigliari è estremamente ricco. Ma nonostante questo, lo studio dei modelli familiari in Italia ha preso avvio molto più tardi rispetto ad altre realtà europee. Già all'inizio del '900 alcuni studiosi avevano incentrato le loro ricerche sulla famiglia, ma è solo a partire dagli anni '70 che si assiste al vero e proprio fiorire della storiografia della famiglia in Italia, grazie al fondamentale contributo apportato dalle attività di ricerca e di dibattito promosse dalla Società Italiana di Demografia Storica (SIDeS), istituita nel 1977. Il primo importante lavoro sulle strutture familiari dell'Italia del passato è rappresentato dalla ricerca condotta, nel 1978, da David Herlihy e Christiane Klapisch-Zuber sulla base dei dati presenti nel catasto fiorentino del 1427. Gli autori hanno ricostruito la composizione di circa 60.000 famiglie e, adottando lo schema classificatorio di Laslett, hanno riscontrato che nel 55% dei casi le famiglie erano nucleari, le restanti si distinguevano in estese e multiple (nella Toscana del '400, quindi, la presenza di aggregati complessi era molto alta) e un 14% era riservato ai solitari. A questo studio è seguita una ricca serie di ricerche, tra cui vale la pena ricordare quella di Marzio Bargagli, che ha esaminato le trasformazioni dell'Italia centro-settentrionale dal XV al XX secolo. In generale, lo studio delle strutture familiari in Italia ha consentito di riflettere sull'influenza esercitata da diverse variabili, come: l'organizzazione economico-produttiva, i sistemi di trasmissione della proprietà e gli effetti prodotti dai grandi eventi demografici (epidemie, guerre, crisi alimentari, ecc.).
Sono stati individuati diversi fattori che influivano sulle strutture familiari:
Nonostante le numerose specificità territoriali, la famiglia italiana del XVII e XVIII secolo era strutturalmente semplice: composta dai genitori e da un modesto n. di figli. La prevalenza di questo modello nucleare era più evidente fra la popolazione urbana, dove, più che nelle zone rurali, si registravano tassi maggiori anche di:
Per quanto riguarda il mondo rurale, i diversi modelli di famiglia presenti erano in stretto rapporto con i diversi sistemi di conduzione della terra e con le tipologie insediative che connotavano il paesaggio agrario italiano. In modo particolare, comunque, la maggior parte delle famiglie erano di tipo nucleare. E questo fu particolarmente visibile nella Puglia del '600-700. Anche se frequentemente la famiglia pugliese si estendeva, accogliendo al suo interno altri membri del gruppo parentale. Infine, anche i solitari erano abbastanza numerosi. In ogni caso, la preferenza per il modello nucleare era il risultato di una molteplicità di fattori di ordine economico-produttivo e sociale: gran parte della popolazione rurale pugliese e dell'Italia meridionale in generale, infatti, era costituita da braccianti poveri che avevano a disposizione piccoli fazzoletti di terra da