I contesti applicativi e i modelli delle narrazioni digitali

Documento sui contesti applicativi e i modelli delle narrazioni digitali. Il Pdf analizza il digital storytelling, distinguendo tra un modello classico e uno emergente, esplorando le applicazioni in contesti didattici, sociali e organizzativi per l'apprendimento universitario.

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1. I contesti applicativi ed i modelli delle narrazioni
digitali
Numerose sono le definizioni di digital storytelling. Provando a riassumere, digital storytelling
è il nome significativo che ha assunto una nuova forma narrativa che si avvale delle tecnologie
digitali. Sotto questa etichetta, in realtà, convergono esperienze, progetti, dispositivi che
traducono e trasformano i racconti, li mettono in scena e in movimento attraverso parole,
immagini e suoni.
Per digital storytelling si intende una nuova pratica del racconto che si avvale delle
strategie narrative consentite dalle tecnologie digitali, come l’integrazione di diversi linguaggi
mediali, l’utilizzo di meccanismi narrativi derivanti dalle pratiche d’uso dei social media, la
circolazione delle storie attraverso dinamiche tipiche della comunicazione in rete con effetto
virale. È, infatti, cambiata non soltanto la costruzione di storie digitali, ma anche la loro fruizione,
così come è avvenuto per ogni forma di narrazione nel corso dei secoli.
Da una ricognizione della letteratura di riferimento emerge che esistono due modelli di
digital storytelling: un modello classico, sviluppato in America, soprattutto dal Center for Digital
Storytelling di Berkley, che prevede la narrazione di storie autobiografiche in formati digitali
attraverso un audio narrazione in prima persona e che presentano una struttura lineare e chiusa,
simile a quella della narrativa tradizionale e un altro emergente caratterizzato da una maggiore
interattività. Sono narrazioni, cioè, che offrono la possibili di modificare la storia e co-costruirla
divenendo co-autori, in quanto la struttura non è predefinita dall’inizio ed utilizzano, infine, più
elementi mediali (immagini, testi, audio, video, musica) senza l’impiego di un audio narrazione. Le
narrazioni digitali che appartengono al secondo modello rappresentano i digital storytelling di
nuova generazione che utilizzano gli strumenti e sfruttano le potenzialità offerte dalla Web 2.0. ciò
che accomuna entrambi i modelli è il forte richiamo all’impostazione classica della narratologia,
scienza che studia le forme della narrazione. Il digital storytelling è un metodo che rispetta le
dinamiche della narratologia assumendo però l’aspetto di un video accompagnato da un
corollario di strumenti multimediali.
Volendo recuperare, soltanto in parte l’approccio narratologico, che meriterebbe un
ulteriore approfondimento, facciamo riferimento soltanto ad alcuni autori. Secondo il filosofo
Roland Barthes i racconti sono categorie della conoscenza che ci permettono di capire e di
ordinare il mondo (1957); e a questo proposito il filosofo sottolinea che mai è esisto un popolo senza
narrazione (1969). La narrazione costituisce un fondamentale strumento attraverso il quale l’uomo
assolve a una duplice funzione: si riappropria della propria esperienza e diviene uomo politico
capace di operare scelte e di agire consapevolmente a definire il sentimento comune della
società in cui vive e di cui diviene parte integrante fino a rendersi protagonista a pieno titolo.
Secondo la tradizione la narrazione è un atto conoscitivo e comunicativo che si svolge in due
momenti: da una parte la riappropriazione del vissuto che avviene attraverso l’attribuzione di senso
ai fatti (Bruner, 2003), dall’altra la condivisone della conoscenza acquisita (Rivoltella, 2003, 2009).
Una delle caratteristiche fondamentali del digital storytelling è quello di comunicare in
forma narrativa ossia di raccontare una storia. “Gli elementi che lo distinguono dalla banale
pratica di unire insieme materiali multimediali per creare un video è la caratteristica di assumere
una forma narrativa, personale, dalle forti connotazioni emotive e soprattutto il preciso intento di
condividerlo con altri attraverso la Rete. Il Digital Storytelling insomma affonda le proprie radici
nello Storytelling, e in qualche modo lo ri-media” (Petrucco, De Rossi, 2009, p.55). Valgono dunque
anche per la comunicazione attraverso il digital storytelling, le caratteristiche fondamentali dello
storytelling:
la coerenza della sequenzialità narrativa;
la scelta degli eventi da narrare e dell’ordine in cui narrarli;
la focalizzazione su eventi determinati e concreti;
la rilevanza dei personaggi;
l’intenzionalità nel sostenere una tesi o un punto di vista;
l’attivazione di processi interpretativi.

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I contesti applicativi e i modelli delle narrazioni digitali

1. I contesti applicativi ed i modelli delle narrazioni digitali Numerose sono le definizioni di digital storytelling. Provando a riassumere, digital storytelling è il nome significativo che ha assunto una nuova forma narrativa che si avvale delle tecnologie digitali. Sotto questa etichetta, in realtà, convergono esperienze, progetti, dispositivi che traducono e trasformano i racconti, li mettono in scena e in movimento attraverso parole, immagini e suoni. Per digital storytelling si intende una nuova pratica del racconto che si avvale delle strategie narrative consentite dalle tecnologie digitali, come l'integrazione di diversi linguaggi mediali, l'utilizzo di meccanismi narrativi derivanti dalle pratiche d'uso dei social media, la circolazione delle storie attraverso dinamiche tipiche della comunicazione in rete con effetto virale. È, infatti, cambiata non soltanto la costruzione di storie digitali, ma anche la loro fruizione, così come è avvenuto per ogni forma di narrazione nel corso dei secoli. Da una ricognizione della letteratura di riferimento emerge che esistono due modelli di digital storytelling: un modello classico, sviluppato in America, soprattutto dal Center for Digital Storytelling di Berkley, che prevede la narrazione di storie autobiografiche in formati digitali attraverso un audio narrazione in prima persona e che presentano una struttura lineare e chiusa, simile a quella della narrativa tradizionale e un altro emergente caratterizzato da una maggiore interattività. Sono narrazioni, cioè, che offrono la possibilità di modificare la storia e co-costruirla divenendo co-autori, in quanto la struttura non è predefinita dall'inizio ed utilizzano, infine, più elementi mediali (immagini, testi, audio, video, musica) senza l'impiego di un audio narrazione. Le narrazioni digitali che appartengono al secondo modello rappresentano i digital storytelling di nuova generazione che utilizzano gli strumenti e sfruttano le potenzialità offerte dalla Web 2.0. ciò che accomuna entrambi i modelli è il forte richiamo all'impostazione classica della narratologia, scienza che studia le forme della narrazione. Il digital storytelling è un metodo che rispetta ledinamiche della narratologia assumendo però l'aspetto di un video accompagnato da un corollario di strumenti multimediali. Volendo recuperare, soltanto in parte l'approccio narratologico, che meriterebbe un ulteriore approfondimento, facciamo riferimento soltanto ad alcuni autori. Secondo il filosofo Roland Barthes i racconti sono categorie della conoscenza che ci permettono di capire e di ordinare il mondo (1957); e a questo proposito il filosofo sottolinea che mai è esisto un popolo senza narrazione (1969). La narrazione costituisce un fondamentale strumento attraverso il quale l'uomo assolve a una duplice funzione: si riappropria della propria esperienza e diviene uomo politico capace di operare scelte e di agire consapevolmente a definire il sentimento comune della società in cui vive e di cui diviene parte integrante fino a rendersi protagonista a pieno titolo. Secondo la tradizione la narrazione è un atto conoscitivo e comunicativo che si svolge in due momenti: da una parte la riappropriazione del vissuto che avviene attraverso l'attribuzione di senso ai fatti (Bruner, 2003), dall'altra la condivisone della conoscenza acquisita (Rivoltella, 2003, 2009). Una delle caratteristiche fondamentali del digital storytelling è quello di comunicare in forma narrativa ossia di raccontare una storia. "Gli elementi che lo distinguono dalla banale pratica di unire insieme materiali multimediali per creare un video è la caratteristica di assumere una forma narrativa, personale, dalle forti connotazioni emotive e soprattutto il preciso intento di condividerlo con altri attraverso la Rete. Il Digital Storytelling insomma affonda le proprie radici nello Storytelling, e in qualche modo lo ri-media" (Petrucco, De Rossi, 2009, p.55). Valgono dunque anche per la comunicazione attraverso il digital storytelling, le caratteristiche fondamentali dello storytelling:

  • la coerenza della sequenzialità narrativa;
  • la scelta degli eventi da narrare e dell'ordine in cui narrarli;
  • la focalizzazione su eventi determinati e concreti;
  • la rilevanza dei personaggi;
  • l'intenzionità nel sostenere una tesi o un punto di vista;
  • l'attivazione di processi interpretativi.

La seconda caratteristica del digital storytelling è la medialità intesa come processo di "composizione" e comunicazione non soltanto attraverso le parole e il testo, ma anche con immagini e suoni. Il materiale, proveniente da media differenti si moltiplica in rete, e il processo di selezione, interpretazione, assemblaggio e ricostruzione assume una rilevanza fondamentale nel processo di costruzione narrativa rafforzando l'apprendimento. Il ricorso a media differenti è in perfetta sintonia con lo stile di apprendimento tipico dei nativi digitali (Prensky, 2001) protagonisti di una "cultura partecipativa informale" (Jenkins, 2010) che sperimenta la condivisione delle produzioni digitali. L'utente, oltre ad essere un produttore di contenuti digitali, e anche un con divisore di contenuti. Ciò permette all'utente di apprendere dal basso attraverso la manipolazione di differenti media in modo personalizzato, coinvolgente e socializzante. È un metodo, il digital storytelling, che utilizza alcune tecniche già note della narrazione e della sceneggiatura aggiungendo le potenzialità creative di mezzi come blog, podcasting, social network, piattaforme di raccolta e condivisione di storie.

Il modello europeo di digital storytelling

2. Il modello europeo La metodologia del digital storytelling, già consolidata negli Stati Uniti, è relativamente nuova in Europa. In paesi come Spagna, Francia e Gran Bretagna lo storytelling inizia a rappresentare un autonomo e legittimato campo di attività in ambito artistico ed educativo. Sono numerosi i workshop ed i festival organizzati dagli educatori, sempre più riuniti in associazioni specifiche. Il digital storytelling ha preso slancio in Europa dal 2003, quando la BBC ha organizzato la prima conferenza internazionale in DS, a Cardiff, in Galles. In Inghilterra Daniel Meadows circa 15 anni fa, ha creato Capture Wales and Telling Lives1, il primo nucleo della BBC dedicato alle digital storytales. Basandosi sulla propria esperienza di fotografo/documentalista ha anche un sito personale PhotoBus An adventure in documentary Photography2. Nel sito creato dalla BBC, ancora attivo, la comunità documenta se stessa attraverso storie personali. Le storie fanno da "collante" tra i membri di una comunità o intorno ad una area geografica limitata o intorno ad un tema o un personaggio3. Attualmente in Europa si esplorano le potenzialità del digital storytelling e le sue possibili applicazioni ripercorrendo in parte lo sviluppo di questa metodologia a livello mondiale e utilizzando le numerose risorse e le best pratices già realizzate e ampiamente documentate in rete. In particolare in Europa sono tre i filoni in cui si sta sviluppando il digital storytelling:

  • in ambito didattico, numerose sono le iniziative messe in atto in vari paesi europei per sviluppare la pratica emergente del digital storytelling come metodologia didattica, per costruire banca di risorse digitali basate su storie, per progettare interi o parti di curricoli utilizzando storie; 1 http://www.bbc.co.uk/wales/audiovideo/sites/galleries/pages/capturewales.shtml:stp) 2 http://www.photobus.co.uk/ 3 Un esempio: immigrati in California oppure la comunità di aborigeni in Australia.. in ambito sociale e comunitario, si assiste al moltiplicarsi in rete di siti cosiddetti "banche della memoria" veri e propri contenitori di storie di vita organizzati per categorie (immigrazione, lavoro, salute, educazione, ecc ... ):
  • in ambito organizzativo: recentemente, il digital storytelling è stato utilizzato in ambito formativo, soprattutto all'interno di organizzazioni e aziende come strumento di comunicazione aziendale, utilizzabile nelle attività più diverse (il parlare in pubblico, l'organizzazione di riunioni, le strategie di comunicazione pubblicitaria, ecc.).

In Europa sono numerosi i progetti in corso che applicano il metodo del digital storytelling in ambito didattico. Da una rassegna in rete dei siti dedicati ai vari progetti si coglie la varietà di metodi attualmente utilizzati, tanto da essere talvolta contraddittori. Nella maggior parte dei casi si fa esplicito riferimento alla metodologia di lavoro elaborata dal famoso Center for digital storytelling. Non è un caso che le narrazioni digitali in ambito didattico siano nate negli Stati uniti dove costruire il proprio percorso di apprendimento è la norma e dove il docente affianca l'alunno nella personalizzazione del piano di studi. Il docente, inoltre, nella pratica didattica quotidiana consulta e utilizza le banche di risorse digitali messe a disposizione in rete dagli utenti (docenti e/o studenti). Usare le nuove tecnologie in modo creativo permetterebbe all'alunno e al docente di costruire il materiale didattico insieme4. 4 Un esempio è nel sito della Carnegie Mellon University in cui si mostra un frammento di una lezione di chimica in 3 versioni: la prima tradizionale, la seconda con l'immagine e la terza integrate in una narrazione digitale.

I DST in ambito didattico e organizzativo

DST in ambito didattico in Italia

3. I DST in ambito didattico e organizzativo 3.1 In ambito didattico In Italia l'utilizzo dello storytelling accompagnato dagli strumenti informatici come metodologia educativa si sta rapidamente diffondendo in questi ultimi anni, attraverso una serie di iniziative e progetti, per lo più di ambito territoriale, ma in qualche caso con un raggio d'azione nazionale, rivolti a molteplici destinatari. Se pensiamo al curricolo come a un insieme di 'storie' che appartengono alla nostra cultura nel senso più ampio (scientifico, letterario, economico, artistico ... ), in cui i soggetti di cui si racconta e che "si racconta no" hanno un preciso ruolo in una cornice di senso condivisa. Anche nella scuola si possono raccontare delle buone "storie", utilizzando dei racconti con protagonisti nei quali ci si può immedesimare emozionalmente. La narrazione costituisce una risorsa strategica per facilitare i processi di apprendimento e rendere possibile la condivisione della conoscenza e la prima costruzione di elementi culturali condivisi. Nell'era digitale il consolidamento dell'oralità secondaria (Ong, 1986) viene favorito da dinamiche di convergenza e di partecipazione. Il pensiero narrativo assume la funzione quindi connettiva di costruzione di senso delle azioni attraverso lo sviluppo di processi di interpretazione della realtà. Nei contesti dell'oralità primaria (Ong, 1986) la narrazione, praticata in particolare dagli aedi e dai cantastorie, costituiva insieme al ritmo, una risorsa strategica per facilitare e supportare i processi di apprendimento. Intanto sottolinea Ong: "questa nuova oralità elettronica ha sorprendenti somiglianze con quella più antica per la sua mistica partecipatoria, per il senso della comunità, per la concentrazione sul momento presente e perfino per l'utilizzazione delle formule." (W. J. Ong, 1982, p. 191). Chiaramente Ong sta parlando di medium quali il telefono, la televisione o la radio, ma spostando questi concetti un po' più avanti nel tempo e concentrando l'attenzione principalmente sull'utilizzo del computer e in particolare delle nuove tecnologie, emerge un dato molto interessante. "L'oralità secondaria è molto simile, ma anche molto diversa da quella

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