L'età tardoantica: crisi dell'Impero Romano e riforme di Diocleziano

Documento sull'età tardoantica, la crisi dell'Impero Romano e le riforme di Diocleziano. Il Pdf analizza il nuovo sistema delle province, le persecuzioni contro i cristiani e la riforma fiscale, argomenti trattati in Storia per la scuola superiore.

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Anteprima

L'età tardoantica

Inizieremo a studiare in questa Unità l'età tardoantica (o Tardoantico), cioè la fase della storia compresa fra il III e il VI- VII secolo, che abbraccia gli ultimi secoli dell'Impero d'Occidente e il passaggio alle forme economiche, sociali e politiche che saranno tipiche della civiltà medievale.

Il Tardoantico ebbe infatti caratteri nuovi e originali: fu un'epoca in cui non solo si posero le basi della civiltà medievale ma presero avvio processi storici di lungo periodo di cui siamo tuttora eredi.

476 fine dell'Impero d'Occidente espansione della civiltà islamica 1492 scoperta dell'America 1789-1815 rivoluzione francese e Napoleone III secolo VI-VII secolo Tardoantico età antica età medievale età moderna età contemporanea

Diocleziano

Sappiamo che intorno alla metà del III secolo l'impero entrò in una crisi profonda. Il tentativo più energico e coerente di arginare la rovina politica ed economica dell'impero fu compiuto da Diocleziano (284-305), imperatore di origine dalmata, di estrazione plebea, che aveva rapidamente percorso una folgorante carriera nell'esercito.

Sul piano politico, Diocleziano cercò di rafforzare l'autorità del potere imperiale affrontando due problemi: quello della successione al principato, causa prima dell'anarchia del III secolo, e quello del controllo da parte dello stato sul vastissimo territorio dell'impero.

La tetrarchia

In primo luogo, nel 293 fu introdotta la tetrarchia (che significa "governo a quattro"). L'impero fu diviso in due: la parte occidentale venne affidata all'augusto Massimiano, quella orientale all'augusto Diocleziano. Ciascuno dei due augusti, poi, scelse un cesare (Costanzo Cloro, nel primo caso, e Galerio, nel secondo), che avrebbe dovuto succedergli sul trono dopo vent'anni. In questo modo si sarebbero evitate le lotte intestine che puntualmente seguivano la scomparsa dell'imperatore e, nello stesso tempo, il cesare avrebbe avuto modo di "imparare il mestiere" del principe 1.

Le tetrarchie

  • LE TETRARCHIE Londra Reno Parigi® Danubio mar Caspio EGENDA mar Nero Marsiglia Spalato Parte governata da Diocleziano Roma Bisanzio Napoli Cartagena Atene Antiochia Cartagine Siracusa Tigri Parte governata da Massimiano Eufrate Parte governata dal cesare di Massimiano, Costanzo Cloro Nilo ma Rosso Palmira mar Mediterraneo Gerusalemme Cirene Alessandria NTRODUZIONE Parte governata dal cesare di Diocleziano, Galerio

Il nuovo sistema delle province

Il territorio dell'impero fu poi ulteriormente suddiviso in province (più di 100), rette da un governatore civile o, nelle aree di frontiera, militare. Le province furono raggruppate in 12 diocesi, governate da un vicario, cioè da un rappresentante dell'imperatore, con compiti giudiziari e fiscali.

In questa ristrutturazione, anche l'Italia divenne una provincia, perdendo le esenzioni fiscali di cui aveva sempre goduto. L'Italia, dunque, aveva ormai abbandonato il suo primato; Roma restava una "capitale morale" e simbolica, ma le aree più importanti dell'impero erano ormai quelle ai margini o fuori dell'area mediterranea: soprattutto in quei vasti territori fra il Reno, la pianura padana e il Danubio dove, nell'incontro-scontro con i popoli barbari, si decidevano le sorti della civiltà latina e il futuro dell'Europa.

La persecuzione dei cristiani

Diocleziano intervenne con durezza per reprimere ogni tentativo di ribellione interna e di separatismo: per esempio, in Gallia fu stroncata la rivolta dei bagaudi (dal celtico bagat, "gente armata"), contadini ridotti in miseria che avevano attuato una violenta ribellione contro i latifondisti e contro i funzionari imperiali. Nella stessa ottica di rafforzamento del potere assoluto dello stato vanno letti anche gli editti contro i cristiani emanati nel 303 e nel 304, che prevedevano confische dei beni, chiusura delle chiese e proibizione del culto: l'imperatore, che tendeva in questa fase a presentarsi come una sorta di monarca-dio, figura sacra e intoccabile, non poteva tollerare un culto che predicava l'uguaglianza e l'obbedienza a un unico, vero Dio.

La riforma fiscale

Per fronteggiare la crisi economica, Diocleziano realizzò un censimento delle persone e delle proprietà terriere, che gli fornì un quadro della ricchezza dell'impero. Su tale base, organizzò un sistema fiscale che prevedeva un'imposta sui redditi delle persone e una sulla proprietà terriera.

Allo scopo di combattere lo spopolamento delle campagne e di garantire continuità alle entrate fiscali, i coltivatori furono vincolati ereditariamente e a vita alla terra, e si instaurò il principio della responsabilità collettiva nel pagamento delle imposte: ogni villaggio e ogni provincia dovevano versare una quota di imposte proporzionale alla popolazione. Anche i mestieri divennero ereditari, cioè tramandati di padre in figlio, con l'obiettivo di assicurare la manodopera necessaria in ogni settore di attività e facilitare la riscossione delle imposte.

La burocrazia e l'esercito

Questo insieme di misure richiese ovviamente un grande ampliamento della burocrazia, il cui personale veniva ormai reclutato al di fuori dell'ordine equestre e senatorio. La carriera burocratica divenne così uno dei principali canali di ascesa sociale, unitamente all'esercito, che Diocleziano trasformò in una macchina poderosa e permanente, aumentando gli effettivi fino a mezzo milione di soldati, una cifra enorme per l'epoca (e non solo). Un gran numero di "barbari" che avevano deciso di sottomettersi alle leggi dell'impero poté così entrare nei ranghi dell'esercito, finendo, nel volgere di un secolo, per controllarlo.

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