La nascita delle tipologie nell'arte cristiana e l'evoluzione familiare

Documento sulla nascita delle tipologie nella famiglia cristiana. Il Pdf esplora la "Civiltà della Visione" e la decostruzione paleocristiana, analizzando l'evoluzione del nucleo familiare e delle tipologie di arredo come casse, sedili e letti nel Basso Medioevo, con un focus sulle tecniche decorative. È un utile strumento per studenti universitari di Arte.

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20_La nascita delle tipologie nella
famiglia cristiana
LA CIVILTA’ DELLA VISIONE
La concezione latina del tempo era circolare: non esistevano l'evoluzione, il
progetto, l’innovazione, la creazione. L'uomo era come prigioniero di un ciclo
senza fine e senza sviluppo, mosso dal fato e attraversato dai grandi miti, le cui
narrazioni venivano rappresentate sui frontoni dei templi come emblemi perenni
condivisi da tutta la società. Progetto, creazione, innovazione sono termini che noi
oggi usiamo come sinonimi di arte e cultura; ma essi furono introdotti soltanto
dall'avvento del cristianesimo, quando il concetto di tempo cambiò
profondamente. Con la nascita dì Cristo infatti il tempo si divise in un «prima» e in
un «dopo»; a partire dalla creazione del mondo fino all'Incarnazione, e dopo
questa fino all'Apocalisse, al Giudizio Universale e alla Resurrezione dei morti (che
allora si riteneva imminente). !
Il tempo diventò così un concetto lineare, mosso dalla storia: non più ellittica
successione di eventi, ma processo di evoluzione e trasformazione teso a una
meta di salvezza, verso la quale anche il progetto concorreva a modificare il
mondo. L'arte creava senza sosta nuovi linguaggi e nuove forme, facendo
invecchiare continuamente quelli precedenti, alla ricerca di una perfezione
irraggiungibile. !
Se infatti apriamo un libro di storia dell'arte occidentale dopo il III secolo, notiamo
il continuo mutare dei linguaggi e dell’iconografia. È stata infatti l'etica ebraico-
cristiana a diondere l’idea della creazione nell'arte, secondo una visione che
ripete, come nella Genesi, la creazione del mondo; quindi il suo continuo
rinnovarsi, verso un progresso, verso l'attesa della fine dei tempi e l'avvento del
Regno dei Cieli. !
Con il passaggio dal politeismo al monoteismo le tante storie confluirono in
un'unica storia; i tanti luoghi animisti nella centralità spirituale di Roma, la nuova
Gerusalemme. Con il cristianesimo l'estetica e l’arte si trasformarono in strumento
della religione, anzi diventarono la religione stessa. Infatti a partire da
Sant'Agostino (354-430), dopo il crollo della cultura pagana, tutto l’Occidente
riscrisse i suoi teoremi teologici mettendo insieme FILOSOFIA greca e RELIGIONE
cattolica; due culture di cui non si disponeva più accesso diretto alle fonti: la
cultura greca era tramontata, e i luoghi santi (Gerusalemme e la Palestina) erano
lontani e inespugnabili. !
Così tutto il pensiero religioso e civile europeo sì organizzò sulla rappresentazione
di queste fonti, attraverso la figurazione prodotta dall'arte, che di fatto diventò il
paesaggio stesso della religione occidentale, il suo sinonimo. Possiamo dire che
da quel momento l’Occidente, e l'Italia in particolare, divenne una «Civiltà della
Visione». !
Chiunque visiti i luoghi santi di Gerusalemme, che da questo processo di
sostituzione estetica sono rimasti necessariamente esclusi, intuisce ancor oggi
cosa sarebbe stata la religione cristiana senza l’arte: una fede vicina all'Africa, alle
divinità tribali, senza niente in comune con la nostra sofisticata cultura religiosa. !
Quella occidentale è invece una MORALE ricostruita nell’ARTE, e questo ha
prodotto eetti importanti per la religione, ma anche per l’arte. In altre parole la
grande fortuna dell'arte occidentale deriva dalla sua totale identificazione con la
religione, al punto che l’opera d'arte è stata in Europa, per quasi diciotto secoli,
oggetto di culto. !
LA DECOSTRUZIONE PALEOCRISTIANA
Nell'alto Medioevo europeo la frugalità era consigliata da economie povere ma
anche dalle virtù cristiane, che predicavano la rifondazione del mondo nella
provvisorietà dell'esistenza privata. Le case furono svuotate da sistemi di potere
universali, come l'Impero, la Chiesa, il feudalesimo, piramidi mosse da energie di
guerra che non trovavano nella quotidianità nessun contrappeso che non fosse
segreto, nascosto, sotterrato come un tesoro.!
Gli oggetti domestici esibivano il loro MINIMALISMO formale e la loro oscura
complessità tecnologica: lo sperimentalismo aveva preso il posto dei grandi
sistemi classici, e la tecnologia mentale produceva i capolavori della filosofia
scolastica, della patristica, di una riflessione globale sul destino del mondo, degli
uomini e della storia. È interessante notare che nell'architettura paleocristiana non
vi fu alcuno sforzo di fondare un nuovo stile: gli elementi costruttivi erano
fisicamente asportati dai monumenti dell'architettura più antica, dai templi pagani,
dai fregi dei fori e dei circhi. !
La disinvolta decostruzione dell'universo pagano testimoniava la decisione
paleocristiana di usare quel mondo crollato in un senso diverso, dentro una nuova
struttura aperta, in un sistema di valori dove prevalevano i simboli poveri: le
basiliche paleocristiane nacquero dal RIUSO di quelle pagane dismesse, così le
prime chiese erano del tutto simili a vaste stalle agricole, con il pavimento a livello
della strada. Un universo transitorio dunque, imperniato su una realtà spirituale che
non richiedeva la creazione di un nuovo codice stilistico, ma la realizzazione di un
nuovo sistema di valori etici. !
Le catacombe, cimiteri sotterranei in attesa della prossima resurrezione dei corpi,
erano scavate nel tufo e costituivano una sorta di rifondazione dell'architettura a
partire dalle sue viscere, dalla sua materia sotterranea; erano ambienti privi di
qualsiasi genere di monumentalità, a dierenza della grande tradizione funeraria
classica e pre-classica. La qualità dello spazio paleocristiano non era solo di
natura formale o stilistica, bensì soprattutto spirituale; basata cioè sulla abilità di
costruire, a partire dal suo interno, nuove relazioni con Dio e con la comunità dei
credenti. !
Nell'alto Medioevo l'estetica diventò in Europa, e soprattutto in Italia, parte
integrante della questione etica: assunse il ruolo di pensiero indagatore dei misteri

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La Civiltà della Visione

20 La nascita delle tipologie nella famiglia cristiana LA CIVILTA' DELLA VISIONE La concezione latina del tempo era circolare: non esistevano l'evoluzione, il progetto, l'innovazione, la creazione. L'uomo era come prigioniero di un ciclo senza fine e senza sviluppo, mosso dal fato e attraversato dai grandi miti, le cui narrazioni venivano rappresentate sui frontoni dei templi come emblemi perenni condivisi da tutta la società. Progetto, creazione, innovazione sono termini che noi oggi usiamo come sinonimi di arte e cultura; ma essi furono introdotti soltanto dall'avvento del cristianesimo, quando il concetto di tempo cambiò profondamente. Con la nascita dì Cristo infatti il tempo si divise in un «prima» e in un «dopo»; a partire dalla creazione del mondo fino all'Incarnazione, e dopo questa fino all'Apocalisse, al Giudizio Universale e alla Resurrezione dei morti (che allora si riteneva imminente). Il tempo diventò così un concetto lineare, mosso dalla storia: non più ellittica successione di eventi, ma processo di evoluzione e trasformazione teso a una meta di salvezza, verso la quale anche il progetto concorreva a modificare il mondo. L'arte creava senza sosta nuovi linguaggi e nuove forme, facendo invecchiare continuamente quelli precedenti, alla ricerca di una perfezione irraggiungibile.

Se infatti apriamo un libro di storia dell'arte occidentale dopo il III secolo, notiamo il continuo mutare dei linguaggi e dell'iconografia. È stata infatti l'etica ebraico- cristiana a diffondere l'idea della creazione nell'arte, secondo una visione che ripete, come nella Genesi, la creazione del mondo; quindi il suo continuo rinnovarsi, verso un progresso, verso l'attesa della fine dei tempi e l'avvento del Regno dei Cieli.

Con il passaggio dal politeismo al monoteismo le tante storie confluirono in un'unica storia; i tanti luoghi animisti nella centralità spirituale di Roma, la nuova Gerusalemme. Con il cristianesimo l'estetica e l'arte si trasformarono in strumento della religione, anzi diventarono la religione stessa. Infatti a partire da Sant'Agostino (354-430), dopo il crollo della cultura pagana, tutto l'Occidente riscrisse i suoi teoremi teologici mettendo insieme FILOSOFIA greca e RELIGIONE cattolica; due culture di cui non si disponeva più accesso diretto alle fonti: la cultura greca era tramontata, e i luoghi santi (Gerusalemme e la Palestina) erano lontani e inespugnabili.

Così tutto il pensiero religioso e civile europeo sì organizzò sulla rappresentazione di queste fonti, attraverso la figurazione prodotta dall'arte, che di fatto diventò il paesaggio stesso della religione occidentale, il suo sinonimo. Possiamo dire che da quel momento l'Occidente, e l'Italia in particolare, divenne una «Civiltà della Visione».Chiunque visiti i luoghi santi di Gerusalemme, che da questo processo di sostituzione estetica sono rimasti necessariamente esclusi, intuisce ancor oggi cosa sarebbe stata la religione cristiana senza l'arte: una fede vicina all'Africa, alle divinità tribali, senza niente in comune con la nostra sofisticata cultura religiosa. Quella occidentale è invece una MORALE ricostruita nell'ARTE, e questo ha prodotto effetti importanti per la religione, ma anche per l'arte. In altre parole la grande fortuna dell'arte occidentale deriva dalla sua totale identificazione con la religione, al punto che l'opera d'arte è stata in Europa, per quasi diciotto secoli, oggetto di culto.

La Decostruzione Paleocristiana

LA DECOSTRUZIONE PALEOCRISTIANA Nell'alto Medioevo europeo la frugalità era consigliata da economie povere ma anche dalle virtù cristiane, che predicavano la rifondazione del mondo nella provvisorietà dell'esistenza privata. Le case furono svuotate da sistemi di potere universali, come l'Impero, la Chiesa, il feudalesimo, piramidi mosse da energie di guerra che non trovavano nella quotidianità nessun contrappeso che non fosse segreto, nascosto, sotterrato come un tesoro.

Gli oggetti domestici esibivano il loro MINIMALISMO formale e la loro oscura complessità tecnologica: lo sperimentalismo aveva preso il posto dei grandi sistemi classici, e la tecnologia mentale produceva i capolavori della filosofia scolastica, della patristica, di una riflessione globale sul destino del mondo, degli uomini e della storia. È interessante notare che nell'architettura paleocristiana non vi fu alcuno sforzo di fondare un nuovo stile: gli elementi costruttivi erano fisicamente asportati dai monumenti dell'architettura più antica, dai templi pagani, dai fregi dei fori e dei circhi.

La disinvolta decostruzione dell'universo pagano testimoniava la decisione paleocristiana di usare quel mondo crollato in un senso diverso, dentro una nuova struttura aperta, in un sistema di valori dove prevalevano i simboli poveri: le basiliche paleocristiane nacquero dal RIUSO di quelle pagane dismesse, così le prime chiese erano del tutto simili a vaste stalle agricole, con il pavimento a livello della strada. Un universo transitorio dunque, imperniato su una realtà spirituale che non richiedeva la creazione di un nuovo codice stilistico, ma la realizzazione di un nuovo sistema di valori etici.

Le catacombe, cimiteri sotterranei in attesa della prossima resurrezione dei corpi, erano scavate nel tufo e costituivano una sorta di rifondazione dell'architettura a partire dalle sue viscere, dalla sua materia sotterranea; erano ambienti privi di qualsiasi genere di monumentalità, a differenza della grande tradizione funeraria classica e pre-classica. La qualità dello spazio paleocristiano non era solo di natura formale o stilistica, bensì soprattutto spirituale; basata cioè sulla abilità di costruire, a partire dal suo interno, nuove relazioni con Dio e con la comunità dei credenti.

Nell'alto Medioevo l'estetica diventò in Europa, e soprattutto in Italia, parte integrante della questione etica: assunse il ruolo di pensiero indagatore dei misteridella fede in forma figurativa, collocandosi in un punto nodale della nuova civiltà occidentale. Questa considerazione serve a capire come nel nostro Paese l'arte e il progetto siano storicamente connessi a questioni extra artistiche di rilevanza filosofica e politica, e si siano fatti carico di divenire laboratori specializzati del sapere e del credere; la cui «bellezza» non era un dato autonomo, ma significava omaggio allo splendore di Dio per i fedeli.

Approfondimento: La Tecnica del Riutilizzo

Il Reimpiego nell'Arte Cristiana

APPROFONDIMENTO - LA TECNICA DEL RIUSO L'utilizzo della tecnica del RIUSO o REIMPIEGO nel campo delle arti è fondamentale per il costituirsi di un repertorio CRISTIANO distino da quello pagano. La necessità di esprimere contenuti dottrinali assolutamente nuovi, dai riferimenti alla Scritture, ai concetti di salvezza, grazia, penitenza ecc., impone un REPERTORIO NARRATIVO e SIMBOLICO che non può essere cercato nella TRADIZIONE ICONOGRAFICA dei secoli precedenti.

Gli artigiani cristiani procedono quindi a una SELEZIONE e a una vera e propria RISEMANTIZZAZIONE dell'iconografia pagana.

In altre parole, essi scelgono dall'enorme serbatoio dell'arte romana scene, motivi e persino schemi e gesti e li adattano al contesto cristiano, attribuendo loro un significato nuovo oppure servendosene per dare vita a combinazioni iconografiche inedite. Un procedimento di RECUPERO e REIMPIEGO non diverso, in fondo, da quello dell'architettura coeva, che sottrae agli edifici pagani in rovina COLONNE e CAPITELLI, talora pietre e mattoni, per riutilizzarli nelle chiese.

Esempi di Conversione Iconografica

L'esempio più limpido di questo procedimento è l'immagine del "Buon Pastore", simbolo per eccellenza della benevolenza del Cristo nei confronti degli uomini: un motivo comunissimo del repertorio di genere, il moschopohoros, il pastore che porta sulle spalle un animale (iconografia dell'arte greca arcaica), diviene senza alcuna modifica l'immagine del Salvatore.

Analogo conversione subisce la scena classica di Endimione addormentato, il giovane rapito da Selena (la Luna dei romani) innamoratosi della sua bellezza. Essa viene trasformata in quella del profeta Giona che si riposa sotto il ricino dopo essere stato tre giorni in balia del mare. Anche in questo caso non è stato necessario modificare in modo significativo lo schema di partenza: la nudità bucolica di Endimione che dorme sotto un albero si adattava perfettamente alla situazione disperata del naufragio biblico.Endimione addormentato, III secolo d.C., part., New York, Metropolitan Museum.

Giona addormentato sotto il ricino, IV secolo d.C., vetro dorato, Musei Vaticani.

A In molti casi vengono investiti di un valore simbolico motivi che nell'arte romana erano soprattutto decorativi: il "tralcio di vite" e il "pavone", componenti dei fregi vegetali in uso per secoli, divengono SIMBOLI, rispettivamente della SALVEZZA che germoglia dalla parola del Signore e della venuta di Cristo. Se la coda del pavone poteva rammentare agli antichi la ruota solare e il cielo stellato, nella ripresa cristiana prevale una diversa interpretazione, suggerita da Plinio, secondo cui questo animale perde in autunno tutte le piume per riacquistarle in primavera: era naturale dunque che i cristiani vi scorgessero un simbolo della RESURREZIONE.

Il gruppo dei capitelli della prima metà del VII secolo, REIMPIEGATI nella cripta romanica della chiesa di Sant'Eusebio a Pavia, testimonia il ruolo esercitato dai Longobardi nella creazione del nuovo linguaggio artistico dell'età medievale. Essi presentano forme completamente nuove, derivanti dai modelli della sontuosa oreficeria barbara, in particolare, dalle FIBULE ALVEOLATE gote e longobarde. Gli incavi dei capitelli erano probabilmente riempiti con paste vitree o stucchi colorati, che dovevano cancellarne l'effetto plastico per farne risaltare la dimensione cromatica e disegnativa.Anche i due raffinati PLUTEI, o frammenti di transenna, provenienti dall'oratorio di San Michele alla Pusterla a Pavia sono caratterizzati in chiave puramente grafica e presentano una conduzione bidimensionale del rilievo; i SOGGETTI raffigurati rimandano a esempi desunti dalle figurazioni PALEOCRISTIANE.

Il Nucleo Familiare come Base Sociale nel Basso Medioevo

IL NUCLEO FAMILIARE COME BASE SOCIALE NEL BASSO MEDIOEVO La fondazione cristiana della famiglia omologava la società; a differenza degli aggregati pagani o delle tribù barbare, la società cristiana era costituita dai nuclei familiari, tutti paritetici davanti a Dio. In questa sorta riordino generale della società furono definite le prime tipologie della storia dell'arredamento. Sistemi di oggetti indispensabili a una famiglia per vivere: nella casa di un mercante, come di un contadino o di un signore, il letto, gli sgabelli, il tavolo, la credenza, la brocca, la tazza e poco altro.

Archetipi (cioè modelli originali, forme preesistenti e primitive) di una domesticità spartana, gli oggetti domestici bassomedievali esibivano il loro minimalismo formale, come rifiuto evidente delle ricche tradizioni pagane; lo sperimentalismo aveva preso il posto dei sofisticati sistemi classici, e l'utilitarismo quello del misterioso animismo latino.

La nascita di tipologie essenziali alla vita del gruppo familiare chiudeva il gioco alla confusione delle tradizioni, alle improvvisazioni dei nuovi ceti sociali e rendeva evidente le virtù cristiane come fondamento della società. La sensazione di vivere, anche nella propria casa, un'epoca di totale rifondazione della fede, portava la società medievale a condividere questo grande sforzo di semplicità apparente; apparente perché in realtà le tecnologie mentali dell'epoca producevano i capolavori della filosofia scolastica, della patristica e cercavano i fondamenti di una nuova scienza alimentata dal sapere teologico. La casa dell'uomo partecipava, con la sua sostanziale severità, a questa stagione di grandi progetti invisibili.

La Nascita delle Tipologie nel Basso Medioevo

LA NASCITA DELLE TIPOLOGIE - BASSO MEDIOEVO A causa dell'instabilità politica, delle continue invasioni barbariche e la conseguente tendenza al nomadismo da parte della popolazione, il Medioevo presenta un arredamento piuttosto semplice e privo di ricche decorazioni. Era

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