Lacio Drom: Storia delle Classi Speciali per Rom e Sinti a Scuola

Documento dall'Università degli Studi di Firenze su Lacio Drom: Storia delle Classi Speciali per Rom e Sinti a Scuola. Il Pdf ripercorre le vicende delle classi speciali "Lacio Drom" istituite dal Ministero della Pubblica Istruzione nel 1965, analizzando le teorie e le pratiche educative adottate e includendo testimonianze di ex-alunni.

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“ Lacio DROM. Storia Delle “ Classi Speciali PER Zingari”.
ROM E Sinti A Scuola”
Storia dell'educazione (Università degli Studi di Firenze)
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LACIO DROM. STORIA DELLE “CLASSI SPECIALI PER ZINGARI”. ROM E SINTI A
SCUOLA
Ripercorrere per scritto, attraverso le pagine del libro (semmai inserire anche citazioni) le
principali vicende che caratterizzarono le "classi speciali lacio drom"; si facciano emergere
sia le teorie e le pratiche elaborate da chi le teorizzò/organizzò, sia le considerazioni,
riflessioni, memorie di coloro che furono alunne e alunni di quelle classi. Si concluda
l'elaborato fornendo un'analisi critica di quel percorso in relazione alle riflessioni legate ai
contesti educativi multiculturali nel presente.
Le classi speciali “Lacio drom”, (“buon viaggio” in lingua romanes) furono istituite dal Ministero
della Pubblica Istruzione nel 1965 ed erano rivolte a “zingari e nomadi”. Una convenzione tra
Ministero della Pubblica Istruzione, Istituto di Pedagogia dell’Universi di Padova e Opera
Nomadi, assegnava a quest’ultima compiti nel campo dell’istruzione e dell’educazione dei minori di
famiglie rom e sinte.
Già dagli anni trenta i primi interventi da parte dei religiosi erano stati organizzati con il fine
dell’evangelizzazione degli zingari. Nel corso degli anni cinquanta l’intervento assunse la forma di
una vera e propria “pastorale degli zingari” (Piasere, 2018, p.47). Nel 1948 don Dino Torreggiani
aveva fondato L’Istituto Secolare dei Servi della Chiesa che dal 1952 indirizzava la propria attività
specifica verso le anime dimenticate, tra cui i nomadi. L’evangelizzazione distingueva tra nomadi
dello spettacolo viaggiante (che erano nomadi per lavoro) e veri e propri zingari (nomadi come
popolo in condizioni di prostrazione culturale ed economica). I Servi della Chiesa di Torreggiani
inauguravano nel 1951 un ospizio per lavoratori dei circhi in pensione a Scandicci (Firenze), nel
1954 aprirono un collegio per i figli dei lunaparchisti a Treviso, ma entrambe queste categorie non
erano considerate particolarmente disagiate perché il mondo pastorale vedeva come “zingari” solo
coloro che erano fuori dal contesto lavorativo tradizionale. Per questo motivo nel 1955 nacque per
iniziativa di don Dino Torreggiani, l’accoglienza di sinti e rom nella casa della Divina Provvidenza
a Badia Polesine. Attraverso l’interessamento di assistenti sociali dei luoghi dove le famiglie
vivevano, bambini e bambine venivano indirizzati nel collegio, in altri casi erano le famiglie sinte
ad affidare i propri figli a causa della propria condizione economica. Di solito i bambini nomadi
erano affidati all’istituto per motivi di scolarizzazione connessi a necessità legate alla povertà che
era molto diffusa, poiché vivevano in roulotte in luoghi privi di servizi igienici. Dal 1969 al 1973
dentro al collegio operarono anche due classi “Lacio drom” che poi furono spostate all’esterno nella
sede della scuola pubblica di Badia Polesine fino alla loro chiusura per legge.
Tra gli anni Cinquanta e l’inizio dei Sessanta un altro religioso, don Mario Riboldi, si era avvicinato
a rom e sinti della zona di Milano. Come Torreggiani aveva come obiettivo l’evangelizzazione, ma
mentre quest’ultimo era più interessato alle pratiche educative attraverso i collegi, Riboldi era
propenso ad una pastorale che partisse dalla condivisione della vita quotidiana con i gruppi di sinti e
rom locali, tanto che ne imparò la lingua e tradusse la Bibbia in romanes, la lingua dei rom in
diversi dialetti. Una terza figura di religioso, don Bruno Nicolini dal 1959 si occupò
dell’evangelizzazione di rom e sinti prima nell’arcidiocesi di Trento e poi nella diocesi di Bolzano e
Bressanone. E’ in tale contesto attraverso la neonata Opera Assistenza Nomadi, che don Bruno
conobbe e collaborò con Mirella Karpati alle prime sperimentazioni per l’alfabetizzazione dei
piccoli sinti nelle comunità del Trentino-Alto Adige. Rispetto a Torreggiani e Riboldi, Nicolini si
spostò dal tema dell’evangelizzazione a quello dell’inclusione attraverso le politiche sociali.
Nel 1959 Mirella Karpati s’introdusse con intendimenti educativi oltre che assistenziali, in una
carovana di nomadi alla periferia di Bolzano e ciò costituì praticamente per la prima volta in Italia
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Lacio Drom: Classi Speciali per Rom e Sinti

Lacio DROM. Storia Delle " Classi Speciali PER Zingari".
ROM E Sinti A Scuola"
Storia dell'educazione (Università degli Studi di Firenze)
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Downloaded by Erika Bellucci (eka.b2003@gmail.com)LACIO DROM. STORIA DELLE "CLASSI SPECIALI PER ZINGARI". ROM E SINTI A
SCUOLA
Ripercorrere per scritto, attraverso le pagine del libro (semmai inserire anche citazioni) le
principali vicende che caratterizzarono le "classi speciali lacio drom"; si facciano emergere
sia le teorie e le pratiche elaborate da chi le teorizzò/organizzò, sia le considerazioni,
riflessioni, memorie di coloro che furono alunne e alunni di quelle classi. Si concluda
l'elaborato fornendo un'analisi critica di quel percorso in relazione alle riflessioni legate ai
contesti educativi multiculturali nel presente.

Le classi speciali "Lacio drom", ("buon viaggio" in lingua romanes) furono istituite dal Ministero
della Pubblica Istruzione nel 1965 ed erano rivolte a "zingari e nomadi". Una convenzione tra
Ministero della Pubblica Istruzione, Istituto di Pedagogia dell'Università di Padova e Opera
Nomadi, assegnava a quest'ultima compiti nel campo dell'istruzione e dell'educazione dei minori di
famiglie rom e sinte.

Interventi Religiosi e Pastorale degli Zingari

Già dagli anni trenta i primi interventi da parte dei religiosi erano stati organizzati con il fine
dell'evangelizzazione degli zingari. Nel corso degli anni cinquanta l'intervento assunse la forma di
una vera e propria "pastorale degli zingari" (Piasere, 2018, p.47). Nel 1948 don Dino Torreggiani
aveva fondato L'Istituto Secolare dei Servi della Chiesa che dal 1952 indirizzava la propria attività
specifica verso le anime dimenticate, tra cui i nomadi. L'evangelizzazione distingueva tra nomadi
dello spettacolo viaggiante (che erano nomadi per lavoro) e veri e propri zingari (nomadi come
popolo in condizioni di prostrazione culturale ed economica). I Servi della Chiesa di Torreggiani
inauguravano nel 1951 un ospizio per lavoratori dei circhi in pensione a Scandicci (Firenze), nel
1954 aprirono un collegio per i figli dei lunaparchisti a Treviso, ma entrambe queste categorie non
erano considerate particolarmente disagiate perché il mondo pastorale vedeva come "zingari" solo
coloro che erano fuori dal contesto lavorativo tradizionale. Per questo motivo nel 1955 nacque per
iniziativa di don Dino Torreggiani, l'accoglienza di sinti e rom nella casa della Divina Provvidenza
a Badia Polesine. Attraverso l'interessamento di assistenti sociali dei luoghi dove le famiglie
vivevano, bambini e bambine venivano indirizzati nel collegio, in altri casi erano le famiglie sinte
ad affidare i propri figli a causa della propria condizione economica. Di solito i bambini nomadi
erano affidati all'istituto per motivi di scolarizzazione connessi a necessità legate alla povertà che
era molto diffusa, poiché vivevano in roulotte in luoghi privi di servizi igienici. Dal 1969 al 1973
dentro al collegio operarono anche due classi "Lacio drom" che poi furono spostate all'esterno nella
sede della scuola pubblica di Badia Polesine fino alla loro chiusura per legge.

Figure Religiose e Inclusione

Tra gli anni Cinquanta e l'inizio dei Sessanta un altro religioso, don Mario Riboldi, si era avvicinato
a rom e sinti della zona di Milano. Come Torreggiani aveva come obiettivo l'evangelizzazione, ma
mentre quest'ultimo era più interessato alle pratiche educative attraverso i collegi, Riboldi era
propenso ad una pastorale che partisse dalla condivisione della vita quotidiana con i gruppi di sinti e
rom locali, tanto che ne imparò la lingua e tradusse la Bibbia in romanes, la lingua dei rom in
diversi dialetti. Una terza figura di religioso, don Bruno Nicolini dal 1959 si occupò
dell'evangelizzazione di rom e sinti prima nell'arcidiocesi di Trento e poi nella diocesi di Bolzano e
Bressanone. E' in tale contesto attraverso la neonata Opera Assistenza Nomadi, che don Bruno
conobbe e collaborò con Mirella Karpati alle prime sperimentazioni per l'alfabetizzazione dei
piccoli sinti nelle comunità del Trentino-Alto Adige. Rispetto a Torreggiani e Riboldi, Nicolini si
spostò dal tema dell'evangelizzazione a quello dell'inclusione attraverso le politiche sociali.

Scolarizzazione e Nascita delle Classi Speciali

Nel 1959 Mirella Karpati s'introdusse con intendimenti educativi oltre che assistenziali, in una
carovana di nomadi alla periferia di Bolzano e ciò costituì praticamente per la prima volta in Italia
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Downloaded by Erika Bellucci (eka.b2003@gmail.com)una scuola per zingari. Gli incontri si fecero più regolari e l'istruzione venne estesa a più gruppi di
bambini appartenenti a diverse famiglie. Più tardi quegli scolari furono accolti in una casa civile,
quella di don Bruno e poi finalmente nel 1962 fecero il loro ingresso in un vero e proprio edificio
scolastico, la scuola Tambosi di Oltrisarco.

Si trattava del primo tentativo di scolarizzazione in aula che faceva seguito ad altre esperienze fatte
nell'Italia settentrionale realizzate da parte di persone religiose che avevano cercato di organizzare
le lezioni direttamente nelle carovane dove vivevano sinti e rom.

All'inizio l'insegnamento avveniva nelle ore in cui la maestra era libera dal suo servizio nella
scuola elementare normale, poi nel 1963 l'insegnante venne distaccata e posta a esclusiva
disposizione della classe speciale per nomadi. Attraverso l'Opera Assistenza Nomadi costituita fin
dal 1964, una convenzione ministeriale provvede a far nascere un po' ovunque le classi speciali per
fanciulli zingari e la dott.ssa Mirella Karpati viene comandata presso l'Istituto di Pedagogia
dell'Università di Padova con "il compito di mantenere il collegamento con le scuole per zingari
funzionanti in Italia" (Ganzerli, 1966, pp.38-39).

Opera Nomadi e Politiche Ministeriali

L'Opera Assistenza Nomadi che era nata a Bolzano per volontà di don Bruno Nicolini, con il
coinvolgimento di Mirella Karpati, nel 1965 diviene un'associazione a livello nazionale con il nome
di Opera Nomadi che nel 1970 fu riconosciuta come ente morale. Rappresentava il principale
referente per lo Stato italiano relativamente alle questioni legate agli "zingari/nomadi" con il
compito di coordinare il processo di scolarizzazione dei bambini rom e sinti. Il contesto in cui
nasceva l'organizzazione era quello del cattolicesimo.

Nel 1964 papa Paolo VI aveva chiamato Nicolini a Roma per organizzare il primo convegno
internazionale per la pastorale zingara e l'anno successivo il sacerdote preparò il primo storico
incontro tra il Papa e le comunità zingare europee che si tenne a Pomezia nel settembre del 1965. A
Roma si era stabilito in quegli anni anche il Centro Studi Zingari che era l'editore della rivista
"Lacio drom". Opera Nomadi spostò quindi il suo baricentro da Bolzano a Roma passando per
Padova. Dal 1965 si completava il passaggio dalle esperienze di scolarizzazione precaria di singoli
alla strutturazione di classi differenziali per "zingari" come politica ministeriale nazionale. Dal
1966 anche i numeri della rivista "Lacio drom" dedicarono ampio spazio a quella che diventerà una
delle attività principali di Opera Nomadi.

Il Fine della Scuola Speciale e la Formazione degli Insegnanti

In un articolo sul periodico di Opera Nomadi, Salvatore Accardo, Direttore Generale dell'Istruzione
Elementare presso il Ministero, intitolato "Il fine della scuola speciale" (Accardo, 1966, pp. 6-8),
descrive il motivo che poteva portare a preferire una classe differenziale, non solo per persone con
disabilità, ma anche per i deprivati a livello sociale tra i quali rientravano sinti e rom: "Il discorso
sulla libertà didattica qui bisogna ridimensionarlo del tutto in questo caso; cioè bisogna tener
presente che il fine è rappresentato dalla persona del ragazzo. Qui veramente si verifica il caso
dell'insegnamento individualizzato." (Accardo, 1966. p.7). La formula delle classi speciali
consentiva maggiore duttilità per la formazione delle classi dall'età di scuola materna ai 16 anni con
orario e calendari diversi. A partire dall'anno scolastico 1966/1967 tutte le classi speciali per zingari
assumeranno la denominazione "Scuola speciale "Lacio Drom". L'iniziativa didattica era compito
dei docenti a tutti i livelli e le scuole per Zingari erano da considerarsi speciali ma la compilazione
dei documenti ufficiali era subordinata alle esigenze delle singole scuole. Gli insegnanti dovevano
sostenere un esame attitudinale davanti ad una commissione presieduta anche da un rappresentante
dell'Opera Nomadi e compilare quotidianamente un diario che periodicamente dovevano inviare
all'Istituto di pedagogia di Padova. Esistevano dei corsi obbligatori per insegnare nelle classi
differenziali che prevedevano il possesso del diploma o certificato delle scuole magistrali
Downloaded by Erika Bellucci (eka.b2003@gmail.com)ortofreniche. Per le "Lacio drom" era previsto uno specifico corso residenziale organizzato
annualmente da Opera Nomadi. Durante il corso annuale veniva effettuata una visita alle classi per
zingari della scuola dei Piani a Bolzano, che rivelava delle difficoltà inimmaginabili per un maestro
abituato a classi normali. I bambini davano un'impressione eterogenea, ognuno era un'individualità
a sé ma una cosa avevano in comune, un modo libero, non inficiato da alcuno spirito di
sottomissione, arrivavano sfrenati come se non avessero mai dovuto ubbidire. Nonostante il nome
di Lacio drom fosse stato scelto per segnare un distacco rispetto alle scuole speciali per le persone
con disabilità, i sinti e i rom che le frequentarono le percepirono sempre come le altre e di fatto la
legislazione le definiva come tali.

Difficoltà e Soluzioni per la Scolarizzazione

Nei due anni di classi differenziali Karpati rilevava lo stato di estrema povertà, a volte di miseria,
per cui la madre non può mandare il bambino a scuola perché lo deve mandare a mendicare
altrimenti non hanno i soldi per vivere, per mangiare. Ma quando la scuola è stata fatta a tempo
pieno il problema della sussistenza non è più grave per la famiglia perché il bambino appena
arrivato a scuola la mattina riceve il latte e il pane e a mezzogiorno il pranzo completo e prima di
andare a casa una merenda abbondante. Un'altra grave difficoltà era quella dei campi di sosta,
perché se devono mandare i figli a scuola devono avere un posto in cui fermarsi. Karpati aveva
concluso le valutazioni affermando che il campo di sosta implicava che la sede fosse decente, con i
servizi igienici necessari, altrimenti diventava un immondezzaio. Opera Nomadi vide nella
progettazione dei campi nomadi una strada percorribile per garantire un luogo di permanenza , ma
anche perché l'istituzione delle aree attrezzate diventava un sito dove produrre progettazione
educativa di lungo termine (Bravi, Sigona, 2007). Il campo non rappresentava solo una politica
abitativa ma un dispositivo di controllo e di intervento nell'ambito educativo e lavorativo. Il
Ministero dell'interno emanava la prima circolare a tutela del nomadismo l'11 ottobre 1973.

Modalità di Scolarizzazione e Segregazione

Per Mirella Karpati la scolarizzazione dei fanciulli zingari poteva effettuarsi secondo tre modalità:
scuole itineranti, inserimento nelle classi normali, formazione di classi speciali ad essi destinate. Le
scuole itineranti permettono di evitare fratture tra l'ambiente di vita e quello scolastico ma non
possono essere svolte in via continuativa, a causa degli spostamenti delle carovane ed inoltre la
carovana stessa non appare come una scuola. L'inserimento in classi normali elimina almeno
formalmente ogni segregazione, ma di fatto tale segregazione continua ad esistere all'interno della
classe dove il bambino zingaro, spesso non convenientemente vestito e pulito, viene guardato con
diffidenza dai compagni, isolato nel banco, escluso dai giochi. Va tenuto conto anche della
differenza di età, almeno nella prima fase di recupero scolastico, per cui ragazzi di 10-14 anni si
troverebbero insieme a bambini di 6 anni sui banchi della prima elementare. La classe speciale ha
uno svantaggio, il pericolo della segregazione. Per ovviare a ciò il Ministero della Pubblica
Istruzione ha disposto che le classi "Lacio drom" debbano essere inserite nel plesso scolastico,
perché sul piano scolastico è necessario applicare metodi scolastici speciali, ma sul piano della
socializzazione è imprescindibile il rapporto con gli altri scolari nel gioco, nelle attività ricreative,
nella refezione. Tuttavia gli alunni sinti e rom venivano tenuti a distanza dagli altri, e non potevano
nemmeno usare lo stesso refettorio degli altri bambini. Quest'aspetto di emarginazione ha segnato
fortemente le memorie di chi ha frequentato le classi speciali.

Nel 1971 a Prato due bambine sinte furono introdotte in una scuola normale, cioè la mattina
frequentavano la scuola insieme agli altri alunni "non zingari" (i gagi in lingua romanes), e il
pomeriggio frequentavano la scuola speciale. La bambina oggi adulta si ricorda che la mattina
imparava, dall'altra parte non imparava niente, ma non perché non volevano loro ma perché non
c'era niente da imparare. Gli era piaciuto molto frequentare la scuola dei gagi perché la trattavano
come qualunque altro bambino, faceva le lezioni e quando era il momento la ricreazione. Purtroppo
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