Il Primo Novecento e la Crisi delle Certezze e dei Fondamenti

Documento dall'Università sul Primo Novecento e la Crisi delle Certezze e dei Fondamenti. Il Pdf esplora la filosofia di Pirandello e Schopenhauer, il totalitarismo fascista e nazista, la nascita della Repubblica Italiana e i principi della Costituzione, per gli studenti di Filosofia.

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IL PRIMO NOVECENTO E LA CRISI DELLE CERTEZZE E DEI FONDAMENTI
( 1 percorso )
Il primo novecento è stato un periodo di profondi cambiamen sociali economici polici e culturali.
La crisi delle certezze che caraerizzava questo periodo ha avuto diverse implicazioni sia nel mondo sporvo
che altre conseguenze.
Le due guerre mondiali avevano avuto un impao devastante sull’economia globale, la crisi post bellica
aveva profondamente mutato le priorità e ogni aspeo della vita aveva subito profondi cambiamen.
Il Novecento è il secolo del crollo delle certezze, dell’esaurimento di ogni residuo posivisco, del crollo
della metasica, della relavità di ogni cosa. Possiamo usare il termine “crisi”, a proposito della società e
delle culture europee che si aacciano al Novecento, per segnalare un insieme di fenomeni, accomuna
dalla messa in discussione di alcuni fondamentali presuppos della civiltà oocentesca. In primis l’economia
capitalisca che passa dal capitalismo libero, capace di autoregolarsi araverso il mercato, al capitalismo
monopolisco, caraerizzato da una forte integrazione fra economia (industrie) e polica (stato). Viene
meno l’idencazione tra scienza, verità e progresso, che sorreggeva il modello del posivismo
oocentesco. A una scienza considerata potenzialmente capace di pervenire alla descrizione “vera” del
mondo, subentra una concezione della scienza come costruzione “operava”, metodologicamente fondata e
soggea a obbligo di coerenza, ma limitata, nelle sue pretese di verità, dal caraere necessariamente
convenzionale” dei suoi principi e proposizioni. Inoltre lo sviluppo del movimento operaio fa emergere il
conio di classe come dato struurale della società borghese. Lalienazione sul posto di lavoro (in
parcolare nelle fabbriche) tende ad estraniare la persona, ad omologarla alle altre, a farle perdere la
propria identà.
Si arriva dunque alla perdita della propria individualità, alla crisi d’identà dell’uomo contemporaneo di cui
Pirandello si fece il maggior portavoce.
Pirandello ha una forte inuenza del pensiero posivista, assimilato però nella variante negava pica del
Naturalismo siciliano di Verga.
Esso presuppone la messa in discussione sia del posivismo, sia delle ideologie romanche. Pirandello del
posivismo riuta il criterio della verità oggeva, garanta dalla scienza; del Romancismo l'idea della
verità soggeva, della centralità del soggeo e della sua capacità di dare forma e senso al mondo. Entrano
in crisi tanto l'oggevità quanto la soggevità, ed il conceo stesso di verità che viene posto radicalmente
in quesone. Ne deriva un assoluto relavismo. La poeca dell'umorismo nasce da una riessione sulla
modernità. La stessa contrapposizione fra arte umorisca e arte epica e tragica, di cui si parla
nell'Umorismo, deriva dalla constatazione che nella modernità la poesia fondata sul tragico e sull'eroico non
è più possibile. Le categorie di bene e di male, di vero e di falso, su cui si basavano la tragedia e l'epica, sono
infa venute a mancare.
Questo messaggio è espresso in maniera completa nell’opera uno nessuno e centomila.
uno (cioè l'immagine che lui ha di sé stesso), centomila (come le forme che gli vengono aribuite dagli altri)
e, in conclusione, nessuno (perché l'idea che lui ha di sé non coincide con nessuno di quelle che gli altri
hanno di lui, e non si sa quale sia la più giusta).
Il protagonista, Vitangelo Moscarda, entra in crisi quando gli viene fao notare dalla moglie di avere il naso
diverso da come lui se lo vedeva: questa banale constatazione lo porterà gradualmente alla pazzia.
Il pensiero di Luigi Pirandello si fonda sul rapporto dialeco tra vita e forma. La vita, pur essendo
connuamente mobile, per un desno burlone tende a calarsi in una forma in cui resta prigioniera ed alla
quale cerca di uscire per assumere nuove forme senza mai trovare una.
In molte sue opere Pirandello mee in risalto la crisi di identà dell'uomo e la sua conseguente costante
ricerca di una nuova identà e un senso dell'esistenza. Secondo Pirandello, l'uomo non possiede un’unica
personalità immobile e immutabile, ma molteplici, araverso quella che lui chiama frantumazione dell'Io.
Alla base della visione del mondo pirandelliano, vi è una concezione vitalisca: la "realtà" è un usso
connuo indisnto, come lo scorrere di un magma vulcanico, e tuo ciò che si stacca da questo usso e
assume una "forma" disnta, si irrigidisce, comincia secondo pirandello, a morire.
Inuenzato dalla losoa di Schopenhauer e di Nietzsche, Pirandello giunge così a una concezione
dell'uomo e della vita tanto pessimisca da potersi denire nichilista: la condizione dell'uomo moderno è
segnata in modo irreversibile dalla contraddizione, dall'impossibilità di trovare una verità univoca.
Lo spesso pessimismo denisce il pensiero di Schopenhauer.
La losoa di Schopenhauer è idencabile con il pessimismo cosmico, secondo il quale la volontà è
caraerizzata dal desiderio, che coincide con la mancanza dell'oggeo desiderato, e perciò il dolore, e
siccome l'uomo desidera di più degli altri esseri viven, sore più di loro.
Schopenhauer interpreta la vicenda umana con un aeggiamento pessimisco di fondo, in quanto la vita
appare del tuo priva di senso, eppure non nega una speranza, una possibile liberazione dal dolore. L'uomo
infa cerca una liberazione dal dominio della volontà nell'arte.
Tale volontà domina tua la realtà e si presenta come forza irrazionale, cieca, senza scopo o ragione. La
verità sul mondo è che tuo è soerenza (pessimismo cosmico): non esiste amore che non sia unicamente
isnto riproduvo, non esiste un Dio buono, non esiste progresso o Ragione nella storia.
Secondo Schopenhauer una vera felicità è irraggiungibile, perché le gioie e i piaceri sono sempre illusori ed
emeri, mentre il dolore è reale e presente, e la vita umana oscilla tra soerenza e noia. Chi cerca
avamente la felicità andrà inevitabilmente incontro a delusioni e frustrazioni.
L'arte per essere felici di Schopenhauer ci insegna ad acceare il fallimento causato dalle decisioni sbagliate
prese durante lo sviluppo di un qualsiasi progeo. Il losofo tedesco ci invita a sforzarci al massimo in ogni
momento. Sapendo di aver dato il meglio di noi stessi, i cavi risulta faranno meno male.
Secondo Schopenhauer una vera felicità è irraggiungibile, perché le gioie e i piaceri sono sempre illusori ed
emeri, mentre il dolore è reale e presente, e la vita umana oscilla tra soerenza e noia. Chi cerca
avamente la felicità andrà inevitabilmente incontro a delusioni e frustrazioni.
La compassione, ai suoi livelli più al, consiste nell'assumere su di sé la soerenza di tu gli esseri del
cosmo. Tuavia, la compassione presuppone sempre la vita: per liberarsi denivamente del dolore bisogna
seguire un'altra via. L'ascesi: è la completa liberazione dalla Volontà di vita.
Le tre vie della liberazione secondo Shopenhauer sono: arte, morale della compassione ed ascesi. L'arte ha
una capacità liberatoria perché è una forma di conoscenza libera e disinteressata.
L’unica forma di liberazione dalla volontà e la soppressione della volontà stessa.essa si può raggiungere
araverso l’ascesi che consente di annullare in sé ogni volontà esrpando cioè ogni desiderio di vivere il
primo gradino dell’ascesi è la castà, cioè la liberazione del fondamentale impulso alla perpetuazione della
specie. Seguono poi la povertà volontaria, il digiuno, il sacricio no alla soppressione totale della volontà:
la non volontà. Annullando la volontà si entra in uno stato di assoluta quiete in cui ogni possibilità è
indierente, ogni soerenza viene privata dalla sua causa, ogni volontà vanicata e ogni dolore Esnto.

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Anteprima

Il Primo Novecento e la Crisi delle Certezze

( 1 percorso ) Il primo novecento è stato un periodo di profondi cambiamenti sociali economici politici e culturali. La crisi delle certezze che caratterizzava questo periodo ha avuto diverse implicazioni sia nel mondo sportivo che altre conseguenze. Le due guerre mondiali avevano avuto un impatto devastante sull'economia globale, la crisi post bellica aveva profondamente mutato le priorità e ogni aspetto della vita aveva subito profondi cambiamenti. Il Novecento è il secolo del crollo delle certezze, dell'esaurimento di ogni residuo positivistico, del crollo della metafisica, della relatività di ogni cosa. Possiamo usare il termine "crisi", a proposito della società e delle culture europee che si affacciano al Novecento, per segnalare un insieme di fenomeni, accomunati dalla messa in discussione di alcuni fondamentali presupposti della civiltà ottocentesca. In primis l'economia capitalistica che passa dal capitalismo libero, capace di autoregolarsi attraverso il mercato, al capitalismo monopolistico, caratterizzato da una forte integrazione fra economia (industrie) e politica (stato). Viene meno l'identificazione tra scienza, verità e progresso, che sorreggeva il modello del positivismo ottocentesco. A una scienza considerata potenzialmente capace di pervenire alla descrizione "vera" del mondo, subentra una concezione della scienza come costruzione "operativa", metodologicamente fondata e soggetta a obbligo di coerenza, ma limitata, nelle sue pretese di verità, dal carattere necessariamente "convenzionale" dei suoi principi e proposizioni. Inoltre lo sviluppo del movimento operaio fa emergere il conflitto di classe come dato strutturale della società borghese. L'alienazione sul posto di lavoro (in particolare nelle fabbriche) tende ad estraniare la persona, ad omologarla alle altre, a farle perdere la propria identità.

Pirandello e la Crisi d'Identità

Si arriva dunque alla perdita della propria individualità, alla crisi d'identità dell'uomo contemporaneo di cui Pirandello si fece il maggior portavoce. Pirandello ha una forte influenza del pensiero positivista, assimilato però nella variante negativa tipica del Naturalismo siciliano di Verga. Esso presuppone la messa in discussione sia del positivismo, sia delle ideologie romantiche. Pirandello del positivismo rifiuta il criterio della verità oggettiva, garantita dalla scienza; del Romanticismo l'idea della verità soggettiva, della centralità del soggetto e della sua capacità di dare forma e senso al mondo. Entrano in crisi tanto l'oggettività quanto la soggettività, ed il concetto stesso di verità che viene posto radicalmente in questione. Ne deriva un assoluto relativismo. La poetica dell'umorismo nasce da una riflessione sulla modernità. La stessa contrapposizione fra arte umoristica e arte epica e tragica, di cui si parla nell'Umorismo, deriva dalla constatazione che nella modernità la poesia fondata sul tragico e sull'eroico non è più possibile. Le categorie di bene e di male, di vero e di falso, su cui si basavano la tragedia e l'epica, sono infatti venute a mancare.

Uno Nessuno e Centomila

Questo messaggio è espresso in maniera completa nell'opera uno nessuno e centomila. uno (cioè l'immagine che lui ha di se stesso), centomila (come le forme che gli vengono attribuite dagli altri) e, in conclusione, nessuno (perché l'idea che lui ha di se non coincide con nessuno di quelle che gli altri hanno di lui, e non si sa quale sia la più giusta). Il protagonista, Vitangelo Moscarda, entra in crisi quando gli viene fatto notare dalla moglie di avere il naso diverso da come lui se lo vedeva: questa banale constatazione lo porterà gradualmente alla pazzia.Il pensiero di Luigi Pirandello si fonda sul rapporto dialettico tra vita e forma. La vita, pur essendo continuamente mobile, per un destino burlone tende a calarsi in una forma in cui resta prigioniera ed alla quale cerca di uscire per assumere nuove forme senza mai trovare una. In molte sue opere Pirandello mette in risalto la crisi di identità dell'uomo e la sua conseguente costante ricerca di una nuova identità e un senso dell'esistenza. Secondo Pirandello, l'uomo non possiede un'unica personalità immobile e immutabile, ma molteplici, attraverso quella che lui chiama frantumazione dell'Io. Alla base della visione del mondo pirandelliano, vi è una concezione vitalistica: la "realtà" è un flusso continuo indistinto, come lo scorrere di un magma vulcanico, e tutto ciò che si stacca da questo flusso e assume una "forma" distinta, si irrigidisce, comincia secondo pirandello, a morire.

Schopenhauer e il Pessimismo Cosmico

Influenzato dalla filosofia di Schopenhauer e di Nietzsche, Pirandello giunge così a una concezione dell'uomo e della vita tanto pessimistica da potersi definire nichilista: la condizione dell'uomo moderno è segnata in modo irreversibile dalla contraddizione, dall'impossibilità di trovare una verità univoca. Lo spesso pessimismo definisce il pensiero di Schopenhauer. La filosofia di Schopenhauer è identificabile con il pessimismo cosmico, secondo il quale la volontà è caratterizzata dal desiderio, che coincide con la mancanza dell'oggetto desiderato, e perciò il dolore, e siccome l'uomo desidera di più degli altri esseri viventi, soffre più di loro. Schopenhauer interpreta la vicenda umana con un atteggiamento pessimistico di fondo, in quanto la vita appare del tutto priva di senso, eppure non nega una speranza, una possibile liberazione dal dolore. L'uomo infatti cerca una liberazione dal dominio della volontà nell'arte. Tale volontà domina tutta la realtà e si presenta come forza irrazionale, cieca, senza scopo o ragione. La verità sul mondo è che tutto è sofferenza (pessimismo cosmico): non esiste amore che non sia unicamente istinto riproduttivo, non esiste un Dio buono, non esiste progresso o Ragione nella storia. Secondo Schopenhauer una vera felicità è irraggiungibile, perché le gioie e i piaceri sono sempre illusori ed effimeri, mentre il dolore è reale e presente, e la vita umana oscilla tra sofferenza e noia. Chi cerca attivamente la felicità andrà inevitabilmente incontro a delusioni e frustrazioni. L'arte per essere felici di Schopenhauer ci insegna ad accettare il fallimento causato dalle decisioni sbagliate prese durante lo sviluppo di un qualsiasi progetto. Il filosofo tedesco ci invita a sforzarci al massimo in ogni momento. Sapendo di aver dato il meglio di noi stessi, i cattivi risultati faranno meno male. Secondo Schopenhauer una vera felicità è irraggiungibile, perché le gioie e i piaceri sono sempre illusori ed effimeri, mentre il dolore è reale e presente, e la vita umana oscilla tra sofferenza e noia. Chi cerca attivamente la felicità andrà inevitabilmente incontro a delusioni e frustrazioni.

Le Vie della Liberazione

La compassione, ai suoi livelli più alti, consiste nell'assumere su di sé la sofferenza di tutti gli esseri del cosmo. Tuttavia, la compassione presuppone sempre la vita: per liberarsi definitivamente del dolore bisogna seguire un'altra via. L'ascesi: è la completa liberazione dalla Volontà di vita. Le tre vie della liberazione secondo Shopenhauer sono: arte, morale della compassione ed ascesi. L'arte ha una capacità liberatoria perché è una forma di conoscenza libera e disinteressata. L'unica forma di liberazione dalla volontà e la soppressione della volontà stessa.essa si può raggiungere attraverso l'ascesi che consente di annullare in sé ogni volontà estirpando cioè ogni desiderio di vivere il primo gradino dell'ascesi è la castità, cioè la liberazione del fondamentale impulso alla perpetuazione della specie. Seguono poi la povertà volontaria, il digiuno, il sacrificio fino alla soppressione totale della volontà: la non volontà. Annullando la volontà si entra in uno stato di assoluta quiete in cui ogni possibilità è indifferente, ogni sofferenza viene privata dalla sua causa, ogni volontà vanificata e ogni dolore Estinto.Mentre l'ascesi per il cristianesimo si conclude con l'estasi, cioè l'unione mistica con Dio, per Schopenhauer l'ascesi si conclude con il nirvana, che consiste nell'esperienza nel nulla, nella suprema liberazione dal mondo, che non ha nulla di negativo ma è un oceano di pace e luminosa serenità. Schopenhauer pone le basi per un ateismo filosofico. Afferma che tutto è ed ha origine nella Wille e non esiste un Dio buono, come quello cattolico, che ha creato il mondo. Il filosofo afferma che se un dio avesse creato questo mondo non vorrebbe essere lui perché la sua miseria gli strazierebbe il cuore.

Nietzsche e il Superuomo

Il pensiero di Schopenhauer ha fortemente influenzato anche il pensiero di Nietzsche. Il filosofo associa l'origine del nichilismo all'uomo che dapprima si è immaginato dei fini assoluti edelle realtà trascendenti, e in seguito, avendo scoperto che tali fini non esistono è piombato nell'angoscia nichilista: quanto più un uomo si èilluso, tanto più è rimasto deluso. Il filosofo è convinto dell'esistenza di un'unica vita terrena, legata alla corporeità fisica; l'uomo èdunque solo corpo e deve lasciarsi guidare dalle proprie pulsioni, lacerando così il "Velo di Maya" introdotto da Schopenhauer, ovvero l'apparenza che cela la Volontà opprimente l'individuo. Il superuomo è un concetto filosofico in cui si condensano tutti i motivi della sua filosofia. È un "oltreuomo", cioè è oltre e diverso da tutti gli uomini che ci stanno dinanzi. È un modello che si staglia, dunque, nel futuro e non ha precedenti. Il suo avvento è anticipato dalla "morte di Dio".

D'Annunzio e il Superuomo Dannunziano

Il superuomo punta a creare una vita eccezionale, sottratta alle normali norme del vivere comune: classico esempio ne è D'Annunzio, che conduce la vita di un principe rinascimentale, tra oggetti e opere d'Arte, e si dona a un amore lungo e tormentato. Per il superuomo dannunziano si tratta di una ricerca di nuovi valori fuori dalla morale comune, e non - come avviene in Nietzsche - per la fondazione di una nuova conoscenza D'Annunzio punta insomma a generare stupore, appoggiandosi sul culto della forma e dell'estetica. Gabriele D'Annunzio confonde il pensiero di Nietzsche e ne è profondamente influenzato a tal punto che banalizza le idee del filosofo introducendole in un proprio sistema di concezioni e pensieri. Dà molto rilievo al rifiuto del conformismo borghese e dei principi egualitari, all'esaltazione dello spirito "dionisiaco", al vitalismo pieno e libero dai limiti imposti dalla morale tradizionale, al rifiuto dell'etica della pietà, dell'altruismo, all'esaltazione dello spirito della lotta e dell'affermazione di sé. D'annunzio, infatti, è convinto non solo che i sensi siano l'unico mezzo per accostarsi alla realtà, ma anche che solo l'arte può dare forma a un mondo diraffinata bellezza, lontano dalla vita banale ditutti i giorni, un mondo ideale contrapposto alla volgarità della vita materiale. Il superuomo d'annunziano è un superuomo che disprezza la folla , che cerca di dominarla, è un individuo eccezionale che riesce ad affermarsi su tutto il popolo e a guidare tutta la sua stirpe verso un futuro che deve essere luminoso e lo fa attraverso la sua potenza da conquistatore e attraverso un incredibile forza. Di certo Gabriele D'Annunzio fu una personalità complessa, un po' dandy, un po' folle, a tratti depresso. Negli anni del fascismo fu considerato il Vate d'Italia (cioè poeta sacro, profeta) e l'incarnazione del "gagliardo spirito nazionale". Il poeta vate, o soltanto Vate è un titolo attribuito a un poeta animato da spirito profetico, dotato di un'aura sacra per il tono elevato delle sue opere e l'ispirazione civile dei suoi testi poetici. Per molto tempo il filosofo Nietzsche fu considerato profeta del Nazismo. Questo perché i 1067 frammenti della sua opera "Volontà di potenza"vennero manipolati dalla sorella Elisabeth mentre egli era ricoverato nel manicomio di Jena a causa di un esaurimento nervoso.

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