Le Rivoluzioni Liberali in Europa tra il 1820 e il 1848

Documento di Università sulle Rivoluzioni Liberali in Europa. Il Pdf, utile per lo studio della Storia a livello universitario, esplora le cause e gli sviluppi dei moti del 1820-21, la Carboneria, l'indipendenza della Grecia e l'ascesa di Luigi Napoleone Bonaparte.

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Le rivoluzioni liberali in Europa
LE INSURREZIONI DEL 1820-1821
L'opposizione clandestina ai sovrani della Restaurazione
Negli anni immediatamente successivi al Congresso di Vienna, i liberali
europei ebbero sempre più chiari gli obiettivi di indipendenza politica e di unità
nazionale da realizzare, contro la politica dei patti e delle alleanze stipulati dai
sovrani, che non rispettava le esigenze dei popoli.
Le misure repressive e la censura imposte dalla Restaurazione contro ogni forma di
opposizione politica costringevano i patrioti liberali a operare in clandestinità,
attraverso le cosiddette "società segrete", che nei vari Paesi europei presero
come modello la Massoneria, il cui primo gruppo, o loggia, era stato fondato nel
1717 a Londra.
Nel corso dell'Ottocento la storia della Massoneria si intrecciò con i moti liberali e
nazionali dei Paesi dell'Europa centrale, dei Balcani e dell'America meridionale.
- In Francia, già durante gli anni dell'impero di Napoleone, erano attive due
società segrete (gli Adelfi e i Filadelfi), che lottavano contro il regime
dell'imperatore.
- In Grecia esisteva l'associazione segreta dell'Eterìa; negli altri Stati europei
sorsero associazioni analoghe con altri nomi.
Le società segrete in Italia
Anche in Italia, subito dopo la Restaurazione, sorsero molti gruppi riconducibili alla
Carboneria. Tra i più importanti funzionò quello dei Calderari.
La Carboneria fu senz'altro la più famosa società segreta a livello europeo. Il
proposito politico generale che si proponeva era quello di abbattere le monarchie
assolute per ottenere dei governi liberali, attraverso la concessione della
costituzione.
La Carboneria: libertà e Costituzione - Le origini e gli ideali della Carboneria
In Italia, la Carboneria si generò dalla Massoneria francese. Il generale Pierre-
Joseph Briot (1771-1827) avrebbe infatti importato questa organizzazione a
Napoli, da dove si sarebbe poi diffusa nel resto della penisola.
Il nome "Carboneria" derivava dall'attività dei carbonai, il cui mestiere era
circondato da un alone di mistero e segretezza, fattori ideali per una società
segreta.
L'organizzazione della Carboneria si basava su una struttura rigidamente
gerarchica, ispirata ai modelli della Massoneria. Ogni membro doveva seguire un
percorso iniziatico e segreto.
I suoi ideali erano:
La libertà individuale e nazionale;
L’indipendenza dei popoli;
La Costituzione come base per la giustizia e l'uguaglianza.
Gli appartenenti alla Carboneria utilizzavano un linguaggio simbolico per
riconoscersi tra loro. Per esempio, il termine "buon cugino" identificava un
membro dell’organizzazione.
I carbonari si riunivano in "vendite", cellule autonome della società, per mantenere
il massimo della segretezza e protezione.
I principali esponenti della Carboneria appartenevano alla classe media e
borghese, ma vi erano anche intellettuali e ufficiali militari.
La rivolta in Spagna
L’attività del movimento liberale europeo in particolare della Carboneria mirava
a rovesciare i governi assoluti. Le prime scoppiarono in Spagna, dove la
restaurazione assolutista di Ferdinando VII aveva annullato la Costituzione di
Cadice del 1812.
Il malcontento per l’insolvenza contro il governo si manifestò già all’inizio del 1820
quando il colonnello Riego, a capo di un gruppo di ufficiali, diede vita a una rivolta.
Nel 1821 anche il Portogallo fu attraversato da un movimento insurrezionale che
costrinse il sovrano a concedere una Costituzione.
Anche l’Italia era attraversata da fermenti liberali, con tentativi di insurrezione in
Piemonte e Napoli, ma questi ultimi furono repressi dall’intervento austriaco.
L’indipendenza della Grecia
Un esito idealmente radicale ebbero le rivolte scoppiate nel 1821 in Grecia, che in
quel tempo era ancora sottoposta all’Impero ottomano.
Il dominio turco era durissimo e oppressivo. I greci si battevano per il principio di
nazionalità e aspiravano ad ottenere una certa autonomia.
Erano molto attive le società segrete (tra cui lEteria), che prepararono
l’insurrezione.
Nel marzo 1821, per iniziativa particolare di Alessandro Ypsilanti, scoppiò la
rivolta, che culminò in un sanguinoso scontro con l’Impero Ottomano.
Le potenze europee si divisero sulla questione greca. Alcuni stati, come Francia,
Russia e Inghilterra, simpatizzavano con la causa greca e inviarono aiuti
militari.
Lo scontro terminò nel 1832, con il riconoscimento ufficiale dell’indipendenza della
Grecia, che diventava una monarchia indipendente sotto il sovrano Ottone di
Baviera.

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Anteprima

Le insurrezioni del 1820-1821

L'opposizione clandestina ai sovrani della Restaurazione

Negli anni immediatamente successivi al Congresso di Vienna, i liberali europei ebbero sempre più chiari gli obiettivi di indipendenza politica e di unità nazionale da realizzare, contro la politica dei patti e delle alleanze stipulati dai sovrani, che non rispettava le esigenze dei popoli.

Le misure repressive e la censura imposte dalla Restaurazione contro ogni forma di opposizione politica costringevano i patrioti liberali a operare in clandestinità, attraverso le cosiddette "società segrete", che nei vari Paesi europei presero come modello la Massoneria, il cui primo gruppo, o loggia, era stato fondato nel 1717 a Londra.

Nel corso dell'Ottocento la storia della Massoneria si intreccio con i moti liberali e nazionali dei Paesi dell'Europa centrale, dei Balcani e dell'America meridionale.

  • In Francia, già durante gli anni dell'impero di Napoleone, erano attive due società segrete (gli Adelfi e i Filadelfi), che lottavano contro il regime dell'imperatore.
  • In Grecia esisteva_l'associazione segreta dell'Eterìa; negli altri Stati europei sorsero associazioni analoghe con altri nomi.

Le società segrete in Italia

Anche in Italia, subito dopo la Restaurazione, sorsero molti gruppi riconducibili alla Carboneria. Tra i più importanti funzionò quello dei Calderari.

La Carboneria fu senz'altro la più famosa società segreta a livello europeo. Il proposito politico generale che si proponeva era quello di abbattere le monarchie assolute per ottenere dei governi liberali, attraverso la concessione della costituzione.

La Carboneria: libertà e Costituzione - Le origini e gli ideali della Carboneria

In Italia, la Carboneria si generò dalla Massoneria francese. Il generale Pierre- Joseph Briot (1771-1827) avrebbe infatti importato questa organizzazione a Napoli, da dove si sarebbe poi diffusa nel resto della penisola.

Il nome "Carboneria" derivava dall'attività dei carbonai, il cui mestiere era circondato da un alone di mistero e segretezza, fattori ideali per una società segreta.

L'organizzazione della Carboneria si basava su una struttura rigidamente gerarchica, ispirata ai modelli della Massoneria. Ogni membro doveva seguire un percorso iniziatico e segreto.

I suoi ideali erano:· La libertà individuale e nazionale; · L'indipendenza dei popoli; · La Costituzione come base per la giustizia e l'uguaglianza.

Gli appartenenti alla Carboneria utilizzavano un linguaggio simbolico per riconoscersi tra loro. Per esempio, il termine "buon cugino" identificava un membro dell'organizzazione.

I carbonari si riunivano in "vendite", cellule autonome della società, per mantenere il massimo della segretezza e protezione.

I principali esponenti della Carboneria appartenevano alla classe media e borghese, ma vi erano anche intellettuali e ufficiali militari.

La rivolta in Spagna

L'attività del movimento liberale europeo - in particolare della Carboneria - mirava a rovesciare i governi assoluti. Le prime scoppiarono in Spagna, dove la restaurazione assolutista di Ferdinando VII aveva annullato la Costituzione di Cadice del 1812.

Il malcontento per l'insolvenza contro il governo si manifestò già all'inizio del 1820 quando il colonnello Riego, a capo di un gruppo di ufficiali, diede vita a una rivolta.

Nel 1821 anche il Portogallo fu attraversato da un movimento insurrezionale che costrinse il sovrano a concedere una Costituzione.

Anche l'Italia era attraversata da fermenti liberali, con tentativi di insurrezione in Piemonte e Napoli, ma questi ultimi furono repressi dall'intervento austriaco.

L'indipendenza della Grecia

Un esito idealmente radicale ebbero le rivolte scoppiate nel 1821 in Grecia, che in quel tempo era ancora sottoposta all'Impero ottomano.

Il dominio turco era durissimo e oppressivo. I greci si battevano per il principio di nazionalità e aspiravano ad ottenere una certa autonomia.

Erano molto attive le società segrete (tra cui l'Eteria), che prepararono l'insurrezione.

Nel marzo 1821, per iniziativa particolare di Alessandro Ypsilanti, scoppiò la rivolta, che culminò in un sanguinoso scontro con l'Impero Ottomano.

Le potenze europee si divisero sulla questione greca. Alcuni stati, come Francia, Russia e Inghilterra, simpatizzavano con la causa greca e inviarono aiuti militari.

Lo scontro terminò nel 1832, con il riconoscimento ufficiale dell'indipendenza della Grecia, che diventava una monarchia indipendente sotto il sovrano Ottone di Baviera.

Reazione repressiva della Santa Alleanza

La reazione repressiva della Santa Alleanza ai moti liberali scoppiati in Europa tra il 1820 e il 1821.

Le potenze conservatrici, in particolare Austria, Prussia e Russia, hanno attuato una politica di intervento per soffocare qualsiasi tentativo di cambiamento politico ispirato ai principi liberali e nazionalisti. L'obiettivo era mantenere l'ordine stabilito dal Congresso di Vienna e impedire la diffusione di idee rivoluzionarie che avrebbero potuto destabilizzare i regimi assolutisti.

Una delle poche eccezioni a questa ondata repressiva fu la Grecia, dove scoppiò un movimento indipendentista contro l'Impero Ottomano. Questo caso fu particolare perché, a differenza di altri moti, trovò sostegno presso alcune potenze europee.

Rivolte spesso isolate e prive di un coordinamento efficace, il che le rendeva particolarmente vulnerabili alla repressione. Inoltre, non godevano del sostegno delle masse popolari e rimanevano circoscritte soprattutto a gruppi di intellettuali e borghesi, limitandone l'impatto.

Le rivoluzioni del 1830-1831

La "Rivoluzione di Luglio" in Francia

Tra il 1830 e il 1831, una nuova ondata di insurrezioni si diffonde in Europa. In Francia, il re Carlo X tenta di imporre un regime autoritario, limitando le libertà politiche con alcune ordinanze. Questo provoca la reazione dell'opposizione liberale e popolare, che si solleva in una serie di proteste. Dopo alcuni giorni di scontri a Parigi, il re viene costretto ad abdicare e a fuggire. Il trono viene offerto a Luigi Filippo d'Orleans, che accetta con il titolo di "re dei Francesi" e instaura una monarchia costituzionale più aperta rispetto alla precedente.

Questo evento segna un momento importante per la diffusione delle idee liberali in Europa.

Il "principio di non intervento"

A differenza dei moti del 1820-1821, questa volta le grandi potenze europee non intervengono per reprimere le insurrezioni, adottando una politica di non intervento

  • In Belgio, ad esempio, gli abitanti si ribellano contro il dominio olandese e ottengono l'indipendenza nel 1831. L'Austria e le altre monarchie assolutiste non inviano truppe per soffocare la rivolta, come avevano fatto dieci anni prima con i moti liberali. Tuttavia, in alcune zone_d'Europa, come l'Italia e la Polonia, i tentativi rivoluzionari vengono repressi con la forza.

Bilancio dei moti liberali del 1830-1831

I moti del 1830-1831 in diversi casi furono coronati da successo, diversamente da quelli fallimentari del biennio 1820-1821.

I motivi del successo furono principalmente tre:

  1. l'appoggio politico di potenze come la Francia e la Gran Bretagna;
  2. una chiarificazione dei progetti e delle strategie di lotta all'interno del movimento liberale;
  3. n allargamento del consenso presso categorie più ampie della popolazione.

Le rivoluzioni del 1848 - Il 1848: "l'anno dei portenti"

Il 1848 fu un anno segnato da grandi sconvolgimenti in tutta l'Europa. Nei giorni 22 e 23 febbraio insorsero gli abitanti di Parigi, il 13 marzo si sollevò Vienna. A ruota si mossero le popolazioni delle principali città dell'Impero austriaco: Berlino, Budapest, Venezia e Milano.

Moti e rivoluzioni esplosero contemporaneamente in tutto il continente, dando espressione a un profondo malcontento, frutto delle contraddizioni del sistema economico che si andava trascinando ormai da decenni. Per questo, il 1848 fu definito "l'anno dei portenti" e l'espressione "un quarantotto" passò a significare un momento di grande conflitto e confusione generale.

Nei moti rivoluzionari confluirono, in modo diverso per i vari Paesi, obiettivi politici (indipendenza nazionale e libertà politiche) e rivendicazioni sociali, là dove si era già consolidata, come in Francia, una classe operaia organizzata.

Il Quarantotto a Parigi: dalla monarchia alla Seconda Repubblica

Nel 1848 la miccia delle rivoluzioni si accese ancora una volta in Francia, dove la monarchia borghese di Luigi Filippo non seppe fronteggiare una grave crisi economica - dovuta alle difficoltà del settore agricolo e ai nuovi assetti del mondo industriale - che aveva reso sempre più dure le condizioni dei lavoratori e più grave il malcontento della borghesia.

Il 22 febbraio 1848, liberali, radicali, intellettuali e operai scesero in piazza. Il re tentò una manovra politica per calmare la situazione, ma fu troppo tardi.

Venne proclamata la Seconda Repubblica, con un governo provvisorio che includeva anche il socialista Louis Blanc, il quale avviò riforme sociali a favore dei lavoratori: furono create delle fabbriche nazionali per impiegare i disoccupati.

Altri provvedimenti della nuova Repubblica furono la riduzione della giornata lavorativa a 10-11 ore, la concessione del suffragio universale, l'abolizione della pena di morte per i reati politici e quella della schiavitù nelle colonie.

L'ascesa di Luigi Napoleone Bonaparte

I membri dell'alta borghesia (soprattutto imprenditori e grandi commercianti) guardavano con preoccupazione alle tensioni sociali, temendo una possibile ripresa delle insurrezioni popolari. Perciò, alle elezioni di dicembre del 1848, la prima consultazione a suffragio universale maschile, votarono massicciamente per Luigi Napoleone Bonaparte, nipote di Napoleone, che si presentava come un candidato capace di garantire ordine e sicurezza.

Napoleone Bonaparte fu eletto presidente della Repubblica con il 75% dei voti, appoggiato alla borghesia moderata, ai ceti rurali e al clero. Tuttavia, il suo governo adottò progressivamente misure autoritarie, limitando la libertà di stampa e sciogliendo l'Assemblea nazionale.

La nascita del Secondo Impero

Il 2 dicembre 1851 Luigi Napoleone, grazie all'appoggio dell'esercito, mise in atto un colpo di Stato, sciogliendo il Parlamento e assumendo pieni poteri. L'anno successivo, un plebiscito confermò la sua carica come presidente per dieci anni.

Il 2 dicembre 1852, un nuovo plebiscito gli conferì il titolo di Napoleone III, con il quale fu proclamato imperatore dei Francesi, dando inizio al Secondo Impero.

Il nuovo regime si caratterizzò per:

  1. Un governo autoritario, con il controllo della stampa e la repressione dell'opposizione;
  2. Grandi opere pubbliche, come la modernizzazione di Parigi con ampi viali e nuovi quartieri:
  3. Politiche economiche che favorirono lo sviluppo industriale, con investimenti in ferrovie, miniere, metallurgia e industrie tessili.

Il Quarantotto europeo: la Prussia

Sull'onda di quanto accaduto in Francia, durante il 1848 le insurrezioni si diffusero in tutta Europa e coinvolsero anche la Prussia. Il 18 marzo a Berlino il re Federico Guglielmo IV concesse una costituzione e promise riforme liberali.

Nel frattempo, i rappresentanti dei diversi Stati tedeschi si riunirono a Francoforte per discutere l'unificazione della Germania. Tuttavia, i delegati offrirono la corona imperiale proprio al re di Prussia, che però rifiuto. Questo segnò il fallimento del progetto di unificazione nazionale con una "Grande Germania", che avrebbe incluso anche l'Austria.

Nel 1850, l'Austria riuscì a imporre nuovamente la propria supremazia nella Confederazione tedesca, obbligando la Prussia ad abbandonare il progetto di unificazione per il momento.

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